Bonne Chance

Sarà la laurea cum laude in psicologia, ma ormai è evidente che io uomini normali non ne attiro. Facciamo un bellissimo esercizio di citarne qualcuno, dal mio portfolio, e capiremo perché.

L’amica L.L. ha sempre pensato tutto il male possibile di questi miei bellissimi esercizi. Li trova “poco incoraggianti”. Chissà cosa penserebbe sapendo che ora li faccio addirittura qui sul blog, parlando al plurale oltretutto.

Premessa: per chi si sentisse particolarmente intrigato dall’argomento, ho creato l’utile categoria “I miei ex”. A parte il nobile intento di intrattenervi con tanta simpatia, nutro sempre la speranza che, esaminando il passato, riesca ad azzeccarne qualcuna in futuro. O quanto meno a gestire meglio il presente.

O a diventare ricca e famosa, una volta pubblicato un libro da questo blog di sicuro successo. Il mio mantra è: “Se ce l’ha fatta persino Moccia, perché non dovrebbero le mie cazzate?”.

Partiamo dal Brutto. Il Brutto in realtà era un bell’ometto. Anzi, è un bell’ometto, mica è morto poveraccio. Forse adesso è un tantino agé, ma a giudicare dalle sue foto su faccialibro conserva ancora tutti i capelli, continua ad andare a nuoto e ha sempre gli occhi verdi. Lui, infatti, si definisce “il sosia di Raoul Bova”. Come mai gli appioppai un ben meno glorioso soprannome allora? Per sottolineare le sue brutture interiori, ovviamente, un po’ come nel Ritratto di Dorian Gray. Una fra tutte: non sapeva apprezzare la mia cultura, quando gli spiegavo perché lo chiamavo “Il Brutto”. Che cattive maniere. Il nostro, inoltre, di fondo è una brava persona ma, come fidanzato, era un bel commitment phobic: per anni mi ha tenuta a distanza, non mi ha presentato i suoi amici, i suoi genitori, non si è potuto uscire insieme nel weekend per motivi non ben definiti, mentre invece ha definito benissimo che voleva vedermi “senza impegno”, il che consisteva nel regalarmi performance sessuali pessime. Le peggiori della mia vita.

Non preoccupatevi: i commenti sulla mia, di anormalità, arrivano più tardi. Per ora appuntatevi le caratteristiche del Brutto perché torneranno buone anch’esse nel gran finale di questo articolo.

Tutto sommato deve avermi coglionata, però, sulla somiglianza con Raoul Bova perché con questo soggetto, ridendo e scherzando, ci ho passato ben 9 anni. Ebbene, sì. NOVE ANNI. Per fortuna che sono ancora giovane e non ho buttato al cesso il mio periodo d’oro, per dire. Comunque il Brutto, che partiva malissimo con quella bella premessa della fobia per le relazioni serie, a una certa ha cambiato rotta e, udite udite, mi si è impegnato per… NOVE ANNI, non so se l’ho detto. Le ragioni di tale conversione mistica: l’ho mandato a cagare fidanzandomi con Il Perfido Roscio per un paio di mesi. Capirete dall’epiteto self-explanatory come sia potuta andare con il secondo, senza che ci dilunghiamo troppo. Del resto, stiamo già parlando di qualcosa durato NOVE ANNI e, credetemi, è difficile anche per me. Ad ogni modo, il Brutto mandato a cagare ha avuto tempo, sulla tazza del cesso, di riflettere e, quando il Roscio mi ha fatto il cuore a fettine e io mi sono riproposta come un peperone, mi ha accolta contento. Ovvero, gli ci sono voluti alcuni mesi per stabilire che “stavamo insieme” e altri per introdurmi nel magico mondo dei suoi amici, genitori e hobby, ma per i rimanenti ANNI siamo stati una coppia modello agli occhi altrui.

Io mi volevo suicidare: ero ancora innamorata del Roscio, gli amici del Brutto erano simpatici ma un po’ troppo formali e ci ho messo del tempo per integrarmi, i suoi genitori erano piuttosto antipatici e mi sono sempre stati in culo, il suo hobby principale era cazziarmi e mi è sempre stato in culo.

Ma gli amici dicevano sì, vedrai, è tutto giusto. Su di voi, nemmeno una nuvola.

La cosa più triste, però, non sono le mie sofferenze, ma le sue: in fondo lui ha sempre saputo che ero innamorata di un altro. Del Perfido Roscio. Una volta ci incontrammo, tutti e tre per caso, e loro due si strinsero la mano sprigionando scintille. Il Roscio voleva che mi appartassi con lui, io trascinai il Brutto con me per evitare un bagno di sangue e il poveretto fu mansueto per tutta la sera, guardandomi tristissimo e chiedendomi a cosa stessi pensando a intervalli regolari di 5 minuti circa.

