Labbra Dorate

No, non mi sono confusa con l’altro blog dedicato al trucco. Che, autopromozione grossolana, potete trovare seguendo questo link! Il titolo allude ad un innocente giuoco di bambine, responsabile di aver creato, una volta e per sempre, il mio modello di maschio ideale.

Partiamo da ciò che non voglio: il BRM. Per riassumere, dato che troppi hyperlinks disturbano la lettura, il BRM corrisponde al Bravo Ragazzo Molesto ed è un acronimo inventato, ovviamente, da me per definire la categoria di cui fanno parte uomini solitamente non belli, sicuramente rancorosi, pretenziosi, moralmente rigidi, pigri, dipendenti, ossessivo-compulsivi, paranoici, ipocondriaci e noiosi. In una parola: accolli. Questi campioni si fanno forti di una mole di lamentele femminili sugli stronzi che non devono chiedere mai, sull’orologio biologico, sulla cavalleria che è morta, sulle mezze stagioni che non esistono più e praticamente vanno in trance proiettando nella loro testa la pubblicità del profumo Egoiste in loop: un uomo in bianco e nero con un broncio da tenebroso in realtà con l’aria da coglione e un branco di femmine pazze alle finestre che aprono e chiudono imposte urlando “egoiste egoiste!”

I geni non colgono che le donne, mi duole dirlo, si lamentano di tali soggetti egoiste egoiste ma spasimeranno per loro fino alla morte, pensando: ullallà, lo stronzo non va più di moda, ecco qui che con le mie maniere garbate mi assicurerò il pieno di figa! Dunque partono convinti alla conquista della pulzella di turno, ammaliandola con frasi come: “voglio una famiglia numerosa, mi piacciono le passeggiate mano nella mano, alla chat preferisco guardarsi negli occhi, quando i miei schiatteranno questo appartamento all’infernetto sarà mio, se me la dai subito sei una troia, a occhio è croce ti è rimasto un mese per fare figli, una donna che ha avuto più di cinque amanti non è seria, credo fermamente nel matrimonio come unica forma di unione fra Uomo e Donna, non fumo, non ho mai provato Le Droghe (quest’ultima detta con aria solenne)”.

Le frasi sulla famiglia e sui figli vengono di solito sparate nei primi cinque minuti di malcapitata conoscenza, con una tronfia ingenuità che se non fosse che ti stanno dando del cartone del latte prossimo alla scadenza, quasi potrebbe commuovere.

I BRM sono, inoltre, maestri nel rinfacciare tutto: “nota che ti sto offrendo la birra, nota che ti ho richiamata, nota che ho abbassato la tavoletta del cesso, nota che ti ho sposata”. Roba da esaurire taccuini, se fossimo ancora all’era della carta. Dimenticavo, e questa non è mia, che una volta sposati i BRM si evolvono nei Maritini, ovvero identici a prima ma con più spocchia derivata dall’aver impalmato una rompicoglioni ansiosa di figliare, di solito racchia come loro, e dunque ti guardano con ancora più astio perché ora sono “sistemati” e giammai puntano le altre donne, specie se tentatrici come te. Sì, donna singol, lo so che avevi solo chiesto se quel posto a sedere fosse libero, ma i Maritini ci tengono a ribadire che ormai son presi. Accettalo.

Con o senza accetta, fai tu.

Il grande problema dei Maritini e delle Mogliettine (il cui ultimo stadio se disgraziatamente figliano è Paparini e Mammine) è che sono dei bambini dentro, dipendenti fino al midollo, che per paura della solitudine e della derisione sociale si sono accoppiati a cazzo con qualcuno di ugualmente molesto e, quando vedono una donna singol, fanno fronte comune nel denigrarla perché gli ricorda ciò che hanno perso: la libertà, la passione, il desiderio. Sono consapevoli che costei faccia molto più sesso di loro, anche nel caso in cui parliamo di una volta al mese, immaginandolo anche sfrenato e non se ne capacitano.

Mi riferisco chiaramente alle donne singol intelligenti, giacché quelle sceme sono semplicemente delle BRM in attesa spasmodica e petulante di entrare nell’Olimpo delle Mogliettine e quindi non scopano mai, ripetendo inesorabili il famoso mantra “sono stufa delle avventurette, voglio una Relazione Vera e pure dei figli sennò non faccio più in tempo”.

E parlo solo di donne denigrate perché gli uomini singol sono tollerati con più indulgenza, in quanto o “sono fatti così, è la natura del maschio essere un inveterato scapolone”, oppure sono presi di mira per qualche amica BRM della Mogliettina di turno.

