Bafta un poco di zucchero

No, non faccio gli errori di ortografia. Questo titolo è un’altra delle mie frizzantissime freddure, ispirata all’ultimo tomo capitolato per il mio fascino capitolino.

Capitolato e subito rialzatosi, perché da che ho avuto l’idea del post a quando ho iniziato effettivamente a scriverlo il damerino è già bello che sparito.

Il che mi fa pensare: o io sono molto pigra e lenta, o gli uomini che incontro sono troppo veloci.

Di sicuro c’è che qui nun se batte chiodo, per cui tanto vale parlarne che magari avrà un effetto catartico e chissà che la ruota non giri e qualcuno torni a trombarmi.

Tornando al matto di turno… Vi ricordate del mitico contabile con cui tentarono di combinarmi un anno fa, che mi faceva venir voglia di correre a guardare i cartoni animati ogni volta che lo vedevo? Il problema di quando sei sìngol non è essere sìngol, ma quando cercano di piazzarti dei tipi improponibili. Ad ogni modo, la fautrice del nostro incontro (che comunque ringrazio per la perseveranza) ha organizzato di recente una bella cena, dove stavolta però non c’era solo lui ma era pieno de omini, come direbbe Verdone. Io ero preparatissima: avevo studiato ben bene la lista degli invitati su faccialibro, scremando in quest’ordine: belli àsìngol àeterosessuali. Su 30 commensali, me ne rimanevano 3 dopo questa selezione e mi aspettavo che dal vivo potessero pure essere delle sòle (so bòni tutti a mettece la foto profilo ritoccata, su faccialibro*), ma non avendo manco li occhi pe’ piagne ultimamente, me so fiondata.

Che ve lo dico a fa’, una volta arrivata di questi tre moschettieri dell’avvenenza manco l’ombra (più che da Trio Eleganza, la situazione era un po’ più da Trio Monnezza mi sa) ma, come cito sempre quando uso il bagno degli uomini a lavoro, when in need you’re less picky e dunque ho sfoderato il mio sorriso migliore (tanto ero ubriaca, come te sbagli) e mi son lanciata nella conversazione.

O meglio, mi sarei lanciata nella conversazione se ce ne fosse stata una. Essendo i presenti una cricca piuttosto artistica, formata da attori, fotografi, registi e così via, erano tutti alquanto sociopatici. Dopo aver tentato di strappare due parole a un tizio talmente magro visto di fronte ma largo di prospetto che, con la simpatia che sempre mi contraddistingue, fra me e me ho soprannominato “Er Sogliola” e a un altro che pareva la copia ancora più arcigna di Mark Zuckerberg, è sbucato il mitico contabile e io ho pensato bene di cedergli il mio posto a tavola, per migrare verso l’angolo più remoto possibile, prima che mi braccasse.

Ve l’ho detto che sono simpatica da morire. E che erano tutti sociopatici. Inclusa me, ovviamente.

Mi sono ritrovata davanti uno che non era il mio tipo ma dotato di una certa verve, che ha piazzato delle battute piuttosto divertenti ma che, soprattutto, si era messo d’accordo con l’amico accanto perché sfoderasse subito il suo asso nella manica: il simpaticone ha vinto un Bafta. Cliccate qui se desiderate maggiori dettagli, che ho troppe frivolezze di cui parlare per soffermarmi sulle cose serie. Io, che come ho accennato sono la cordialità fatta donna, ho iniziato a prenderlo per il culo e il risultato è stato che abbiamo legato immediatamente e il signorino mi ha chiesto il numero. E’ seguito quello che gli inglesi chiamano the first date, che se non altro mi ha fornito materiale per mettere a tacere le galline dell’ufficio che si impicciano della mia (disastrosa) vita sentimentale.

Hanno taciuto per ben 30 lunghissimi secondi. Un successone.