Mansueto un cazzo, in effetti. Tipica persistenza da Toro.

Ma gli amici dicevano sì, vedrai, è tutto giusto. Su di voi, l’amore è una favola.

Passiamo ai prossimi uomini nella lista. Più succintamente, perché è il Brutto che ci interessa oggi (ci?), come verrà svelato in seguito (sentite anche voi un’emozionante suspense?). Dopo il Brutto, mi ero ripromessa di non cascarci mai più con un commitment phobic ed ecco che, infatti, mi becco Babe.

Babe era vagamente commitment phobic, ma questo tratto caratteriale gli durò pochissimo perché quello dominante era il suo fortissimo NPD: il narcisismo (Narcissistic Personality Disorder). Io, che mi ostino ad usare il blog come alternativa aggratis alla psicoterapia, ci scherzavo su e sfotticchiavo la sua vanità, ma come disse il becchino di Bianco, Rosso e Verdone non c’era proprio niente da ridere perché, alla fine, il conto l’ho pagato con il mio cuore e anche con il portafoglio, a voler essere precisi. Il mariuolo, infatti, per due anni (se non altro abbiamo migliorato le tempistiche) mi ha scassato i cosiddetti con i suoi attacchi di panico, la sua gelosia, il suo guardarsi in ogni specchio, il suo voler piacere a tutti, i suoi lamenti sul padre severo, la sua fobia dell’aereo e ha ritenuto opportuno, prima di lasciarmi, rubarmi un po’ di soldi tanto per chiudere i conti. La mia ragazza è differente, diceva. Forse ha pensato che non bastassero le cene offerte da me o i miei generosi regali a compensarlo delle sue discrete prestazioni sessuali (se non altro abbiamo migliorato anche questo lato). Vallo a sapere, cosa passava per la mente di quel gigolò della Bilancia. Gli ultimi soldi, comunque, li ho faticosamente avuti indietro e ci ho comprato le Louboutin, come sapete bene.

Calzando queste scarpe di vernice nera, tacco a stiletto, tanto belle quanto scomode mi sono ripromessa di non cascarci più con uno scroccone narcisista ed ecco che, infatti, mi becco Nonno.

Nonno è un narciso pieno di sé, essendo del Leone, ma il suo profilo clinico è dominato da un altro disturbo mentale: la frustrazione sessuale. Debbo dire che rappresenta una novità, nel mio portfolio, e mi sento di sperare che sia un caso isolato. Famo un paio di corna a buon rendere. Comunque, Nonno è uscito dal mio cuore ma ancora ci regala dei bei momenti sul blog, essendosi fatto mollare da me per fidanzarsi con Suor Morte, detta così perché è una fanatica religiosa che non gliela dà e il poveretto è costretto a sedere accanto all’ultima donna che, invece, aveva fatto quest’opera buona, più di un anno fa: me. La vita è ricca di ironia, quando ci si mette.

Facendo un bilancio, Nonno vivrà pure il sesso come una porcheria peccaminosa e le conseguenze di questa bigotta visione hanno ferito più lui di me, a ben vedere, ma se non altro non è uno scroccone e nemmeno commitment phobic. Sogna famiglia e matrimonio e non ha problemi a tirare fuori il portafoglio, essendo del Leone. A volte lo lascia sulla mia scrivania, vi dirò.

Questo messaggio subliminale non depone bene, ora che ci penso.

Eccoci giunti alla fine del post. Padre, se legge, potrà tirare un sospiro di sollievo. Nonostante avessi giurato e spergiurato di non cascarci mai più con commitment phobics e narcisi, forse la rinfrescante avventura con Nonno frustrato sessuale è stata troppo deviante dai miei schemi malati e dunque mi son tuffata verso disturbi di personalità che, evidentemente, mi si addicono di più e mi sono più familiari, pescandomi un narciso e commitment phobic d.o.c..

 O “cazzaro doc”, ma questo è un epiteto che gli do quando sono di buon umore. Il losco figuro a cui alludo, che non vi sarà difficile identificare nelle puntate precedenti del blog, è indubbiamente un pessimo affare: è uecchio, si è palesato dal giorno 0 come commitment phobic e, conoscendolo meglio, si scopre come sia anche narciso perché si vanta di continuo dei suoi successi e spende cifre spropositate in abbigliamento e complementi d’arredo di design; inoltre è sospettoso, geloso, snob, rancoroso e probabilmente vendicativo. Del resto è dello Scorpione. Mi ha agganciata diventando prima mio amico, così che io potessi mostrarmi per quella che sono, ovvero una simpatica logorroica masochista con tendenze narcisiste, seri problemi di autostima e una certa paura, anche se non forte come la sua, delle relazioni serie attribuibile al fallito matrimonio dei miei, fallito matrimonio che mother non manca mai di menzionare in ogni conversazione via email, telefono o vis-à-vis.