Leggendo le mie delicate invettive contro questa categoria, potreste forse bollarmi con un “eccola là, a questa piacciono solo gli stronzi”. Errore superficialotto e grossolano, cari amici.

La seconda tipologia che non voglio, infatti, è lo Stronzo. Indubbiamente mi disturba meno del BRM, ne ho elencati alcuni pregi qui (stavolta era troppo faticoso riassumere), però devo ammettere che dopo Fritz mi ha stuccato pure l’uomo egoiste egoiste. Il suo unico merito consiste nel non rompere i coglioni, in quanto non c’è quasi mai. Assente cronico, maestro della truffa, ti consente di crogiolarti in un limbo di sogni in cui lui appare come un fascinoso attore francese esistenzialista mentre in realtà è un pubblicitario pelato e freddino, ma almeno dà quel pizzico di pepe a giornate altrimenti mosce. Il fatto è che lo Stronzo va bene finché si hanno 16 anni e nessuna responsabilità o grosso problema da gestire. Come si cresce è più dannoso che altro, in quanto manipola, inganna, approfitta, sfrutta, tradisce, abbandona e infine si ripropone come un peperone intaccando possibili felicità future. Ciò avviene perché lo Stronzo, fondamentalmente, è un vuoto a perdere. Il vostro tempo, se va bene, il vostro cuore, se va meno bene. Lo Stronzo è una creatura così vuota che per nascondere questo fatto si inventa numeri da circo ma la realtà è che non ha nulla da dire e soprattutto da dare, così prende e prende nel tentativo di riempire una voragine interiore che però non colmerà mai perché, ovviamente, è bucata.

Poi ammettiamolo, che noia l’uomo del mistero. Uno che non si sa mai dove sia, cosa faccia, con chi sia. Oppure quello che non richiama, che non risponde ai messaggi, che non ha mai tempo, che vive per il lavoro manco premesse un bottone e crollasse Wall Street. Lo trovo molto cafone e per nulla affascinante. E come commentare l’uomo che non ti abbraccia, che non dorme con te, che non ti bacia, che non dice Ti Amo? Squallido. Per non parlare di quello che “non ti innamorare di me, piccola”, che nasconde il cellulare, che incrocia le braccia dietro la testa quando siete a letto. Patetico.

L’elenco è lungo, ma si è troppo detto sugli stronzi perché continui io adesso, semmai appunto spezzo una lancia in loro favore perché, almeno, ci provano ad affascinarti all’inizio. Ed è già qualcosa rispetto ai BRM, che invece arrivano con la loro spocchia e con un anello per ghermirti e nel buio incatenarti, convinti di averti fatto un grande onore mentre in realtà ti stanno solo offrendo una vita di merda. The horror.

Arriviamo a Labbra Dorate. Quando avevamo io 8 e lei 9 anni (ci tengo sempre a sottolineare la mia gioventù), insieme ad un’amica giocavamo con le Barbie e, come tutte le bambine del mondo, inventavamo storie assurde a sfondo erotico-sentimentale. I pubblicitari della Mattel hanno infatti cercato di rendere i bambolotti il più asessuato possibile, basti pensare a quelle orribili mutande color carne di Ken o all’assenza di capezzoli di Barbie, fallendo miseramente nell’impresa perché la prima cosa che fanno le infanti è mettere un pupazzo sopra l’altro e farli trombare. Al secondo posto c’è tagliare i capelli a Barbie, cosa però che io non ho mai fatto perché ho sempre avuto una sacra venerazione per la chioma e piuttosto mi davo alle tresche lesbo (si compravano sempre più Barbie che Ken, in proporzione). Torniamo alle storie erotico-sentimentali. Con la mia amica, divenuta poi psicoterapeuta (ciò la dice molto lunga), ci ispiravamo a trame che erano un misto fra 50 sfumature di grigio e le telenovele sudamericane che lei guardava e io no, per cui rimanevo a bocca aperta davanti alla sua competenza, producendo infine il nostro capolavoro ovvero Labbra Dorate.

