Un anello per ghermirmi e nel buio incatenarmi…

Una delle mie vanterie ricorrenti è quella di aver scampato numerosi matrimoni, già alla tenera età di 25 anni.

 

Piergiorgio è diventato padre e non ha tempo di scorrazzare sul blog, per cui nessuno oserà smentirmi. Facciamo allora che ho 21 anni, tiè.

 

Ad ogni modo, preferirei vantarmi di aver impalmato l’uomo giusto ma, nell’attesa, contentiamoci di esser sfuggita a quelli sbagliati. A 21 anni, del resto, si ha ancora tutta la vita davanti.

 

Il primo che scampai è il vostro beniamino Protocalabro n.1, alias il Terrore della Grammatica. Come ricorderete (e cliccare sul link vi aiuterà allo scopo), non avendogliela mai data il poveretto era pazzo di me e mi disse che, una volta io avessi perfezionato la muliebre arte dello stiro et ammiro, lui mi avrebbe tosto sposata. Tanto la casa era già in costruzione.

2012: Io, chiusa in una baita incompiuta (la mafia avrebbe gestito l’appalto, come con la Salerno – Reggio Calabria) fra le montagne dell’Aspromonte, china su una tavola a stirare calzini di 5 figli mentre i covatelli fatti a mano asciugano al sole. E sono incintola del sesto pargolo.

Evitai questo destino rispondendo: “Grazie, ma non ti sposerebbi”.

 

Dalla Calabria Saudita al freddo Nord, non vi sarete mica dimenticati del Lappone? Il tomo, seppur nordico, sempre di maschiliste vedute era, come ci insegna la storia del “chi avrà messo questa idea nella tua testolina”. Se non l’avessi mandato a cagare pronta, costui avrebbe continuato a ronzarmi intorno, a scroccarmi vacanze calabre e alla fine mi avrebbe condotta fra le nevi e impalmata. Se il Marito scampato n.1 non lo impallinava durante le vacanze calabre, certo.

2012: Io, il Lappone, due figli e una dozzina di grizzly alla porta. Lui che fa “pat pat” sulla mia testolina con le moppine che gli foderano le mani.

Brr. E’ l’unico commento che mi viene. Che poi, magari, ‘sto pover’uomo non era neanche così male. Se escludiamo il fatto che era noioso. E i grizzly. E le moppine. No, vabbè, anche questo matrimonio non s’aveva da fare.

 

Pure il terzo marito mancato è una vecchia conoscenza. Signori, parliamo proprio del mitico Brutto. Del resto, ha passato 9 anni di riffa e di raffa con me, vuoi che non saremmo finiti all’altare? Bastava accontentarsi di una pessima vita sessuale e di battutine acide sul mio culo. Tipiche scene da un matrimonio, in effetti.

2012: Io, il Brutto e un anello al mio dito. Fidanzati come Topolino e Minnie, ancora in attesa di vivere insieme. Intorno a noi, gli amici di lui con nidiate di figli che ci metton fretta. Il brutto che tenta di svitarmi i capezzoli (la famosa mossa della “radio”), io che gli dico “Ram Power – uno lo ricordi, uno lo vivi – non si prende qui” e lui che mi cazzia perché rovino “un momento di alto erotismo”. A una certa, per sbaglio, un figlio in arrivo e dunque anche una casa. Raddoppiano il culo (mio) e lo scherno (suo) al suddetto. Mi sparo come Mary Alice in Casalinghe Disperate.

Ma anche no.

Il quarto marito evitato merita un discorso a parte. Cronologicamente si colloca dopo aver chiuso col Brutto e col Milanese, nella grigia parentesi a Milano appunto. Mobbing, solitudine, incoscienza giovanile, frustrazione sessuale ma soprattutto  litri e litri di vodka mi hanno condotta a quest’uomo, che non era neanche stronzo ma semplicemente poco compatibile a me in quanto: troppo interessato al denaro, incosciente, ansioso di figliare, tendente alla sociopatia, avverso al deodorante e all’uso del sapone sotto le ascelle. Amico mio, se ora stai leggendo e mi dai della stronza, sappi che sei uno stalker. Stronza comunque lo sono stata davvero, perché purtroppo ho realizzato presto che non era ammore, ma non riuscivo ad ammetterlo. Mentre raccoglievo le palle necessarie, il nostro mi ha colta di sorpresa e si è presentato con un anello “per aiutarmi ad essere meno confusa”. Ha aiutato. A fuggire a gambe levate. Sono seguiti drammi, stalking, iatture (tiè), pettegolezzi e molte rotture di coglioni. Finché non si è piazzato in una “relazione aperta” su Faccialibro. Dunque lui è un porco e io una stalker. Gli auguro ogni bene comunque, eh. E almeno abbiamo evitato questo:

2012:Io, un marito e un colbacco in Est Europa. Un figlio, un altro in arrivo. Io che rimesto una zuppa alla paprika e panna acida, annegando il mio malumore in una serie di micidiali shottini di vodka alla betulla e al peperoncino.

Ma anche niet.

Cari amici, eccovelo il 2012 reale: io, Londra, cuore un po’ incrinato e palpitante per pischello ma non a pezzi, dignità intatta. Bei vestiti, una casetta tutta mia. Molti sogni, e ancora il proposito di essere 3 B: brava, bella e buona. E di trovare, o meglio, farmi trovare dal Mr 3 B. Mi sembra un 2012 migliore. Voi auguratemi un po’ di culo, che tanto qui in Inghilterra quello grosso piace.

Buon anno!

 

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