Voulez-vous coucher avec moi (ce soir)?

Rullo di tamburi… Su grande e pressante richiesta (ubriaconi su un prato con le capocce assolate nell’unica giornata londinese annuale con 40 gradi) partono finalmente i post sugli uomini sbagliati, ovvero i miei.

Come sempre e’ la generosita’ che muove i miei intenti, certa di fare un gradito favore all’intero genere femminile puntando sul motto “se li conosci, li eviti”. D’accordo, fuori la verita’: essendo il genere femminile geneticamente portato a NON evitare gli uomini sbagliati ma, ahime’, ad accapigliarsi con le proprie simili pur di cuccarsene uno (o più, nei casi gravi) il mio reale scopo e’ sfogare la rabbia accumulata in una vita di frequentazioni maschili prendendovi sfacciatamente per il culo, o uomini! E, gia’ che siete li’ a leggere, se per caso vi riconosceste in uno degli esempi citati, che dire se non…ops! (Ciglia intente in un candido flap flap) Le barriere linguistiche/sociali/temporali/psicologiche/etc. etc. che ormai ci separano avrebbero dovuto evitare che i vostri occhi cadessero su queste righe e dunque risparmiarvi un po’ di insulti alla sottoscritta, ma se siete qui vuol dire che siete dei geni del crimine, chiaramente ancora pazzi per me e dunque vi meritate il simpatico ludibrio a cui siete stati esposti e si’, pentitevi con convinzione delle vostre colpe. Ovviamente vi auguro ogni bene, eh.

 

Fregandomi soddisfatta le mani, comincero’ con una doverosa premessa (altre ciance senza arrivare al punto, sì) senza la quale sarebbe impossibile capire perche’ alcuni giovincelli siano stati da me bistrattati (seppur con classe, sono sempre una Lady io) mentre altri si siano permessi di essere ommin’e mierda: a una certa ho deciso di darla. Da quando ho iniziato ad infrangere il sogno maschile di avere una fidanzata casta e rompipalle, trasformandomi in un’adorabile, sfrenata dea del sesso (vi ricorda un film questa frase?) sono cominciati i guai. E voi maschi non azzardatevi a negare l’ultima cazzata che ho sparato, altrimenti non si spiegherebbe il perche’ piu’ una donna e’ insopportabile e puritana, piu’ innamorati adoranti si ritrova. Del resto e’ un corollario del famoso (da me inventato, ovvio) “Teorema di Raul Bova”, che accennavo poc’anzi: un fusto bono come il pane, gli cerchi un difetto e non lo trovi, spalle larghe-occhio ceruleo-profilo greco e nessuna che si dichiari pazza d’amore per lui perche’ e’ “noioso, troppo bravo ragazzo”. Prendi invece, che so, Pete Doherty ed ecco uno sciame di grupies a litigarselo con Kate Moss. Che poi Kate Moss non abbia gusto, si sa, basta vedere la sua collezione da TopShop, ma le grupies?

 

Comunque, dopo le necessarie premesse (ciance) per introdurre tale importante serie di post, direi che e’ giunto il momento di passare al primo fortunato della lista, ovvero il Protocalabro n.1. Conobbi questo losco figuro nell’estate dei miei 15 anni, in un ameno paesello dove una mia amica era solita passare le vacanze e, per mia fortuna, invitare la anche la sottoscritta. Dico fortuna perchè il bucolico villaggio era l’equivalente di TopShop all’apertura dei saldi, dove però hai accesso solo tu. Ovvero un parco maschi sterminato, trendy e alla portata delle tue tasche. Prima che pensiate male, anzi per fugare subito i cattivi pensieri che già vi vedo formulare, sappiate che quella del portafoglio era un’ovvia figura metaforica con la quale intendevo che la conquista di questi giovini virgulti richiedeva pochissimo sforzo.