La storia è questa: Barbie Tropical, quella seconda maniera col costume bianco e il pareo, è una fanciulla squattrinata a cui è stato regalato da altre amiche squattrinate un soggiorno di una settimana in un hotel di lusso. Si presenta quindi tutta contenta, per scoprire che l’hotel è al completo e, per errore, la sua camera è stata già assegnata ad un altro ospite. Con notevole maestria alberghiera, le viene proposto di condividere l’alloggio, tanto è una suite e non ci si darà fastidio ma soprattutto perché l’altro è “uno stimato Uomo d’Affari”. Un’offerta che non si può rifiutare, ed ecco che la nostra fa la conoscenza del referenziato squalo della finanza, per il cui ruolo è stato scelto il papà della Famiglia Cuore, che come da copione si fa trovare al telefono (ancora non esistevano i laptop) urlando: vendere! Comprare! Vendere! Comprare! Dopo questo siparietto il belloccio incravattato si presenta e, da vero gentiluomo, afferma che lui dormirà sul divano cedendo a lei la stanza da letto. Sbrigate le formalità svanisce nella doccia per poi riemergere con un micro asciugamano buono giusto a coprire il pacco e con uno smagliante sorriso invita lei a “rinfrescarsi” a sua volta. L’hotel di lusso è privo di accappatoi perché anche la pulzella esce con un asciugamanino, stavolta un minimo più grande in modo da coprirle anche le tette e, a disagio, si siede sul ciglio del letto. Puntuale come la morte arriva lui e le salta addosso, zittendo le sue proteste con la mitica frase che ha fatto la storia: “shhh, rilassati, ti piacerà”. Con tanto di indice appoggiato sulla bocca di lei mentre dice “shhh”. Viscido senza pari. Lei, non si sa perché, si rilassa e parte una bella settimana di chiavate in qualsiasi angolo dell’albergo che, oltre ad essere sprovvisto di asciugamani, è anche deserto nonostante fosse al completo.

La scena clou che dà il nome al titolo è la seguente: i due sono in piscina, lei ovviamente senza costume perché l’ha dimenticato in camera, lui le propone di coprirsi con i capelli lunghissimi che tanto è uguale. Poi tira fuori due panini che ha preparato (affarista sì ma anche massaio) e la riempie di briciole, così da spostarle i boccoli con la scusa di scrollare le briciole per poterla ammirare ignuda. Lei si schernisce e lui la placa con un’altra memorabile frase: “non vergognarti, sei bellissima. Ti chiamerò Labbra Dorate perché alla luce del tramonto le tue labbra diventano d’oro”.

Come resistere a tanto fascino? Lei non può ed è lì che cade innamorata sempre di più, finché un bel giorno lui non ha l’infame pensata di prendere la Ferrari d’ordinanza e portarla a fare un giretto. Il furbo posiziona lo specchietto retrovisore in modo da poter spizzare le cosce di lei, la svampita dopo un po’ se ne accorge e, indignata, decide di lasciarlo. Non si è capito perché abbia tollerato viscidate ben peggiori ma nella trama ci stava bene che lei urlasse “porco!!!” e aprisse la macchina catapultandosi fuori come una furia. A quel punto, sempre puntuale come la morte, la investe un motorino e lei si ritrova in fin di vita e completamente rifatta da un chirurgo plastico ungherese (ve l’ho detto che c’era l’influenza delle telenovele) su di un letto di ospedale. Gran finale: lui accorre al suo capezzale, le stringe la mano e le confessa di amarla, con piena fiducia che lei non possa più sentirlo. La stronza però ovviamente è bella sveglia, apre gli occhi dicendo: “anche io ti amo, Arthur” (sono indecisa fra Arthur e John ma credo avessimo scelto il primo, meno banale) e, stacco scena, si sposano. Ovviamente nell’hotel di lusso, improvvisamente affollatissimo, con i clienti, le amiche di lei che dicono “la prossima volta ci vado io” e le cameriere che piangono commosse.

Furono fatti dei sequel, ma il primo Labbra Dorate rimane ineguagliabile. E così come ha rafforzato il mio amore per le lunghe chiome intoccabili, questo giuoco da bambine ha probabilmente modellato il tipo di uomo che poi mi avrebbe affascinata: uno che si presenta come un carrierista, un po’ porco, un po’ un cazzone, con cui all’inizio si scopa come ricci e alla fine, in seguito ad una mia sbroccata, dichiara di amarmi saecula saeculorum. Bel modello eh, complimenti. E’ strano ma in fondo vero però che, in tutte le mie storie sgangherate, quello che cercassi fosse più o meno la trama di Labbra Dorate.

Vorrei fare a meno dell’incidente e del chirurgo plastico, comunque. Mi basta mandarti a cagare, Arthur, perché tu possa finalmente dirmi: “Labbra Dorate, non lasciarmi ti prego, Ti Amo”.

 

 

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Rome calling

Stasera mi manca Londra. E’ da un po’ che anelo a quelle due settimane in cui sarò lì, lontana da tutto, da ogni sentimento, dovere, vincolo e mi farò semplicemente i fatti miei.

