Si stava meglio quando si stava peggio?

Per caso ho riletto alcuni vecchi post. Uno per tutti, questo. Erano i tempi in cui cuccavo offline, ovvero senza l’ausilio delle simpatiche app. Erano i tempi pre-Fritz, che amo citare come l’ultima storia disfunzionale che non ho interrotto dopo 5 secondi.

Già, la mia appassionantissima vita sentimentale ha infatti subito uno spartiacque fra innocenza sulle gote mie e “cosa vuol dir sono una donna ormai” in seguito alla storia con Fritz, che ha segnato anche il passaggio all’online.

Innanzitutto: chi è sto Fritz, vi sento chiedere. Fritz corrisponde ad un losco figuro povero di capelli ma ricco di cinismo che nacque come mio amico anziano (ha 3 anni e mezzo in più di me) profondente consigli amorosi, in realtà con il solo scopo di concupirmi quando gli è tirato troppo, tenendomi bloccata un annetto abbondante con la frase “sono difficile a legarmi, ma con te sto bene” mentre in segreto si trombava un’altra bigusto che un giorno, forse anch’ella con il solo scopo di concupirmi, mi rivelò tutto e mi invitò a dormire da lei.

L’ho detto in 6 righe, sono progressi per un dramma durato mesi e mesi.

Per chi fosse curioso, gli inizi di Fritz sono qui, il fulcro (scarso) qui e la fine potete trovarla da soli digitando il suo nome sul motore di ricerca del blog.

Ad ogni modo, prima di Fritz io vivevo nel paese dei balocchi ovvero mi innamoravo, avevo delle storie, piangevo per anni e poi ne avevo altre. Gli ex diventavano amici, colleghi, giardinieri, trombamici, consulenti matrimoniali e si stava tutti insieme vicini vicini. Ero piena di belle speranze e soprattutto convinta di meritarmi il Grande Amore, come se fossi stata la protagonista di una favola antica che, dopo tante prove e angherie, veniva ricompensata giustamente con l’Uomo Giusto. Amen.

Non trombavo mai. Tolte le due storie Serie&Lunghe che ho avuto, di cui la più lunga oltretutto fu anche la peggiore dal punto di vista sessuale (vi ricordate la Storia della Carota?), passavo estensivi periodi senza trombare perché ero schizzinosa e romantica: una combo letale. Avendo pochi amanti, era molto facile innamorarmi più o meno di tutti, a turno ovviamente, con l’unica eccezione di Trombamico a cui però dedicai comunque un paio di mesi di fantasticherie, quando smise di corrermi dietro. Fra un amante e l’altro soffrivo pene infernali perché non sostituendoli subito li rimpiangevo forever and ever.

Finché non arrivò Fritz. Fritz mi fregò perché per due anni buoni non lo vedevo proprio come uomo trombabile, bensì come un amico (da cui il soprannome). Mi ci affezionai molto, ignara del pericolo lo lasciai avvicinare concimando il terreno su cui spuntò, all’improvviso, la fiamma nell’esatto istante in cui lui ci provò. Dopo quasi un anno e mezzo di trombate scadenti, di bugie, omissioni e altre amenità ci stancammo entrambi e io, spinta da Pupillo, aprii le app.

Da quel momento cambiò tutto. Un po’ ero io ad essere diversa: mi ero stufata di avere l’anello al naso e la dose di stronzaggine di Fritz mi aveva, in un certo senso, vaccinata per cui fiutavo uno stronzo da km di distanza (in effetti puzzano, letteralmente). Un po’ le app stravolsero, sicuramente non solo a me, la vita perché di colpo mi trovai con infinite possibilità a disposizione. Quasi tutte pessime, però erano tante, sono tutt’ora tante. La quantità, amici miei, mi ha permesso di velocizzare estremamente i tempi in quanto se uno non va bene, puff, avanti il prossimo. I crepacuore non sono diventati meno acuti, ma si sono ridotti perché non ho più avuto un’unica persona su cui ossessionarmi. Di tante persone non mi sono proprio innamorata, sono passate senza colpo ferire.

Posso fare tutto il sesso che voglio. Quando voglio. Tecnicamente anche dove voglio. Mentirei se dicessi che questo non aiuta. Ma non mi rende felice, mi ha solo aiutato ad essere meno triste, meno fessa.

E’ vero che alcune persone non meritano più di 5 secondi di pensiero, sicuramente è un guadagno non rimanere invischiata in storie impossibili, meglio sola con tanti amanti che male accompagnata o sola proprio. Però tutta questa velocità mi spaventa, la famosa società liquida onestamente non mi piace. Non sogno di sposarmi né di avere dei figli, sono molto fatalista al riguardo, ho una serena accettazione e anche un discreto godimento della mia beata condizione di singol, però se da un lato mi salva non struggermi dall’altro mi dispiace.

