Come to the dark side: I’ve got cookies (biscotti ai porci)

Ormai ci ho preso gusto, nel vero senso della parola, con questa storia dei biscotti. Per un motivo principale: mi sono accorta che si rimorchia un botto. Baking is the new walking the dog, lasciate che ve lo dica. Da quando ho deciso di sfogare le frustrazioni sentimental-sessuali sulla pasta frolla le mie quotazioni fra i maschi, che come sapete sono già altine, hanno registrato un’incredibile impennata.

I poveri Parents, che si sorbettano non solo la sessione culinaria ma anche i miei saltelli sulla loro palla gigante, il tutto nell’arco di una giornata intera con sottofondo ininterrotto delle mie ciarle, invece mi sa che fra poco mi daranno in adozione.

Credevo che la castità forzata fosse un problema solo mio, e invece no.

Riprendendo le fila del discorso, questa mossa del portare in ufficio i biscottini fatti in casa si è rivelata una figata pazzesca. A cominciare da nonno, che per la verità poveretto è già abbastanza bombardato da dolciumi e da femmine pazze che se lo litigano (vedere post sulla mitica Guerra delle Tortine), i provoloni che hanno sciamato al mio banco come api sul miele non si contavano. Si sono profusi in numerosi complimenti, l’unico problema è che, forse abbagliati dalla mia bellezza, non hanno identificato pienamente le varie forme in cui i frollini si presentavano:

“Posso avere un cuore?”

“Ma certo, attento a non spezzarlo però”

 

“Posso avere un quadrifoglio?”

“E’ la tua giornata fortunata”

 

“Posso avere un…uhm…una vagina?”

“Una VAGINA???”

“Perché, che forma ha questo biscotto scusa?”

“E’ una FARFALLA”

“Ma cosa c’è scritto sopra? Aspetta: è il tuo nome!”

“…”

 

“Ho saputo che dai delle vagine con sopra scritto il tuo nome, posso averne una?”

“Porco!”

 

Pupillo dice che ho poco da incazzarmi, perché i biscotti avevano un aspetto ambiguo e ognuno era libero di vederci quello che la mente suggeriva.

In pratica, forte della mia laurea in Psicologia, ho somministrato una versione commestibile e al gusto vaniglia del Test di Rorschach.

Ad ogni modo si sa che, quando una donna acquista popolarità fra gli uomini, scatta subito l’invidia e la sfrenata competizione da parte delle altre femmine. Stavolta però la mia capetta Sciaron e l’adorabile Suor Morte non c’entrano, in quanto la rivale in questione altri non è stata che la gasatissima novizia Lady Cocca, così detta per motivi di somiglianza col personaggio disneyano nonché per una certa leccaculaggine.

La nostra ha osservato, con un certo fastidio, il continuo passaggio dei provoloni al mio banco e inoltre gli apprezzamenti di Sciaron, che – come simpaticamente ho spiegato diverse volte – è bella pienotta dunque amante della buona tavola, e non deve aver gradito. Si è presentata il giorno dopo con una montagna di focaccine che però, mi spiace dirlo, non hanno riscosso lo stesso successo delle mie vagine autografate. E’ che lei sedeva tutta imbronciata, per aver comunque perso un giorno di vantaggio, e poi fingeva di non voler farsi pubblicità per contrastare il mio stile aperto, generoso e cordiale ed è andata a finire che, Sciaron a parte (uno dei target principali di Cocca, va detto), non se l’è filata nessuno. Anzi, ero io che, con somma amabilità, segnalavo anche il suo prodotto agli avventori:

“Posso avere una vagina con scritto il tuo nome?”

“Sarebbe una farfalla, ma serviti pure. Ci sono anche i dolcetti di Cocca eh”

“Nah, troppo speziati, sto a posto così”

Lady Cocca sempre più ingrugnita, che ve lo dico a fare. E sì che le ho taciuto i commenti che ho ricevuto via chat:

“Se ci fosse una gara per la ragazza più dolce dell’anno, tu avresti il mio voto”

Oppure:

“Tu sì che sai soddisfare i miei bisogni”

Insomma, per farla breve credo di aver impreziosito le fantasie erotiche di questi fessi e pervertiti maschi inglesi con una nuova immagine: la procace donna italiana, di un solo grembiulino fru fru vestùta, che sleccazza un mattarello. O altro a cui non voglio pensare, non essendo un fesso e pervertito maschio inglese.

Cocca invece, secondo me, il mattarello me lo darebbe volentieri in testa.

Come al solito, concludo dicendo che non è colpa mia. Anzi, non è colpa dei miei biscotti: è che li infornano così.

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11 risposte a Come to the dark side: I’ve got cookies (biscotti ai porci)

  1. Parents ha detto:

    Ma come si permettono di fraintendere la forma di biscotti così perfetti!! E’ del mio sparabiscotti che stiamo parlando, ahò!! 😀 😀 😀 Cmq, fraintesi o no, mi pare che abbiano sortito il loro effetto! 😉

  2. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

    Mi si dice che il biscotto a forma di… “vagina”, sia stato il più gettonato e dunque anche il primo ad essere terminato…

  3. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

    D’altronde si sa, tira più un biscotto a forma di vagina che un carro di buoi.

  4. squirtmarina ha detto:

    favolosi!!!!!!!!

  5. Pingback: Il biscotto della discordia | Tacchi alti e sampietrini

  6. Pingback: L’anno vecchio | Tacchi alti e sampietrini

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