Forse è perché non sto vivendo un momento particolarmente facile, ma in notti come questa in cui sono ubriaca, fumata e romantica penso a quando vivevo lì. In quei sette anni sono entrata Cappuccetto Rosso e sono uscita lupa, sono diventata finalmente adulta ma, se penso a quello che ho fatto, in realtà si trattava sempre delle stesse cose: lavorare, bere, sentirmi male. Come è possibile che ci si evolva tanto ripetendo per anni gli stessi gesti, tenendo le medesime abitudini?

Non lo so, mi interessa poco trovare risposte adesso. Credo solo che me ne sia andata per questo, per non rimanere cristallizzata in una eterna adolescenza. So che mi sto contraddicendo dato che prima ho affermato di essere diventata adulta lì, ma ci sono arrivata tramite comportamenti da sedicenne, tutto qua.

Lì non importa se fai tardi, se bevi troppo, se cammini per le strade ondeggiando perché sei fumata. Puoi andare a comprare la frutta indossando la tua sottoveste più succinta e sopra un cappotto nero di cachemire, calzando le Louboutin nere, nessuno ci farà caso. Senza mutande oltretutto.

Ho visto gente in pigiama alle tre del pomeriggio, ho visto ciccione in shorts vomitarsi l’anima dentro le loro borsette paillettate e poi richiuderle con un click, ho conosciuto uomini travestiti da mucca che mi chiedevano di tastare un guanto all’altezza del pene che stava a simulare la mammella.

Non li ho tastati, per la cronaca.

Sono stata in maglione, ad agosto, davanti a un barbecue in un giardino di una villetta a schiera ad abbrustolire salsicce, peperoni e marshmallow, sempre ubriaca come la morte. Ho avuto storie assurde, talvolta c’erano bisessuali di mezzo, talvolta catecumenali, talvolta gravidanze pazze. Ho camminato sotto le famose lucine blu della Southbank sul Tamigi e ogni volta c’è stata magia.

Mi manca quel sentirmi lontana da tutto, completamente libera, distaccata da ogni coinvolgimento perché tanto sarà sempre tutto uguale.

Ma so anche che mi basteranno due semplici settimane, per poi desiderare di ritornare qui. Dove i sentimenti sono più intensi, il sesso ha tinte più forti, l’amore è amore. Una città dove devo lottare per ogni mio passo, dove devo giustificare costantemente ogni mia scelta, dove devo gridare chi sono per essere vista anche un minimo. Una città dove però riesco a sentire qualcosa, e in nome di questo insisterò.

Deve avere un senso, altrimenti sarei rimasta lì.

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Sesso stellare

Alzi la mano chi di voi, gentili lettrici, non ha mai letto un profilo sessuale di un uomo in base al segno zodiacale. Personalmente sono poco soddisfatta dalle descrizioni che si trovano in giro: troppo generiche e superficiali. Mi è stato fatto notare che nessuno meglio di me potrebbe contribuire ad arricchire questo tema e, come sapete, non resisto mai all’adulazione per cui mi calo su di voi come angelo benefico dispensando la mia sapienza astro-sessuale.

Anche i lettori uomini sono ovviamente invitati a divertirsi con questo post, dato che in fondo si sa: la curiosità è maschia.

Detto ciò, eccovi il dodecalogo:

Ariete

Come fidanzati non li consiglierei, troppo farfalloni e testardi. Come amanti devo dire che sono piuttosto validi, un caso fu addirittura fenomenale. Decisi, virili, energici, avventurosi e anche galanti. Probabilmente dopo torneranno a starvi antipatici, ma ne vale decisamente la pena.

Toro

E’ uno dei miei segni maschili preferiti, per cui non posso parlarne male. Tranne l’uomo della Carota, che alcuni di voi ricorderanno con immensa ilarità, gli altri hanno il loro perché, anche qui uno in particolare lo definirei epico. Sono indefessi lavoratori, ma anche uomini che sanno godersi la vita e che, una volta capita l’arte del motoscafo, regalano grandi soddisfazioni. E grandi magnate, sbevazzate, sfumacchiate. Chi potrebbe negare che il mondo sia un posto più bello dopo tutto questo?

Gemelli

Bocciati. Tutte chiacchiere e poco distintivo. Poco passionali, poco virili, poco generosi. Molto meglio come amici, almeno due risate ogni tanto ci scappano. Per il resto scappate voi.

Cancro

Non male, alla fine, poveri diavoli. Come fidanzati meglio di no, un tantino appiccicosi, permalosi e bisognosi, ma come amanti si danno da fare e l’impegno va sempre premiato. Grandi fan delle tette.

