De bello gallico

Ovvero, la storia dello scorso weekend a Parigi in gita aziendale. Pupillo vorrebbe che dicessi che il “bello” era lui, ma i lettori sono tutti troppo colti per non cogliere il latinorum e non sapere che la bellezza, in questo titolo dotto, non c’entra niente.

A parte la mia, ovviamente, in quanto sfoggiavo il favoloso vestito lungo azzurro con spalline di velluto di Rebecca Taylor, pagato uno sproposito anche a saldo ma che ho comprato perché, oltre che fichissimo, sull’etichetta c’era scritto “True Love”. Indossato numero di volte 2 e altrettante portato in lavanderia causa rovesciamento di alcolici. Direi che il ROI dell’abito è ancora decisamente basso, visto che continua a costarmi uno sproposito e ci avessi rimediato una gran chiavata, almeno.

Le mie storie d’amore, in effetti, seguono la stessa dinamica: io che spendo un sacco di soldi e rimedio trombate discutibili. Nome del vestito davvero azzeccato.

Andando con ordine, però, il motivo di questo viaggetto consisteva in una serata di gala con premiazione di vari uffici europei e, per una volta, i grandi capi l’hanno pensata giusta perché è stata organizzata di venerdì così che chi avesse voluto poteva fermarsi per il fine settimana. E io ho voluto, così come Pupillo, Clint, Nonno e altri simpaticoni.

Su Nonno tocca aprire una parentesi. Il fato ha voluto che ci assegnassero posti vicini sull’Eurostar e che questo uicchend capitasse esattamente un anno dopo quello in cui andammo a Parigi insieme, ai tempi della nostra liason. Ai più assidui lettori non sarà stato difficile fare il collegamento con quanto detto qui e capire che era anche l’anniversario dell’ultima chiavata di Nonno. Con me. Una specie di “One Day” dei poveri, diciamo. Che tra l’altro è un libro che doveva prestarmi, essendo uno dei suoi preferiti.

Incredibilmente, c’è qualcuno che se la passa peggio di me in amore, mi sa.

Comunque, io e Nonno abbiamo ricordato assai quei bei momenti, ma siccome ho smesso di dargliela al poveretto non è rimasto che sfogarsi con tante battutine spinte a go-go, che io chiaramente ho incoraggiato alla grande. Mi sono talmente fatta prendere la mano che quasi finivo sulla rive gauche in seguito a delle avances da parte di una sospettatissima saffica, ma alla fine non se ne è fatto nulla. Col disappunto di molti, per cui chiedo venia. Un altro momento spettacolare è stato alla serata di gala, in cui io ho abbinato il Rebecca Taylor ad una minuscola borsetta di perline, dovendo quindi distribuire tutti i miei effetti personali in altre due borse, che sono state gentilmente e spontaneamente carreggiate da Nonno e Clint. Il quale, tra l’altro, mi offriva anche il braccio visto il mio precario equilibrio con il tacchi vertiginosi.

A.M., che come tutti voi è al corrente dei miei trascorsi con questi due galantuomini, ha approvato in pieno la cosa e ha commentato con un: “Eccezionale! E sei riuscita a schiavizzarli senza manco averci dovuto scopare!”

E’ bello, ogni tanto, azzeccarne qualcuna.

Del resto, l’avevo detto che quest’anno miravo a godermi un party natalizio senza l’angoscia di esser stata mollata da un collega che mi ero appena trombata. Come vedete son riuscita a tenere le gambe chiuse.

Al lavoro, ovviamente. Non posso certo azzeccarle tutte.

E’ stato comunque divertentissimo, Parigi era stupenda sotto un sole ghiacciato e Pupillo ha fatto da guida al nostro gruppetto di gran fighi. In più abbiamo mangiato e bevuto tantissimo, dormito pochissimo, ci è scappata persino una sauna e, dettaglio spa a parte, la gita ha ricordato in pieno quelle scolastiche. Senza i bulli però. E la ragazza cool stavolta ero io. In effetti, di gita scolastica questa non aveva proprio nulla.

Detto ciò, vi anticipo che lunedì prossimo riparto alla volta di Milano, per una due giorni di lavoro con Nonno, la nostra capetta Sciaron e un altro nerd. A parte il fatto che Sciaron ha deciso che devo prendere il potere in barba a Nonno e presentare durante la maggior parte del meeting (cosa di cui né io né Nonno siamo contenti), il viaggetto si prospetta interessante perché il cliente è un hotel lussuoso, dovrebbe spettarci una gran magnata ma soprattutto, se riesco a entrarci, mi infilo nel tailleur della laurea che ora mi donerà l’appeal della manager porca e tormento le fantasie di Nonno una volta di più.

Le premesse ci sono, non vi rimane che augurarmi un in bocca al lupo. Io, dal mio canto, rimarrò fedele al mio motto “incrociamo le dita, ma non le gambe”.

Nel caso di Nonno incrocio anche le gambe, non preoccupatevi.

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2 risposte a De bello gallico

  1. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

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