Protetto: L’importanza di chiamarsi Onesto

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Pubblicato in Deliri, Giochi, Pavoneggiarsi

Gli imprenditori dell’amore

Il titolo, ora che lo leggo, sembrerebbe alludere alla suggestiva figura del pappone. Ebbene, se vi aspettate un post di denuncia dello squallido business della prostituzione rimarrete un po’ delusi, ma non troppo perché sempre di sesso a pagamento si parlerà. La differenza è che qui circolano molti meno soldi, ma si sa che amo narrare le gesta dell’uomo comune, in tutte le sue affascinanti sfaccettature.

Nel giro di due settimane sono incappata in un paio di esemplari di maschio particolarmente squallidi, che ho deciso di chiamare IDA, ovvero Imprenditori Dell’Amore. Il primo nasce come un ammiratore di una mia incauta amica, che l’ha aizzato sperando di ottenerne lavori pagati. Ovviamente il diabolico piano non ha funzionato, perché il tipo l’ha assoldata pro bono per un po’, millantando ricchi premi e cotillons mai elargiti in quanto lei non ci stava. Fin qui, storia di ordinaria miseria umana.

Poi sono entrata in gioco io e, come una novella Pandora, ho scoperchiato il vaso dei mali del mondo: il giovinotto mi conosce e, stimolato dai miei modi urbani e disinvolti, mi prende per un gran mignottone e si sente autorizzato a condividere con me e con la mia amica i dettagli della sua vita sentimental-sessuale, dimostrando di essere un misogino squallido, pieno di boria e noioso. Lei se la prende con me, per aver avuto un effetto maieutico su quello che sperava potesse farle da pigmalione e, per punirmi, una sera me lo appioppa a tradimento.

Il tomo è entusiasta di avermi finalmente stanata (io sono pigrissima, scostante e difficilmente mi muovo dal mio circondario, un po’ come il gatto) e si diletta a intrattenermi con altre storie di sue trombate e con tentativi di darmi qualche consiglio che, casualmente, puntavano al bombarmi lui come panacea di tutti i miei (da lui presunti) problemi. Io: 1) lo cazzio e 2) gli faccio chiaramente capire che non gliela darò mai, anche attaccandogli un ferale pippone sul sofferto epilogo con Mr Big. Il babbeo coglie che non c’è trippa per gatti e, a quel punto, arriva il conto. Erano circa 25 euri a testa, con lui che aveva magnato le cose mie e io non le sue. Il grandissimo mentecatto inizia a farmi la cresta: ah ma quanto costavano le cose che hai ordinato, ah ma tu hai bevuto due birre, ah ecco perché è venuto così tanto. Caccia fuori i 25 sacchi con aria sofferente, manco gli stessero cavando il sangue goccia a goccia, fa per allungarli ma, quando annuncio che io pagherò con la carta, lesto lesto con uno scintillio malefico nei denti imbosca il pezzo da 5 e mi dà 20.

The horror. Non è tanto la pulciaraggine di non offrire e di farmi pagare più della mia parte che mi ha infastidita, quanto il credersi furbo nel pensare di fregarmi. Della serie: tu donna non dare figa, io uomo non offrire birra. No comment.

Il secondo IDA è anche peggio: sempre grazie ad un’amica, che però pensava di far bene, mi viene presentato in qualità di bancario che cerca un coach, quindi a scopi totalmente lavorativi e non scoperecci, come invece sembra credere lui perché mi rivolge subito complimenti banali e mi spizza le tette senza poesia. Il tomo è brutto, irritante e stupido: spara una serie di luoghi comuni su Roma, per cui lo cazzio con la mia consueta grazia e lascio evincere che non gliela darò mai. La mia amica nel frattempo si è involata, lui smette di sparlare di Roma e del mio quartiere in particolare e mette sul piatto la carta del lavoro: ah ma tu sei coach, ah ci serve proprio, ah mandami un cv che lo passo alle risorse umane, mi raccomando fallo ora che stiamo per rinnovare l’appalto. Io ringrazio, lui si prende intanto il mio numero e fa: ops, ho la macchina in doppia fila, vado un attimo a spostarla.

Si era vantato di dominare Roma, girando solo in motorino, unica scelta della persona smart ma io, in quel momento, non me ne ricordo. Attendo un quarto d’ora, sollevata di poter sbevazzare vino bianco in pace. Quasi spero che non torni, e l’universo sempre pronto ad esaudire ogni mio desiderio mi accontenta: il viscidone non perviene. Scrivo: tutto a posto? Risponde: sto cercando. Noto che, in foto, è identico a un mio amico gay acidissimo e mi riprometto di farglielo sapere. Passa una mezz’ora e il totale di 3 quarti d’ora mi fa capire che costui ha fatto il vento, lasciandomi con il conto da pagare. Guardo whatsapp e scopro che mi ha bloccata, la splendida foto gay non c’è più e il mio messaggio “fammi sapere se ti serve aiuto, nella via tot di solito c’è posto” risulta non consegnato. Con l’aplomb che non mi manca mai davanti a un mentecatto, discendo dal mio sgabello e pago la boccia, che tra l’altro mi viene anche scontata perché in quel bar sono di casa, oltre che bòna.