Nel mio caso, un’alzata di sopracciglia. Quella che ho indirizzato alla mia amica per comunicarle “scelgo questo”. Lei l’ha confezionato subito e me lo ha recapitato dritto dritto nella fratta locale, dove il malcapitato sperava appunto di “infrattarsi” e invece si è trovato incastrato in una relazione sentimentale con me. Ovvero, non gliela davo. Anzi, ancora peggio: il PC1 (tanto per seguire il filone di SATC2, vedi post precedente) si è dovuto scontrare contro il terribile “campo minato”. Ancora mi pento di non aver saputo mantenere e perfezionare una tale strategia di seduzione, ad ogni modo mi fregio di dirvi che il campo minato consisteva in un raffinatissimo “petting non petting” dove il mio corpo era idealmente ricoperto di bandierine verdi e rosse e, quando il PC1 provava a palpare una zona rossa, un sonoro ceffone lo riportava prontamente in quella verde. Il poveraccio alla fine è diventato talmente frustrato che ha iniziato a fingere che fosse una figata tastare un polpaccio. Un po’ come dire che i cereali a colazione sono gustosissimi, altro che le focaccine al burro…

Inoltre, invece di mollarmi al volo, costui mi ha confuso con una madonna e ha cominciato a pensare al nostro matrimonio. Esemplifico questa rivelazione scioccante con uno dei dialoghi più significativi:

PC1: Tu…a letto con me…

Io: …

PC1: …non ci…verrebbi…vero?

Io: !!!???

PC1: Scusa, scusa. Ti ho evidentemente offeso con questa domanda spinta.

Io: No…è che…una richiesta così non me l’aveva fatta nessuno ancora…

PC1: Perdono! Tu, creatura innocente, che ne dici di sposarmi?

Io: Eh? Ma quando?

PC1: Mmm…vediamo, sai stirare?

Io: No.

PC1: Imparerai. Bene, deciso.

Alla fine dell’estate me ne sono tornata a Roma e per qualche tempo abbiamo corrisposto via lettera (i tempi in cui non c’era internet!) e via telefono, fisso (i tempi in cui non c’erano i cellulari!) (comunque ho 23 anni, eh). Ci davamo degli appuntamenti precisi per chiamarci a turno e la chiacchierata andava più o meno così:

PC1: Mmm…a casa sei?

Io: Se mi chiami…

PC1: Quindi a casa sei, molto bene.

Io: …

PC1: Anche io sono a casa.

Io: Ah…evvai!

PC1: Mica te ne vai in giro, mmm?

Io: Vado a scuola la mattina, che ne pensi?

PC1: Se proprio devi… Ci sono i ragazzi, a scuola, mmm?

Io: Faccio il liceo classico, dunque i pochi che ci sono sono tutti racchi.

PC1: Bene, molto bene. Sono stato in discoteca ieri e ho visto alcune ragazze…

Io: Ah, e com’erano?

PC1: Tutte bottàne. Mica come te, che a casa sei.

Io: Ah, ecco. Vabbè, mi sa che devo andare a fare i compiti. Ti chiamo io allora, eh?

PC1: Ma veramente vai a fare i compiti? Non è che esci con i ragazzi?

Io: Aridaje… Ma se t’ho detto che nun c’è trippa per gatti qua…

PC1: Mmm…mi fido, eh! Ciao, alla prossima.

Le lettere erano ancora meglio. In una mi ha scritto che “gli era diventato quasi difficile vivere lontano da me”, però nel frattempo se la cavava. Ha aggiunto anche un tocco artistico, disegnando una mano e scrivendo “5 dita ha la mano, 5 lettere ha ‘ti amo’”.

Io, commossa da queste parole d’amore, mi sono ricordata che avevo una cotta non ricambiata per un altro e dunque l’ho mollato, per il suo bene. Dopo una settimana, probabilmente sicuro che “a casa fossi”, ha richiamato:

PC1: Mmm…a casa sei?

Io: Direi di sì.

PC1: Te lo sei trovato il ragazzo,eh?

Io: No.

PC1: Bene, molto bene. Allora l’estate prossima ci riprovo, visto che se non ti sei trovata il ragazzo, significa che vuoi stare ancora con me.

 

Come ben sapete vivo a Londra, potrete dunque immaginare come sia finita.

 

Ah, e “a casa sono”. Ho pensato vi interessasse saperlo.

 

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