Voglia de lavora’

Saltame addosso, che se me piji me sposto. Così recita un antico adagio capitolino, fedele caposaldo della mia filosofia di vita.

Ebbene, qui l’universo sembra congiurare perché inizi a lavorare sul serio. Oppure è una nuova sfida per la mia creatività a trovare un altro, ingegnoso modo di defilarmi con grazia fingendo di guadagnarmi alacremente la pagnotta. Del resto, ho chiarito varie volte che ho uno stile manageriale delegativo. Molto apprezzato, oltretutto, in questo mondo di individualisti assetati di potere, dall’ambizione sfrenata.

Uno a caso: nonno. Il quale, è cosa nota, ha come sport preferito l’osservare e criticare ogni mia mossa in ufficio: sciattare (se la sciat è con uomini, poi, parte la scenata), fare circa un milione di passeggiate in cucina, chiacchierare piacevolmente con tutti durante le suddette, guardare fuori dalla finestra, deodorarmi, applicarmi il burro cacao. Inoltre detesta la cannella e io ogni mattina ho l’ardire di presentarmi con un soia chai latte il cui odore lo manda in bestia. Il top però lo raggiunge quando sfoggio gli stessi vestiti del giorno prima, ma abbinati ad un accessorio nuovo: un bellissimo paio di occhiaie. In quelle occasioni si capisce al volo che vorrebbe gridare “è arrivata la zoccola”, ma non può perché in fin dei conti siamo in un ufficio e, allora, si limita ad annunciare ad alta voce “qualcuno non ha dormito a casa sua ieriiiiiiii!”. E sì che anche lui ora, udite udite, tromba. E’ riuscito a corrompere Suor Morte ma pare che il risultato sia stato piuttosto tiepidino. Chissà che si aspettava da quella poveraccia: anni e anni a non darla volontariamente e poi, paff, tigre del materasso? Vabbuo, aspetta pure. Tornando alle sue frecciatine sulla mia nullafacenza professionale, vorrei osservare che mi stupisco di come lavori lui, visto che è sempre impegnato a guardare me. Ora che ci penso, l’ho osservato veramente perché si sa che sono un po’ sfacciata. Le sfide a chi è più linguacciuto le vinco sempre io (altra cosa che ho sottolineato), come in un tipico esempio:

          Nonno, ho visto questa papella di immeil con istruzioni (noiosissime e interminabili) su una cosa in cui di solito non sono coinvolta. Deduco che stavolta mi tocchi, ve’?

          Ma va? No guarda, è stata mandata come favola della buonanotte.

          Ah beh, ha funzionato: mi sono addormentata tre secondi dopo averla letta.

Ma sto divagando. Benché il vecchio sia sempre fonte di piacevoli racconti per il blog, l’argomento principale era un altro, ovvero la potenziale fine dei nostri siparietti a causa di un carico di lavoro che avanza trotterellando nella mia direzione. E il motivo è che sia la mia capetta Sciaron che il buon giardiniere Clint levano le tende. Emigrano in Australia, su due piedi. Tecnicamente, su due aerei, ma il senso è quello. Debbo dire che sono dispiaciuta, per nobili ragioni quali: con Sciaron mentore figuro come una grande lavoratrice, senza fare poi granché, e Clint è il migliore amico del mio balcone quando vado in vacanza. Calcolate che non ho ancora dato la notizia alle piante. Stanno iniziando a mettere i primi germogli e non ho cuore di gelarle così. Già fa abbastanza freddo e siamo in Aprile. Poverette: la prenderanno malissimo. Meno male che un validissimo candidato si è offerto volontariamente di innaffiarle, d’ora in poi, al posto di Clint: Pupillo. Sono sicura che non lo farà rimpiangere e le piantine saranno contente, ondeggiando i ramoscelli e le foglie al ritmo di “per fortuna che Pupillo c’èèèè”. Ti aspetta un ventennio di eccellente lavoro, Pupillo, per citare uno dei tuoi commenti.

Scherzi a parte, quel paio di emigranti mi mancherà. Ero affezionata al nostro piccolo team, da quando due anni fa ero disperata perché Babe mi aveva derubata e mollata, mi sono buttata a capofitto nella carriera e sono arrivati loro a rendere tutto più facile. Ok, sto romanzando e ci sono due imprecisioni: mi sono buttata a capofitto nelle sbevazzate aziendali e Sciaron sola rendeva le cose più facili sul lavoro, mentre Clint come abbiamo già detto era assegnato alle piante. Ma suonava bene. Ora il punto è che, andandosene loro, rimango io e almeno temporaneamente mi toccherà coprire laddove ci siano dei vuoti. Inoltre dovrò partecipare attivamente ad importanti discussioni su un argomento che evito come la peste: il mio futuro professionale. Sciaron mi ha confessato di non avere idea di quali siano le mie aspirazioni. “Evitare il lavoro quanto più possibile”, sibila nonno, debbo ammettere neanche troppo in torto. In realtà a me piace lavorare, mi tiene la mente occupata, mi sento utile, non mi rincretinisco. E’ che non sono abbastanza nerd da esaltarmi per il mio, di lavoro, mentre mi vedrei meglio a fare altro. Aspetto di essere folgorata da un’Idea Geniale, o investita da un Talento Particolare che mi proietti, che so, nel magico mondo della letteratura rosa o della comicità impiegata a fini socialmente utili (oltre a quello primario di far ridere). Un’attesa che, finora, sembra essere durata una vita intera ma non mi scoraggio. Al momento riesco comunque a non annoiarmi e già avere qualche sogno mi placa le ansie. Che poi li realizzi, lo spero. Nel frattempo, come recitano i migliori manuali di bisines il successo si raggiunge un passo alla volta e il prossimo che farò è di ritagliarmi un nuovo spazio in ufficio, mantenendo il mio efficientissimo stile manageriale delegativo. Financo sul novizio che mi ritroverei fra poco: un paraculo notevole, con ritmi latini, che non ha voglia di fare niente. Con me sì che diventerà un uomo rinnovato e operoso. Del resto tocca valorizzare anche i talenti altrui. Ho ventilato, proattivamente, il mio piano a Sciaron la quale ha approvato e ha suggerito che merito un aumento. Anche lei tutti i torti non li ha. Se devo soffrire la sua mancanza, nonché quella di Clint, che almeno possa combatterla in una posizione tale da potermi permettere qualche lusso.

Tipo andarli a trovare sulla barriera corallina. Yeah.

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3 risposte a Voglia de lavora’

  1. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

    “In realtà a me piace lavorare, mi tiene la mente occupata, mi sento utile, non mi rincretinisco.”

    Direbbe Venditti:

    In Questo Mondo di Ladri

    (…di aforismi sul lavoro, come Lei!)

    Quello dai ritmi latini potrebbe avere il pollice verde… che sostituisse tale Clint anche in codesta divertente attività?

  2. Pingback: Chi non lavora non mangia | Tacchi alti e sampietrini

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