No Martini, no Party!

 

Se pensavate che al Christmas Party avessi esaurito la mia scorta di figure di merda festaiole e vi eravate depressi per questo, ebbene rallegratevi: la vostra eroina preferita ne ha combinate ancora!!!

 

Era circa un mesetto che scassavo le palle a chiunque mi capitasse a tiro con la storia che mi annoiavo, che volevo integrarmi di più nella Vera Vita Londinese, immergermi negli usi e costumi locali…come al solito, avrei fatto meglio a tacere. Ma, ahimè, ero ignara di ciò che il destino, che ha sempre un occhio benevolo nei miei confronti, mi aveva messo in serbo: il Google Christmas Party!

 

Si preannunciava innocentemente come il tipico festino in un pub, alcool e cibo a scrocco più chiacchierate con quei fighetti di Google senza capire granché, dal momento che parlano tutti inglese (si suppone che anche io conversi in tale idioma, ma questo, come molti altri, è uno dei falsi assunti* su cui si basa la mia carriera e la mia vita londinese in generale, ndr). Io, conscia dell’importanza di fare pr con il re dei motori di ricerca, mi sono messa ben scollacciata e ingioiellata. Ho persino passato lo smalto rosso alle unghie, come impone la moda della vera battona britannica.

 

Insomma, sembrava tutto normale e poi, suddenly, il DISASTRO: complice forse il fatto che avessi all’attivo 2 Peroni (pomeriggio in ufficio), 6 cocktail alla mela, 2 drink tropicali e un numero imprecisato di shottini (rigorosamente a stomaco vuoto perché di mangiare proprio non se ne è parlato), ad un certo punto ho iniziato a sentirmi “lievemente male”. Anna-da Svezia-di Google mi aveva appena abbordata con “raccontami qualcosa di Roma”, argomento di cui normalmente potrei parlare per ore in qualsiasi lingua, ma la mia voce si è affievolita. Credo di aver preso un bel colorito verdastro e mi sono accasciata su un pouf, tirando per la manica chiunque mi passasse accanto supplicando “water”, oppure “coke”, ma soprattutto “food”… Dean, il mio mitico capo che ad ogni party promette di looking after me, mi faceva ciao con la manina e cinguettava frizzante che non c’era cibo ma solo altro alcool. A me sembrava un incubo. Poi mi prendono per il culo quando commento, al loro “vegliare su di me”, un maccheronico in which hands we are.

 

Ad ogni modo, è accaduto quello che cercavo di evitare con la strenua forza del pensiero positivo (che non funziona mai in questi casi): nel bel mezzo del divertimento nonché, purtroppo, della pista per la prima volta la vostra blogstar più amata si è esibita in un Throw Up Show. Ovvero, ho collassato alla grande, mentre una mia collega brasiliana mi reggeva i capelli con femminea prontezza.

 

Sorvoliamo sul fatto che sono riuscita a rimorchiarmi un tizio di Latina dopo questa scena di vomito, non parliamo del mio collega figo (new entry) e di tutto il mio team, nonché dei fighetti di Google, che hanno trovato il fatto simpaticissimo, perché il peggio deve ancora arrivare. Sì, amici miei, c’è un discreto seguito a questa storia!!! Tornata a casa, dopo che un tassista schifato mi aveva tenuta d’occhio durante il viaggio e spillato un sacco di soldi approfittando del mio stato confusionale, ho deciso che qualcuno doveva chiarirmi il fatto che non sarei morta, nonostante tremassi, fossi gelida e la mia testa roteasse come un pallone. Lesta (…) ho installato la scheda telefonica per chiamare l’estero regalatami dalla HSBC – la mia banca è differente – e ho iniziato a comporre i vostri numeri, o amici più cari. Ce ne fosse uno che mi abbia risposto…

La mente della ragazza geniale a quel punto si è chiesta: chi, a quest’ora della notte, non avrà un cazzo da fare ma il telefonino acceso e sarà pronto ad ascoltarmi?

 

And the winner was…sì, proprio lui, The Red Man!!!!!!!!! Il grande ammore della mia vita ha avuto l’onore di ricevere una splendida telefonata delirante e, indovinate un po’, non ha fatto una piega. Ha giudicato normale, essendo un uomo vissuto quasi trentenne (parole sue), assistermi in questo frangente nelle vesti di saggio salvatore.

 

Vorrei spararmi.

 

Consoliamoci pensando ai lati positivi: oggi in ufficio ero la donna del momento, finalmente sono una di loro! Dean ha detto che mi sono pienamente integrata nella cultura inglese e, verso le 5, ha tentato di offrirmi un’altra birra. Si è quasi offeso quando ho rifiutato. Oltretutto, quando io l’ho sfottuto con un “è così che vegli su di me? Ieri ho praticamente rovesciato l’anima” ha risposto “ma come potevo prevedere che dandoti quelle 2 cosine da bere ti saresti sentita male? Italians are crazy!!!”   

May, il mio collega indiano, era rammaricatissimo di essersi perso la scena del throw up e mi ha pregata, la prossima volta, di rimettere addosso a qualcuno (possibilmente che gli stia sulle palle) così ci divertiamo ancora di più. Abbiamo inoltre intavolato una deliziosa discussione sui vari tipi di vomito: io ho osservato che quello da sbornia non è poi così doloroso ma, anzi, liberatorio. Lui ha concordato e ha aggiunto che non c’è niente di meglio di una bella vomitata per riprendersi e poter continuare a bere. Praticamente un flusso ininterrotto di alcool, in cui il vecchio viene espulso per far spazio al nuovo.
 

Last but not least, il mio pancino non è mai stato così piatto! Ho fatto proprio bene ieri sera a tenermi leggera, my diet rocks!

 

Meno male che stanno per arrivare le vacanze, qualcosa mi dice che ne ho bisogno…

 

*i miei falsi assunti reggono comunque benissimo

 

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4 risposte a No Martini, no Party!

  1. valerio ha detto:

    Beh, non hai chiamato me, e la cosa mi lascia vagamente offeso!

  2. Wanda ha detto:

    Madre, perdonooooooooooooooo!!!!!!!!

  3. Eva ha detto:

    AMOREEEE! ma che cazzo fai????:) evviva il gioviale negrone!!! Ci vediamo a capodanno…

  4. Pingback: Don’t touch | Tacchi alti e sampietrini

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