Londres, je t’aime

Ieri ero a cena dai Parents. I Parents abitano vicino a Gwineth Paltrow, Madonna, Jude Law e Sienna Miller, ovvero ad Hampstead Heath. Io adoro quella zona non per i vip, di cui non me ne può fregar di meno, ma per motivi ben più validi: un bellissimo parco e il supermercato Marco Spensierato (Marks&Spencer, lo so è un’altra delle mie formidabili freddure) dove c’è il banco delle delicatessen con gli assaggini gratuiti, e pure buoni, di prosciutto e formaggio.

Assaggini che io ho spazzolato, con la cingomma nascosta in una mano, prima che due grasse adolescenti inglesi malintenzionate con i micropantaloncini facessero lo stesso. Dopo di che ho ripreso a ciancicare la cingomma.

Essere una lady non ha prezzo.

A cena con i Parents è venuto pure Pupillo, che ormai è stato ufficialmente insignito del titolo di mio figlio. Sarà perché gli porto in lavanderia le camicie, mi sa. Comunque essendo io la madre, il figlio non poteva che essere altrettanto intelligente e infatti ha capito subito di aver finalmente conosciuto i suoi nonni.

Che poi questi tre siano i miei unici e assidui lettori, la dice lunga sulla qualità del blog. Ma voi (unici tre lettori e qualcun altro capitato per sbaglio) non preoccupatevi e continuate pure a leggere.

Dopo aver notato che sì, un’analogia possibile era quella dei Macchianera Awards (gli oscar dei blog per chi, essendo finito qui, non fosse proprio uno scafato della blogosfera) in versione un tantino ridotta (io e i miei unici tre lettori, nella stessa stanza), abbiamo preferito quella molto meno sfigata della famiglia e quindi abbiamo fatto prontamente tutte le associazioni necessarie: io madre di Pupillo e figlia dei Parents; Nonno Coriandolo, per via del nome, nonno paterno di Pupillo; suor Morte nonna paterna; resta da stabilire chi sia il figlio di questi due fessi, nonché padre di Pupillo e mio legittimo consorte. Nel frattempo io, per seguire i cliché delle famiglie per bene, penso che mia suocera abbia un senso dello stile esecrabile e mi sono scopata il suocero. Vestito in modo discutibile anche lui, fra l’altro.

Che moglie orribile che sono: una tresca col padre di mio marito! Peggio di Beautiful. Forse è per questo che non mi sono ancora sposata.

Stronzate a parte, il pensiero del giorno è in realtà dedicato a Londra. Il Pupillo si è trasferito da poco e, osservando il mio cucciolo muovere i primi passi nella metropoli tentacolare, rivedo me quando ero appena arrivata: l’eccitazione per le feste aziendali, i tentativi falliti di fare amicizia con gli inglesi, la scoperta di non avere la stessa resistenza all’alcool degli anglosassoni (che forse può spiegare la difficoltà nel farci amicizia), le giuggiole da Google.

Non so Pupillo che cosa si aspetti da Londra, io sognavo libertà, indipendenza, tortine e tanti vestiti nuovi. Sognavo il fiume, le lucine blu e l’ammòre. Proprio nell’ipotesi peggiore, sognavo Prince Harry.

C’è poco da sognare, ora che tutto il mondo ha ammirato certe foto da Las Vegas. O forse c’è molto da sognare, dipende dai punti di vista.

Piergiorgio: sei ancora uno dei miei fedeli lettori? Sento che il tuo contributo su questo tema sarebbe notevole.

A quanto pare ho avuto quello che sognavo, alla fine. Sono libera, indipendente, danarosa quanto basta per comprarmi tutte le tortine e i vestiti bellissimi che voglio. Ho persino dato un nome al mio cappotto, per quanto è figo. Ho avuto il fiume e i baci appassionati sotto le lucine blu. Ma nessuno di quei baci era l’ammòre. Diciamo che ho avuto dei bei calessi, sotto le lucine blu.

Motivo per cui adesso col cazzo che andrei più con un uomo sulla Southbank: sarà pure bella, ma porta una sfiga che via proprio.