Mi piacerebbe innamorarmi ancora, in modo vecchio stile ma senza menate vecchio stile. Con il nuovo realismo, ecco. Mi piacerebbe che quando incontro un uomo che mi fa perdere la testa, magari anche somigliante a Troisi, non fosse un calesse su cui salire solo per brevi periodi e da cui scendere ammaccata. Mi piacerebbe che valesse la pena di insistere, di salvare la storia, invece che riprendermi con un bicchiere di vino insieme a un monoculo in orbe caecorum.

Sì perché questa storia dei monoculi mi sta anche un po’ rompendo il cazzo, diciamolo. Uomini apertamente poligami, o poliamorosi come si dice ora per essere modaioli, o semplicemente aridi manifesti che a 16 anni sarebbero stati da evitare mentre adesso sono gli unici frequentabili in quanto “almeno sono onesti”. E’ brutto perché non rimpiango la capacità di illudermi ma allo stesso tempo sento una vaga amarezza nel non aspettarmi più niente da nessuno.

Non mi rimane che crogiolarmi, in modo lieve certo, nei recentissimi ricordi di quando pensavo fosse amore sapendo che almeno ci ho provato, e confidare nell’unica cosa che veramente conta: il culo.

Il mio, per inciso, non è mai stato così in forma: mi ingozzo di spinaci e faccio la squatter tutti i giorni.

 

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Protetto: E invece era un calesse

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L’insostenibile leggerezza del trombare

Sere fa sono stata dalle Donne Ricche e Potenti, ovvero un’associazione filantropica di femmine manager che spero vogliano farsi truccare e coachare da me. L’incontro consisteva in mangiare (buono), bere (poco ma buono) e in una conferenza di una sessuologa (ricca e potente) dal titolo “What turns you on?”.

Cosa ti arrapa? Potrete capire come, al di là di fare networking, mi interessasse parecchio il tema. Mi aspettavo di sondare i meandri della psiche, di capire meglio come funziona il corpo, di riflettere sui cambiamenti della società per scoprire finalmente cosa mi spinge a fare sesso con determinate persone. Immaginavo che i gusti di ognuno fossero da attribuire agli schemi passati, alla parte di personalità nascosta, ad un mix di gratificazione, abitudine e trasgressione. Alla curiosità di esplorare se stessi e di avvicinarsi a qualcun altro, seppur per brevi istanti.

E invece no. La sessuologa ricca e potente era un’incarnazione della mia amica Mammì: gli uomini vogliono solo scopare, le donne vogliono solo piazzarsi. Orrore.

Essendo quella che sono, ho posto la domanda: come spiega il fatto che molte donne, anche già piazzate, continuino a trovare eccitante il sesso con i cattivi ragazzi, che non le gratificano, non danno sicurezze e spesso nemmeno un orgasmo?

Verdetto: non TI è ancora scattato l’OROLOGIO BIOLOGICO, sei INFANTILE. Ho risposto alla tua domanda?

Io ho sorriso, annuito, e pensato: welcome on my blog.

Punto 1: perché usare la seconda persona? Io parlavo di donne in generale, non di me. Tu non sai cosa mi eccita, anche perché non l’hai spiegato nemmeno in generale ma hai sparato solo stereotipi.

Punto 2: pure se non mi fosse scattato l’orologio biologico, cosa ci sarebbe di male? Devo per forza voler sposarmi e figliare con qualsiasi uomo mi capiti a tiro? Non è patologico un atteggiamento del genere? Non denota un infantile bisogno di accudimento, una incapacità di stare da soli?

Ora, io non questiono la biologia. Mi rendo conto che l’istinto di affiliazione e di riproduzione esista, solo che secondo me non scatta con tutti. Almeno, a me capita molto di rado che qualcuno mi piaccia talmente tanto da pensare: ti amo, voglio stare per sempre con te, ingravidami subito perché voglio creare un altro essere umano che sia il frutto della nostra unione. Forse non mi è capitato mai, perché il processo come lo vedo io è: arrapamento, amore, figli. E di solito succede qualcosa per cui mi fermo all’amore. A sentire la sessuologa invece una donna pensa: figli, amore, arrapamento. Un uomo: arrapamento, arrapamento, arrapamento.

Ma davvero stiamo ancora così? Non ci credo. Posso anche ammettere, sempre secondo la scienza, che il piacere maschile sia più semplice e lineare, quello femminile più complesso e circolare, che l’uomo tenda fisiologicamente a venire mentre una donna possa sentirsi soddisfatta pure senza un orgasmo.

Ma se si viene è meglio, fidatevi. Più motoscafi per tutti.

Io stessa ho fatto del sesso da paura, di recente, con uno che seppur molto bravo non mi ha fatta mai venire. E, cosa grave, credo non se ne sia accorto o, peggio ancora, se ne è infischiato. Mi sarebbe bastato che prolungasse un po’ il motoscafo, ma non sono mai riuscita a chiederglielo al momento clou perché esteticamente era tutto così bello. Il modo in cui mi baciava, mi stringeva, mi piantava le mani sul culo e altri dettagli che non vi do perché sono discreta e riservata mi faceva impazzire per cui ero completamente trascinata nel vento di passioni e via.

