Civetterie

Solo un post per raccontarvi di cosa parlano le donne quando sono in gita fuori porta e di come rimorchiano i gai.

 

Frivolezza n.1: “Galline in fuga”

Tempo fa ho esplorato le campagne inglesi andando con un gruppetto di femmine dell’ufficio a Bath. Già accennavo all’episodio in questa catena di commenti, lasciate che aggiunga qualche dettaglio degno di figurare in un blog civettuolo. Abbiamo ordinato un pacchetto completo delle attrazioni locali, ovvero visita alle terme romane (bellissime, che ve lo dico a fa’), afternoon tea con champagne in un antico palazzo ottocentesco, sessione al centro benessere. Si è trovato anche il tempo di andare al parco a morire di freddo invece di abbronzarci, di comprare stronzate in un negozio pieno di accessori per tortine (io ho acquistato una deliziosa collana con un ciondolo di vetro a forma di cupcake – immaginate questa, ma più stilosa ancora – e un astuccio per il trucco sempre decorato con le tortine. Lo so, sono inquietante) e, infine, di ingozzarci da Mc Donalds rinverdendo trasgressioni adolescenziali rischiando di perdere il treno. Era l’unico ristorante aperto, è così che ti fregano. Sulla via del ritorno, satolle e rincoglionite di stanchezza dopo le tortine e le terme, ci siamo abbandonate a chiacchiere femminee per la gioia degli altri passeggeri. Innanzitutto sono stati sviscerati tutti i possibili pettegolezzi, correnti o presunti, sui colleghi. Chi scopa, scopava o scoperà con chi, chi vorrebbe ma non può, chi può ma non vorrebbe, chi è cornuto o corna facente, chi guadagna un immeritato stipendio, chi è stronzo, quanti chili sono stati presi o persi e da chi, chi si veste meglio. Capirete che ho avuto modo di fornire esempi diretti in molti casi, grazie a Provolon ed al mio innato stile italiano. Ma intendo vantarmi non di questo, bensì di un’altra, geniale perla di saggezza da me condivisa con le altre femmine che ben merita di essere menzionata anche su queste pagine. Si tratta di una raffinata analogia fra temi di estrema rilevanza per uomini e donne. Il mio cervellino da psicologa ci si è sforzato assai, dunque apprezzate quanto sto per narrarvi. Si parlava di complessi, e ho detto la mia: “Avete mai pensato che la cellulite è per le donne quello che per i maschi sono le dimensioni del pene? Insomma: uno ci si ossessiona, ma a conti fatti è solo una competizione interna allo stesso genere e all’altro sesso non importa poi così tanto. Diciamo che, tranne in casi estremi, tutto lo spettro delle ‘normali condizioni’ è in fondo accettato. Dunque sti cazzi dell’idromassaggio e del bagno di vapore e vai con le tortine”. Le femmine hanno applaudito entusiaste, qualcuna più stronza ha conservato un certo criticismo sulle dimensioni del pene, tuttavia. Sono sicura che Piergiorgio potrebbe aggiungere qualcosa al dibattito, o concorda?

 

Frivolezza n.2: “Il codice binario”

Credo di aver già fatto capire che i miei amici gai non hanno alcun problema a scopacchiare in giro. Ci accomuna una certa difficoltà nel trovare l’uomo giusto da sposare ma, mentre la mia attesa è allietata solo da provoloni a cui non la do e da roscetti che casualmente sbaciucchio, quei maledetti almeno trombano alla grande e poi mi sfottono. A parte la facilità con cui approcciano le loro prede (“Ciao, top or bottom?”), ho notato che i loro essemmesse sono estremamente semplici. Basandosi su un codice binario che prevede 1. Presenza di segnale = te lo do; 0. Assenza di segnale = non te lo do, non hanno mai avuto bisogno di sviluppare un sofisticato sistema comunicativo come quello delle femmine, che, specialmente nella versione della “Profumiera” (la dolce D.P. mi ha definita così, giorni fa, che sia un massimo complimento?), adorano cianciare solo per il gusto di farlo e molte volte sprecano un sacco di parole e di attenzioni, ma di darla via non pensano proprio. I maschi eterosessuali si trovano così ad alto rischio di equivoci, quando sono di fronte a roba tipo: “E’ stata una serata davvero carina, a presto!”, “In questo momento non me la sento di avere una storia”, “No che non sono ancora innamorata del mio ex”, “Devo lavarmi i capelli”, “Domattina mi alzo presto”. Tutte queste stronzate possono tranquillamente sottintendere una disponibilità o un netto rifiuto a fare sesso. Ok, forse quella dei capelli è l’unica che propende verso un no, in caso controllate la tempistica. Tornando ai culetti, un giorno il garrulo A.M. mi piomba in casa con la scusa che le biblioteche sono chiuse e che da me è un posto cheto per studiare. Mi domando cosa siano le biblioteche, a questo punto… Ottengo pronta risposta: quegli ambienti pullulano di fighi (mondo ingiusto: proprio quando ho finito l’università!) e lui si distrae a fare bird-watching e, quindi, le mie ciance al confronto sono niente. Oltre a spettegolare con me sul suo argomento preferito, le dimensioni del pene (ero appena tornata da Bath, quindi ero fresca sul tema), A. sottrae comunque tempo al suo studio scambiandosi messaggini con uno che ha accalappiato di recente ma con cui non sa se vuole scopacchiare. Io, nel frattempo, mi faccio la maschera facciale e cucino, come da accordi in silenzio per non disturbarlo.