Leone

In media tocca ammettere che la palma va a loro. Non per niente sono i re della foresta. Molto generosi, passionali, affettuosi, galanti, virili, gli si perdona anche l’arroganza prima e dopo perché sessualmente la sanno lunga. E fanno del motoscafo un punto d’onore: piuttosto gli si stacca la mandibola, ma rimarranno lì finché tu non sarai soddisfatta. Chapeu.

Vergine

Controversi. Sulla teoria sono molto preparati e talvolta sono capaci di estrema raffinatezza. All’atto pratico però non tutti rendono perché, se l’ascendente non aiuta, difficilmente si lasciano andare e si rischia di assistere ad una performance stile film porno senza alcuna emozione. A vostra discrezione.

Bilancia

Un punto a loro favore è che sono belli. Difficilmente ne troverete uno vestito male o non profumato, già questo aiuta. Inoltre sono talmente vanesi che, pur di farsi ammirare, ti compiaceranno in tutte le tue fantasie per cui è solo buona educazione seguirli. Fuori dal letto, nessuna pietà: criticoni, gallinacci e fondamentalmente indecisi.

Scorpione

Qui mi frego le mani con particolare soddisfazione, perché mi sento in dovere di sfatare un mito. Qualsiasi giornalino o sito astrologico dipingerà infatti gli scorpioni come grandissimi scopatori, ebbene è abbastanza una cazzata. Sono molto interessati al sesso, vero, hanno anche una vena drammatica che può avere risvolti interessanti, ma tolti i passionali autentici che rendono veramente bene, gli altri sono solo dei cacacazzi presuntuosi, con l’ego gonfiato dai troppi oroscopi lusinghieri. Oltretutto sono fondamentalmente stronzi, per cui cercheranno sicuramente di manipolarvi in modo da confondervi le idee e ottenere, per loro, il massimo risultato con il minimo sforzo.

Sagittario

Qui devo purtroppo confessare di avere una lacuna. E’ un segno talmente antipatico nella sua saccenza che non ne ho mai conosciuto biblicamente nessuno. Del resto sapete bene che sono molto selettiva, mica potevate aspettarvi un dodecalogo completo. Posso solo ipotizzare che l’elemento fuoco, basandoci sugli arieti e sui leoni, regali una certa passionalità ma non è affatto detto. A me sembra sempre che vogliano insegnarvi qualcosa e, a meno che non sia un gioco di ruolo, non mi sembra una buona idea.

Capricorno

Noiosi, prevedibili ma solidi. Un buon motoscafo alla fine lo fanno per cui un piatto di pasta e una scopata, come si suol dire, non gli si nega. Per il resto sono di una spocchia incredibile per cui fugone finché si è in tempo.

Acquario

Puah. Decisamente irritanti in quanto pensano di essere dei geni ma sono saccenti come i sagittario, freddini come i gemelli, meccanici come i vergine e alla fine non riescono a combinarne una giusta. Quanto meno la loro grande insofferenza ai legami seri fa sì che si tolgano dai coglioni in men che non si dica.

Pesci

Simili agli scorpioni in quanto convinti di essere dei grandi amatori ma, a differenza di quelli che sbandierano ai quattro venti, loro lo ammettono solo quando sono in confidenza. Non sarebbero manco malaccio, un certo pathos da eroi romantici ce lo mettono, però si perdono dietro a qualche pippa mentale e rovinano tutto: motoscafi fatti male o assenti, ansia da prestazione che li porta a strafare, ecc. Fondamentalmente, uno spreco. Come fidanzati sono forse i peggiori perché campano solo con delle megere che li bistrattano, mentre in segreto ameranno colei che hanno fatto fuggire anni e anni prima.

L’endecalogo finisce qui. Ora sapete la verità su come raggiungere le stelle ed evitare le stalle.

Ovviamente non mi riferisco agli amplessi nei pressi dei covoni di fieno. Non li ho mai provati ma mi affascinano alquanto, hanno quel che di retro che non guasta. Se non mi stessero antipatici, sperimenterei questa novità con un sagittario.

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Altro che la verità

Ultimamente ho avuto a che fare con uomini che hanno problemi a gestire la verità.

Senza cadere in banali accuse di genere, sapete bene che non è il mio stile, voglio riassumere i due principali approcci maschili a cui ho assistito:

  1. Il Bugiardo & Omertoso

Questa probabilmente è la categoria più diffusa, in quanto ben più facile mentire o omettere dettagli cruciali in situazioni spinose. Citando qualche esempio a caso, c’è chi dimentica di dire che ha una ragazza, una ex moglie, un figlio o due, la candida o un’allergia ai motoscafi. Oppure c’è chi “abito da solo in uno splendido appartamento ai Parioli” e poi si scopre che vive con i genitori, momentaneamente assenti per il weekend. C’è chi “parto per lavoro, incontrerò solo maschi per discutere di affari” e poi torna quasi sposato con una con cui era d’accordo da anni. Esempi meno recenti sono chi organizzava cene d’affari a casa sua con “il team display” che invece erano due bisessuali che oltretutto manco hanno incluso l’anfitrione nelle loro capriole.