Non so pronunciarmi sull’ammòre, la cosa incredibile però è che, appena arrivata a Londra, mi sono data un ottimo consiglio: il segreto sta nel saper vedere. Fra tutte le minchiate che leggo, almeno il mio libro preferito è buono perché capisco ora più che mai quanto sia vero che l’essenziale è invisibile agli occhi e che si vede bene solo col cuore. Il mio libro preferito è Il Piccolo Principe, o Le Petit Prince visto che me lo sono letto anche in francese. Seguito a ruota da Cime tempestose e da Via col Vento. Quando si è romantici lo si è seriamente, eh.

Ad ogni modo, sicuramente io mi sono fatta abbagliare dalle lucine per molti, molti mesi. Non so se ora abbia finalmente imparato a vedere, non so se ci sia questo essenziale da vedere, ma quel che è certo è che sono guarita dai miei falsi fuochi. Me ne sono già vantata tre post fa e ho piazzato abbastanza hyperlinks per oggi, per cui fate voi se volete rinfrescarvi la memoria.

Uomini a parte, Londra ha contribuito a creare un vero grande amore: quello per me stessa. Ne ho ancora di strada da fare, perché per qualche strano motivo mi ostino ad essere di un’insicurezza paurosa, però se non altro ho imparato ad indossare tubini anche se mi sento grassa e a difendere i miei spazi. Sono infatti diventata una bisbetica, intollerante e inospitale donnaccia che impallinerebbe col fucile carico di piombo chiunque bussasse alla soglia di casa senza essere invitato. Sono così gelosa della mia privacy che chiudo le tende della camera da letto appena cala il sole, per paura che con le luci accese mi vedano i vicini.

Forse il fatto che, dalla finestra di fronte, si affaccino degli italiani schiamazzanti  e armati di macchinetta fotografica mi giustifica un tantino. E no, non siamo in un film di Ozpetek dove alla finestra di fronte c’è Raoul Bova. Anche se questi giovanotti importuni sono abbastanza prestanti, debbo dire. Raoul Bova pare che sia ricchione. I film di Ozpetek pullulano di ricchioni, del resto. Prima degli italiani fotografi, c’era lo stalker al computer sempre girato. Ma sto divagando.

Il punto è questo: sono selettiva. E’ vero che vado d’accordo con tutti, che sono logorroica (conteggio parole so far: 1,033), che conosco un sacco di persone ma alla fine i miei amici sono pochi, duraturi (forse perché anche duri di orecchio) e i miei amori sono ancora più esclusivi. Nel senso che, parlando di numeri, me ne basta uno. E’ ovvio che non sia stato facile finora, visto che le mie aspettative sono enormemente alte: non voglio un fidanzato qualunque, non voglio un cretino che mi si accolli, non cerco la sola sicurezza ma nemmeno la sola passione. E rifuggo dall’uomo perfetto: io ne voglio uno assolutamente imperfetto, che però sia perfetto per me.

Devo stare giusto attenta a non impallinarlo col fucile a piombini, dovesse bussare alla mia porta.

Digressione. Mi sovviene il ricordo di uno dei motivi per cui non ha funzionato con quello stronzo di Babe: il pensiero di lui piazzato permanentemente a casa mia mi faceva orrore e mi sentivo soffocare. Poi sì, lui mi ha anche rubato dei soldi e si è accollato ad una rozza con i capelli crespi, il che forse ha dato una mano al destino.

Questo, purtroppo per voi, lungo bilancio è quasi finito (per fortuna per voi). Mi serviva scrivere un po’ di Londra per capire se è ora di andare, o se il mio posto è ancora qui. Quattro anni fa, pensavo che il problema fosse essere sospesa fra Roma e Londra. Ho persino usato la cosa per descrivermi nel profilo Tuitter: “Nata a Roma, adottata da Londra, sospesa da qualche parte nel mezzo: in un aereo sopra Parigi, forse”. Del resto lo sanno tutti che Tuitter è fatto per scrivere stronzate. Però a Parigi ci avevo pensato, ogni tanto, e riprendere a studiare francese è sempre uno dei miei progetti. E’ che Parigi ha meno fascino su di me, rispetto a Londra e Roma. Sicuramente dovrei conoscerla meglio, non ho affatto un’opinione definitiva al momento, ma istintivamente c’è qualcosa che mi attira di meno. Pardonnez-moi, Paris.

