Gufi e saggi consigli

Vi starete senz’altro chiedendo come sia andata a Milano. Vi rispondo subito con due parole: cistite fulminante. A parte questo dettaglio che ha costellato e reso gradevole l’intero viaggio, il resto è stato da paura perché: 1) entravo nel tailleur e facevo la mia porca figura; 2) ero scollacciata ma mai volgare in quanto Sciaron sfoggiava dei minigonnini niente male e mi rendeva casta all’istante; 3) nonostante gli sforzi di Nonno, alla fine sono riuscita a brillare nei meetings grazie alla mia marcia in più, ovvero sapere a memoria tutte le opere d’arte dell’albergo nonché i piatti del menu del ristorante, bar e lounge; 4) mi trovavo nel mio habitat naturale, cioè il lusso sfrenato e le magnate e sbevazzate ininterrotte.

E, in quel tripudio di accappatoi, asciugamani di lino, stampelline di seta foderate, cestelli del ghiaccio, cremine e guanti di crine, mi son sgraffignata solo le pantofoline di spugna, una limetta per le unghie e una penna. Che classe. Sarà che non potevo permettermi oltre, dopo aver commentato simpateticamente “eh, lo fanno, lo fanno” alla manager dell’albergo che mi descriveva le razzie altrui.

Ma torniamo alla cistite. Mi è scoppiata domenica sera, all’alba della partenza (prevista proprio per lunedì all’alba, tra l’altro) e a conseguenza di alcune attività consumate il giovedì precedente. Attività che sono state prontamente indovinate da Nonno, quando il venerdì mattina mi ha visto arrivare con gli stessi vestiti del giorno prima: “Oh hoo, qualcuno non ha dormito a casa ieri!”

Io, che non perdo occasione per punzecchiarlo, ovviamente ho risposto: “Ottima deduzione, Sherlock!” e mi sono attirata tutto il suo gufaggio, dal momento che come ben sapete a lui queste attività sono estranee.

La prossima volta farò meglio a dire che mi si è rotta la lavatrice.

Ritornando sempre alla cistite, causata dal gufaggio di Nonno, dopo due giorni di meetings senza antibiotici ma con il solo ausilio di beveroni al mirtillo rosso e innumerevoli bottigliette d’acqua (che mi hanno consentito di visitare ogni toilette dell’albergo, famoso oltretutto per avere i bagni più grandi della categoria) (quando si soffre, almeno lo si fa con stile) sono arrivata a Londra che stavo per morire. Non mi è rimasto che fiondarmi alla casina delle infermiere che mi vedono in queste occasioni o quando devono sturarmi le orecchie, ovvero al mio meglio. Ecco le domande imbarazzanti che ho dovuto subire, come se essere punita con la cistite non fosse già abbastanza:

Fa uso di droghe leggere?

Chi, io? Si figuri…

Beve?

Solo frullati salutari.

Fuma?

No (e questa è la verità).

E’ attiva sessualmente?

Ho una certa iniziativa, si può dire…

Qui risulta che fra una chiavata e l’altra son passati vari mesi.

Non lo dica a me.

Cambia partner, o è sempre lo stesso?

Sempre lo stesso.

Ahia, su questo non la posso aiutare.

Dunque, anche secondo l’infermiera trombo poco e male. E in più si è burlata di me perché la do a uno soltanto. Del resto le infermiere la sanno lunga: lo dicono le canzoni di De Gregori.

Per la cronaca, l’infermiera che mi sturò le orecchie mi consigliò, dal momento che non potevo bagnarle per 48 ore, di farmi lavare i capelli da un fidanzato. Quando le dissi: “mi sa che faccio prima ad andare dal parrucchiere” commentò che era un ottimo modo per trovarlo, un fidanzato. E specificò: “non il parrucchiere però, che quelli son tutti ricchioni”.

Io dico che la sanità inglese ha decisamente il suo perché. W le infermiere.

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3 risposte a Gufi e saggi consigli

  1. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

    Ma n’do vive st’infermiera? Cioè, il modo più facile di trovare un fidanzato è andare dal parrucchiere?

    A parte Pupillo, quale altro uomo virile va dal ‘parrucchiere’?

  2. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

    E promette bene allora…

    (smirk)

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