Quando il lazo gira a vuoto

Credevo di aver toccato il fondo quando ho cambiato il criterio di scelta dei maschi da “belli o brutti” a “intelligenti o cretini”, col risultato di trombarmi dei cessi che poi tanto geni non sono.

Non avevo previsto che, ahinoi, un giorno mi sarebbero piaciuti pure i vecchi.

I vecchi. Avete sentito bene: a me, la regina delle coguare, ammirata da ragazzini di tutto il mondo, arrivata a colpire persino un meno 12 (roba da raccontare ai nipoti) (o forse no, visto che potrebbe trattarsi di un amico, dei miei nipoti), ora piacciono gli anziani. E manco vegliardi fascinosi, tipo Sciòn Conneri  o Giorg Cluni o Riciard Giir. No: i vecchi che mi pesco sono dei bei cessoni, per citare qualcuno noto a Pupillo, e con dei caratterini niente male.

Il motivo per cui indulgo in queste amare riflessioni è che, recentemente, ho rimorchiato il Mandriano. Costui essendo un giovanotto di anni meno 7, rispetto alla sottoscritta (non che lui lo sappia), che fece la sua apparizione nel nostro ufficio vestito da cowboy di Toy story al famoso party di Natale a tema “cinema” di cui già vi narrai. Nonostante all’epoca fossi invaghita di Nonno (giovane e cesso), notai ugualmente che questo cowboy aveva due spalle larghe così, i capelli biondi e gli occhi cerulei: in parole povere, un gran figo. Non essendo ancora caduta sotto l’incantesimo degli anziani stregoni, provai anche a parlarci ma non andammo più lontano di: “che occhio nero che hai”, “mi hanno menato in un giuoco con la palla”, “yummmm” (bava alla bocca). Oltretutto, il senile figuro che in seguito mi sedusse con l’inganno percepì subito il giovincello come rivale e sentenziò: “c’avrà 20 anni sì e no, e mi hanno detto che è pure coglione”.

Insomma, questo Mandriano sembrava destinato a pascolare altrove e per un anno buono non se ne è più saputo nulla. Quand’ecco che, tempo fa, me lo ritrovo a poche scrivanie di distanza e, vanitosa qual sono, scorgo subito i segni della sua ammirazione: mi apre la porta, sorride, mi fa passare per prima, mi raccoglie il fazzoletto da terra e simili. Essendo vanesia ma anche molto modesta (del resto noi femmine siamo tutta una contraddizione), non ho condiviso con nessuno tali osservazioni, tra l’altro assai lievi e passeggere. Ma il destino beffardo aveva in serbo una provocazione per la nuova me dedita alla gerontofilia e si è servito di Pupillo come strumento principale. Pupillo, da bravo maschio, ovviamente ha una vita facile e piacevole che consiste anche nel bruciare le tappe della socializzazione con gli anglosassoni, a suon di: “giuochiamo a calcetto e poi birra”. Per dire, io ho sperimentato persino il netball e le mie compagne di squadra schizzavano a casa alla velocità della luce dopo ogni incontro, mentre io rimanevo sul campo in un lago di sangue. Giusto per darvi un’idea. Riprendendo le fila del discorso, Pupillo fa amicizia con il Mandriano che, chiotto chiotto, ci invita a sbevazzare un sabato sera e palesa il suo orientamento sessuale (trovando strano l’essere inclusi in un programma di inglesi così rapidamente, io e Pupillo ci chiedevamo se volesse provarci con lui o con me) (entrambi puntavamo me) spupazzandomi per tutto il tempo e anche proponendosi come ospite alla mia tavola, fiducioso nelle abilità culinarie per cui noi italiani siamo rinomati. Dopo il fuoco e fiamme, ovviamente ora tace di nuovo, salvo chiedere a Pupillo informazioni su di me. Del resto, ci ha messo solo un anno a rivolgermi la parola, non mettiamogli fretta.

La morale è che sono molto arrabbiata e sbigottita. Mesi fa avrei fatto carte false per un Mandriano, mentre adesso niente, rimango di ghiaccio come le strade coperte di neve qui fuori. Penso cose assurde come: “è troppo giovane, non so di che parlarci, lavoriamo nello stesso ambiente e mi hanno detto che è pure coglione”. L’idea di montare su la solita pantomima dell’italiana che cucina col grembiule, “e assaggia ‘sta pasta al dente, e sciacqua i piatti dopo averli insaponati, e guarda ‘o Colosseo quant’è bell” mi stanca solo a pensarci. Tutti quei muscoli guizzanti, sprecati. I miei favori, alla cataratta di un vecchio indisponente.

Il mondo va alla rovescia. Io vado alla rovescia. Confidavo in una età matura in stile Anacreonte, un simpatico nonnetto che punta le giovini giovenche, e invece la giovenca in fuga sono io e il povero Mandriano rotea il lazo a vuoto.

Basta, meglio non pensarci o mi verranno le rughe dal dispiacere. Dal momento che non sono saggia, a questo punto non posso permettermi di sembrare vecchia. Devo rimanere fedele all’acqua Lilia: giovane sin da giovane.

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2 risposte a Quando il lazo gira a vuoto

  1. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

  2. Pingback: Bonne Chance | Tacchi alti e sampietrini

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