Estrogeni

Ieri, domenica, ho avuto l’impulso femmineo di depilarmi dopo il periodo di lutto post cuore spezzato. Tiro fuori il silkepil e faccio tabula rasa ovunque (dolore, sì). Come cerco di rimetterlo nel suo cassetto, scopro che questo non si apre più. Il cassetto, guarda caso, contiene anche tutte le mie mutande. L’indomani ho il corso di disegno (su cui verrà presto scritto un post) fino a sera tardi, dunque dovessi chiamare soccorsi nella forma del mitico Jorge tuttofare (su cui verrà presto scritto un post, e due) se ne parla martedì.

 Due interi giorni di Wanda senza Mutanda, come mi chiamavano alle elementari. Era per dire eh, non che stessi a chiappe all’aria. O che i regazzini lo sapessero. Quando ero molto giovane li schifavo perché mi piacevano vecchi, tipo Clark Gable o il figone di tre classi più avanti. E’ ora che sono ancora giovane che mi piacciono giovini come me. Ma è un argomento fin troppo esplorato. E poi a L.P. andava peggio, perché era chiamata Leonora daccela ancora. Al liceo. Dal nerdone per cui spasimava.

 Schadenfreude 🙂

 Ma torniamo al problema dell’accesso alle mutande e affini. Provo con tutte le mie forze a scardinare il cassetto, niente. Del resto sono una femmina delicata e dunque la mia unica risorsa in questi casi è imprecare quanto più possibile, senza risolvere la situazione. Mentre mi sento sola al mondo, disperata al pensiero di non avere un bruto che viva con me, giunge in mio aiuto il culetto A.M., che voleva comunque scroccarmi una cena e si stava annoiando. Appena arriva, non sapendo quello che lo aspetta, pretende che gli serva un bicchiere del mio vino migliore, invece io prima lo faccio assistere alla mia messa in piega (la scena da isterica viene meglio con qualche bigodino), poi lo schiavizzo ai piedi del letto per sbloccare il cassetto. Dopo mezz’ora di spintoni e urla, in modo che il vicinato creda che io abbia un’intensa vita sessuale, rompe definitivamente il cassetto ma almeno riesce a tirarlo fuori. Scopro di possedere una collezione di micro-perizomi rossi. Alcuni con delle chiavette e lucchettini a forma di cuore che ciondolano dai laccetti, pure. Altri completamente trasparenti. Altri di pizzo. Tutti, comunque, minuscoli e assolutamente inadatti a coprire qualcosa.

 E tutti, ma dico tutti, sono regali di mother.

 Ora, io non li ho mai indossati perché preferisco la biancheria che rivesta entrambe le chiappe, anche se raffinata ovvio. Ma che non ricada qui il segreto della felicità amorosa? Che abbia sbagliato tutto? Che la mamma abbia ancora una volta sempre ragione?

 Madre, ti ho dato retta quando ho scaricato un uomo ma non ce la faccio a portare pure la croce del filo interchiappale. Spero che qualcuno mi ami anche con le culottes.

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