Don’t touch

Avrò pure il cuore spezzato, ma non vuol dire che mi manchi la voglia di ciulare. Sarebbe anzi un’ottima medicina per riprendermi ancora più in fretta, tuttavia le occasioni per una bella ragazza, spiritosa e affascinante a cui tutti dicono “vedrai quanti ne trovi” sono quasi più remote dei due leocorni.

Dico “quasi” perché la materia prima (maschi desideranti) ci sarebbe pure, ma essendo io femmina e non vaccona strafatta come le inglesi – mi piace sempre sparlare del popolo che mi ospita e che in realtà adoro – sono ahimè selettiva. E mica chiedo tanto: mi basta solo un po’ di eleganza e di savoir faire. Che, ad esempio, ho descritto ampiamente qui. Ma, incredibile a dirsi, persino i giovincelli roscetti sfacciati sono merce rara e sovente, con un cambio di accento, sono invece alla mercè di viscidoni niente male.

Venerdì ho fatto di tutto per evitare il provolone o, in alternativa, lasciare che mi stupisse con una serata scoppiettante in un posto fighissimo di sua scelta (e a suo carico) dove io mi sarei degnata di fare la mia splendente apparizione. Ovviamente il piano non è riuscito manco per sbaglio: si moriva di freddo, io sono scappata a casa, lui mi ha seguita implorando un segno e, allora, gli ho concesso di portarmi al mio pub di quartiere. Dove, anche se non c’era la birra Moretti, la sincerità è scorsa comunque a fiumi perché gli ho detto chiaro e tondo che non intendo dargliela, visto che: 1) si concia come un uecchio; 2) sarebbe per ripicca nei confronti del mio ex, che solo dopo l’ultima tranvata sto finalmente iniziando ad archiviare; 3) sarebbe per paura della solitudine e a sto punto meglio parlare con le piante. Ho inoltre aggiunto che deve tenere le mani a posto, in particolare quando fa quel gesto di prendermi il mento fra indice e pollice, che mi dà i brividi perché mi ricorda drammaticamente quando a 5 anni lo guardavo sfoggiare da Mirko dei Beehive:

 Tanta chiarezza ha funzionato allo stesso modo dei piani per la serata: è entrata da un orecchio ed è uscita dall’altro. Ha replicato che fortissimamente mi vuole e che se ci fosse un incendio lui mi salverebbe. Metti via quei cerini, per carità mio eroe. Inoltre mi ha prestato il suo maglione commentando: “Se proprio non mi è permesso toccarti, almeno che lo faccia un mio indumento” . Come se non bastassero già il freddo e Mirko a farmi venire i brividi. Per chiudere in bellezza, ha rivelato che ha reperito alcune mie fotografie e che le accosta alle sue per fantasticare su che bella coppia saremmo. Deve aver recepito qualcosa dal mio sguardo perché ha chiesto: “Ti sembro un pervertito, forse?”

Se non altro, quando l’ho congedato stava per salutarmi con il tremendo gesto del mento ma le dita gli si sono bloccate a mezz’aria e, con faccia tragica, si è rassegnato a stringermi la mano e a fuggire nella notte in preda alle giuoie dell’alcool.

