Dimmi che sei la Juve

Il losco figuro di cui sparlerò oggi ha fatto la sua comparsa quando è finita la storia con il Brutto. Dopo aver buttato una considerevole parte della mia giovinezza (per fortuna che ho ancora 23 anni) con quel simpaticone, la nuova ventata di libertà non mi ha visto di certo in lacrime ma mi ha comunicato un solo pensiero: adesso si tromba per bene! Che l’adempimento perfetto di questa aspirazione si sarebbe poi rivelato un’impresa, o forse il tragicomico leitmotiv della mia vita, purtroppo all’epoca non me lo aspettavo. Gonfia di ottimismo, baldanzosa ho sfogliato il carnet  di maschi papabili puntando, ovviamente, su quello meno indicato allo scopo. Innanzitutto il nostro eroe era un milanese e mi stava antipaticissimo in quanto tale. Inoltre l’avevo conosciuto per caso, incauta gli avevo dato i miei contatti internet e mi era stato appresso virtualmente per anni, senza che io mi degnassi di rivederlo dal vivo. Un maniaco. In più si era anche fidanzato, nonostante la sua disponibilità nei miei confronti fosse immutata. Questa serie di circostanze che avrebbero dovuto agire come segnali di pericolo sono state invece, che ve lo dico a fare, manipolate dai miei ormoni impazziti e hanno formato un cocktail appetitosissimo: l’odio per le sue origini si è trasformato in un’intrigante rivalità; il suo stalking è diventato la prova di un’ammirazione costante nel tempo; la ragazza ufficiale ha rappresentato la competizione femminile da vincere. Con codesti pensieri balzani ho iniziato perciò a dare corda al tipo, che dopo essersi sorbettato anni di reazioni tiepidine alle sue avances (“smettila di importunarmi, polentùn!”) si è galvanizzato e si è gettato subito ai miei piedi. Non è una metafora: il nostro era proprio un feticista! Mi ha rivelato la sua ossessione per le femminili estremità e ha richiesto di essere omaggiato con un pacchetto delle mie fotografie più recenti, esprimendo grandi apprezzamenti (è chiaro che, per gentilezza, non mi sono certo fatta pregare nell’invio del materiale) ma anche disappunto per non poter scorgere niente di più di un tallone. Gongolante come non mai per i complimenti a iosa e rincoglionita più del solito dalla voglia di ciulare, ho deciso di assolvere a questo suo cruccio collegandomi su una webcam. Beninteso: con molta classe ed eleganza, il che vuol dire fingendo di essere una donnina timida e riottosa che “per caso” si trovava da quelle parti e a malincuore mostrava qualche lembo di carne (i piedi), vinta dalla carica virile e dall’abilità retorica di questo barbaro uomo del nord. E poi c’è anche da dire che avevo comprato dei sandali bianchi con il tacco a spillo, a listini sottili intrecciati, pagandoli 300 sacchi per indossarli solo una volta – perché scomodissimi  – che in qualche modo dovevo pur utilizzare. Sennò come ammortizzavo il salasso monetario? Come placavo il senso di colpa? Insomma, avete capito. Mi facevano un piedino favoloso e delle gambe affusolate lunghe chilometri, sarebbe stato un delitto non sfoggiarli. Il nostro ha gradito moltissimo e abbiamo dato il via a scenette tipo questa. Essendo però una donna d’azione e non solo una vanesia che si pavoneggia, mi sono stufata presto della cosa e ho concesso al bagiàn un incontro vero: fatti, non pugnette! L’amico è riuscito, in sole tre volte, a rovinare tutto per sempre.

