Colazione da Burberry

E’ proprio quello che pensate: causa morale un po’ a terra, ho dilapidato una piccola fortuna nella sempre verde shopping-terapia.

Sarà circa un mese che covo l’idea di comprarmi un bellissimo cappottino nero che mi faccia sembrare magra, raffinata e misteriosa. Dopo averne esaminati parecchi, ovviamente constato che i miei gusti ricadono su quelli più costosi e che quindi tanto vale puntare alla mecca del soprabito: Burberry! Mi spizzo bene il sito e seleziono due modellini puliti e lineari. Il prezzo neanche ve lo dico che sarebbe volgare. Provo inizialmente con il mitico outlet ma, ahimè, ora che sono magrita non c’è niente di abbastanza striminzito e dunque decido di varcare la soglia del negozio in Knightsbridge. E’ tutto perfetto: ho passato la notte insonne a darmi addosso per quanto sono stata stupida a perdere tempo dietro a chi sapete voi, splende un sole caldo e bellissimo e decido di passare all’azione. Mi spalmo maschera facciale a iosa con la cazzuola per recuperare un aspetto umano, mi agghindo con un delizioso vestitino verde acqua pastello monospalla, stivaletti alla caviglia, orecchini, chignon tenuto da un fermaglio col fiore, chiodo di vera finta pelle ma soprattutto con occhialoni da sole stile diva e così conciata mi reco al tempio del lusso. Già uscita dalla metro si respirano ricchezza sfrenata e botox, io sono decisa a reincarnarmi in Audrey Hepburn e con passo leggiadro mi accosto al negozio di Burberry. Le vetrine scintillano e gli adolescenti anoressici e spocchiosi mi guardano dagli enormi poster pubblicitari. Due omaccioni vigorosi e impeccabili aprono le porte al mio ingresso e segnalano gentilmente che il piano delle donne è di sopra. Non me lo faccio ripetere due volte e sono subito lì: vestiti, borse, cappotti ma soprattutto un mare di trench immersi in un nitore senza pari gridano “comprami, comprami, comprami!” Resisto al richiamo e mi concentro sulla missione cappotto nero da magra, raffinata e misteriosa e ne provo almeno una decina. Non solo il camerino è immenso e con specchi da ogni angolazione, ma la sorpresa più bella è che scopro di portare due taglie di meno. E’ chiaro che questo fa parte di un geniale piano di marketing, una big lie a cui non ci si può che arrendere. Indossando il cappotto nero più attillato e minimalista che si sia mai visto, realizzo infine tutti i miei sogni con il seguente dialogo con la commessa (che, manco a dirlo, è efficiente e non rompipalle):

Io: Pensavo di essere una taglia 10, e invece mi va la 6… (con aria beata e ancora vagamente incredula)

C.: You are TINY (Sorridendo con competenza)

Io sono tiny. Ovvero minuta. Ovvero MAGRA. E’ un investimento per il futuro, mi spronerà a non grassire di nuovo, questo cappotto durerà una vita e lo lascerò in eredità a mia figlia e lei a sua figlia. E tutte le mie discendenti saranno donne di classe, per anni e anni. Calcolando in questo modo, praticamente è quasi regalato. Ingenuamente chiedo se posso tenermi la stampella, ma la commessa precisa (sempre sorridendo) che non solo avrò la stampella ma anche una borsa per vestiti con la zip e la targhetta e una splendida busta con il cavalluccio di Burberry e un fiocco. Quando inserisce lo scontrino in una busta di cartone rilegata, la infila nella splendida busta col fiocco e me la porge, penso che potrei svenire. Ma non svengo e stringo le mie manine sui manici e scendo di sotto, dove i due energumeni mi riaprono la porta e ringraziano per l’acquisto.

Sono magra, con gli occhiali da sole da diva e cammino per Sloane Street con una busta di Burberry, parlando dal mio smartfòn (ho perso l’amatissimo cellulare preistorico durante una danza sfrenata col pischello, tempo fa) con un amico gaio. Sono una taglia sei che passeggia felice per Chelsea e mi è costato solo uno sproposito di denaro.

Molto più chic che andare dall’analista, volete mettere. E concludo il pomeriggio con un concerto di pianoforte sul fiume. Indossando il cappotto nuovo, appena rinfresca e per pavoneggiarmi ovviamente.

Non mi sono mai sentita meno in colpa dopo aver speso uno sproposito di denaro. Del resto, trasformarsi in Audrey Hepburn non ha prezzo.

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5 risposte a Colazione da Burberry

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