Grande, roscio e fregnone

 
Ho una maglietta, comprata a Berlino, con scritto "night nurse". L’ho scelta perchè mi sembrava una frase intrigante (Piergiorgio l’ha definita la versione soft di "istruttore di sesso, prima lezione gratis", un must di Ibiza), non sapevo che si sarebbe rivelata profetica.
 
Il mio tenero cuginetto Roberto, tanti ricci rossi e guanciotte paffute, è venuto a Londra. Dopo sole 3 ore di permanenza è scoppiato in un pianto disperato perchè gli mancavano mamma e papà. Mia madre ha pensato bene di consolarlo dicendo "pensa a Wanda che sta sempre sola" e poco ci è mancato che iniziassi a frignare anche io. La sera dopo, ovvero ieri, non ho fatto in tempo a pensare che in fondo è un ometto e che si era ormai adattato al viaggio, quand’ecco che ha iniziato a perdere sangue dal naso (depositandolo tutto sul mio piumone, lo sto ancora lavando), trasformando una pigra serata domenicale nel set di "Profondo Rosso". L’ha presa con grande self control iniziando a urlare che non avrebbe respirato mai più e che la fine era ormai vicina. Cercando di non pensare che sua madre l’aveva affidato alle mie manine, con estrema arguzia mi sono ispirata ad un episodio di "Sex and the City" (sul parallelismo fra gli uomini di Carrie e i miei è in preparazione un altro post) e gli ho ficcato un tampax spezzato in due nelle narici. Ha funzionato meravigliosamente! Per distrarlo, nel frattempo, l’ho intrattenuto raccontandogli la scena di "Un pesce di nome Wanda" in cui a Ken il balbuziente vengono infilate patatine nel naso e una mela in bocca. Sì, oggi la dotta cinematografia si spreca.
 
Ad ogni modo, ho promesso che non avrei parlato ma come al solito non resisto, il finale pulp: estrazione dal suo naso, con perizia da chirurgo, di un grumo enorme di mocciolo e sangue. Che schifo. Mio cugino però ha smesso di piangere e si è tagliato moltissimo. Beata innocenza.
 
Vado a vedere se le lenzuola sono asciutte e mi rifaccio il letto, vorrei dormire prima o poi. Calcolando che ormai lavoro circa 10 ore al giorno e quando torno a casa faccio solo in tempo a dedicarmi alla laundry e alla cucina, ormai la mia somiglianza con Cenerentola è sempre più spiccata. Giorni fa avevo anche le trecce e quando è suonata la sveglia ho nascosto la testa sotto il cuscino, per poi alzarmi scoglionata. Uccelli e topi (di cui faccio volentieri a meno) a parte, ci mancava solo che mi mettessi a cantare "I sogni son desideri" e mi frizionassi il capo con una spugna gialla. Per concludere con l’ultimo film, se proprio devo essere Cinderella, che almeno sia "quella gran culo di Cenerentola", come dice l’amica di Pretty Woman. Gran ballo cercasi, mi accontento, già che son qui, anche dei nipotini di questa vegliarda:
 
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