Sì, nell’hic et nunc è qui che devo rimanere. In mezzo alle focaccine al burro, ai vestiti vintage e agli scoiattoli. Oddio, visti da vicino gli scoiattoli sembrano topi, facciamo focaccine al burro, vestiti vintage e rose allora. Non ho più molta nostalgia di Roma, è chiaro che non esiste luogo più bello ma, ormai, non desidero più vivere lì se non quando sarò vecchia.

Se mai invecchierò.

Roma corrisponde all’infanzia, all’adolescenza, alla famiglia di origine. Roma è mia madre. Dunque posso tornare ogni tanto, ma il mio posto è altrove.

Londra l’ho chiamata amica per molto tempo, ma forse dovrei ora ammettere che è anche amore. E’ amica perché mi ha attirata così, con frivolezza e divertimento, con i suoi parchi, i musei gratis, i negozi, i mercatini e le tortine. E’ amore perché mi ha sedotta, non si è fatta mai lasciare, mi ha reso e mi rende una persona migliore anche quando mi ha strapazzata con la sua freddezza, durezza e il suo carrierismo spinto.

Messa così, praticamente amo un dandy freddo, duro e in carriera. Che gusti demmerda.

Detto ciò, la conclusione è sempre la stessa: la chick-lit. Se un giorno il talento mi investirà, ma soprattutto lo farà qualche editore pazzo (intendo “investire su di me”, giusto per chiarire), mollerò il lavoro e mi dedicherò a tempo pieno alla mia attività preferita: scrivere minchiate femminili. Le minchiate femminili mi renderanno così ricca che potrò vivere un po’ di qua e un po’ di là e sentirmi finalmente a casa. Del resto, come varie volte ho segnalato, le note biografiche di molte scrittrici di chick-lit recitano più o meno così: “Vive fra Roma e Londra, con il marito, tre figli e un pappagallo di nome Gargantua”.

Resta da capire di cosa scriverò, se mi si placherà l’ansia dei luoghi visto che sarò libera di andare di qua e di là, e se smetterò di lavorare perdendo la mia principale fonte di ispirazione. Rischio di erodere il mio capitale ancor prima di averlo accumulato, ancora prima di aver insegnato a Gargantua qualche parola di senso compiuto come “mortacci tua”. Lo dico perché fa rima, eh.

Non mi rimane che andare al lavoro domani, perciò. E vivere a Londra, per continuare ad arricchire tutte le mie storie finché non saranno pronte per il grande pubblico e per Gargantua.

Nel frattempo, ringrazio i miei fedeli e assidui tre lettori. Con uno, ci vediamo domattina. Con gli altri due, aspettatemi per sparare i biscotti, vi preannuncio che lo farò mentre saltello sulla vostra palla gigante.

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4 risposte a Londres, je t’aime

  1. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

    Ammazza oh, si è data da fare qua eh!
    Altro che logorrea 😀

    Comunque sono sempre più affascinato da quel pupillo, dovrei chiedergli di uscire, sento che mi dirà di sì!

    Mandodeveannà, a Paris?

    Non c’è Londoner più Londoner di Lei, anche perché di Londoners nati a London non se ne vedono.

    Comunque quando verrà introdotta a prince Harry, La prego di ricordarsi di invitare Mr Pepp qualora fosse presente anche Pippa (e non mi riferisco all’amica preferita del Concorrente e del Nonno!).

    • WTV ha detto:

      Ahaha! Per usare lo stile di mother in bullet points: 1) mi dai improvvisamente del lei; 2) logorroica sì ma di intrattenimento, perchè fino alla fine sei arrivato; 3) ovvio che non ci si riferisce a Federica e che le dovute presentazioni saranno fatte 🙂

      • Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

        Dopo un così vasto uso di vocaboli, il Lei è di dovere.

        Comunque qua:
        “Mi serviva scrivere un po’ di Londra per capire se è ora di andare, o se il mio posto è ancora qui.”

        Fa troppo:

        😀

  2. Pingback: Mad men | Tacchi alti e sampietrini

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