Caro amico, se mi motoscafi è meglio però, fidati. Più motoscafi per me.

Riconosco quindi che uomini e donne non funzionino allo stesso modo, che le leve del piacere poggino su meccanismi differenti però finisce lì. Non accetto che non si concepisca che una donna possa voler fare sesso solo per il gusto di farlo e, soprattutto, che mi si giudichi. O che mi si compatisca, che mi si ritenga immatura, incompleta, in una parola: inadeguata.

Cosa ne sa l’esimia del mio percorso? Delle volte in cui mi è stato spezzato il cuore? O dei momenti di estasi? Dei sogni infranti, dei progetti rivisti, della consapevolezza di sé? Io ho raggiunto uno stato in cui sto bene per conto mio: a volte mi innamoro, spesso no. L’amore non è più nobile di una scopata, è semplicemente un evento più intenso, se non capita hai diritto lo stesso ad esistere.

E poi finiamola con questa storia che le donne vogliono solo sposarsi e gli uomini scopare. Io conosco mazzi di maschi che vogliono piazzarsi, per cui il sesso, svanito l’arrapamento iniziale, è una delle attività di coppia. E donne che vogliono scopare, semplicemente perché sono arrapate. E’ vero, la donna è più cerebrale, emotiva, fa sesso per soddisfare una serie di bisogni non solo fisici ma può succedere che un giorno ci si svegli arrapate. Oh, se può succedere.

A questo punto mi direte: hai trovato l’America. Ti svegli infoiata e tutto ciò che devi fare è chiamare un uomo perché entrambi otteniate quello che volete.

E invece no. Che ve lo dico a fare, le cose non sono così semplici nemmeno quando si tromba. Vediamo perché.

I rapporti sono complicati. La società è cambiata: le donne non hanno più bisogno economico dell’uomo, per cui non sono più costrette a tenersene uno, anche se scrauso, per la vita. Esistono le app di dating, ovvero una vetrina di possibilità potenzialmente infinite, specialmente nelle città. La troppa libertà e scelta provocano meno disponibilità a soffermarsi, ad andare nel profondo, a lavorare per costruire qualcosa insieme a qualcun altro. Da soli, se sufficientemente sani, belli, ricchi e impegnati si sta bene. Ma è vero che rimaniamo sempre animali sociali e che quel tipo di felicità che deriva dall’innamoramento e, in seguito, dall’amore con qualcuno è impagabile. Per cui si prova comunque ad incontrarsi, ma ognuno porta delle aspettative, dei metri di giudizio, dei filtri attraverso cui l’altro viene valutato, ed è il primo casino. Raramente si parla in modo sincero, un po’ per il preconcetto che l’amore sia un fenomeno magicamente intuitivo, un po’ perché il mistero è la chiave della seduzione e se ci si dice tutto cala l’arrapamento. E questo è il secondo casino.

Facciamo un esempio banale: una donna e un uomo si incontrano. Diciamo che sono entrambi sulla trentina avanzata, mediamente belli, intelligenti e sagaci. Scatta subito una serie di proiezioni sull’altro, lei pensa “sarà stronzo? Mi potrò fidare? Sarà figo? Saprà scopare? Quante altre donne avrà?”, lui pensa “come saranno le tette? E il culo? Ci provo subito? Ci starà subito? E se mi si attacca? E se non mi si attacca?”. E nel frattempo scopano.

Sono stremata già a scrivere queste cose, figuratevi a farle. E questo è solo un caso molto semplice di due persone che fanno sesso, non si parla di relazioni. Immaginate che casino quando si decide di fidanzarsi, non oso nemmeno pensare a quante variabili entrino in gioco perché la mia ultima storia è stata anni fa e da allora, come saprete, sto ancora recuperando le energie e non sono certo esperta in materia.

Quello che rimpiango è che si sia persa la leggerezza nel trombare, e mi chiedo se ci sia mai stata. Lasciamo perdere le femmine medie, descritte dalla sessuologa, che scopano per ottenere qualcos’altro, si accollano a chiunque e si prendono il primo cretino disponibile, tormentandolo a vita, pur di sentirsi “realizzate”, legittimate dalla società. Come avrete capito aberro questa tipologia e manco mi ci soffermo.

Parliamo degli uomini invece. I maschi che, sempre secondo lo stereotipo, dovrebbero essere tutti pronti a scopare senza pensieri. Il cazzo (metaforicamente). Uno dei miei teoremi è che gli uomini non vogliano scopare, ma cerchino solo le novità o la caccia infinita verso qualcuna che non ci sta. Poi ovvio, si innamorano, si evolvono, ti sposano, ecc ecc ma la tendenza di base secondo me è questa. Non si spiega altrimenti il perché, ogni volta che mi imbarco in una frequentazione sessuale, lui a un certo punto rovini tutto. L’unica eccezione sono gli amanti sparsi in diversi stati o continenti, che sbucano a intervalli regolari ricordando i fasti del passato e facendo qualche piano per il futuro, incontrandomi di rado finché uno dei due non si piazza. Gli altri, in media, o spariscono in una nuvola di fumo (quando non l’ho già fatto io), oppure salta fuori che hanno una fidanzata ufficiale, o iniziano a trattarmi male per cui, anche quando non vorrei dileguarmi, li mando a cagare e faccio un Houdini.