Che dire? Qui siamo di fronte ad un caso di misoginia grave, con accenti punitivi e vendicativi nei confronti della donna che osa non concedersi. Non per niente sto tizio era dello Scorpione, che gli ho chiarito subito essere un segno di merda.

Devo ammettere che è la prima volta che incappo in due cafoni di tal portata, ho visto di tutto ma quel minimo di creanza in genere si manteneva. Non trovo particolari spiegazioni, né mi interessa darne. Credo che lo squallore delle vicende si commenti da solo, mi premeva solo segnalare la categoria degli IDA, da affiancare a quella dei BRM (Bravi Ragazzi Molesti), perché è un attimo che un BRM che ti propone un fidanzamento si incazza se non gliela dai e decide che non deve rimetterci economicamente, fosse anche offrendoti un salatino.

Concludo questo post citando il sempre a noi caro amico Carlo V, che fa vanto della sua generosità: d’animo, di corpo ma soprattutto di stupefacenti e di vino. Si può dare di più, senza essere Scorpioni.

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E’ nata una stella

Cari 24 lettori, oggi è giornata di grandi vanterie! Sai la novità, mi direte. Invece vi stupirò, perché stavolta le vanterie sono più fondate del solito: la vostra logorroica preferita ha trovato lavoro proprio grazie a questo blog. Ta daaa! E, nello specifico, grazie al post (link qui) in cui recensisco le performance sessuali degli uomini in base al segno zodiacale.

Ovviamente il lavoro me l’ha dato una donna. Se il colloquio l’avesse fatto un maschio, avrei avuto qualche chance solo con Toro e Leone, ma non so cosa mi avrebbero effettivamente dato alla fine.

Riordiniamo gli eventi che hanno portato a questo però, altrimenti non vi faccio capire niente e mi dispiacerebbe perché si tratta di una splendida storia commovente in pieno stile rom-com. L’eroina di questo racconto stava vivendo un periodo particolarmente nero, come ben si addice a tutti gli inizi delle commedie romantiche: gli amici le giocavano tiri mancini, rivelandosi poco amici, sul lavoro riceveva porte in faccia a tutto spiano e, dulcis in fundo, l’amato bene aveva annunciato la sua dipartita per il freddo nord con un amabile “parto e non ne voglio parlare”.

Voi capirete come, persino quando si è belle, simpatiche, brillanti e toniche di chiappe tali circostanze possano fiaccare assai il buonumore di una ragazza. Specialmente l’ultima fu un vero tsunami e suscitò profonde riflessioni nell’animo della nostra eroina, riassumibili con: ma che ci sono venuta a fare qui a Roma?

Dapprima fu il gatto a ricordarle il perché: quando ancora viveva a Londra, la ragazza ebbe la visione di una terrazza rosa, di una pianta di basilico e di un gatto rosso e decise di trasferirsi nella capitale capitolina dove avrebbe trovato sole, pasta e ammòre. La pianta di basilico era l’unico elemento controllabile, la terrazza fu tinteggiata di rosa dai padroni di casa e il gatto rosso è nato proprio quando lei formalizzò il trasferimento e il destino li ha poi fatti incontrare. Coincidenze così non possono essere casuali, per cui l’eroina si è detta che non doveva impanicarsi ma andare avanti perché un senso c’è in questa venuta a Roma.

Poi Mr Big, chiameremo così l’amato bene, in quanto uomo distinto, lavoratore, sagace ma discretamente inaffidabile e criptico come la Sfinge, ha avuto una piccola ripresa mostrando che, seppur nascosto, da qualche parte contiene un cuore. Oggi però ci dedichiamo al lavoro, per cui questa storia sarà narrata in un altro post. Forse. L’eroina è piuttosto riservata.

Infine sono giunte le amiche. Un bel giorno l’eroina, dopo aver sostenuto un colloquio come profumiera (che sembra essere il suo nuovo appellativo fra i circoli di maschi, dal momento che non la sta dando a nessuno), è tornata a casa e ha trovato un messaggio di Putney che le annunciava di averla segnalata come scrittrice di oroscopi per una testata online, per giunta di respiro internazionale (mi ha detto lei di scrivere questo dettaglio). Tempo dieci minuti e la responsabile del sito, ragazza molto gentile, ha chiamato l’eroina che ha sfoderato come credenziale il sovra citato post e l’ha arruolata. Ed è così che le cazzate scritte dall’eroina per anni sono state finalmente riconosciute.

Si profila anche un’altra possibilità all’orizzonte, ovvero che l’eroina possa diventare una diva un po’ in carne, ma sempre affascinante, della televisione. Raggiungendo il vero successo: la copertina su Cosmopolitan con lo stacco di coscia a vista. A quel punto verrebbe invitata a Ballando con le Stelle e perderebbe almeno dieci kg in tre mesi praticamente senza sforzo. Un percorso tipo Ciacci al femminile, ma per ora non parliamone per scaramanzia. Torniamo agli oroscopi. Insomma, nel giro di poche ore quelli che sembravano (agli altri) sogni irrealizzabili hanno iniziato a prendere forma e l’eroina ne è stata assai grata. Anche perché va detta una cosa: quando ha saputo del trasferimento di Big, quello che ha chiesto al cielo è stato un lavoro, temendo altrimenti che sarebbe morta di crepacuore. E fu così che l’eroina sopravvisse al passato e che iniziò a scrivere del futuro, interrogando le stelle anche sul suo e su quello di Big.

