Eros e thanatos

Venerdì 18 Marzo.
Sono ad una riunione di lavoro, immersa in pensieri di morte. Non devo parlare, se non brevemente con la mia capa, dunque ho agio per riflettere su come suicidarmi senza deturpare il mio aspetto. Vanitosa sino alla fine. Altrimenti chi rinviene le mie spoglie sarà costretto a pensare “Guarda che cesso, si è ammazzata per questo”. Mai e poi mai! Dunque, vediamo:
          Un salto nel Tamigi. No, poi divento gonfia e tutta verde. E poi si soffre, per carità.
          Un colpo di pistola. No, il buco è orrendo.
          Veleno. No, contrae i lineamenti in una smorfia di dolore.
Mi sono già stufata: che schifo, non si può. O forse esiste un modo, ma due ragioni fondamentali non me lo consentono: spezzare il cuore ai miei e dare l’estrema soddisfazione a quello stronzo di Babe. Coscienza e orgoglio, miei cari.
Babe. Maledetto il giorno in cui l’ho conosciuto. Maledetta la sua bianca t-shirt aderente che sottolineava i suoi vanesi muscolazzi mentre fumava, a -10° a Gennaio. Maledetto quell’attimo in cui, per coincidenza, io entravo e lui usciva e mi ha aperto la porta di casa sua prima ancora che io bussassi. Non sapevo nemmeno chi fosse. Ci siamo imbattuti, sorpresi, l’uno nell’altra e lui, pronto, ha subito piazzato la marpionata: “Hey, fornisca le sue generalità, prego”. E io, abboccando immediatamente a cotanta malizia, altrettanto pronta ho risposto: “In effetti, sarei una ladra”. E abbiamo sorriso, in quel modo flirtoso e seducente che avrebbe dovuto farmi capire subito che eravamo destinati a scopare. E a riderci su, adagiati sui guanciali, al ricordo di questo fulminante scambio di battute. Decisamente un modo romantico di conoscersi, altro che il cagotto del Roscio. Deve essere stato il romanticismo a rincoglionirmi e a celarmi l’amara verità: il ladro era Babe. Maledetti il romanticismo e i bicipiti. Brutto stronzo, muori. Ve l’avevo detto che ero immersa in pensieri di morte.
Ovviamente non sono seria. Non glielo augurerei mai. Un cagotto inopportuno sì, però.
Ad ogni modo, ora che c’è stato l’intervallo e ho mangiato un tramezzino al salmone, non penso neanche più alla morte. A pancia piena si ragiona meglio, lo diceva anche Virginia Woolf.
Che è morta suicida.
Forse dovrei smetterla con le citazioni e con i post sulla morte. Buon venerdì a tutti!
Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Deliri. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...