Appuntamento n. 1

Andavo ad un colloquio di lavoro a Mediolanum che ho fallito in pieno perché non ero minimamente interessata alla posizione offerta, quindi completamente impreparata, ma in compenso molto presa dal mio look da donna manager porca: cappottino jeans striminzito, camicia stile impero dall’audace scollatura fintamente coperta da un top, pantaloni neri attillatissimi e tacchi vertiginosi ma camminabili. Per niente demotivata dall’insuccesso professionale, mi sono concentrata sul vero scopo della visita: quello di sfilarmi gli occhiali da sole e sorridere mentre i capelli freschi di piega scintillavano al vento, alla vista del maniaco che si avvicinava cigolante in bicicletta. Dopo aver rischiato un incidente e avermi travolta – per fortuna in senso figurato – di complimenti, il nostro mi ha mostrato un altro dei suoi lati più amabili, ovvero la paranoia. Ha iniziato a fremere dicendo che la donna lo aspettava per pranzo, in cinque minuti dall’altro capo della città, e che ogni istante di ritardo avrebbe aumentato il rischio che i detective assoldati per pedinarlo localizzassero la sua posizione e trasmettessero immagini in alta definizione direttamente sulla mail di lei, mostrando il fidanzato che ciarlava con uno schianto di sconosciuta. “Ma… Ma… La passeggiata romantica fino al Duomo che mi avevi promesso, mano nella mano, e la vista mozzafiato dalle guglie mentre tu mi accarezzi i capelli, acconciati dal parrucchiere e mossi dal vento, e poi con naturalezza appoggi la tua testolina sulla mia, guardando verso lo stesso fulgido orizzonte?” – pigolavo indignata. “Dispiace più a me che a te, credimi” – sparava il fedifrago – “ma non ci posso fare niente. Però almeno una cosa, scusami devo farla”. Mi ha stretta con piglio deciso e baciata. Nemmeno con passione, nonostante il popò di premessa, ho pensato ulteriormente irritata. Tutto fumo e niente arrosto. Il nostro, al contrario, si è compiaciuto molto della sua performance osando pure dire: “Bellissimo, è stato bellissimo” ed è scappato manco avesse le fiamme al culo.

Appuntamento n. 2

L’offesa ricevuta al primo incontro è stata dimenticata subito, in quanto il mendace ha fatto leva sulla mia vanità e la mia triste astinenza sessuale prospettandomi i fuochi d’artificio per quello successivo, che si sarebbe impegnato a programmare per soddisfare ogni mio desiderio. Da brava nata sotto il segno dei Pesci, ho abboccato in pieno e ho alimentato le vampe con una passeggiatina sui sandaletti trasmessa via rete. Ed eccoci dunque, un mese dopo, in quel della Brianza sfrecciare veloci col motorino in camporella. Finalmente giunti sotto una fresca frasca, neanche mi aveva messo la lingua in bocca da due minuti che ha iniziato a guardarsi intorno con aria furtiva, additando ogni vecchietta a spasso col cane o giovinotto che correva in tuta come i possibili investigatori privati che la sua perfida fidanzata gli aveva messo alle calcagna ancora una volta. Del resto quel barboncino aveva un abbaiare troppo ritmico, sarebbe potuto benissimo essere un robot, dovevo capirlo. Si è per fortuna distratto dai suoi deliri alla vista delle mie décolletés estive che, come dice appunto il nome, erano generosamente scollate e mostravano il levigato dorso delle mie estremità inferiori. Cogliendo al volo la potenzialità della faccenda, lesta mi sono liberata delle scarpe e, con nonchalance, sono rimasta “a piedi nudi nel parco”. Non pecco di presunzione dicendo che, per un intero quarto d’ora, sono stata finalmente il centro della sua attenzione. Finché non ha visto un casotto da boscaiolo, posto malauguratamente in cima ad un’alta catasta di legno. “Aiuto! E quello cos’è?” – “Ma che ne so, sarà il gabbiotto anti incendio, o quello per fare bird watching, oppure…” – “Non dire altro: sento che CI SONO DELLE TELECAMERE. Svelta, andiamocene che i filmati non ci mettono niente ad essere recapitati alla mia ragazza. Anzi, non mi stupirei se ci fosse proprio lei lassù, che ci guarda e ora scende per farci un culo così”. Non serve che vi dica come sia finito l’appuntamento numero 2.