Potreste pensare che tali uomini siano riprovevoli, il peggio del peggio. Ebbene, no. Secondo me sono semplicemente creature affaticate e sfortunate, in quanto si fanno un mazzo tanto per coprire i loro scheletri nell’armadio che dire la verità sarebbe nulla al confronto (il caso più divertente fu uno che nascondeva il seggiolino del figlio, nonché rimasugli di patatine e giocattoli vari, nel portabagagli ogni volta che usciva con una donna) e alla fine vengono sempre beccati, attirandosi le ire funeste femminili.

Quanto a me, più che arrabbiarmi rimango basita e gli rimprovero solo di non essere sufficientemente bravi a mentire.

     2. L’Onesto & Sincero

Il peggio del peggio, a mio parere, sono costoro. Dopo aver subito troppi cazziatoni dalle donne per essersi fatti sgamare, una parte di uomini ha deciso di diventare BRM (bravo ragazzo molesto) e di fare dell’onestà la loro bandiera.

Peccato che l’abbiano confusa con la cafoneria, la mancanza di tatto, l’inopportunità. I paladini della giustizia infatti rivelano di avere una fidanzata incinta nel momento in cui avete appena trombato senza preservativo, oppure dichiarano di trovarti grassa e di esser sicuri che tutti gli altri uomini la pensino così ma non osino dirlo, o ti bombardano di domande personali per poi dirti che parli troppo. Ci fu uno che mi disse, vari anni fa: speravo fossi meno bionda, ma facciamo sesso ugualmente?

Vorrei far notare che io sono castana chiara con riflessi ramati, sulla carta d’identità il funzionario ha scritto “roscia”. Vabbè.

La cosa veramente antipatica di questi soggetti è che ti insultano gratuitamente, o ti sganciano bombe micidiali in momenti poco opportuni, vantandosi al grido di “io sono onesto, sono sincero!” e quindi si sentono il Padreterno sceso in terra per la tua salvezza.

 

Almeno i bugiardi si sentono vagamente in colpa, hanno meno spocchia, il che è già qualcosa. Per questo ho concluso che a me della verità, tutto sommato, non importa granché. Io voglio le bugie bianche, le tenere “ma no che non sei grassa, stai benissimo” dette con amore. Voglio che le cose importanti mi vengano dette sinceramente, certo, ma al momento giusto, con tatto e tranquillità. Dei dettagli posso fare a meno, perché troppa verità è volgare.

Fondamentalmente, voglio dell’empatia. E dei motoscafi.

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Protetto: Ignorance is bliss, knowledge is power?

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Be careful what you wish for

Come spesso racconto, sono una donna moderna che talvolta bazzica sulle app di cucco. Parlando con i miei amici, di cui il 99% è pieno di pregiudizi verso questo innocente canale e, in generale, sentendo opinioni di sedicenti esperti sociologi ho compreso che c’è tanta ignoranza in giro e quindi, ancora una volta, calerò su di voi come angelo benefico dispensando alcune perle di saggezza sul cucco online.

Le app, cari miei, altro non sono che uno specchio della società. Ci si trova di tutto e l’unico segreto, oltre alla botta di culo, per incontrare gente ammodo è selezionare bene in partenza. Non conta nemmeno iscriversi a siti a pagamento versus ad app come Tinder: in realtà le persone sono sempre quelle, sparpagliate ovunque secondo una strategia di pesca a strascico. Certo, canali come “solo avventure per uomini sposati” (credo ne esista uno che si chiama proprio così) sono self-explanatory, però nella media una vale l’altra, con piccole sfumature che possono funzionare meglio o peggio a seconda delle nostre preferenze.

Ad esempio: Tinder versus (oggi mi sento molto latina) Happn, che io simpaticamente ho rinominato Succd. Entrambe sono app che funzionano con il principio del match: tu laiki, lui laika, solo così vi parlate, altrimenti non se ne fa nulla.

