Writing in the rain

Siccome piove e io sono in ufficio con il vuoto intorno (le persone che di solito mi siedono accanto sono tutte fuggite altrove) (ho messo il deodorante), mi sembra l’occasione giusta per lavorare cianciare sul blog.

 

Ho trascorso un’altra splendida settimana di ferie, prima a Stoccolma e poi a Roma. Ovunque, tranne che in the UK, fa caldo col bellissimo sole che sorride.

 

Qui abbiamo zompato la primavera e ora ci apprestiamo a fare lo stesso con l’estate. Solo le due stagioni migliori dell’anno, che volete che sia. Metteteci che non becco una mazza da un bel po’, che gli amici a Londra son la solita storia di migra e ri-emigra e senti che non puoi legarti mai a nessuno, che lavoro con uno che mi ha spezzato il cuore e offeso anche il senso estetico con delle orribili camicie a righe, forse e’ naturale scivolare in nostalgici pensieri su Roma.

 

Mi ricordo che l’insegnante di lettere spiego’, al liceo, che nostalgia vuol dire “dolore del ritorno” in Greco. Non ne soffrivo da mesi, vuoi che Londra mi aveva indurita, vuoi che avevo altri dolori tipo le pene d’ammore o la dieta mentre nel frattempo lavoravo, ma era un po’ che non blateravo su quanto sei bella Roma quann’e’ er tramonto. E invece ora eccomi qui, a desiderare di nuovo di essere li’ con tutti i miei cari, gli amici storici, il cielo stupendo e il gelato sotto casa.

 

Tutte cazzate, che’ se fossi davvero li’ vedrei i miei cari piu’ o meno con la stessa frequenza, mi lamenterei il doppio con gli amici delle mie sfighe amorose e farei una fatica anch’essa doppia per magrire dato il gelato sotto casa.

 

Il cielo de Roma no, quello nun se batte pero’.

 

E poi sarei sottopagata o disoccupata, forse odierei tutti i miei colleghi anche se il numero dei completini gessati sarebbe senza dubbio minore.

 

Tra l’altro ora il nostro ha oltrepassato una nuova frontiera, quella del cruciverba: righe verticali sul pantalone, diagonali sulla cravatta, indossate in contemporanea ovvio. 5 verticale, 7 lettere: “stronzo”, dico io.

 

Converrete con me che cio’ non aiuta a superare l’holiday blues. Ma via, it cannot rain forever (ha appena smesso, in perfetto tempismo con la mia pronta fuga verso la palestra) (si’, lo scrivo per dar l’illusione di essere very fit ma non credeteci: ci vado perche’ hanno implementato un rigidissimo sistema di prenotazioni dove se salti un turno ti cacciano via dal gruppo abbonati a suon di pedate sul grasso culo) e, in piu’, ci sono sempre motivi di rallegramento in questo paese.

 

Ad esempio, scorrendo tutte le immeil arretrate della scorsa settimana, mi colpisce l’occhio questa:

 

“Mattresses / Entrepreneur Coaching with Donald Trump”

 

Praticamente il sito Groupon mi suggerisce di diventare una tigre del materasso. Insieme a Donald Trump.

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