I’m too sexy for this church

 
Amo la mia città, voi lo sapete bene. Non esiste posto al mondo che possa starle alla pari per bellezza, arte, storia. E’ la città eterna.
 
Ma, ahimè, possono succedervi fastidiose disavventure tipo quella che sto per raccontarvi. Signore e signori, ecco a voi una storia di denuncia e di attualità (approfittatene ora, che da domani si ritorna alle solite minchiate).
 
L’altro ieri mi trovavo a fare da guida al fratello di Artur, il buon Armen (che, essendo armeno, si potrebbe tradurre come Italo, da noi), e ho avuto la malapensata di portarlo a San Pietro. Insomma, er Cupolone a Roma va visto, o no? Arriviamo, sotto un sole cocente, e fiduciosi ci mettiamo in fila per entrare. Metal detector, bottiglietta d’acqua e macchina fotografica di rigore. Da svampita qual sono, avevo dimenticato un simpatico dettaglio, che mi è improvvisamente sovvenuto alla vista di questo cartello:
Nella mia acuta mente si è insinuato il sospetto e l’ho espresso con un brillante "oh-hoo". Dovete sapere che avevo la stessa tenuta che potete ammirare nella foto "la principessa del foro" (avete visto l’album "Vacanze romane", sì?), non tanto per essere sexy (lo sono sempre, del resto) ma perchè la temperatura media alle 2 del pomeriggio è di 40 gradi e se potessi mi svestirei anche della pelle. Per farla breve, arriviamo al posto di blocco cristiano e ci imbattiamo in due loschi figuri che mi squadrano dalla testa ai piedi, in perfetto stile buttafuori da discoteca: "camicia smanicata, pancia di fuori e gonna sopra il ginocchio…ASSOLUTAMENTE NO". Mi sembrava di essere tornata a scuola, quando le suore controllavano che noi bambine di 8, 10 o 13 anni, nel maggiore dei casi, non fossimo troppo seducenti (in effetti ne girano di pedofili, era comprensibile). Battutacce a parte, non questiono sulla selezione all’ingresso, una chiesa è un luogo sacro e posso benissimo accettare che chiunque vi entri abbia un abbigliamento adeguato alla religione del luogo, quello che mi fa arrabbiare è il trattamento riservato non tanto a me, quanto ad altre donne in generale. Tralasciando l’arbitrarietà delle ammissioni ("ok forse questa maglietta può andare", "questa no"), ritengo che si sia difettato in due cose: primo, molte persone potrebbero non pensare ad una mise appropriata, d’estate quando si schiuma, e secondo me un paese civile potrebbe fornire qualche lenzuolino di carta o simili come copertura; secondo, i due guardiani hanno pensato bene di litigare con una fanciulla che aveva osato chiedere spiegazioni, mandandola via con un "lavoriamo meglio senza di lei, se ne vada". Cosa??? Perdere in gentilezza con un turista secondo me è una dimostrazione di spocchia e provincialità senza pari. No comment.
Ma l’epilogo divertente arriva dopo, quando lemme lemme me ne torno indietro, verso il luogo dove avevo dato appuntamento ad Armen (che inevitabilmente era entrato da solo). Passando per il colonnato, scopro un crocicchio di poliziotti i quali, a quanto pare, si erano appostati lì per il "chick-watching": incuranti che qualcuno potesse capirli, e forse scambiandomi per un’arrapante fotomodella dell’est Europa (i fan di Jean Claude apprezzeranno la citazione), mi hanno accolto con un "dajeeee…eccone un’altra, anvedi che roba, aò!" Insomma, dopo il danno, pure la beffa. Dopo i buttafuori villani, i vitelloni. In fondo non sono neanche troppo offesa, perchè a un bigotto cafone preferisco un provolone romano verace, sapete che noi donne siamo vanitose. Non fingo neanche di indignarmi granché, da un lato fa ridere che le guardie fossero tatticamente piazzate nel punto di passaggio della "roba buona". Fa tanto Medioevo, il tutto, ma come al solito strappa una risata alla fine.
 
Rimango ancora arrabbiata, però, perchè questa splendida città dovrebbe essere più civile e accogliente nei confronti di chi, con curiosità e piacere, visita le sue meraviglie. Nel posto più bello del mondo dovrebbe esserci sul serio una "dolce vita".

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