Che il primo oroscopo della serie contenga favorevoli auspici per la coppia Pesci/Toro è assolutamente svincolato da qualsiasi parziale interpretazione, ma si basa solo sugli astri: https://www.foxlife.it/2018/05/09/oroscopo-del-giorno-foxlife-mercoledi-9-maggio/

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Vuoi (non) sposarmi?

Stamattina mi sono svegliata e mi è scoppiato un pensiero come una bolla di sapone nella testa: che gli amanti siano meglio dei fidanzati?

Innanzitutto mettiamo a confronto le parole. “Amanti”= coloro che amano ; “fidanzati” = coloro uniti da una relazione sentimentale ufficiale, a scopo matrimonio. Già solo come definizione, la prima è più frizzante.

Nel corso della mia avventurosa ma giovine vita (domenica compio gli anni, a proposito) mi sono capitate entrambe le tipologie e per tanto, troppo tempo mi sono accanita nel preferire la seconda desiderando un fidanzato, quando non lo avevo, e tenendomelo, quando lo avevo. Oppure, peggio che mai, cercando di convertire un amante in fidanzato. Questo perché mi veniva detto che l’Amore Vero coincide con la relazione ufficiale monogama, che la massima aspirazione (nonché fortuna) è convivere, sposarsi e fare una famiglia e che le avventure sessuali dopo i 16 anni sono squallide e vuote. Specialmente per la donna, creatura intrinsecamente “portata” per la coppia, dotata di sentimenti più profondi rispetto a quelli dell’uomo, bollato come un farfallone impenitente interessato solamente a scopare, pronto però a capitolare se la donna poc’anzi citata ha abbastanza acume da sedurlo e convincerlo a creare la sempre poc’anzi citata famiglia.

Così mi aggiravo per il mondo prendendo delle cotte micidiali per bellimbusti assolutamente inadeguati, oppure passando anni fidanzata con psicopatici ancora più inadatti. Questo finché, a furia di mazzate e di qualche successo, non ho capito la mia vera natura: io sono miss Fisher. Per chi non avesse voglia o tempo di cliccare sul link, miss Phryne Fisher è la protagonista dell’omonima serie tv, una lady detective degli anni ’20 molto emancipata, con bellissimi vestiti, chiaramente innamorata del co-protagonista, un ispettore di polizia sentimentalmente inibito ma brillante, con cui flirta in ogni puntata ma, non essendo lui né pronto né disponibile a fidanzarsi con lei, nel frattempo si concede un discreto portfolio di amanti con grazia e leggerezza. Quello che mi piace di questo personaggio è che non si tratta di una semplice libertina: in realtà la nostra è una donna perfettamente equilibrata, relativamente domestica, che si circonda di poche persone fidate e ogni tanto esce la sera per divertirsi. Prova dei sentimenti per un uomo in particolare ma non forza la mano, né è così ansiosa di perdere la sua libertà, per cui invece che stare a casa a guardare il soffitto in attesa che lui si decida si tiene impegnata vivendo avventure e godendosi momenti di piacere.

Io non risolvo misteri e omicidi, al massimo mi prendo cura del gatto, però mi riconosco moltissimo in questo stile dato che anche io sono innamorata di una persona che però al momento non è disponibile e forse mai lo sarà. Ho delle speranze (I believe in unicorns), il sentimento è ricambiato, se me lo chiedesse starei solo con lui anima e corpo però so che un po’ per carattere, un po’ per la situazione che sta vivendo, quest’uomo non è lì lì pronto ad impalmarmi con un anello luccicante, per cui nel frattempo se capita qualcuno di gradevole perché no?

A proposito di anelli, c’è anche da dire che non ho proprio un gran rapporto con i matrimoni dato che mi vanto di averne fuggiti ben quattro (con Depardieu saliamo a 5) in questo post qui. Il punto non è che abbia qualcosa contro le unioni monogame e formali, anzi sarebbe una splendida occasione per fare festa e comprarmi un bel vestitino, è che sono una irriducibile romantica e per me conta prima innamorarsi e poi tutto il resto. Dovessi avere la fortuna di stare con una persona che amo (lui o un eventuale futuro) forse compirei il grande passo, altrimenti preferisco continuare a divertirmi senza troppi pensieri, invece di accanirmi spasimando per un uomo improbabile o accontentarmi.

