A Bug’s life (Wendyminimondo)

 

La casa è invasa dalle formiche, è ufficiale. Da quando Mamo se ne è andato (e non ritorna più) lasciando una stanza sfitta, la padrona di casa avrà ritenuto opportuno cederla al primo che si fosse presentato con un po’ di grana. E si sa che le formiche sono grandi risparmiatrici, le fiabe ce lo insegnano.

 

Rimanendo in tema favole, io e Artur abbiamo deciso di trasformarci in Cenerentole e dare una bonificata generale all’ambiente, nella speranza di scoraggiare le gentili ospiti trasformando il Regno delle Briciole (e delle sorprese nel bagno, non dimentichiamocelo) nel Regno del Lindo. Domenica, perciò, abbiamo pulito tutta la casa! Beh, Artur ha pulito, ripassando anche quello che avevo fatto io, il mio ruolo è stato più – come dire – “manageriale” (ho spruzzato il deodorante al cesso, per esempio, qualcuno deve pur curare i dettagli). Il risultato comunque è stato ottimo: per ben 5 minuti ogni cosa luccicava, splendeva, profumava…poi sono tornate le formiche, evidentemente hanno gradito anche loro.

 

I due leocorni francesi sono rimasti a ciulare in camera, per chi fosse interessato.

 

Ma passiamo alla mia frizzante vita mondana, perché Cenerentola, dopo aver ramazzato, va anche al ballo  E danze scozzesi furono, ad un party in una deliziosa casetta a schiera, on Saturday night. E’ stato veramente divertente: ho bevuto in maniera invereconda e attaccato bottone con chiunque, trovando, a differenza di quanto accade in Italia, gente socievole, bendisposta e alla mano. Ho squagliato caramelle sul barbecue, mangiandole insieme alla salsiccia, e fumato tabacco alla ciliegia dal narghilé.

 

Anche nella lietezza, però, si nascondeva in me una punta di nostalgia per quei festini da drag queens che siamo soliti dare noi, fra cappelli da strega, parrucche pazze e discorsi assolutamente indecenti… E’ incredibile come, quando si è fuori, la propria casa diventi un luogo fatto di sola dolcezza e di incomparabile perfezione. Nel momento in cui mi abituo, riesco ad essere serena anche qui, ma Roma non mi abbandona mai del tutto, in fondo. Lo so di chi è la colpa, comunque: della pubblicità dell’Ikea! Questi svedesi bastardi mi scrivono “Ikea. Home is the most important place in the world” sui manifesti nella metro, mentre vado in ufficio, ed ecco che comincio a lacrimare. Lo trovo un po’ subdolo e manipolatorio (e lo dice una che vorrebbe fare la copywriter). Sabato, ad ogni modo, sarò di nuovo da voi! Ormai ho imparato, so cosa mi aspetta: il mio cuore si riallargherà per un attimo, e quando tornerò qui andrà in pezzi, ma poi, dopo pile di scones, scarpe di TopShop e corse nei prati mi riprenderò. Del resto, sono qui per lavorare, ho un nobile scopo, io.

 

Lunedì, a questo proposito, eccomi in un trendy bar di Covent Garden davanti alla mia prima recruiter e ad un bicchiere di vino rosé. Se ero tesa? Ero terrorizzata: sono sempre stata un disastro nei colloqui di lavoro, figuriamoci in quelli in inglese. Eppure, i miei timori si sono rivelati infondati: ha detto che ho un ottimo vocabulary e manco l’ombra di accento italiano. Era tutta un sorriso e una chiacchiera, quand’ecco che è sbucata la fregatura… Mi ha proposto una fantaaastica occasione in una graaande agenzia di new media, che consisteva in un bel mese di prova, aggratis. Yuppy doo! Anzi, Yahoo! (Lo so che fa cagare come freddura, ma passatemela, visto che siamo in tema e sono disperata)

 

Dulcis in fundo, conosceva anche il mio fidanzato, così ci siamo potute congedare con tanto di smack smack sulla guancia e sgambettata sui tacchi, in opposte direzioni. Allegrotta per il vinello, me ne son trotterellata a casa, da Artur e dalle formiche.

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