Prendiamo il terzo caso, che vedo come il più recuperabile perché basta davvero poco per continuare a trombare in pace. Cari uomini, cosa intenderò mai per “trattarmi male”? Innanzitutto leggete qui, se non siete già familiari alla mia favella su come conquistare le donne. Precisamente il punto “educazione”. Sfato per l’ennesima volta questo mito: non voglio sempre sposarvi. Non vi amo tutti, non ci tengo all’esclusiva con ognuno di voi. Sono perfettamente cosciente che vi trombiate altre, so riconoscere l’icona di una notifica Tinder sul telefonino specialmente se lo lasciate a mezzo metro da me e me ne importa davvero poco. Quando inizia a fregarmene qualcosa, ve lo dico. Se vi amo, ve lo dico. Se voglio stare solo con voi, magari ci metto dei mesi ma alla fine ve lo dico. State tranquilli. Se continuo a scopare senza chiedervi niente è perché mi va bene così. Cercate di capire, però, che scopare non equivale a essere cafoni. Se avete letto il punto sull’educazione, saprete che mi dà molto fastidio dover essere solo io a cercarvi, o che mi si tiri pacco, oppure che proponiate una data e poi quel giorno non sbuchiate. Se dite che volete vedermi, vedetemi. Se non potete, basta dire che vi farete vivi quando sarete liberi. Tutto qua. Fare sesso è meraviglioso, non metteteci in mezzo giochi di potere. Giocate mentre lo facciamo, per il resto siate cortesi e quanto più possibile onesti. Sono leggera ma non scema, e se ho fatto sesso con voi è perché reputo ci sia intesa intellettuale oltre che fisica, dunque non svilitemi vi prego.

Oltretutto, le rare volte in cui una trombamicizia ha retto e superato lo scoglio del tempo, o ci siamo fidanzati o è perché siamo diventati davvero amici. Del maiale non si butta niente, come si suol dire. Credo fermamente che un amante possa dare ottimi consigli su altri amanti, voi uomini in questo siete favolosi perché riuscite a non essere troppo gelosi, quando non ci sono in gioco dinamiche più profonde come l’innamoramento o il narcisismo.

Concludo il post con un aggiornamento sul motoscafo perfetto, su grande richiesta di amici maschi volenterosi perché sapete bene che non riesco mai a dire di no su questo tema. Senza rimandarvi a un altro link di nuovo, riassumo i punti fondamentali con alcune integrazioni:

  • Niente rumori tipo “slurp, slap, chump chump”: non è una zuppa, non è un’ostrica (anche se ci somiglia)
  • Non puntate subito al target: il motoscafo perfetto parte dalle tette, naviga nei dintorni (specie se siete in presenza di una Diva Ollivudiana) e poi, solo poi, raggiunge l’obiettivo
  • Clitoride sì, clitoride no: c’è chi adora essere stimolata lì, chi lo detesta. Capitelo, se non capite chiedete e regolatevi di conseguenza
  • Dito dentro sì, dito dentro no: c’è chi ama la violenza, chi la delicatezza, chi proprio niente. Anche qui fate come sopra, se vi dicono di sì sappiate che è un dito solo con movimento a uncino
  • Movimenti verticali: se proprio volete variare, al limite ogni tanto fate dei cerchi o succhiate (piano, non è un’ostrica!) ma per poco e mai, mai andamento orizzontale e basta
  • Non spingete: specialmente se siete barbuti, immaginate che male?
  • Voi non avete denti: vi piacerebbe se facessimo lo stesso?
  • Ritmo: meglio leggeri e veloci che lenti e appoggiati. Costanza inoltre, se variate troppo perdiamo il filo
  • Pazienza: a volte veniamo subito, altre no. Una volta che vi siete imbarcati però concludete, al limite usate un cuscino sotto il mento o fate una brevissima (brevissima) pausa

Come dico sempre, ricordate che un motoscafo fatto bene è la chiave per la felicità. Una donna felice è una donna generosa, quindi un motoscafo fatto con amore vuol dire soffoconi.

Buona patente nautica a tutti.

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In principio non erano le mutande

Cari amici maschi, come state? So che attendete con ansia l’ultimo post della serie “Come Arrivare Sicuramente al Sesso Sicuro”, in realtà il primo step: come ottenere un appuntamento galante.

Vi ho fatti attendere fin troppo, essendo una mala femmina, ma non sia mai che non mantenga una promessa, anche perché più appuntamenti = più motoscafi, dunque l’interesse è mio oltre che vostro.