Sabato, invece, ho fatto nuovamente di tutto per evitare un altro invito del provolone e questa volta ci sono riuscita. Insomma, two times in a raw sarebbe troppo, persino ai fini del blog. Mi sono imbucata ad un party insieme al garrulo A., io carica di aspettative (trombare) lui carico di preservativi (trombare, ma anche prestarne qualcuno a me, che amico sarebbe sennò). Sapendo però che quando ti aspetti qualcosa non succede mai, ho iniziato ad essere super pessimista e a dichiarare che non ci sarebbe stata trippa per gatti. Pensando poi che partire negativi è il miglior modo per non far avverare le cose (profezia che si auto adempie), sono infine caduta nella paranoia totale non sapendo più che atteggiamento adottare e, come ti sbagli, la festa è stata un disastro completo. Mi sono incollata un sorriso forzato che mi ha tenuto lontani tutti, tranne i marpioni ubriachi che hanno provato a molestarmi e sono stati scacciati. Dopo che un energumeno vestito da mucca, con un guanto di gomma rosa in zona uccello che intendeva rappresentare una mammella, mi ha pestato entrambi i piedi e una bonacciona irlandese ha rovesciato un catino di birra sulla mia stupenda camicia nuova anni ’70 a motivi di fiori e farfalle, con maniche a campana, stile impero con deliziosi bottoncini sulla scollatura, che mi rende fresca, eterea ma soprattutto MAGRA e che ora dovrò lavare a mano in acqua fredda ne ho avuto abbastanza e ho detto ad A. che io e il mio malumore ce ne andavamo a casa. Il mio gaio amico non è stato assolutamente d’accordo e mi ha gettata di peso sulla copia più alta e nerboruta di Pete Doherty, ma non per questo meno viscida, sussurrandomi all’orecchio in modo manco troppo discreto: “Tromba! Tromba! Tromba!”. Il suo brillante intuito gli diceva che il tipo mi gradiva assai. Ovvero, poco prima costui aveva cercato di aprirmi la camicetta appena descrittavi per guardarmi interamente le tette e aveva ricevuto un pronto scappellotto, accompagnato da un “maybe no”. Ma A. era per il maybe yes e non ha sentito ragioni, così ho danzato per un po’ con il laido, imbastendo un minuetto in cui lui si avvicinava e io scappavo, leggiadra e svolazzante come una farfalla (in fin dei conti le macchie di birra non si vedevano e la camicia ha fatto comunque un grande effetto). Quando finalmente anche A. si è reso conto che la situazione collettiva era degenerata e ha deciso che potevamo levare le tende, mi sono elegantemente dileguata senza lasciare numeri di telefono in giro ma A., benedica, ha colpito ancora e ha suggerito al tomo di seguirci per prendersi il mio recapito mimando con le mani delle sinuose curve per sottolineare la mia avvenenza, in caso il Pete Doherty non avesse chiaro perché dovesse battermi il numero. E’ saltato fuori che il bellimbusto lavora per Google, dunque niente niente me lo ritrovo a qualche party come quelli che, ad inizio carriera, mi hanno resa popolare. Mi ha accompagnata comunque alla fermata del bus, sempre provando a palparmi ovviamente. Tanto torcevo il capo per evitare questa pioggia di baci, che nel vetro del gabbiotto in cui eravamo riparati ho quasi visto riflessa l’immagine che vi propongo alla fine del post, per dare un tocco artistico. Mentre fuggivo nel bus mai aspettato così a lungo (o forse sì) il Pete Doherty ha agitato il cappello gridando: “Ti chiamo, eh!”.

 Vai, vai. Peccato che il mio numero finisca con il 7, e non sono sicura di essermi ricordata questo dettaglio, al momento di dartelo…

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8 risposte a Don’t touch

  1. Fra ha detto:

    GENIALE !! Questa roba dovrebbe essere pubblicata SUBITO !
    ps: oggi chiedo a E. se anche lei è una “vaccona strafatta” :)))

  2. WandaToc ha detto:

    Ma grazie! Un parere letterario fa sempre piacere 🙂

    Fossi in te pero’ eviterei di porre quella domanda alla tua bella, se vuoi che te la dia almeno 😉

  3. Super ha detto:

    Ma dopo che gli hai detto che si veste come un uecchio, ti ha prestato il suo maglione??? E che li recupera così i punti?
    Ahahahha… sai che abbinamento con la camicia con le maniche a campana….

    e comunque se la scollatura di queste camicie attira pervertiti e sosia di pete doherty, prova ad uscire la sera con un maglione a collo alto tipo dolcevita, nero magari, che sfina anche, e una gonna fru fru ampia e vaporosa, magari andrà meglio, o almeno avrai finalmente una controprova

  4. WandaToc ha detto:

    Questo look che suggerisci lo vedo adatto solo a Diane Keaton in un film di Woody Allen…e poi scusa, alludi al fatto che vado in giro scollacciata? Non so come tu possa pensarlo, dato che ho scritto chiaramente “deliziosi bottoncini”. Ti informo inoltre che provolon fa il marpione anche quando ho le scarpe da ginnastica, pur precisando che preferisce i tacchi di velluto blu.

    A proposito di piedi e pervertiti, il post sul nostro amico feticista e’ sempre piu’ urgente: ho trovato nei giorni scorsi accessi al blog in seguito a ricerche come “webcam tacchi alti” e “cazzi grandiosi e boni”.

    E, per tornare a provolon, la settimana scorsa mi ha rapita con una moto. Post in stile Jovanotti prima maniera in preparazione!

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