Ballo senza respiro

 
A seguito di una piacevole chiacchierata con Senior Member (il quale sa che rischia di retrocedere a Pivel se continua così, grazie al mobbing sui blog) e ai suggerimenti che ne sono scaturiti, oggi vi allieterò con dei ricordi infantili…
 
Ormai, come ben sapete, l’unico modo per andare avanti con il mio superlavoro è quello di drogarmi con musica di ogni genere come sottofondo. Passando dalle nove sinfonie di Beethoven agli amabili versi di Eminem, ho trovato lo spazio anche per un cd che non mi vergogno di confessare di possedere: il mitico evergreen di Raffaella Carrà (e mo rosicate pure, tiè!).
 
Devo dire che è pieno di perle, fra cui "Com’è bello far l’amore…", "Tuca Tuca", ma soprattutto "Ballo senza respiro". Mi sono ricordata, mentre ascoltavo questa canzone, di come alla tenera età di tre anni venissi incoraggiata dalle maestre del nido ad esibirmi con piroette e saltelli al suono delle sue note, urlazzando "aaah sensazione unica…ballo ballo da capogiro"… Beh, in quel periodo non distinguevo ancora l’ammirazione dalla presa per il culo (forse manco adesso).
 
So che non dovrei dirlo, ma ammetto di aver replicato la mia performance di allora, col risultato di essermi fatta venire veramente il "capogiro" visto che nel mio salotto a computer acceso ci saranno almeno 40 gradi, e forse roteare per la stanza non è stata un’idea brillante…
 
Ma quello che volevo dirvi, ahivoi, non è solo questo. Come sempre con me il bello (…) arriva alla fine. Ripensando ai tempi dell’infanzia, Senior mi ha rammentato un episodio che potrebbe spiegare, Freud insegna, tante cose…
Avevo cinque fidanzati in contemporanea, all’epoca (aurea), e uno di loro un giorno mi disse: "Oggi pomeriggio non andare nel bosco, ma vieni con me al dormitorio che giochiamo" (dovete sapere che ero una bambina molto sveglia -allora- e non riuscivo a dormire dopo pranzo, così insieme ad altre menti brillanti andavo nel giardino della scuola materna ad imparare tutto sulla vita degli alberi). Non ero molto convinta della proposta, ma il piccoletto mi assicurò che non si sarebbe addormentato. Così, in totale fiducia, lo seguii e lui mi propose di giocare al cane e alla "cana". Rompiballe e colta come già ero obiettai: "Ma non si dice cagna?" e lui mi cazziò: "Ma cosa dici, la cagna è la moglie del cagno*, no?" Un po’ perplessa, decisi comunque di giocare quando, dopo appena 30 secondi, il mentecatto crollò nel suo pisolino pomeridiano! Provai ad aprirgli gli occhi ma questo dormiva come un sasso, così come tutti gli altri bambini che sarebbero dovuti essere mucca e "mucco", toro e "tora", pecora e "pecoro"… Che delusione!!! Le maestre si accorsero del mio disappunto (più che altro che stavo aprendo gli occhi a tutti i ragazzini) e mi affidarono precipitosamente alla Gang del Bosco. Raccolsi delle melette piccole e acerbissime penso, lo ricordo perchè la sera le portai ai miei e mio padre, che ebbe l’idea incauta di assaggiarle, mentì malamente dicendo che erano buonissime, mentre strabuzzava con gli occhi.
 
A voi il divertimento, con le opportune traslazioni in epoca odierna, di trarre una morale da questa storia… E tu, Senior, non osare dirmi che al mare sono troppo vivace, se "il sole non mi stanca" non ce posso fa niente
 
Bella (addormentata) !
 
P.S.
*Per le interpretazioni dialettali del termine chiedere a Senior

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