Ho iniziato a pensarla così vista la mia esperienza: gli uomini che ho avuto come amanti sono stati a volte assurdi, altre piacevoli, ma i fidanzati sono stati tutti, nessuno escluso, pesantissimi. Forse sono una persona insofferente, però noto che ogni volta che un uomo mi chiude in una relazione monogama ecco che attacca a giudicarmi, a pretendere qualcosa, a sfogare i suoi malumori, dando a mio parere poco in cambio, ovvero soltanto la sicurezza che tali attenzioni mi siano regolarmente elargite. Non ho avuto solo momenti brutti quando sono stata fidanzata, ma in proporzione sono stata meglio nelle relazioni leggere. Mi sono ad esempio ricordata che le ultime due persone che hanno provato la strada del fidanzamento hanno cacciato la testa nel mio frigorifero commentandone lo scarso contenuto e sostenendo che io non sappia cucinare o che, addirittura, mangi male. A parte che io cucino benissimo e faccio la spesa una volta a settimana comprando un sacco di verdure (ecco spiegato perché il venerdì il frigo è quasi vuoto), ma poi amo mangiare bene perché se proprio devo ingrassare almeno che sia per un motivo valido. Gli amanti mai si son sognati di fare una cosa del genere: bevono, a volte fumano un cannone o mangiano un dolcetto e commentano quanto io sia in forma. Poi con i fidanzati si creano sempre quelle dinamiche noiosissime di presentazioni incrociate agli amici o, ancora peggio, parenti in cui c’è un sacco di pressione e spesso piovono critiche e imbarazzi. Con gli amanti ognuno si fa i fatti suoi e l’assenza aggiunge un pizzico di mistero. I fidanzati, per la maggior parte, hanno offerto sesso scadente (ok con il Brutto e la storia della carota la media scende facilmente) mentre gli amanti, dovendo occuparsi principalmente di quello, sono più frizzanti. Certo, c’è il discorso che sugli amanti si può contare di meno però onestamente se proprio ho un problema mi rivolgo agli amici e via.

Inoltre, non per cavalcare l’onda della società liquida che va tanto di moda, ma osservo come i rapporti con gli amanti, essendo più fluidi, siano meno a rischio di brutte rotture e in genere si riesca a instaurare una specie di amicizia di base che resiste anche qualora non si trombi più. A volte poi si crea una rete di conoscenze assai utile per affrontare le sfide che la vita ci propone: ad esempio io annovero nel mio portfolio un avvocato penalista, un piedipiatti, un pregiudicato (ho provato a organizzare una cena con questi tre ma non hanno colto l’humour), un consulente finanziario, un cuoco, un attore, un musico e altre figure altrettanto interessanti. Gli unici problemi si creano quando un uomo si dichiara disponibile soltanto ad una frequentazione leggera, magari perché ha altre situazioni in corso o paturnie sue, però in realtà intende che lui può fare come gli pare mentre io dovrei tapparmi in casa sotto una campana di vetro in attesa delle sue chiamate: ecco, questo, cari amici amanti, non va bene. Patti chiari, amicizia lunga: io mi lego in esclusiva a qualcuno solo in caso di forti sentimenti reciproci, il che può benissimo accadere nella naturale evoluzione di un rapporto ma va deciso in due e fino ad allora si hanno gli stessi diritti. Poi è ovvio che, anche nel caso di un’avventura occasionale, io non sarò mai così volgare da raccontare delle altre esperienze o da trattare freddamente un amante perché, che ci si creda o no, nel momento in cui sto con una persona mi dedico a quella soltanto. E’ una questione di generosità, come insegna il simpatico Carlo V, grande esperto di vini tra l’altro. Insomma, l’importante è che nessuno si faccia male, si crei false aspettative o si senta poco valorizzato perché alla base ci sono piacere e rispetto.

La morale della favola è: amanti o unicorno. O tutti e due 😉

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Labbra Dorate

No, non mi sono confusa con l’altro blog dedicato al trucco. Che, autopromozione grossolana, potete trovare seguendo questo link! Il titolo allude ad un innocente giuoco di bambine, responsabile di aver creato, una volta e per sempre, il mio modello di maschio ideale.

Partiamo da ciò che non voglio: il BRM. Per riassumere, dato che troppi hyperlinks disturbano la lettura, il BRM corrisponde al Bravo Ragazzo Molesto ed è un acronimo inventato, ovviamente, da me per definire la categoria di cui fanno parte uomini solitamente non belli, sicuramente rancorosi, pretenziosi, moralmente rigidi, pigri, dipendenti, ossessivo-compulsivi, paranoici, ipocondriaci e noiosi. In una parola: accolli. Questi campioni si fanno forti di una mole di lamentele femminili sugli stronzi che non devono chiedere mai, sull’orologio biologico, sulla cavalleria che è morta, sulle mezze stagioni che non esistono più e praticamente vanno in trance proiettando nella loro testa la pubblicità del profumo Egoiste in loop: un uomo in bianco e nero con un broncio da tenebroso in realtà con l’aria da coglione e un branco di femmine pazze alle finestre che aprono e chiudono imposte urlando “egoiste egoiste!”

I geni non colgono che le donne, mi duole dirlo, si lamentano di tali soggetti egoiste egoiste ma spasimeranno per loro fino alla morte, pensando: ullallà, lo stronzo non va più di moda, ecco qui che con le mie maniere garbate mi assicurerò il pieno di figa! Dunque partono convinti alla conquista della pulzella di turno, ammaliandola con frasi come: “voglio una famiglia numerosa, mi piacciono le passeggiate mano nella mano, alla chat preferisco guardarsi negli occhi, quando i miei schiatteranno questo appartamento all’infernetto sarà mio, se me la dai subito sei una troia, a occhio è croce ti è rimasto un mese per fare figli, una donna che ha avuto più di cinque amanti non è seria, credo fermamente nel matrimonio come unica forma di unione fra Uomo e Donna, non fumo, non ho mai provato Le Droghe (quest’ultima detta con aria solenne)”.