Tinder è tipo la spiaggia di Ostia: tutti ne sparlano ma poi è piena. E’ ottima per la quantità, la qualità lascia un po’ a desiderare ma, come dicevo, selezionando non è male. Happn è, o meglio, era vagamente più d’élite: ci si trovano un botto di fotografi, attori, montatori, registi e in generale creativi perché è meno conosciuta e quindi usata dagli early adopters. Adesso questo effetto sta scemando perché la stanno scoprendo quelli che sono già su Tinder che semplicemente duplicano il profilo. La cosa buona di Happn, rispetto a Tinder dove vedi un uomo per volta e devi decidere subito, è che puoi tenere tutti gli uomini in una schermata e scegliere con calma a chi mettere il cuore. La cosa negativa è che, proprio per questo, può diventare disordinata se non fai pulizia ogni tanto.

Veniamo alla seleçao. Personalmente scarto: cessi, nudi, peni, selfie con la boccuccia a culo di gallina, descrizioni stupide o sgrammaticate, astiosi, volgari e sguaiati. Dico sì a gente che sorride, vestita in modo tranquillo o bene, che fa sport, che scrive cose simpatiche o che ha dei bei gatti. Viaggiamo circa sul 10% del totale, e di costoro parlo con la metà. Quelli che poi incontro sono uno o due per ogni episodica comparsata che faccio sull’app. Eccovi dunque fugato il falso mito che io sia piena di uomini: macché. Aggiungete che, quando qualcuno mi piace davvero, chiudo i battenti al resto del mondo e quindi capirete che stiamo parlando di incontri molto rari.

Un’altra strategia astutissima che uso per selezionare è, dopo anni, aver aggiunto una mia descrizione al profilo. Ve la riporto fedelmente, bilingue in modo che possiate apprezzare anche la mia disinvoltura internazionale:

“Ovviamente cerco marito. Alto almeno 190cm e statuario. – Obviously I’m looking for a husband. 6’3” tall as a minimum, Greek statue-like.”

Più la leggo, più mi piace, non so a voi. Secondo me è palesissima l’ironia, specialmente in quell’ “ovviamente”, ma molte persone non la colgono per cui o si filtrano da sole o attaccano dei pipponi talmente pesanti che le defenestro io rapida ed efficiente. Gli uomini spiritosi invece apprezzano, alla peggio acchiappo quelli alti, il che è comunque mezza bellezza. Win-win.

Ironicamente, questa ironica descrizione comunque corrisponde abbastanza al vero. Lo ammetto: non smanio di sposarmi, ho ciarlato abbastanza sull’argomento, sugli esempi disastrosi che ho avuto sin dall’infanzia mettendo mani avanti da qui all’eternità ma, in fondo, rimango sempre una romantica e non mi dispiacerebbe affatto innamorarmi così tanto di qualcuno da desiderare di comprarmi un vestito color crema, molto raffinato, abboccolarmi i capelli, riempirli di fiori e tenere un ricevimento sobrio per pochi intimi in cui dichiaro che sì, voglio trascorrere alcuni decenni con questa persona, nel bene e nel male, amandola e rispettandola. L’ho detto.

E, siccome tocca stare attenti a cosa si desidera, meglio specificare che voglio un uomo alto e bello. Mirando alla luna, alla peggio becchi le stelle. Nel mio caso, quelle di Hollywood, quindi il motoscafo.

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Si stava meglio quando si stava peggio?

Per caso ho riletto alcuni vecchi post. Uno per tutti, questo. Erano i tempi in cui cuccavo offline, ovvero senza l’ausilio delle simpatiche app. Erano i tempi pre-Fritz, che amo citare come l’ultima storia disfunzionale che non ho interrotto dopo 5 secondi.

Già, la mia appassionantissima vita sentimentale ha infatti subito uno spartiacque fra innocenza sulle gote mie e “cosa vuol dir sono una donna ormai” in seguito alla storia con Fritz, che ha segnato anche il passaggio all’online.

Innanzitutto: chi è sto Fritz, vi sento chiedere. Fritz corrisponde ad un losco figuro povero di capelli ma ricco di cinismo che nacque come mio amico anziano (ha 3 anni e mezzo in più di me) profondente consigli amorosi, in realtà con il solo scopo di concupirmi quando gli è tirato troppo, tenendomi bloccata un annetto abbondante con la frase “sono difficile a legarmi, ma con te sto bene” mentre in segreto si trombava un’altra bigusto che un giorno, forse anch’ella con il solo scopo di concupirmi, mi rivelò tutto e mi invitò a dormire da lei.

L’ho detto in 6 righe, sono progressi per un dramma durato mesi e mesi.

Per chi fosse curioso, gli inizi di Fritz sono qui, il fulcro (scarso) qui e la fine potete trovarla da soli digitando il suo nome sul motore di ricerca del blog.