“C’è questo tizio pazzo di me, sai. In genere mi tormenta con mille messaggi al giorno. Oggi però è tranquillo. Quasi quasi mi faccio vivo io. Aspetta che penso ad una frase geniale per stuzzicare la sua curiosità…”

“…” (Ma non doveva studiare?)

“Fatto! Vuoi sapere che cosa gli ho scritto? Eh? Eh? Vuoi un esempio di raffinata seduzione gaia?”

“Come no. Spara”

“ ‘Qui piove. Da te?’ ”

“Eeeeh? Mi stai dicendo che sei stato dieci minuti a partorire un messaggio sul tempo?”

“Ma sì, non importa cosa si scrive: quello che conta è scrivere”

“Ah, ecco”

Bip bip

“Guarda: ha risposto! Dice ‘Qui pure. Che fai?’ “

“Emozionante. Cosa pensi di rispondergli?”

“Qualcosa di irresistibile, tipo ‘Sto studiando, sono molto preso. E tu?’ “

“Io mi sto annoiando…”

Bip bip

“E’ perché sei una femmina. Ah-haa! Eccolo di nuovo: ‘Da me è vacanza. Sto riposando’ “

“Yawnnn…”

“Ora, il colpo finale: ‘Anche da me è vacanza, infatti le biblioteche sono chiuse’ “

Silenzio per qualche minuto. A. finge di studiare, in realtà cova il telefonino con malcelata ansia. Io friggo le melanzane nella wok per il sugo alla Norma. Comincio a grattare la ricotta affumicata, A. sbotta:

“No, va bene così. Del resto il mio messaggio era conclusivo. Era un po’ come dirgli di non rompere le palle. E poi sono contentissimo che sappia moderarsi e che non sia ossessionato da me. E’ giusto che rispetti i miei spazi, se mi stesse sempre addosso sarei così angosciato che…”

Non resisto e gli faccio credere che sia arrivato un messaggio, semplicemente allungando lo sguardo verso il suo telefonino e sgranando gli occhi con aria significativa. Ci si fionda come un rapace e mi tira dei pomodorini quando capisce che lo sto prendendo per il culo. La pasta alla Norma è venuta buonissima però.

Il gaio A.A., invece, è meno vanesio ma più concreto. Sfotte sempre la sottoscritta e A.M. per la nostra vanità, abbinata ad una certa inconcludenza (mettici pure il carico), però rispetta molto la mia opinione in quanto a consigli sentimentali. Per esempio, giorni fa mi scrive una immeil sulla posta aziendale: “Si è fatto vivo quel tipo che sto puntando, con un messaggione! Ha detto ‘Io mi annoio, e tu?’ Che posso rispondergli, secondo te?”. Ho suggerito un: “Io lavoro e c’è il sole”. Si sono accordati per un appuntamento in quattro e quattr’otto.

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4 risposte a Civetterie

  1. Pingback: Specchio, specchio delle mie brame… | Tacchi alti e sampietrini

  2. ladygattiva ha detto:

    Naturalmente ho capito chi e’ chi e devo dire che mi fa molto ridere…E anche che contro la cellulite si può fare qualcosa, ma invece…hai voglia ad allungapeni svedesi…

  3. Cupcake ha detto:

    Dunque li vendono all’Ikea? Mi chiedo che nome avra’ l’allungapene… 😀

  4. Pingback: Il cane è il miglior amico dell’uomo … | Tacchi alti e sampietrini

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