Le frasi sulla famiglia e sui figli vengono di solito sparate nei primi cinque minuti di malcapitata conoscenza, con una tronfia ingenuità che se non fosse che ti stanno dando del cartone del latte prossimo alla scadenza, quasi potrebbe commuovere.

I BRM sono, inoltre, maestri nel rinfacciare tutto: “nota che ti sto offrendo la birra, nota che ti ho richiamata, nota che ho abbassato la tavoletta del cesso, nota che ti ho sposata”. Roba da esaurire taccuini, se fossimo ancora all’era della carta. Dimenticavo, e questa non è mia, che una volta sposati i BRM si evolvono nei Maritini, ovvero identici a prima ma con più spocchia derivata dall’aver impalmato una rompicoglioni ansiosa di figliare, di solito racchia come loro, e dunque ti guardano con ancora più astio perché ora sono “sistemati” e giammai puntano le altre donne, specie se tentatrici come te. Sì, donna singol, lo so che avevi solo chiesto se quel posto a sedere fosse libero, ma i Maritini ci tengono a ribadire che ormai son presi. Accettalo.

Con o senza accetta, fai tu.

Il grande problema dei Maritini e delle Mogliettine (il cui ultimo stadio se disgraziatamente figliano è Paparini e Mammine) è che sono dei bambini dentro, dipendenti fino al midollo, che per paura della solitudine e della derisione sociale si sono accoppiati a cazzo con qualcuno di ugualmente molesto e, quando vedono una donna singol, fanno fronte comune nel denigrarla perché gli ricorda ciò che hanno perso: la libertà, la passione, il desiderio. Sono consapevoli che costei faccia molto più sesso di loro, anche nel caso in cui parliamo di una volta al mese, immaginandolo anche sfrenato e non se ne capacitano.

Mi riferisco chiaramente alle donne singol intelligenti, giacché quelle sceme sono semplicemente delle BRM in attesa spasmodica e petulante di entrare nell’Olimpo delle Mogliettine e quindi non scopano mai, ripetendo inesorabili il famoso mantra “sono stufa delle avventurette, voglio una Relazione Vera e pure dei figli sennò non faccio più in tempo”.

E parlo solo di donne denigrate perché gli uomini singol sono tollerati con più indulgenza, in quanto o “sono fatti così, è la natura del maschio essere un inveterato scapolone”, oppure sono presi di mira per qualche amica BRM della Mogliettina di turno.

Leggendo le mie delicate invettive contro questa categoria, potreste forse bollarmi con un “eccola là, a questa piacciono solo gli stronzi”. Errore superficialotto e grossolano, cari amici.

La seconda tipologia che non voglio, infatti, è lo Stronzo. Indubbiamente mi disturba meno del BRM, ne ho elencati alcuni pregi qui (stavolta era troppo faticoso riassumere), però devo ammettere che dopo Fritz mi ha stuccato pure l’uomo egoiste egoiste. Il suo unico merito consiste nel non rompere i coglioni, in quanto non c’è quasi mai. Assente cronico, maestro della truffa, ti consente di crogiolarti in un limbo di sogni in cui lui appare come un fascinoso attore francese esistenzialista mentre in realtà è un pubblicitario pelato e freddino, ma almeno dà quel pizzico di pepe a giornate altrimenti mosce. Il fatto è che lo Stronzo va bene finché si hanno 16 anni e nessuna responsabilità o grosso problema da gestire. Come si cresce è più dannoso che altro, in quanto manipola, inganna, approfitta, sfrutta, tradisce, abbandona e infine si ripropone come un peperone intaccando possibili felicità future. Ciò avviene perché lo Stronzo, fondamentalmente, è un vuoto a perdere. Il vostro tempo, se va bene, il vostro cuore, se va meno bene. Lo Stronzo è una creatura così vuota che per nascondere questo fatto si inventa numeri da circo ma la realtà è che non ha nulla da dire e soprattutto da dare, così prende e prende nel tentativo di riempire una voragine interiore che però non colmerà mai perché, ovviamente, è bucata.

Poi ammettiamolo, che noia l’uomo del mistero. Uno che non si sa mai dove sia, cosa faccia, con chi sia. Oppure quello che non richiama, che non risponde ai messaggi, che non ha mai tempo, che vive per il lavoro manco premesse un bottone e crollasse Wall Street. Lo trovo molto cafone e per nulla affascinante. E come commentare l’uomo che non ti abbraccia, che non dorme con te, che non ti bacia, che non dice Ti Amo? Squallido. Per non parlare di quello che “non ti innamorare di me, piccola”, che nasconde il cellulare, che incrocia le braccia dietro la testa quando siete a letto. Patetico.

