Il buono, il brutto e il cattivo

Non fatevi ingannare dal titolo, il buono qui lo stiamo ancora aspettando. Nel frattempo ho deciso di narrarvi le gesta del brutto e del cattivo, dato che siamo in vena di catartica blog-terapia (e anche di influenza, qualcosa dovrò pur fare oltre a guardarmi tutte le serie di Desperate Housewives e Ugly Betty). Chissà che ciò non serva a liberarsi du’ passato e ad incontrare questo benedetto Mr. BBB*. Carrie Bradshaw, mi fai un baffo!

Dicevamo, il brutto. E’ da chiarire innanzitutto che il poverino non era brutto affatto (il soprannome era soltanto morale), anzi era piuttosto belloccio. Qui stava il problema: sulla carta costui andava bene. Anzi, superato un periodo di rodaggio in cui era freddo come la morte, sembrava incarnare le caratteristiche del fidanzatino modello: carino, intelligente, innamorato, bravo sul lavoro, di supporto, macchinato, buon gusto per i gioielli, ben integrato con i miei amici, suoi amici simpatici, vacanze insieme piacevoli. Dunque, che problema c’era? Non uno, miei cari, ma diversi e ovviamente esilaranti. Gli voglio tuttora molto bene e saremmo stati ottimi amici, se solo non avessi pensato che io e i suoi occhi verdi avremmo potuto essere una splendida coppia. Lo preciso per far sì che non se la prenda, qualora fosse giunto su queste pagine. Tante belle cose, chi-sai-tu! Tornando alle magagne, vi posso dire che aveva un particolare senso dell’umorismo che, raccontato, fa sbellicare ma subìto da fidanzata un pochino meno. Aveva infatti la teoria dell’apprezzamento implicito: “ti vedo bella, ma non te lo dico per spronarti“. A mollarti, risponderei ora io, ma all’epoca ero ancora più fessa e rimanevo a bocca aperta, perplessa, dandogli modo di piazzare degli insulti (“complimenti impliciti”) dall’insolita creatività: “se non avessi il culo saresti pure carina”; “siccome metti male i piedi ti si storcono le gambe”; “non hai un culetto, ma un cul-kilo; non hai un culotto, ma un cul-nove” e così via, in un trionfo di risate (solo sue). E’ arrivato persino a paragonare le pieghe dei miei scaldamuscoli rosa (indossati pioneristicamente ben prima che tornassero di moda!) ad una cacca di mucca appena sfornata.

Una cacca di mucca.

E che dire di come mi abbordò? “Conosco un’altra Wanda. Era una suora e l’ho vista morta. Capito? La prima persona che ho visto MORTA. Che buffo: tu non sei una suora e sei viva”. Sono sicura che i suoi amici ancora ci ridono. Metteteci inoltre che poteva essere freddo come la morte (ops, l’avevo già detto), non amando sbaciucchiare nè abbracciare (quando ci provavo mi piantava gli indici sulle costole, facendomi saltare e donandomi un bel trauma da cui ci ho messo per guarire) e (chi-sai-tu, non leggere!) la nostra intesa sessuale era penosa (ti avevo detto di non leggere) e non faticherete a capire perchè, a una certa, ci siam ritrovati con le lacrime agli occhi a constatare che io mi ero rotta ampiamente le palle. Vi ripeto, è un peccato perchè sarebbe stato un ottimo amico, come ex si comportò benissimo e mi dispiace di non poterci essere in contatto. Rimane solo un sogno che lui fece e mi raccontò: noi quarantenni (ovvero, io ancora con l’aspetto di una fulgida trentenne), lui che va ad un mio concerto di pianoforte e, dopo, mi ferma per una chiacchierata nostalgica. Mi sembra un buon finale. La cosa curiosa è che lo sembrò anche all’epoca, evidentemente sapevamo entrambi come sarebbe andata. Chi-sai-tu, cari saluti ma niente abbracci, vista la storia degli indici…

Veniamo al cattivo. Anche qui, chi-sai-tu (il cattivo stavolta, non il brutto) non te la prendere, sparlo di te con tantissimo affetto. Incominciando dal soprannome, che è “il perfido roscio”. Come avrete capito è proprio lui, il terribile fulvo con cui vi ho ammorbato per anni, la matrice di tutti i mali, l’uomo 0 da cui è stato fatto lo stampino per soggetti come Babe, ad esempio (e speriamo che la serie dei gingermen** si interrompa qui, che davvero non fanno bene alla salute). Il nostro primo incontro fu assai romantico: lui mi strinse la mano e poi fuggì, in preda al cagotto. Chiaramente lui la presentò come “eri così bella che mi sono emozionato troppo e sono dovuto scappare”, ma la verità venne purtroppo a galla (per fortuna, solo quella).

