Hakuna matata – senza pensieri

 
Dal momento che il Protocalabro n.1 è entrato nei vostri cuori, mi sembra giusto narrarvi le gesta del Protocalabro n.2! Prima che il vostro entusiasmo schizzi però alle stelle, mi duole deludervi dicendo che la serie dei protocalabri si ferma qui, nonostante il proverbio "non c’è due senza tre". Ma consolatevi perchè saranno pure solo un paio, però di altissima levatura perchè il secondo non è certo da meno del suo predecessore.
Creata l’atmosfera, ecco dunque i fatti a suffragio di tali appetitose premesse.
Il PC2 non era un romanticone di sani principi come il PC1, bensì il figo del villaggio con nugoli di donne ai suoi piedi. Che poi questa numerosa folla di fìmmene fosse momentaneamente assente, quando mi trovai a trascorrere un’altra estate nel paesello, è ancora un mistero. Lui comunque ci tenne ad assicurarmi che mi aveva detto proprio culo a trovarlo disponibile. Chi ero io per rifiutare una così ghiotta occasione? Dunque lo accalappiai e, avendo un anno di malizie in più dai tempi del PC1, gli servii la naturale evoluzione del Campo Minato (vedi post precedente), ovvero la Sposa Cadavere. Una sottile metafora per dire che ero davvero entusiasta e collaborativa all’idea di spupazzarmelo. Il nostro, però, essendo il figo del villaggio le provò tutte pur di farmi entrare nel mondo della porcaggine: tramonti sul mare, foreste con cervi, gelati e brioches (tipica delizia del sud)…niente da fare. Un giorno sparò il suo asso nella manica e mi propose di andare in una casa vuota. Un amico compiacente, e probabilmente impietosito, gliel’aveva offerta per una sera e io accettai perchè pioveva. Il giovine virgulto, che ora capirete perchè ho dipinto come poco romantico, mi informò subito del programma della serata: "e mò che siamo qui, ti farò un’offerta che non potrai rrifiutaaaare: o si tromba o soffocone". Io gli tirai un sonoro ceffone, che almeno fa rima, e alla proposta in stile Padrino risposi, forte dei miei studi classici:"Animum debes mutare, non caelum. Quid miraris nihil tibi peregrinationes prodesse, cum te circumferas? Premit te eadem causa quae expulit".* Insomma, un modo raffinato per dire che cambiava la location, ma il risultato era sempre lo stesso. Pur non essendo un amante di Seneca (sì, mi sto sparando la posa) il tipo recepì il no e si accontentò del tristissimo petting col morto poc’anzi descritto. Tentò però un’ultima mossa da leone (il suo segno zodiacale, tra l’altro) estraendo un fazzoletto rosso dal cilindro e drappeggiandolo su di una abat-jour, per creare un’atmosfera piccante. Tempo cinque minuti, si sollevò del fumo… Gli picchiettai su una spalla: "aò, qui qualcosa va a fuoco". Lui: "sì, sono io!". Io: "no, è il fazzoletto".
La mitica serata in casa si concluse dunque con un inedito fuori programma: lui che saltava come un ossesso sul fazzoletto per evitare che si appiccasse un incendio. Poi non si dica che non gli ho salvato la vita, eh.
Alla fine dell’estate ci salutammo, in maniera commovente. Ricordo ancora le sue ultime parole: "dunque, sono andato in bianco…non pensavo!"
 
Credo che vi sarà finalmente chiara la scelta del titolo di questo post.
 
 
*Non basta mutare il cielo, tu devi mutare l’animo. Perchè ti meravigli che gli spostamenti non ti giovino a nulla, se porti in giro te stesso? Ti spinge la stessa causa che ti ha respinto la prima volta".
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