L’elenco è lungo, ma si è troppo detto sugli stronzi perché continui io adesso, semmai appunto spezzo una lancia in loro favore perché, almeno, ci provano ad affascinarti all’inizio. Ed è già qualcosa rispetto ai BRM, che invece arrivano con la loro spocchia e con un anello per ghermirti e nel buio incatenarti, convinti di averti fatto un grande onore mentre in realtà ti stanno solo offrendo una vita di merda. The horror.

Arriviamo a Labbra Dorate. Quando avevamo io 8 e lei 9 anni (ci tengo sempre a sottolineare la mia gioventù), insieme ad un’amica giocavamo con le Barbie e, come tutte le bambine del mondo, inventavamo storie assurde a sfondo erotico-sentimentale. I pubblicitari della Mattel hanno infatti cercato di rendere i bambolotti il più asessuato possibile, basti pensare a quelle orribili mutande color carne di Ken o all’assenza di capezzoli di Barbie, fallendo miseramente nell’impresa perché la prima cosa che fanno le infanti è mettere un pupazzo sopra l’altro e farli trombare. Al secondo posto c’è tagliare i capelli a Barbie, cosa però che io non ho mai fatto perché ho sempre avuto una sacra venerazione per la chioma e piuttosto mi davo alle tresche lesbo (si compravano sempre più Barbie che Ken, in proporzione). Torniamo alle storie erotico-sentimentali. Con la mia amica, divenuta poi psicoterapeuta (ciò la dice molto lunga), ci ispiravamo a trame che erano un misto fra 50 sfumature di grigio e le telenovele sudamericane che lei guardava e io no, per cui rimanevo a bocca aperta davanti alla sua competenza, producendo infine il nostro capolavoro ovvero Labbra Dorate.

La storia è questa: Barbie Tropical, quella seconda maniera col costume bianco e il pareo, è una fanciulla squattrinata a cui è stato regalato da altre amiche squattrinate un soggiorno di una settimana in un hotel di lusso. Si presenta quindi tutta contenta, per scoprire che l’hotel è al completo e, per errore, la sua camera è stata già assegnata ad un altro ospite. Con notevole maestria alberghiera, le viene proposto di condividere l’alloggio, tanto è una suite e non ci si darà fastidio ma soprattutto perché l’altro è “uno stimato Uomo d’Affari”. Un’offerta che non si può rifiutare, ed ecco che la nostra fa la conoscenza del referenziato squalo della finanza, per il cui ruolo è stato scelto il papà della Famiglia Cuore, che come da copione si fa trovare al telefono (ancora non esistevano i laptop) urlando: vendere! Comprare! Vendere! Comprare! Dopo questo siparietto il belloccio incravattato si presenta e, da vero gentiluomo, afferma che lui dormirà sul divano cedendo a lei la stanza da letto. Sbrigate le formalità svanisce nella doccia per poi riemergere con un micro asciugamano buono giusto a coprire il pacco e con uno smagliante sorriso invita lei a “rinfrescarsi” a sua volta. L’hotel di lusso è privo di accappatoi perché anche la pulzella esce con un asciugamanino, stavolta un minimo più grande in modo da coprirle anche le tette e, a disagio, si siede sul ciglio del letto. Puntuale come la morte arriva lui e le salta addosso, zittendo le sue proteste con la mitica frase che ha fatto la storia: “shhh, rilassati, ti piacerà”. Con tanto di indice appoggiato sulla bocca di lei mentre dice “shhh”. Viscido senza pari. Lei, non si sa perché, si rilassa e parte una bella settimana di chiavate in qualsiasi angolo dell’albergo che, oltre ad essere sprovvisto di asciugamani, è anche deserto nonostante fosse al completo.

La scena clou che dà il nome al titolo è la seguente: i due sono in piscina, lei ovviamente senza costume perché l’ha dimenticato in camera, lui le propone di coprirsi con i capelli lunghissimi che tanto è uguale. Poi tira fuori due panini che ha preparato (affarista sì ma anche massaio) e la riempie di briciole, così da spostarle i boccoli con la scusa di scrollare le briciole per poterla ammirare ignuda. Lei si schernisce e lui la placa con un’altra memorabile frase: “non vergognarti, sei bellissima. Ti chiamerò Labbra Dorate perché alla luce del tramonto le tue labbra diventano d’oro”.

Come resistere a tanto fascino? Lei non può ed è lì che cade innamorata sempre di più, finché un bel giorno lui non ha l’infame pensata di prendere la Ferrari d’ordinanza e portarla a fare un giretto. Il furbo posiziona lo specchietto retrovisore in modo da poter spizzare le cosce di lei, la svampita dopo un po’ se ne accorge e, indignata, decide di lasciarlo. Non si è capito perché abbia tollerato viscidate ben peggiori ma nella trama ci stava bene che lei urlasse “porco!!!” e aprisse la macchina catapultandosi fuori come una furia. A quel punto, sempre puntuale come la morte, la investe un motorino e lei si ritrova in fin di vita e completamente rifatta da un chirurgo plastico ungherese (ve l’ho detto che c’era l’influenza delle telenovele) su di un letto di ospedale. Gran finale: lui accorre al suo capezzale, le stringe la mano e le confessa di amarla, con piena fiducia che lei non possa più sentirlo. La stronza però ovviamente è bella sveglia, apre gli occhi dicendo: “anche io ti amo, Arthur” (sono indecisa fra Arthur e John ma credo avessimo scelto il primo, meno banale) e, stacco scena, si sposano. Ovviamente nell’hotel di lusso, improvvisamente affollatissimo, con i clienti, le amiche di lei che dicono “la prossima volta ci vado io” e le cameriere che piangono commosse.