Andando a ritroso, abbiamo visto come praticare il motoscafo perfetto (in anteprima vi dico che questo tema, a grande richiesta come sempre, sarà aggiornato prossimamente), come comportarsi durante l’appuntamento in modo da arrivare al momento motoscafo, e giustamente mi si chiede: come faccio a uscire con una donna?

Amici uomini, voi siete cacciatori per cui saprete meglio di me che si parte da un punto fondamentale: la location. Per evitare di dilungarmi eccessivamente, sempre come cortesia verso il maschio-pensiero, vi propongo i due principali terreni di caccia: online vs offline.

Online: si sì la vita reale, i veri maschi non fanno queste cose, mi ha iscritto mia sorella…non diciamo cazzate. Le app da rimorchio esistono, proliferano e ci state tutti. All’estero è perfettamente normale conoscere persone in questo modo, qui in Italia siete ancora antichi e vi sento dire assurdità come “chi sta lì vuole solo scopare”, “ci sono solo le escort/i trans”, “odio chattare, meglio guardarsi negli occhi”, ecc. La realtà è che bla bla la società liquida, i ritmi lavorativi, la gente sempre china sul telefonino ma le app sono un modo efficiente e comodo per entrare in contatto con persone che altrimenti non incroceresti mai. Dunque impariamo ad usarle al meglio. Innanzitutto LA FOTO: la prima è quella che conta, le altre devono essere altrettanto carine però e molto fedeli alla realtà. Nessuna vuole la Tinder Sorpresa. Niente nudi, slippini, pettorali a vista (specie se flaccidi), animali esotici, collassi da birre e gesti osceni. Bastano alcune immagini fondamentali che mostrano: voi da soli che sorridete, voi con amici (evitate le donne, su su), voi che fate sport o, se non siete atletici, che vi dedicate ad un hobby artistico, viaggiate o interagite con animali (non esotici, vedi sopra). La descrizione può impreziosire un profilo ma anche essere un’arma a doppio taglio facendo perdere molti punti: anche qui la regola è sobrietà, niente errori di grammatica o di ortografia, niente citazioni troppo profonde, niente astio, niente cazzate insomma. Se proprio non vi viene in mente nulla di simpatico e accattivante, meglio non scrivere proprio. Una volta che siete entrati in contatto con la fanciulla di turno, basta un semplice: piacere, come stai? Se volete strafare, un garbato complimento o un commento sagace su una delle sue foto o interessi. Fine. Ogni femmina avrà un numero infinitamente alto di provoloni che la stanno broccolando, ormai questo lo sapete, per cui pazientate e mettetevi l’anima in pace anche se non dovesse rispondere, consideratela persa (e un po’ cafona) e via. Se invece dialogasse, cogliete la palla al balzo e conversate elegantemente, in modo leggero seguendo il contesto del momento, cercate di metterla a suo agio, di farla ridere, notate particolari, chiedetele di lei e raccontate massimo un paio di cose su di voi, dopo di che proponete un incontro. Fuori, non a casa vostra o sua. Il top, secondo me, è la cena ma se siete degli aridi oppure lo è lei puntate sul drink e partite da lì. Assolutamente vietato riproporsi come i peperoni: se non vi parla c’è un motivo, repetita non juvant. 

Offline: qui le cose, che ve lo dico a fare, si fanno più complicate. Sì, veri uomini, ecco la sfida degna di voi! Il principio è che, a meno che non siate ad uno speed date o a un incontro combinato, vi trovate nello stesso luogo con una donna ma non è detto che lei vi abbia scelti. Sapete meglio di me, di nuovo, che persino quando una donna esprime il suo gradimento nei vostri confronti non è detto che poi ci stia, per cui immaginatevi le chances delle conoscenze non virtuali: pochissime. Detto questo, dati gli innumerevoli pregiudizi sentimental-sessuali nei confronti delle app, la “vita reale” gode del vantaggio di essere percepita come “più romantica, più affidabile, più spontanea” specialmente dalle femmine per cui, se ne abbordate una così, avete più garanzie di quagliare. Taccio sull’infondatezza dei pregiudizi verso le povere app, sempre per essere carina e concisa. Arriviamo al dunque: avvistate una pulzella di vostro gradimento, che fare? Al contrario delle app, eviterei di partire con un complimento, a meno che non siate Gionni Deppe e lo sappiate pronunciare in modo deciso, guardando dritto negli occhi la destinataria. Molto più sicuro attaccare bottone con una scusa qualsiasi e poi, cogliendo i segnali non verbali (banalmente, se vi guarda, sorride e non se ne va), valutare se conversare per un po’ e, alla fine, chiedere il numero. Si può anche usare la variante soft del proporre un evento di interesse comune o il “ho due biglietti per…”, funziona bene durante un ritrovo di gruppo. L’importante è risultare educati, cordiali e poco arrapati. Tanto la femmina penserà comunque che ci volete provare e, se le chiedete di uscire, avrà la prova del vostro interesse senza bisogno che le guardiate le tette. Anche se siete timidi va bene, anzi verrà apprezzato il vostro coraggio e qualsiasi donna normale si sentirà lusingata. Un consiglio finale: mentine. La fiatella spezza ogni idillio.