Il tipo si è rivelato in effetti spiritoso e, a parte ostinarsi ad indossare la colour palette sbagliata (occhi e capelli neri, tzè tzè), mi ha intrattenuta in modo consono in quanto:

          Abbiamo mangiato a sbafo

          Abbiamo sbevazzato alla grande

          Ha rivolto un sacco di allusioni piccanti al mio indirizzo

          Ha riso a tutte le porcate che ho detto io, invece di farmi gli occhiacci come quei bigotti ipocriti degli inglesi (ha origini greche, ecco perché)

          Mi ha fatto un ritratto, vantandosi di essere bravo con la matita

Già fantasticavo sul giorno dopo, sull’ingresso trionfale in ufficio distribuendo copie autografate del bellissimo disegno, eseguito da un artista pazzo di me e vincitore di un Bafta, in cui sono una gran figa e le galline ammutoliscono forever; oppure meglio ancora, io che arrivo velata di modestia, appoggio la borsa sulla scrivania e un foglietto inavvertitamente esce fuori e svolazza per terra, prima che possa raccoglierlo le galline vi si sono già avventate e non mi rimane, con le gote scarlatte, che spiegare che è un mio ritratto, eseguito da un artista pazzo di me e vincitore di un Bafta. Al che, visto che proprio insistono, acconsento ad appenderlo per rallegrare la bacheca, fra una pubblicità e l’altra. Nonno coriandolo passa, nota e stramazza al suolo, roso di gelosia.

Come ho dato un’occhiata al ritratto e ho visto che sembravo un’ottuagenaria, ho capito che con ‘sti sogni di gloria me ce pulivo er culo.

E l’imbrattatele ha anche avuto la faccia di obiettare che non erano rughe ma ombre, che non aveva la gomma con sé, che il disegno sarebbe venuto meglio a casa sua, dove guarda caso non c’era nessuno in quel momento.

E magari aveva anche un pataccone di cristallo blu a forma di cuore da appendermi al collo, come unico indumento, mi aspettavo che dicesse. Per fortuna il mio sguardo della morte l’ha fatto desistere dai suoi loschi propositi.

Ad ogni modo le galline dell’ufficio sanno soltanto che un artista pazzo di me e vincitore di un Bafta mi ha voluta ritrarre a tutti i costi, mentre sorseggiavo un mojito al frutto della passione mollemente adagiata su un divanetto di velluto in un pub. A Portobello Road.

Non vedo perché debba informarle di tutti i dettagli, del resto. Less is more.

Il tomo ha poi peggiorato ulteriormente la situazione non offrendo il pranzo pantagruelico ma: osando fare alla romana con una romana; raccontandomi della sua molesta ex che, come lui conosce una ragazza interessante, sbuca con un tempismo favoloso rovinando tutto; chiedendomi di uscire di nuovo. Per poi sparire nel nulla, una volta strappatomi un altro appuntamento, rovinando tutto a me che volevo giocare a “vediamo se lui mi salta addosso/vediamo se lei mi dà un ceffone”.

 Manco un provolone come si deve, ma insomma!

Ero pronta a chiudere il post al grido di “trombamico non mi vuole più perché gliela do, il greco non mi vuole più perché non gliela do”, quand’ecco che quest’ultimo si fa vivo. Con un sacco di panzane di ordinanza (sento puzza di ex molesta) a cui io, che non sono rancorosa ma che soprattutto non ho un cazzo da fare, ho risposto con uno spiritosissimo “buono a sapersi, mi devi ancora un ritratto dove non sembri un’ottuagenaria”.

E il bello è che davvero non me lo voglio trombare. Non ho davvero niente da fare. Comunque la teoria dei post catartici forse funziona, perché ora che ci penso mi ero scordata di dirvi che, dopo soli 5 anni, si è riproposto il milanese feticista dei piedi. E’ venuto in visita a Londra con chissà quali intenzioni bellicose (anche qui, panzane), ma a me non piaceva più ormai, tant’è che ho persino sfoggiato un pedicure con lo smalto blu puffo che l’avrà inorridito. So’ tempi duri per tutti, mica soffro solo io.

Ad ogni modo, avete visto mai che rispunta anche trombamico, cavalcando quest’onda di “A volte ritornano”. Almeno uno a cui la darei. Pregate per me in coro, da bravi: “salvala tu, dalle ragnatele…”

 

*cantare in stile Guzzanti

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2 risposte a Bafta un poco di zucchero

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