Furono fatti dei sequel, ma il primo Labbra Dorate rimane ineguagliabile. E così come ha rafforzato il mio amore per le lunghe chiome intoccabili, questo giuoco da bambine ha probabilmente modellato il tipo di uomo che poi mi avrebbe affascinata: uno che si presenta come un carrierista, un po’ porco, un po’ un cazzone, con cui all’inizio si scopa come ricci e alla fine, in seguito ad una mia sbroccata, dichiara di amarmi saecula saeculorum. Bel modello eh, complimenti. E’ strano ma in fondo vero però che, in tutte le mie storie sgangherate, quello che cercassi fosse più o meno la trama di Labbra Dorate.

Vorrei fare a meno dell’incidente e del chirurgo plastico, comunque. Mi basta mandarti a cagare, Arthur, perché tu possa finalmente dirmi: “Labbra Dorate, non lasciarmi ti prego, Ti Amo”.

 

 

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Rome calling

Stasera mi manca Londra. E’ da un po’ che anelo a quelle due settimane in cui sarò lì, lontana da tutto, da ogni sentimento, dovere, vincolo e mi farò semplicemente i fatti miei.

Forse è perché non sto vivendo un momento particolarmente facile, ma in notti come questa in cui sono ubriaca, fumata e romantica penso a quando vivevo lì. In quei sette anni sono entrata Cappuccetto Rosso e sono uscita lupa, sono diventata finalmente adulta ma, se penso a quello che ho fatto, in realtà si trattava sempre delle stesse cose: lavorare, bere, sentirmi male. Come è possibile che ci si evolva tanto ripetendo per anni gli stessi gesti, tenendo le medesime abitudini?

Non lo so, mi interessa poco trovare risposte adesso. Credo solo che me ne sia andata per questo, per non rimanere cristallizzata in una eterna adolescenza. So che mi sto contraddicendo dato che prima ho affermato di essere diventata adulta lì, ma ci sono arrivata tramite comportamenti da sedicenne, tutto qua.

Lì non importa se fai tardi, se bevi troppo, se cammini per le strade ondeggiando perché sei fumata. Puoi andare a comprare la frutta indossando la tua sottoveste più succinta e sopra un cappotto nero di cachemire, calzando le Louboutin nere, nessuno ci farà caso. Senza mutande oltretutto.

Ho visto gente in pigiama alle tre del pomeriggio, ho visto ciccione in shorts vomitarsi l’anima dentro le loro borsette paillettate e poi richiuderle con un click, ho conosciuto uomini travestiti da mucca che mi chiedevano di tastare un guanto all’altezza del pene che stava a simulare la mammella.

Non li ho tastati, per la cronaca.

Sono stata in maglione, ad agosto, davanti a un barbecue in un giardino di una villetta a schiera ad abbrustolire salsicce, peperoni e marshmallow, sempre ubriaca come la morte. Ho avuto storie assurde, talvolta c’erano bisessuali di mezzo, talvolta catecumenali, talvolta gravidanze pazze. Ho camminato sotto le famose lucine blu della Southbank sul Tamigi e ogni volta c’è stata magia.

Mi manca quel sentirmi lontana da tutto, completamente libera, distaccata da ogni coinvolgimento perché tanto sarà sempre tutto uguale.

Ma so anche che mi basteranno due semplici settimane, per poi desiderare di ritornare qui. Dove i sentimenti sono più intensi, il sesso ha tinte più forti, l’amore è amore. Una città dove devo lottare per ogni mio passo, dove devo giustificare costantemente ogni mia scelta, dove devo gridare chi sono per essere vista anche un minimo. Una città dove però riesco a sentire qualcosa, e in nome di questo insisterò.

Deve avere un senso, altrimenti sarei rimasta lì.

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Sesso stellare

Alzi la mano chi di voi, gentili lettrici, non ha mai letto un profilo sessuale di un uomo in base al segno zodiacale. Personalmente sono poco soddisfatta dalle descrizioni che si trovano in giro: troppo generiche e superficiali. Mi è stato fatto notare che nessuno meglio di me potrebbe contribuire ad arricchire questo tema e, come sapete, non resisto mai all’adulazione per cui mi calo su di voi come angelo benefico dispensando la mia sapienza astro-sessuale.

Anche i lettori uomini sono ovviamente invitati a divertirsi con questo post, dato che in fondo si sa: la curiosità è maschia.

Detto ciò, eccovi il dodecalogo:

Ariete

Come fidanzati non li consiglierei, troppo farfalloni e testardi. Come amanti devo dire che sono piuttosto validi, un caso fu addirittura fenomenale. Decisi, virili, energici, avventurosi e anche galanti. Probabilmente dopo torneranno a starvi antipatici, ma ne vale decisamente la pena.