Siamo giunti alla conclusione di questo post. Ora che sapete tutto e non avete più scuse per non essere immensamente fascinosi, permettete che mi congedi con un ultimo suggerimento: divertitevi. Non si sa cosa succederà dopo, l’amore eterno è una cosa rarissima ma gli inizi, sia di una scopata che della storia della vita sono la cosa più bella per cui fatevela prendere bene.

E motoscafate, come se non ci fosse un domani.

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Mariti e buoi dei paesi tuoi?

Quando le persone scoprono che ho trascorso ben sette anni della mia ancora giovine vita a Londra, la prima domanda che mi fanno è: perché sei tornata?

Seguita da: è vero che piove sempre? E che gli inglesi sono sporchi perché usano la moquette e non hanno il bidet?

Oggi, amici miei, sono in vena di squarciare il velo di dubbi che vi attanaglia e di fare finalmente luce su questi interrogativi esistenziali.

Partiamo dal fondo: ebbene no, non piove sempre. Un’agenzia immobiliare anzi recitava, sui suoi cartelloni, lo slogan “piove più a Roma che a Londra”. Tiè, statece. A Londra non piove molto, ci sono solo lunghi mesi invernali piuttosto freddi in cui c’è quella pioggerellina stile vaporizzatore, intervallata da cielo grigio, ma a parte questo c’è anche parecchio sole, d’estate si sta benissimo e in generale ho aperto l’ombrello pochissime volte.

Gli inglesi non sono sporchi. Non più di molti italiani, almeno. Hanno solo cattivo gusto nel vestire (pur avendo i migliori negozi d’Europa) ma, udite udite, anche loro si lavano in media.  La mancanza del bidet è un po’ scomoda, ne convengo, ma basta avere l’accortezza di farsi la doccia dopo aver defecato, possibilmente coordinando gli orari. Non ci vuole poi tanto.

Arriviamo al quesito più gustoso: perché sono tornata? Per innamorarmi, questa è la verità. Ero così annoiata dai maschi inglesi che ho pensato semplicemente che ci fossero più possibilità qui di incontrare qualcuno che, prima o poi, mi rubasse il cuore. O che, nel frattempo, almeno mi facesse divertire. Devo ammettere che, tutto sommato, il mio istinto si è rivelato corretto ed è per questo che ancora resisto, pur smaniando al pensiero della brexit incombente e di quanto numerosi aspetti esistenziali siano estremamente più facili lì. Chissà come andrà, per adesso direi che è giunto l’agognato momento di sfruttare la mia esperienza internazionale e donarvi, a grande richiesta, il confronto maschi inglesi vs. italici.

Partiamo da una situazione base: tu sei una bella ragazza ed entri in contatto con dei maschi per vie fisiche o virtuali. Ne selezioni alcuni con cui forse potresti fare sesso o, ancora più forse, avere una relazione.

Da qui in poi l’esperienza prende una piega diversa a seconda che tu sia all’ombra del Colosseo o del Big Ben.

Iniziamo dagli inglesi: innanzitutto è doveroso specificare che un conto sono gli inglesi che vivono a Londra, un altro quelli delle campagne o delle città più piccole. Un abisso. Purtroppo ho poca esperienza dei non-albionici, però posso dirvi che costoro sono in generale molto più alla mano mentre a Londra sono alla Mano Invisibile di Adam Smith: lavoro, lavoro e ancora lavoro. Il sassone nella capitale tipico è uno che ha sempre fretta, che ha l’aifòn pieno di appuntamenti con i suoi amici, colleghi, donne e parenti per almeno tre mesi e che quindi deve essere efficiente quando esce con te. Così efficiente che, per comodità, ha già deciso in anticipo se sei una papabile fidanzata o una sciacquetta a cui dare due colpi e via. Nel primo caso, apriti cielo: inizierà a corteggiarti lentamente, secondo lui, ma in pratica a sottoporti ad un interrogatorio a metà fra la gestapo e il colloquio di lavoro basato su una serie di domande formali all’apparenza innocue ma che in realtà mirano ad un solo scopo, ovvero capire a quale classe sociale appartieni e quanti soldi hai. Esempi sono i vari “sai sciare?”, “hai in programma qualche vacanza a breve?”, “che locali frequenti?”, “dove ti vedi nei prossimi cinque anni?”, “cosa ne pensi della situazione in Cecenia?”.

Ebbene sì, il famoso “non me ne frega un cazzo della Cecenia, Bridget” pronunciato da Hugh Grant è solamente un film. Nella realtà dimmi che lavoro fai e ti dirò chi sei, punto. Il corteggiamento lento, per essere eseguito in maniera corretta, ovviamente prevede il “niente sesso, siamo inglesi”, a meno che non si ceda a qualche basso istinto, cosa che dopo sarà considerata come colpa tua. Insomma, per riassumere: se sei una papabile fidanzata ottieni una trombata alla missionaria dopo qualche mese.