Del resto io sono dei Pesci. E con il masochismo e l’ingenuità tipici del segno ho abboccato in pieno e ora, come da copione, eccomi qui nel caos a ciarlare. E’ evidente che sto ancora seguendo dei meccanismi sbagliati e che mi servirebbe un altro analista, a parte il blog, ma continuo a credere che con le mie ciarle e due risate me la caverò. Fortunati voi lettori.

 Il nostro non è una persona cattiva, sicuramente non è uno scroccone (anche se, a suo dire, deve ancora ricambiare una sontuosa cena offerta da me) e il mio famoso istinto infallibile mi dice che gli importa di me. Sa essere simpatico, gentile e si diverte molto a farsi intrattenere dai miei frizzanti racconti, lasciando fluire la mia logorrea dando giusto, qua e là, qualche commento acuto e spiritoso. Abbiamo gusti estetici molto simili, si preoccupa se sto male, mi apprezza per quella che sono ma la cosa più incredibile è che è riuscito ad andare d’accordo con mother. Impresa in cui, finora, avevano avuto successo solo i gay.

Che io l’abbia creduto gay per vari mesi, è una singolare coincidenza.

Tutto ciò è molto carino, direbbe Pupillo, ma ci sono i “ma”. Molti “ma”. Essendo un commitment phobic come si deve, mi tratta malissimo: sono la sua ultima priorità, lavora anche 24 ore al giorno se ha deciso di non vedermi, è capace di non sbucare per giorni (non che io non faccia altrettanto) e fa una discreta quantità di promesse grandiose che poi non mantiene. Ovviamente non ho mai visto i suoi amici, e suonandomi male la cosa anche ai tempi in cui non eravamo orizzontali gli ho chiesto perché. Risposta: “voglio tenerti tutta per me”. Non abbiamo mai trascorso un weekend insieme, credo gli verrebbe un infarto altrimenti. Del resto è vecchio. I suoi non me li avrebbe presentati nemmeno sotto tortura, ma per sua sfortuna li ho incontrati per caso, sempre ai tempi della non orizzontalità, e gli è toccato aderire alle regole del galateo. Due persone amabilissime, da quanto ho potuto vedere. Il padre, secondo i suoi racconti, è l’alter ego maschile di mother.

Anche questa suona come una singolare coincidenza.

Gli amici, in questa situazione, dicono no, vedrai, è tutto sbagliato. Per me pure è difficile dire su di noi nemmeno una nuvola. Sono oltretutto indispettita al massimo per il dover fare riferimenti alle canzoni di Pupo. O a episodi di Secsendesiti:

“Perché sei in analisi?”

“Dopo aver fatto sesso con una donna, scappo. E tu?”

“Scelgo gli uomini sbagliati”

Insomma: almeno quella gran nasca di Carrie aveva incontrato Jon Bon Jovi. E aveva anche infinite paia di scarpe. Io ho solo le Louboutin, comprate nel tragico modo in cui vi ho detto.

Non voglio la luna. Non voglio fare del romance se non ce ne è motivo. Non voglio un fidanzato tanto per averlo. Non voglio nemmeno mettere un cappio al collo del losco figuro, figuriamoci, tra l’altro ho già spiegato che non sono un cowboy ma una giovenca, non avrebbe senso se lo facessi. Vorrei solo però che il vecchio borioso mi desse né più e né meno di quello che gli do io. Dopo di che si vedrebbe.

E, per chi di voi ha un’indole piccante e si domandi cosa sia questa cosa che gli do io e che voglio da lui, ve lo dico subito: è semplicemente una chance.

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4 risposte a Bonne Chance

  1. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

    Se vabbè, alla citazione di Pupo è scattato un applauso.

    Certo che poi “su di noi nemmeno una nuvola”.. ok che è in senso figurato, ma a Londra? Stona un po’.

    Però alla citazione di Fiordaliso no, mi sono dovuto fermare. Troppi tuffi al cuore. Troppa arte mascherata da simpatici refrain.

    Ah, tra l’altro, Bon Jovi ad Hyde Park il 5 luglio. E’ vero che è vecchiotto ormai, però non è da buttà ancora, no?

    • Cupcake ha detto:

      Lo so, è un blog che sprizza cultura da tutti i pixel questo. Riferimenti musicali che manco nei libri di Nick Hornby.
      Ma non colgo la citazione di Fiordaliso: se l’ho fatta, era non intenzionale, dov’è?
      Jon Bon Jovi = il sorriso più affascinante degli anni ’90. Certo che andiamo! Qua nun se butta niente, tanto vecchio per vecchio ormai…

      • Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

        “Un giradischi rotto, che funzioni però quando sono giù un po’, nanana”

      • Cupcake ha detto:

        Che bei calzoni rigati… Sarebbero da raccomandare a qualcuno di nostra conoscenza.

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