Fiat Trench

Chi l’avrebbe detto che l’Epopea dei Cappotti si sarebbe conclusa bene. Quando ormai avevo perso tutte le speranze e mi rassegnavo a campare con le mie poche cosucce di Burberry (solamente un cappotto nero di cachemire alias Colin, un trench beige, una pochette scamosciata con le frange, un paio di decolleté a punta, una camicia, una maglietta, una sciarpa di cachemire e un paio di paraorecchie, sempre di cachemire), ecco che spunta l’amico Fritz sorprendendomi con una proposta assolutamente non da lui: “Ho qualche giorno di vacanza e li utilizzerei volentieri portandoti a fare shopping di cappotti”.

La mia prima reazione è stata: questo mi piglia per il culo come al suo solito. Lui però ha reiterato la serietà delle sue intenzioni aggiungendo: “Devo portarti. Altrimenti ho la vocina che mi sgrida costantemente. Ah ah”.

La vocina ha, dopo qualche tentennamento (finto), detto sì. Mi son recata a casa di Fritz, che vive vicino all’outlet, e abbiamo trascorso la serata pre-cappotti nel nostro stile consueto: vino, canne, vanterie lavorative (sue), vanterie sugli ammiratori (mie), lamentele (sue), sfottò (miei). Mi ha augurato la buonanotte dicendomi: “Non farti troppe aspettative che domani magari non trovi niente”.

Io invece mi sono svegliata allegra come una pasqua e con un’unica mira: beccare il bellissimo trench di seta nera di cui parlo dai tempi dalla svendita aziendale in cui Fritz avrebbe dovuto combattere contro sciami di donne infuriate per procurarmi cappotti. Avevo espresso il mio lieve interesse per l’oggetto in questi termini:

se lo trovi ti prego agguantalo subito perché lo indosserò ogni giorno della mia vita

Lui, come ben sapete, aveva pensato a rifarsi il guardaroba senza curarsi minimamente del mio. Anzi, ancora più a sfregio aveva osato riferirmi di aver sollevato un cappotto dal mucchio e che, mentre lo rigirava per controllare la taglia, una stronzetta gliel’aveva sfilato di mano e lui, basito e sdegnato, aveva replicato:

“vabbuò, prendilo pure”

I miei insulti non si sono contati. Per fortuna che poi ha sentito la vocina e si è deciso a farmi da personal shopper. Proseguendo col racconto, arriviamo all’outlet e Fritz subito mi fa fermare sulla soglia perché decide di accendersi una sigaretta in quel momento. Io dico che la sua scortesia non mi tocca, che posso tranquillamente aspettare e in un lampo sono già dentro. Come metto piede nel santuario, ecco che il trench di seta nera si palesa oscurando dal mio campo visivo tutto il resto, incluso Fritz che è entrato anche lui, sghignazzando. Mi deve dare uno strattone perché io esca dalla trance da trench e in tre minuti scarsi io: tiro Fritz per la manica, lo trascino di fronte al manichino, mi volto e sparisco dentro una fila di cappotti, identifico subito il trench di seta nera e lo agguanto. Fritz mi raggiunge e nota che ce ne è soltanto uno. E quell’unico trench è esattamente della mia taglia. Lo provo e persino lui non ha da criticare, ma addirittura sorride.

E’ mio.

Il trench di seta nera, il bellissimo trench di seta nera chiamato Oscar (fratello ricchione e dandy di Colin) è mio. Trovo anche un paio di occhiali da sole tondi che Fritz dice si intonano al colore dei miei capelli e degli occhi e io, come Rossella O’ Hara, faccio una giravolta e chiedo:

“sono carina?”

No, in realtà ho fatto una giravolta e ho domandato:

“sembro incredibilmente affascinante, misteriosa e anche un po’ pericolosa?”

Fritz mi guarda come se fossi una pupazza da legare e si dilegua per telefonare al suo capo, che in viaggio d’affari oltre oceano è perso senza di lui:

“più vado avanti, più mi rendo conto che ne so più di chiunque altro al mondo, ma com’è?”

Del resto anche Pupillo gli ha scritto su Linchedìn: “Bravissimo!”

Io, per quanto mi riguarda, l’ho complimentato solo per aver finalmente pulito il bagno per quella che credo fosse stata la prima volta. Anche qui, aveva sentito la vocina. Inutile dire che, invece di glissare mortificato per non essersi mai dedicato a tale attività regolarmente, si è vantato per ore e me l’ha mostrato come ho messo piede in casa sua. Torniamo a parlare di cappotti, va.

Dopo un tempo interminabile in cui Fritz risolve drammi di portata internazionale e io setaccio il negozio, il nostro torna, setaccia anche lui e andiamo alla cassa io con Oscar e gli occhiali da sole da diva, lui con un paio di mutande rosse troppo grandi. Paga tutto lui e questo, anche se provvisoriamente visto che (mutande escluse) gli restituirò i soldi, mi rende molto felice.

Una volta fuori mi incupisco però, vuoi che è finita la mia giornata di vacanza, vuoi per altri motivi. A Fritz dico che sono solo stanca e lo lascio al suo adorato lavoro, salutandoci in un perfetto cliché: donna lunatica e uomo workaholic.

Tornata a casa penso che non ho ragione di incupirmi. Non quando sembro affascinante, misteriosa e anche un po’ pericolosa. E, vi dirò, in fin dei conti aveva ragione Fritz, quando ha detto che mi ha portata lì al momento giusto, in cui al primo colpo ho trovato l’unico trench di seta nera, della mia taglia. La vocina non lo ammetterà mai, ma è valsa la pena aspettare. Specialmente perché ora lo specchio riflette questo:

Oscar

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5 risposte a Fiat Trench

  1. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

    Fritz mi ricorda qualcuno:

    E non è il pelato Bruce.

    P.S. Addirittura le foto?

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