Che succede invece quando l’uomo albionico ha deciso che sei una donna di facili costumi, che giammai potrà presentare alla mamma? La questione è ben più rapida: si va al pub, si scolano tre pinte a testa, si scopa. Il giorno successivo il tomo ti dice che intende presentarti a sua madre quanto prima, chiede la colazione, magari si fa vivo un altro paio di volte in cui si passa al vino e a cibo più sostanzioso tipo una cena, e poi puff! Sparisce. Solitamente dopo un messaggio del tipo “allora ci vediamo domani?”, a cui tu rispondi “ok, a che ora?”. Non rimane che dare un voto al motoscafo ricevuto e passare al prossimo.

Sì, sento un coro di femmine italiane indignate, ma lasciatemi spezzare una lancia: indubbiamente comportamenti così sono odiosi, tant’è che ho iniziato il post dicendo che mi sono stufata dei maschi inglesi, però c’è da dire che almeno sessualmente, quando ci si arriva, si danno da fare. Sarà che temono la concorrenza dei maschi italiani (più leggendaria che reale), sarà che sono grandi lavoratori dall’etica calvinista, meno viziati dalle madri, ma almeno le regole base della decenza le osservano: motoscafo, tempistiche diverse, diritto di entrambi al piacere. E hanno quel minimo di conoscenza dell’anatomia femminile. E sono alti. E biondi. O rosci. Scusate se è poco.

Arriviamo ai maschi nostrani. In media, l’italiano è ahimé bassetto però vestito bene. Niente colori accesi, fantasie patchwork, camicie a maniche corte o abbinamenti strani come giacca gessata da gangster sopra gli shorts. Solitamente si presentano tutti con jeans o pantalone scuro, scarpe sobrie, camicia, maglietta o maglioncino coordinati in tinte neutre tipo nero, grigio, blu, verde militare, celestino o beige. Fine. L’appuntamento classico in genere prevede che si mangi (evviva), giusto pochi cafoni se ne escono con “prendiamoci un drink, è meno impegnativo”. Che poi far bere me è tutto tranne che poco impegnativo, dato che ho la resistenza anglosassone, per inciso. Per farla breve, esci con un italiano e la situazione è relativamente aperta: si mangia, si beve moderatamente, se non fa schifo si tromba. Dopo di che si decide se fidanzarsi o no, a volte anche con molta calma. A volte non si decide mai. A volte si sceglie di non vedersi più, in tal caso se è il maschio a congedarsi (quasi mai) piazza una scusa qualsiasi, ma raramente sparisce senza una parola. Già, perché un altro tratto distintivo del maschio nostrano è che parla, parla, parla. Personalmente apprezzo, anche perché spesso la conversazione è divertente e leggera, però il lato negativo è che si cade facilmente in una situazione spinosa: il millantatore del talamo. I dettagli, come alcuni sapranno, sono qui. La sinossi è: parlano parlano, ma poi non motoscafano o motoscafano male, si adagiano troppo sulla smorza candela, conoscono poco l’anatomia e i tempi femminili e, the horror, riescono a non capire se sei venuta o no oppure a fregarsene. Enne ci esse. Però sono simpatici, meno giudicanti (sarà che spesso non lavorano granché) e tutto sommato meno cinici. Pagano il conto, difficile che non siano galanti in questo senso. Ah, e fumano. Fumano quasi tutti e ci sono più possibilità che ci scappi anche la cannetta. Scusate se è poco.

Che dite, amiche lettrici? Mariti e buoi dei paesi tuoi? In fondo presumo che dipenda non solo dalla persona, ma anche dal momento in cui ti trovi. Io attualmente sono presa dal lavoro, dal fatto che è poco, pagato malino e che lanciare il mio business come previsto sia un’impresa dura e non rapida come vorrei. Mi serve qualcuno che mi incoraggi, o quanto meno che mi faccia divertire alleggerendo un po’ di tensione. Indi, qualcuno che mi motoscafi.

Perché, gira che ti gira, alla fine la questione è sempre quella: va’ dove ti porta il motoscafo.

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Personaggi in cerca di autrice

Una delle domande che più di sovente mi sento rivolgere è: ma tutti tu li incontri i matti?

Seguita a ruota dal sempreverde: come è possibile che una bella ragazza come te sia singol?

I due concetti sono correlati, come ho spiegato qui, ma oggi vorrei soffermarmi sul primo, in modo da smentire finalmente questo falso mito.

Innanzitutto c’è da chiarire che io sono molto pigra e molto solitaria. La mia più intensa attività sociale è stare a casa con un gatto cicciottello, che oltretutto non è nemmeno mio. Le persone che incontro, dunque, non sono il frutto di particolari ricerche ma semplicemente coloro che pascolano liberamente in giro. Sono le stesse che conoscete anche voi, probabilmente anche più banali dato che non faccio parte di alcun circolo specifico tipo, che so, una setta di adoratori di Hercule Poirot.