All’inizio era un idillio: guidava la macchina magnificamente, era figo, dolce, baciava da far impazzire ed andavamo d’accordo su tutto. Tempo un mese, si è trasformato da Dr. Jekyll in Mr. Hyde diventando permaloso, ipocondriaco, pigro, tirchio, arrogante ed insofferente. Abbagliata dall’imprinting dei primi giorni, non capivo che non era stato improvvisamente posseduto dagli alieni ma che, ahimè, era caduta la maschera e mi stava mostrando niente meno che il suo vero volto. Una mattina mi telefonò e disse: “Non vengo a pranzo da te. Anzi, ti lascio perchè non mi ami abbastanza: un mese fa hai esitato circa 3 secondi prima di dividere un bucanave Doria con me e, inoltre, da quando hai cambiato casa spendo più in benzina venendoti a trovare, dovendo fare 10 minuti di macchina invece che andare a piedi e la tua indifferenza verso questo gravissimo problema si commenta da sola”. Non capendo se stessi ancora dormendo e nel pieno di un orribile incubo, ho provato a replicare che le sue parole non avevano senso ma lui, pronto, mi spezzò il cuore con un affondo finale: “Sapevo che avresti protestato, ma lasciati dire che è inutile che ti arrampichi sugli specchi”. Mortacci sua! E non è finita qui: mi legò a lui per anni, tornando di tanto in tanto al grido di “mi sei mancata ma non posso rimettermi con te”, facendo leva sulle mie speranze e su sensi di colpa per qualcosa che non avevo mai fatto. Inoltre, notate bene che si premurava sempre di aggiungere “Ci sto provando, ma tu devi dirmi di no” e mi guardava schifato se osavo non obbedire a questi folli ordini manco fossi il peggiore dei puttanoni perché, dimenticavo di aggiungerlo alla lista dei suoi difetti, è anche un grandissimo bigotto. Finchè, un bel giorno, mi stufai anche di lui. Fu allora che ci incontrammo per una splendida cena nel mio ristorante preferito (che ora ha chiuso), io indossavo il mio vestito preferito, la mia borsetta preferita (l’intero outfit era giocato su un bianco e nero assai di classe) ma soprattutto ero magra. In un clima di estrema rilassatezza (alcool) lo insultai a dovere per tutto quello che mi aveva fatto e lui, come da copione, fece ammenda e mi disse: “certo, non deve essere stato facile interagire con una persona così immatura ed arrogante”. Poi è scattata una grandiosa limonata. God bless him. Quasi in dovere di commentare il nostro ennesimo intreccio e palpamento, ad un certo punto esclamò: “Saremo sempre legati”.

Ahia.

Non so perchè abbia unito questi due galantuomini in un solo post, in realtà la loro portata ne avrebbe imposto uno ciascuno. Ma, del resto, condividono lo stesso nome e dunque possono ben figurare insieme. In effetti li ho sempre visti un po’ speculari, un po’ come i Colin Firth e Hugh Grant di Bridget Jones. Ok, dei poveri, perchè il brutto con Colin Firth condivideva giusto l’essere avvocato e il perfido roscio con Hugh Grant la guida sportiva. E io non sono bionda.

E non voglio nè il brutto nè il cattivo, ma un affascinante mix di figaggine e bontà. Vi  ho già detto che il mio vicino somiglia a Colin Firth?*** Varrebbe la pena di bussare con una tazza vuota…

 

*Vedi il post sui propositi dell’anno nuovo…
**Sono biscottini allo zenzero. Ma quanto fa ridere questa battuta?
***Quello vero, ahinoi, è sposato con un’italiana. Buon gusto al nostro, e buon Colin a tutte noi!
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7 risposte a Il buono, il brutto e il cattivo

  1. delia ha detto:

    Amica,finalmente,da una stanza di hotel super lusso di lisbona, posso legere il tuo blog! certo che l’influenza è stata una grande fonte di ispirazione perchè questo post è davvero esilarante!!!! 😉 mia cara,tu hai davvero un super talento x la scrittura!!!! ah, nel frattempo il Buono l’hai trovato?????

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