Ad ogni modo, prima di Fritz io vivevo nel paese dei balocchi ovvero mi innamoravo, avevo delle storie, piangevo per anni e poi ne avevo altre. Gli ex diventavano amici, colleghi, giardinieri, trombamici, consulenti matrimoniali e si stava tutti insieme vicini vicini. Ero piena di belle speranze e soprattutto convinta di meritarmi il Grande Amore, come se fossi stata la protagonista di una favola antica che, dopo tante prove e angherie, veniva ricompensata giustamente con l’Uomo Giusto. Amen.

Non trombavo mai. Tolte le due storie Serie&Lunghe che ho avuto, di cui la più lunga oltretutto fu anche la peggiore dal punto di vista sessuale (vi ricordate la Storia della Carota?), passavo estensivi periodi senza trombare perché ero schizzinosa e romantica: una combo letale. Avendo pochi amanti, era molto facile innamorarmi più o meno di tutti, a turno ovviamente, con l’unica eccezione di Trombamico a cui però dedicai comunque un paio di mesi di fantasticherie, quando smise di corrermi dietro. Fra un amante e l’altro soffrivo pene infernali perché non sostituendoli subito li rimpiangevo forever and ever.

Finché non arrivò Fritz. Fritz mi fregò perché per due anni buoni non lo vedevo proprio come uomo trombabile, bensì come un amico (da cui il soprannome). Mi ci affezionai molto, ignara del pericolo lo lasciai avvicinare concimando il terreno su cui spuntò, all’improvviso, la fiamma nell’esatto istante in cui lui ci provò. Dopo quasi un anno e mezzo di trombate scadenti, di bugie, omissioni e altre amenità ci stancammo entrambi e io, spinta da Pupillo, aprii le app.

Da quel momento cambiò tutto. Un po’ ero io ad essere diversa: mi ero stufata di avere l’anello al naso e la dose di stronzaggine di Fritz mi aveva, in un certo senso, vaccinata per cui fiutavo uno stronzo da km di distanza (in effetti puzzano, letteralmente). Un po’ le app stravolsero, sicuramente non solo a me, la vita perché di colpo mi trovai con infinite possibilità a disposizione. Quasi tutte pessime, però erano tante, sono tutt’ora tante. La quantità, amici miei, mi ha permesso di velocizzare estremamente i tempi in quanto se uno non va bene, puff, avanti il prossimo. I crepacuore non sono diventati meno acuti, ma si sono ridotti perché non ho più avuto un’unica persona su cui ossessionarmi. Di tante persone non mi sono proprio innamorata, sono passate senza colpo ferire.

Posso fare tutto il sesso che voglio. Quando voglio. Tecnicamente anche dove voglio. Mentirei se dicessi che questo non aiuta. Ma non mi rende felice, mi ha solo aiutato ad essere meno triste, meno fessa.

E’ vero che alcune persone non meritano più di 5 secondi di pensiero, sicuramente è un guadagno non rimanere invischiata in storie impossibili, meglio sola con tanti amanti che male accompagnata o sola proprio. Però tutta questa velocità mi spaventa, la famosa società liquida onestamente non mi piace. Non sogno di sposarmi né di avere dei figli, sono molto fatalista al riguardo, ho una serena accettazione e anche un discreto godimento della mia beata condizione di singol, però se da un lato mi salva non struggermi dall’altro mi dispiace.

Mi piacerebbe innamorarmi ancora, in modo vecchio stile ma senza menate vecchio stile. Con il nuovo realismo, ecco. Mi piacerebbe che quando incontro un uomo che mi fa perdere la testa, magari anche somigliante a Troisi, non fosse un calesse su cui salire solo per brevi periodi e da cui scendere ammaccata. Mi piacerebbe che valesse la pena di insistere, di salvare la storia, invece che riprendermi con un bicchiere di vino insieme a un monoculo in orbe caecorum.

Sì perché questa storia dei monoculi mi sta anche un po’ rompendo il cazzo, diciamolo. Uomini apertamente poligami, o poliamorosi come si dice ora per essere modaioli, o semplicemente aridi manifesti che a 16 anni sarebbero stati da evitare mentre adesso sono gli unici frequentabili in quanto “almeno sono onesti”. E’ brutto perché non rimpiango la capacità di illudermi ma allo stesso tempo sento una vaga amarezza nel non aspettarmi più niente da nessuno.

Non mi rimane che crogiolarmi, in modo lieve certo, nei recentissimi ricordi di quando pensavo fosse amore sapendo che almeno ci ho provato, e confidare nell’unica cosa che veramente conta: il culo.

Il mio, per inciso, non è mai stato così in forma: mi ingozzo di spinaci e faccio la squatter tutti i giorni.

 

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