Ora che ci penso, non mi dispiacerebbe far parte di una setta del genere ma, essendo pigra e solitaria, credo che continuerò a stare sul divano col gatto piuttosto che attivarmi su internèt a trovarne una.

Sicuramente i tempi moderni, la società fluida, la globalizzazione, internèt, YouPorn ecc. ecc. ecc. hanno influenzato i rapporti umani dei cosiddetti paesi capitalisti creando e legittimando una serie di nevrosi un tempo impensabili. Basti pensare alla spropositata quantità di narcisisti a cui sono stati aperti i cancelli: in passato esisteva solo Berlusconi, ora chiunque può avere il suo momento di gloria delirando su faccialibro, per dirne una a caso.

Al di là di qualche soggetto davvero particolare però, non credo di aver incontrato nessuno davvero fuori dall’ordinario. Semplicemente io noto alcuni dettagli curiosi, che poi racconto in modo accattivante ed ecco qui che abbiamo un personaggio.

Facciamo un esempio pratico: il Brutto. Per chi non avesse tempo di spulciarsi i vari post, il Brutto è il mio primo fidanzato, con cui ho trascorso ben anni 9. Esistono due modi per descriverlo. Il più superficiale vede il Brutto come un bel ragazzo, solido, con un buon lavoro, una cultura generale discreta, moderatamente sportivo, pulito, ordinato, con un gruppo di amici benestanti con cui ha fatto viaggi fino ai 30 anni, età in cui poi si sono sposati tutti e rinchiusi nei loro nuclei familiari. Il Brutto è stato, a suo modo, sinceramente innamorato di me e quando ci siamo lasciati ha pianto. Mantiene dell’affetto nei miei confronti e siamo rimasti in ottimi rapporti, anche se non ci frequentiamo più perché ha una nuova ragazza, diventata poi sua moglie, gelosa. Ha avuto una figlia e probabilmente altri in arrivo. L’altro modo per descrivere il Brutto è come una persona con una strana affettività: sicuramente nutre sentimenti profondi, però critica moltissimo le persone che ama, finché non viene mandato a cagare. Non è capace di abbracciare, spesso pianta due dita nelle costole facendo saltare l’altro. Fa sesso in maniera meccanica e poco varia, così come riesce a cucinarsi lo stesso piatto per mesi, meritandosi l’appellativo (non mio) di Kamasutra della cucina. Compensa la scarsa passionalità con richieste sessuali bizzarre, tipo la famosa Storia Della Carota. O quella di inseguirmi tutto nudo indossando una maschera veneziana di pizzo nero. Una volta mi ha spinta dalle scale, così, per gioco. Un’altra volta mi ha scagliata contro un comodino e per poco non prendevo lo spigolo con la testa. Sempre per gioco. Mi diceva che avevo un culo enorme, trovandogli anche appellativi tipo cul-kilo (invece di cul-etto) e cul-nove (invece di cul-otto). Rimaneva in posa per una foto per ore, col sorriso congelato che manco se gli davi un pizzico si muoveva. Aveva un OCD per rifare il letto: doveva sempre essere tirato fino all’inverosimile e se vedeva una piega guai. Le sue prime parole, per abbordarmi, furono: conosco una sola persona con il tuo nome, era una suora, l’ho vista morta.

Il Brutto è entrambe le descrizioni. Tutte queste caratteristiche sono visibili a coloro che lo conoscono, anche perché la storia della suora andava forte alle cene fra amici. Ognuno di voi conosce un Brutto, solo che voi non scrivete i suoi lati più particolari su un blog. Probabilmente vedete in lui quello che più si avvicina alla vostra vita in quel momento: il lavoro solido, i figli, il matrimonio, gli occhi verdi.

Io ci ho visto varie cose e ho scelto di raccontare la Carota.

So cosa state pensando: questo spiega perché un donnino come me sia singol. Può darsi, ma come disse un personaggio ormai famoso di questo blog, io non riesco a non dare tutta me stessa alle persone, sono troppo generosa. Mi incuriosisco, noto le loro peculiarità più bizzarre e queste mi restano nella memoria. A modo mio sono un’umanista. E’ palese, perciò, che accanto a me possa campare o un uomo molto verace che mi ricopra d’affetto e che abbia un occhio indulgente verso le cazzate che scrivo (trombandomi da paura), oppure un uomo molto cerebrale che sia intrigato e incoraggi le cazzate che scrivo (trombandomi da paura). 

Oppure entrambi. 

 

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See you soon

Cari amici, siamo arrivati alla fine dell’anno bisesto e, forse per via del giorno in più, mi sento esausta. Tutto sommato non è stato funesto: ho mandato a cagare il mio vecchio lavoro e anche qualche uomo iniziando a seminare cose più promettenti in entrambi i casi, per cui lo definirei un anno illuminato.

Come buon proposito per l’anno nuovo vi dedicherò finalmente il post sui maschi inglesi versus italici. Perché il proverbio recita “mariti e buoi dei paesi tuoi”, ma avere un respiro internazionale è sempre bene.

Saluti e baci, vado a preparare le orecchie da gatto.

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