Toro

E’ uno dei miei segni maschili preferiti, per cui non posso parlarne male. Tranne l’uomo della Carota, che alcuni di voi ricorderanno con immensa ilarità, gli altri hanno il loro perché, anche qui uno in particolare lo definirei epico. Sono indefessi lavoratori, ma anche uomini che sanno godersi la vita e che, una volta capita l’arte del motoscafo, regalano grandi soddisfazioni. E grandi magnate, sbevazzate, sfumacchiate. Chi potrebbe negare che il mondo sia un posto più bello dopo tutto questo?

Gemelli

Bocciati. Tutte chiacchiere e poco distintivo. Poco passionali, poco virili, poco generosi. Molto meglio come amici, almeno due risate ogni tanto ci scappano. Per il resto scappate voi.

Cancro

Non male, alla fine, poveri diavoli. Come fidanzati meglio di no, un tantino appiccicosi, permalosi e bisognosi, ma come amanti si danno da fare e l’impegno va sempre premiato. Grandi fan delle tette.

Leone

In media tocca ammettere che la palma va a loro. Non per niente sono i re della foresta. Molto generosi, passionali, affettuosi, galanti, virili, gli si perdona anche l’arroganza prima e dopo perché sessualmente la sanno lunga. E fanno del motoscafo un punto d’onore: piuttosto gli si stacca la mandibola, ma rimarranno lì finché tu non sarai soddisfatta. Chapeu.

Vergine

Controversi. Sulla teoria sono molto preparati e talvolta sono capaci di estrema raffinatezza. All’atto pratico però non tutti rendono perché, se l’ascendente non aiuta, difficilmente si lasciano andare e si rischia di assistere ad una performance stile film porno senza alcuna emozione. A vostra discrezione.

Bilancia

Un punto a loro favore è che sono belli. Difficilmente ne troverete uno vestito male o non profumato, già questo aiuta. Inoltre sono talmente vanesi che, pur di farsi ammirare, ti compiaceranno in tutte le tue fantasie per cui è solo buona educazione seguirli. Fuori dal letto, nessuna pietà: criticoni, gallinacci e fondamentalmente indecisi.

Scorpione

Qui mi frego le mani con particolare soddisfazione, perché mi sento in dovere di sfatare un mito. Qualsiasi giornalino o sito astrologico dipingerà infatti gli scorpioni come grandissimi scopatori, ebbene è abbastanza una cazzata. Sono molto interessati al sesso, vero, hanno anche una vena drammatica che può avere risvolti interessanti, ma tolti i passionali autentici che rendono veramente bene, gli altri sono solo dei cacacazzi presuntuosi, con l’ego gonfiato dai troppi oroscopi lusinghieri. Oltretutto sono fondamentalmente stronzi, per cui cercheranno sicuramente di manipolarvi in modo da confondervi le idee e ottenere, per loro, il massimo risultato con il minimo sforzo.

Sagittario

Qui devo purtroppo confessare di avere una lacuna. E’ un segno talmente antipatico nella sua saccenza che non ne ho mai conosciuto biblicamente nessuno. Del resto sapete bene che sono molto selettiva, mica potevate aspettarvi un dodecalogo completo. Posso solo ipotizzare che l’elemento fuoco, basandoci sugli arieti e sui leoni, regali una certa passionalità ma non è affatto detto. A me sembra sempre che vogliano insegnarvi qualcosa e, a meno che non sia un gioco di ruolo, non mi sembra una buona idea.

Capricorno

Noiosi, prevedibili ma solidi. Un buon motoscafo alla fine lo fanno per cui un piatto di pasta e una scopata, come si suol dire, non gli si nega. Per il resto sono di una spocchia incredibile per cui fugone finché si è in tempo.

Acquario

Puah. Decisamente irritanti in quanto pensano di essere dei geni ma sono saccenti come i sagittario, freddini come i gemelli, meccanici come i vergine e alla fine non riescono a combinarne una giusta. Quanto meno la loro grande insofferenza ai legami seri fa sì che si tolgano dai coglioni in men che non si dica.

Pesci

Simili agli scorpioni in quanto convinti di essere dei grandi amatori ma, a differenza di quelli che sbandierano ai quattro venti, loro lo ammettono solo quando sono in confidenza. Non sarebbero manco malaccio, un certo pathos da eroi romantici ce lo mettono, però si perdono dietro a qualche pippa mentale e rovinano tutto: motoscafi fatti male o assenti, ansia da prestazione che li porta a strafare, ecc. Fondamentalmente, uno spreco. Come fidanzati sono forse i peggiori perché campano solo con delle megere che li bistrattano, mentre in segreto ameranno colei che hanno fatto fuggire anni e anni prima.

L’endecalogo finisce qui. Ora sapete la verità su come raggiungere le stelle ed evitare le stalle.

Ovviamente non mi riferisco agli amplessi nei pressi dei covoni di fieno. Non li ho mai provati ma mi affascinano alquanto, hanno quel che di retro che non guasta. Se non mi stessero antipatici, sperimenterei questa novità con un sagittario.

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