Memory

All alone in the moonlight…

Iniziamo citando questa bella canzone depressa, che si addice ai cuori spezzati e all’ora tarda in cui scrivo.

Ho tolto l’orso dal letto. L’ho solo appoggiato su una sedia, non riesco a metterlo via perchè, alla fine, l’orso è innocente: ha dormito con me, ha tenuto le sue scarpine pulite e il suo cuoricino ha sempre fatto cinque battiti ogni volta che gli premevo la pancia. E’ il suo donatore che è cattivo, ma l’orso poverino non ne ha colpa.

Nonostante il mio programma intensivo a base di lavoro, bei vestiti, flirt e palestra (ok, facciamo bei vestiti, flirt e palestra), basta una foto di Babe trovata per caso nella memoria della macchina digitale e mi dispero. Una della collezione “bell’addormentato”, ovvero Babe che ronfa fra i cuscini patchwork del mio letto rosa. Una delle mie malate passioni era di immortalare l’infame durante le sue malate passioni: dormire, pavoneggiarsi adagiato sul divano su un fianco a mo’ di antico romano, essere di cattivo umore. E via con broncetti sexy e braccia incrociate, grappoli d’uva e manine che spuntavano dalla trapunta. Quando ho scovato quest’ultimo, tenero ricordo della sua testolina che sbuca dalle coperte mi si è stretto il cuore.

E mi è roso il culo. Ho pensato a quante ore pisolava, mentre io mi alzavo per andare al lavoro. Mentre io mi alzavo per andare al mercato. Mentre io mi alzavo per guardare fuori dalla finestra. Insomma, io mi alzavo e lui dormiva. Io mi vestivo al buio e mi truccavo al bagno con la lucina fioca, per non svegliarlo. Lui mi rivolgeva un ghigno soddisfatto quando, col cappotto e i guanti, mi chinavo per baciarlo prima di uscire. A volte osava aggiungere un “dai, dormo solo per qualche altra ora e poi vado”. E lasciava tutti i vestiti per terra, ma si sentiva tollerante quando, a casa sua, diceva: “ti ho concesso di mettere i tuoi vestiti sulla mia sedia, vedi che so fare compromessi in una relazione”. E seminava pallini neri, dai suoi calzini. E si è dato malato mentre io sfacchinavo per il trasloco, salvo poi mettermi fretta: “allora, è pronta la cena?”

Ecco, manco un momento di sana nostalgia in pace si può avere. Un ricordo edulcorato in cui crogiolarsi. Forse, giusto le lucine blu sulla Southbank, da cui infatti mi tengo alla larga. Che dire, a me un pizzico di ironia, una risata che mi salverà; a voi tutti il testo della canzone in modo che almeno qualcuno, in questo post, esprima un po’ di crepacuore.

Midnight not a sound from the pavement
Has the moon lost her memory?
She is smiling alone
In the lamplight, the withered leaves collect at my feet
And the wind begins to moan

Memory, All alone in the moonlight
I can dream of the old days
Life was beautiful then
I remember the time I knew what happiness was
Let the memory live again

Every streetlamp seems to beat
A fatalistic warning
Someone mutters and the street lamp gutters
And soon
It will be morning

Daylight
I must wait for the sunrise
I must think of a new life
And I mustn’t give in.
When the dawn comes, tonight will be a memory too
And a new day will begin

Burnt out ends of smoky days
The stale cold smell of morning
A streetlamp dies; another night is over
Another day is dawning…

Touch me!
It’s so easy to leave me
All alone with the memory
Of my days in the sun…
If you touch me, you’ll understand what happiness is
Look, a new day has begun.

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