Love actually

 

“Eh, a Londra fai la vita trasgressiva…” “Chissà quanti giovinotti ti ronzano intorno!” “Con tutti quei festini alcolici…a zozza!!!” “Uomini, donne, scoiattoli…chissà che ammucchiate che ve fate!”

 

Oh boccucce di rosa alias cari amici, smettetela di schernirmi che qui la situazione è preoccupante.

 

Non è che non rimorchi, anzi, acchiappo una cifra. Il problema è, come spesso accade, che la quantità vince sulla qualità. In soli due mesi di permanenza londinese posso annoverare fra le mie conquiste esemplari come:

          lo spiritato slavo che mi insegue a Regent’s Street per dirmi che sono la donna della sua vita, piangendo

          un orientale che mi arriva al mento che mi pedina in metro e poi mi approccia finemente con un “do you wanna cock with me?”

          Masao l’affitta topaie

          un donnone altissimo uguale a Pink con un kilt che mi tocca il culo

          un sudafricano pazzo e probabilmente violento

          un negrone panzuto spacciato come “il tipo tuo, vi ci vedo proprio insieme”

          un negrone treccioluto e saltellante

          italiani che mi urlano in faccia “ammazza è pieno de figa qui, ciao bella”

 

E chi più ne ha più ne metta. Se pensate che questa piccola lista sia sufficiente a terrorizzarmi sino alle fine dei miei giorni e a farmi appendere i preservativi e le scarpette piumate al chiodo, vi sbagliate. Una donna come me non si scoraggia e continua a credere nell’ammmore anche quando incappa nel molesto number one, che per farvi capire subito il tipo chiamerò Fiatella Fetida (FF).

 

FF, di cui non ricordo assolutamente il nome, è sbucato qualche sera fa a casa di amici. Di nazionalità egiziana (che non so perché io ho frainteso con brasiliana), da subito ha mostrato le sue doti di gran cucador abbracciandomi mentre scattava fotografie agli altri, perché così venivano meglio. Folgorata da tanto charme ho deciso di levare immediatamente le tende. FF purtroppo mi ha seguita, casualmente andava proprio verso casa mia. Quella sera nevicava, con i miei tacchetti inopportuni pattinavo invece di camminare. Al marpione non è parso vero e mi ha offerto con imperiosità il braccio, per poi prendermi la mano e serrarla in una morsa d’acciaio. Lui pimpante, io rigida come uno stoccafisso siamo arrivati ai famosi 2 capilinea del 7 a Russel Square (ovviamente è caduto nel tranello dell’autista, al riguardo leggetevi il relativo post “Quel bus chiamato desiderio”). Mentre aspettavamo di salire sull’autobus e, poi, durante tutto il tragitto, si è svolta una delle conversazioni più simpatiche in cui mi sia mai trovata (non fosse altro perché ogni tanto ero costretta a girarmi dall’altra parte per prendere una boccata d’aria e schivare la fiatella):

 

FF: hai freddo?

Io: sto male (fanculo).

FF: stand up!

Io: kevvoi?

 

Mi ha tirata per un braccio, fatta alzare e poi stretta di nuovo in un abbraccio coatto.

 

FF: va meglio, eh?

Io: ‘na cifra, mo me risiedo però.

 

FF: è bello conoscere persone nuove, vero?

Io: ‘na cifra!

FF: sono pronto per l’amore. Sai, avevo una moglie ma ora sono single.

Io: azz.

FF: tu hai un fidanzato?

Io: guarda sono in lutto perché un uomo bellissimo mi ha appena spezzato il cuore quindi non ne voglio proprio sapere.

FF: nooooo!!!! Sono così dispiaciuto!!!!! Com’è infame la vita!

Io: capita…

FF: secondo me qui a Londra ne troverai un altro.

Io: eh, speramo.

FF: non siamo già migliori amici?

Io: se lo dici tu.

FF: è meraviglioso come siamo già intimi, credo che per un po’ saremo amici, poi potremmo stare insieme. Sai, la prossima donna che avrò sarà quella a cui darò tutto il mio cuore, proprio perché la mia ex moglie mi amava di meno.

Io: non ne ho dubbi.

FF: allora, che ne pensi di noi due?

Io: beh sei simpaticissimo, ma un tajo eh, però mi dispiace tanto ma non me la sento di impegnarmi adesso.

FF: aò anvedi questa! Ma chi te vole! Guarda che mica ce stavo a provà eh, ti ho chiesto solo una bella amicizia…ma li mortacci!

Io: …

FF: diventiamo amici?

Io: come no!

FF: allora ti porto a cena, poi dopo un mesetto, perché lo so che ti serve tempo, ci mettiamo insieme.

Io: ecco, non vorrei darti false speranze…

FF: aò ma che cazzo hai capito??? ‘Sta stronza…io parlo di a-mi-ci-zia, ok?

Io: okkey…

FF: me lo daresti il tuo numero? Sempre che non ti dispiaccia eh.

Io: Va bene ma non ho soldi quindi non ti chiamerò mai.

FF: fa niente, fammi uno squillo poi ti richiamo io.

 

Mi ha battuto il numero, facendomi una chiamata muta per conferma.

 

Io: aò dobbiamo scendere.

FF: il tempo vola quando si sta bene insieme eh?

Io: davero…vabbè io so arrivata.

FF: ti accompagno al portone, non mi fido che cammini da sola nella notte, qualcuno potrebbe importunarti.

 

Nonostante questo, non ho perso la fiducia nell’ammore. A scanso di equivoci, ho memorizzato FF nella rubrica telefonica sotto il nome “Cacacazzi”, per sapere quando non rispondere. Venerdì mi ha proposto di uscire, credendo che mi chiamassi Wand.

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Una risposta a Love actually

  1. Davide ha detto:

    magico FF, siamo tutti con lui, soprattutto per la discrezione e la delicatezza dell\’approccio. Magister vitae!

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