Appuntamento n. 3

Il nostro era ormai diventato freddino e difficile, aveva anche interrotto il collegamento virtuale in preda alle sue paranoie. La cosa, ovviamente, invece di farmi desistere mi aveva intestardita ancora di più e gli avevo strappato un terzo incontro, combinato con un altro colloquio di lavoro che è andato uno schifo di nuovo. Che poi, di lì a poco, sia stata invece assunta in quell’ufficio per sperimentare le delizie del mobbing è un’altra storia. Probabilmente da non raccontare su questi frivoli schermi. Tornando a noi, mentre la dolce e comprensiva maestra di seduzione D.P., che saluto sempre affettuosamente, si occupava delle mie valigie, io mi intrattenevo col tomo in uno squallido giardinetto frequentato da pervertiti (uno ce l’avevo accanto) e tossici. Ricordo solo due momenti di quel pomeriggio: “Wow, finalmente vedo i tuoi piedi al naturale, senza smalto” e “Presto, ti accompagno in stazione col motorino che sennò perdi il treno”. La povera D.P. mi ha portato i bagagli in bus fino al binario dell’Eurostar, suggerendomi di godermi almeno la corsa sullo scooter, chiaramente mossa a pietà per la tristezza della situazione in cui mi ero ficcata.

 

Dedurrete, a questo punto, che quando ho detto che l’adultero ha rovinato la nostra bellissima tresca in sole tre mosse sia perché, scesa dal motorino in stazione, l’ho mandato finalmente a cagare. Ebbene no, c’è uno splendido colpo di coda di cui il fedele lettore Piergiorgio aspetta fremente il racconto sul blog, dopo che tante risate vi abbiamo sprecato negli anni a venire. Ero effettivamente inviperita e, fiat lux, iniziavo a capire drammaticamente che mi ero accollata uno stronzo inconcludente, altro che un amante esperto in grado di esaudire tutte le mie fantasie. Ho preso dunque il telefono e mangiato vivo lo smidollato, urlandogli che mi ero rotta ampiamente le palle di lui e che, se proprio voleva mostrarmi che era un Uomo con la U maiuscola, mi doveva prendere una volta per tutte. E, di nuovo, non era una metafora ma una sottile e raffinata allusione. Lui ha cominciato a balbettare: “Ma… Qu-qu-quando? Com-m-m-e-e? D-d-ove?” Con tono generalesco ho mitragliato: “Il giorno x, alle ore x, sarò a casa della mia amica D. P. da sola. Devo tornare per motivi di lavoro e avrò l’intero pomeriggio libero prima di ripartire. Che si fa?” Tanto per chiarire, la cara D.P. non gestiva un luogo di piacere ma era semplicemente solidale con me, in quanto sua consorella fessa che scopacchiava molto meno di lei. La adoro, fossero tutti così aperti. E la ringrazio perché è grazie ai suoi saggi insegnamenti che, seppur di poco, sono migliorata. Ora non perdo più tempo con chi non me lo dà, ma soltanto con gente a cui non voglio darla. E mi sono fatta spezzare il cuore lo stesso, ma almeno prima ho chiavato. Un altro livello proprio. Non ci distraiamo però e torniamo alla memorabile, geniale risposta del milanese: “Ecco, vedi, il fatto è…” – “Stai prendendo tempo, sottospecie di paramecio e ora attacco” – “No! Aspetta! Il fatto è che di mattina devo vedere chi sai tu” – “Voldemort? Che cazzo dici, stronzo?” – “Dai, lo sai… La mia… Quella con cui… Lei… La mia ragazza”. Silenzio. “E beh, ecco… In teoria potrei vederti nel pomeriggio senza problemi, sono libero come l’aria ma… Non posso fare certe cose per più di una volta al giorno”. Aveva 26 anni. La cornetta è caduta pesante sul pavimento, insieme all’ultima fetta di prosciutto che mi foderava gli occhi: stavo svendendo la mia dignità rincorrendo uno che si spacciava per il dio del sesso ma che, a conti fatti, non solo era uno stronzo fedifrago inconcludente ma anche un poderoso complessato paranoico con un solo colpo in canna. A 26 anni. One shot man, continua a chiamarlo Piergiorgio, mentre mi sghignazza in faccia. Sono rinsavita all’istante e non l’ho più cercato. Ogni tanto però mi salta lo status di invisibile dalle chat e il nostro risbuca. Mi dice che sono sempre la più bella, che non mi ha mai dimenticata e che per lui è tutto come prima. Io gli credo, in quanto ogni conversazione, alla quale io non rispondo, inizia cosi: “Ciao amore. Tutto a porno?”

