La vita che voglio

Oggi, dopo quasi un mese, hanno finalmente messo in funzione la vasca idromassaggio nel mitico LA Fitness dove vado la domenica. Ammollo fra frizzi e lazzi, i miei pensieri erano equamente divisi fra il benefico shaking del culo e un ricordo.
Non intendendo parlarvi del mio culo, beccatevi il secondo. Mi è venuto in mente di quando, durante la mia prima settimana a Londra, finii in una sauna con Silvana dopo aver fatto acquagym a Wimbledon. Ero felice, rilassata e, mentre sudavamo come patate bollite, Silvana proclamò: “E’ questa la vita che voglio”.
Londra è così: ti sembra di avere tutto, di poter fare tutto. Musei fra i più belli del mondo gratis, parchi incantevoli, stradine costeggiate da villette a schiera (in cui le volpi ti attraversano la strada) e grattacieli papponi. Quartieri che sembrano villaggi di campagna e mercatini caotici dove trovi cibo etnico, narghilè e parrucche fucsia. Una città dove sembra di vivere in un film, anzi in un telefilm perchè ci sono solo giovani, ci chiediamo infatti tutti “ma i vecchi, a Londra, dove sono?” e a me viene da dire “a Buckingham Palace”. Quindi, vivendo questo Friends, Sex & the City o Ugly Betty che dir si voglia lavoriamo sodo, sbevazziamo ancor di più e lasciamo che gli autobus rossi a due piani ci accompagnino nei nostri weekend di follia.
Tutto molto bello, però oggi mi pongo la vecchia domanda: è questa la vita che voglio? La risposta è “lo sarebbe totalmente, se non fossi romana”.
Adoro Londra e ho fame di avventura, desidero scoprire ancora di più la mia città di adozione e spero di mettere qualche radice qui al più presto, un po’ come quando vivevo con Artur e mi sentivo a casa. E vorrei ricevere un bacio appassionato sulla South Bank, vicino al Globe Theatre, dove c’è una piazzetta con le panchine e gli alberi addobbati con delle lucine blu.
Ma qualsiasi sogno di gloria, con buona pace delle lucine blu, ogni tanto viene rovinato dal pensiero che l’altra metà di me è irrimediabilmente innamorata di un cielo che non ha uguali, di un profumo di mare e di pini (ok, talvolta anche di smog), di panorami di cupole e tetti visti da una collina. In questo momento sono sia la ragazza che trotta avvolta nel piumino che quella che sgambetta con i tacchi e il tubino nero sui sampietrini. C’è chi dice che le vecchie radici, una volta partiti, si secchino al sole e se ne formino di nuove nel posto che si è scelto. Io credo che le mie dovranno per forza intrecciarsi le une con le altre, perchè ai miei amici e alla mia famiglia non rinuncio. 
E poi continuo a domandarmi se qui a Londra ci sia posto per l’amore, oppure se non sia un po’ come nella canzone russa “Moy Rock ‘n Roll” che termina con un “дорога в мой дом и для любви это не место” (“la strada è la mia casa e non c’è posto per l’amore”). E’ che osservando come tutto scorra così in fretta, come gli incontri siano decisamente mordi e fuggi, sentendo di essere nella patria del “next, please” (guai ad attardarsi alla cassa, guai!) a volte mi sento un po’ persa.
Ma i russi, quegli adorabili tragici che tirano in ballo l’amore e la morte dopo ogni mezza trombata, ancora una volta mi vengono in aiuto cantando “Не потерять бы в серебре, Ее одну заветную” (“non devo perderla nell’argento, lei, l’unica cosa preziosa”). Il segreto sta nel saper vedere e probabilmente si può cogliere qualcosa anche qui, fra un luccichio e l’altro.
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