Gente che mi si farebbe, II

 

Volevo dire…Love Actually, II. Per la vostra gioia, oggi condividerò con voi i miei pochi ricordi del Christmas Party aziendale (avvenuto il lontano giorno di ieri).

 

Il piano era stato ben congegnato: iniziare a bere all’ora di pranzo, in modo che per le dieci di sera fossero tutti collassati altrove. Io ci ho dato subito dentro e il risultato è stato che alle 3 del pomeriggio avevo già più alcool che sangue nelle vene. Come al solito, non è stata colpa mia ma di May, il mio collega indiano, che ha pensato bene di ingannare l’attesa del cibo facendomi mischiare champagne, birra e vino.

La situazione era ormai compromessa e neanche la mangiata mi è stata d’aiuto: ho iniziato ad infilare una figura di merda dopo l’altra. Tanto per cominciare, davanti a me era seduto un tizio laido, con le gote rosse e grassoccio, che mi fissava leccandosi le labbra. A un certo punto si è alzato in piedi e ha fatto tintinnare un bicchiere per attirare l’attenzione dei commensali. Il mio secondo capo, Chris, ha avuto la sfortuna di trovarsi accanto a me in questo momento:

Io: ma chi è quel vecchio porco?

Chris: il capo dei capi che vuole farci un discorso ufficiale.

Io: coff…coff…parco, domani pensavo di andare al parco, l’antico parco di Richmond…

 

Dopo pranzo si sono aperte le danze e io ho fatto onore all’open bar con una quantità spropositata di mojito e caipiroska. E’ arrivata la fidanzata di May, una ragazza indiana molto cordiale con cui ho fatto subito amicizia. Ha detto che sono molto attraente e simpatica, probabilmente ignorando un certo dialogo fra me e la sua dolce metà:

Io: mi piace molto Cherry. Ha un nome così divertente, tra l’altro. Ma è quello vero o un soprannome?

May: eheh, sì, si chiama proprio Ciliegia, come il frutto.

Io: in Italia abbiamo tanti nomi femminili presi dai fiori…

 

Nel resto del pomeriggio mi sono dedicata ad altre brillanti public relationships fracassando una bottiglia di birra sul pavimento, cadendo rovinosamente (a culo all’aria) su un divanetto (chi mi ha aiutata a rialzarmi? Il vecchio porco) e ballando fra un neozelandese che ogni tanto mi palpeggiava la vita con allegria e uno spilungo con la passione per il casquet. Dean nel frattempo, bellissimo come sempre nella sua cintura “Jesus rocks”, mi rimbrottava affettuosamente come un fratello maggiore: “are you ok Waaaandaaaa?”

 

Sono rientrata verso le 11, credendo fossero le 5 del mattino. Ho incontrato il mio coinquilino marocchino, il più amato della casa perché parla poco ma sporca tanto (la descrizione delle persone con cui vivo arriverà prossimamente). Da che abito qui, ci saremo detti ciao un paio di volte a voler esagerare. Ieri, invece:

Lui: ciao!!! Quanto tempo? Che fine hai fatto?

Io: sono sempre stata nella stanza accanto alla tua.

Lui: ma pensa…è tanto che non ti vedo…come va?

Io: bene, ho appena bevuto insieme ai colleghi. Allora, quand’è che tiri fuori il narghilè?

Lui: idea fantastica! Bussami quando vuoi. Tu…”bella ragazza” (in italiano)

Io: merci beaucoup.

 

Per un attimo ci ho pensato. Ma poi mi sono detta che chiudermi in camera con costui, completamente ubriaca, a fumare forse non era una buona idea.

Io, Wendy Toc, ho scelto la carbonara di mezzanotte*.

 

*Senior member (che non scrive quindi cazziatone a lui) saprà a che film mi sto riferendo…

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Una risposta a Gente che mi si farebbe, II

  1. Eva ha detto:

    Ma forse, non sarebbe stato meglio uno yogurt o una tisana???
    Tu mi capisci! A stasera!

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