Immaginateli bianchi e senza il laccetto che pende. Eccovi serviti, feticisti che non siete altro.

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11 risposte a Dimmi che sei la Juve

  1. Super ha detto:

    Attendevo con ansia questo racconto. Del resto i requisiti per entrare in un blog civettuolo li aveva tutti: lui, lei, l’altra e una certa piccanteria. A rendere il racconto buono per la trama di un film con lino banfi ed edvige fenech ci pensa la nostra favolosa eroina.
    Lei ama ciacolare la notte sulle chat. Nulla di male, s’intende. Si guarda bene dal cercare in giro fustacchioni, bensì cerca tracce di amori perduti, qua e là.
    Certo, daje e daje qualcuno si intrufola nel suo vagare civettuolo per la rete. E chi sarà mai uno che si dichiara amante del piede femminile?
    C’è un solo modo per scoprirlo! Mostrare le estremità in webcam. Ora, non dite male di lei, che è una porcheria e che non si fa. Del resto dev’essere stato spassoso assai, nonchè un piacevole diversivo ai forum dei palestrati.
    Ora, posto che pescare un deviato in rete ci può stare, i commenti fini espressi sui suoi piedi valgono di gran lunga la pena di correre ogni rischio.
    E’ per questo che l’eroina accetta di incontrare il maniaco in un parco in periferia, all’imbrunire. Tutto ora lascia il lettore con il fiato sospeso…. il buio, il parco, cappuccetto rosso e il lupo cattivo. Si sente persino la musica di hitchcock!!!

    Ma il lettore è ingenuo. In un blog civettuolo non finirebbe mai un racconto noir. La nostra eroina aveva pescato l’unico maniaco sessuale impotente del web. Nonchè paranoico. Il tutto in uno scenario milanese alquanto desolante.

    Che brutta storia, direte. Fuggire a gambe levate e tornare a spulciare mirc la notte.
    Mai sia: altre 3 volte bisogna riprovarci, non sia mai che rischi di perdermi qualche puntata della serie…

    Appurato

    • Cupcake ha detto:

      Vedo che ci stai prendendo gusto, a farmi il controcanto 😉 Se pubblicherò davvero il mio libro mi toccherà darti una parte dei diritti d’autore… Facciamo l’1%, che sono ancora troppo scottata dal binomio uomini+soldi donati. Sai com’è.

      Comunque mi fa piacere che ricordi le mie peregrinazioni in rete, alla ricerca del nostro preferito. Devo però correggerti, perchè quei tempi bui erano già finiti, quando si svolse questa bellissima storia. All’epoca del racconto, il nostro fulvo faceva comodamente parte dei miei contatti emmessenne e, dunque, pfui a mirc e ai forum dei palestrati. Un’era davvero illuminata! Ricordo anche che fu quando lo chiamai e gli dissi ti amo a bruciapelo. Mi sto commuovendo.

      Appurato cosa?

  2. Super ha detto:

    Non ricordo perchè avevo scritto appurato…
    comunque ricordo il tuo racconto della telefonata col ti amo a bruciapelo. Fa il paio con la telefonata che ricevesti in spiaggia quando il tuo promesso sposo ti aveva fatto una sorpresa

    • Cupcake ha detto:

      Oddio fai le corna subito!!! Che cosa mi tiri fuori! Debbo dire che ti divertono proprio le mie (dis)avventure sentimentali, sei un’ottima memoria storica 😉

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