Chi non lavora non mangia

E chi non lavora non fa all’ammòre. Così si dice, e chiunque sia il genio dietro queste due perle dovrebbe assaggiare il mio pugno d’acciaio, perché qui mi ritrovo in una situazione alquanto scandalosa:

Lavoro

Non mangio

Non faccio all’ammòre

Scandalosa per me, ovviamente, perché per la società invece sto conducendo un’esistenza altamente produttiva e rispettabile. Ma dal momento che io non sono un essere produttivo, e tanto meno rispettabile, vediamo come risolvere prontamente ogni punto.

Lavoro: la mole di incombenze di cui parlavo qui continua ad avanzare minacciosa nella mia direzione, complice anche il fatto che mi abbiano coinvolta in un progetto gestito dalla Prolissa. La Prolissa è una vampona ossigenata alta due mele o poco più come Puffetta, ma a differenza sua non ha la carnagione blu, non vive in un fungo a pallini e non indossa vestitini bianchi scampanati tutti uguali, piuttosto si abbiglia secondo uno stile roar da sexy donna in carriera, che il buon amico Fritz invece definisce semplicemente da battona dell’est Europa. Il che risale alla prima volta in cui chiacchierai con entrambi: Fritz faceva il provolone con me decantando le bellezze di Roma nonché la simpatia dei romani, mentre La Prolissa faceva la gallina con lui ponendogli come indovinello il di lei paese di origine. Lui, pronto, sparò un “est Europa, sicuro” e motivò la deduzione spiegando che è tipico delle donzelle dell’est avere i capelli ossigenati e le sopracciglia scure. Avrete senz’altro capito perché è diventato amico mio e non della Prolissa.

Chiamata così, fra l’altro, perché parla per ore senza comunicare nulla. Sono appena tre giorni che ho iniziato a interagirci e lei ha già organizzato almeno venti riunioni, mandato un centinaio di immeil e costruito sofisticatissimi documenti per archiviare un lavoro che non è ancora stato fatto. In più mi si propone ogni giorno stressatissima, con toni da “salviamo il mondo” o “stiamo tutti per morire”, ovviamente in tenuta leopardata, attillata e con oblò sulla scollatura che anche a me, che sono donna e abbastanza eterosessuale, vi cade l’occhio di continuo. Ad ogni modo ho reagito subito con la mia arma professionale più famosa e apprezzata, ovvero lo stile manageriale delegativo e le ho rilanciato indietro quanti più carichi di faccende possibili, tanto per mettere le cose in chiaro. Del resto io sono impegnatissima a gestire lo stagista rincoglionito e pigro e a recensire l’abbigliamento del resto dell’ufficio. Ad esempio il duo Culone & Camicia, alias Culona e Nonno, ultimamente sono più uniti che mai anche nelle scelte di moda, regalandoci degli abbinamenti niente male: lui camiciola color dei lillà con quadratini in rilievo, a suo dire impercettibili (a mio un po’ meno), con sopra una splendida cravatta decisa a rigone diagonali viola a fucsia dalla collezione “Stregatto” (ha evitato il fazzoletto rosso nel taschino giusto in seguito al mio intervento); lei con panta attillato color cacarella con brillantini o giacchetta a bolli con canotta velata “a scomparsa”, nel senso che ha deciso di togliersela e di annunciare al mondo intero che non poteva più aprirsi la giacchetta altrimenti avremmo visto cose così secsi che noi umani non osiamo nemmeno immaginare. Converrete con me che già occuparmi di tutto ciò costituisca un lavoro a tempo pieno. Non dimentichiamoci poi delle sciat con Uocco, come lo chiama Nonno, che è un altro top manager come me scazzatissimo bramoso di condividere insights sui media digitali. Nonno è imbufalito da questa mia nuova frequentazione e, se non si trattasse di lui, sarei quasi lusingata dalla sua gelosia.

Per chiudere il punto sul lavoro, la morale della favola è sempre la stessa dell’altra volta: quando il gioco si fa duro i duri cominciano a delegare. E io in questo sono molto dura, anche se faccio verdura. Verdura che si collega al secondo problema, ovvero il digiuno.

Non mangio: come ogni primavera, eccomi qui a sperare che si scorga prima o poi uno squarcio di cielo e si goda di temperature miti, accompagnando questi sentimenti positivi con panico, ansia e depressione vedendo che nei vestitini leggeri mi ci entra una gamba per sbaglio, e che la gamba in questione senza calza nera snellente farebbe la sua porca figura, ça va sans dire, alla fiera del prosciutto. Sono circa due settimane, dopo gli stravizi pasquali, che mi privo di tutto ciò che è buono e mi nutro di aria, accompagnata da tutto ciò che è misero e salutare tipo le verdure. Inoltre ho ripreso alla grande i miei ritmi da ginnasta e sollevo pesi, saltello in piscina o tiro pugni (l’istruttrice, un concentrato di muscoli in miniatura, ha detto che sono pronta per una rissa vera) e concludo ogni sessione squagliandomi nella sauna e nel bagno turco. Ora forse vi aspettereste di sentirmi lamentare che, nonostante ciò, i risultati faticano a farsi vedere e invece no: sono già discretamente magrita e ho due chiappe sode niente male. Il che si relaziona al terzo punto da risolvere.

Fare all’ammòre: debbo dire che anche qui non ho troppo da protestare, in realtà, era solo per dare enfasi alla climax della fatica e della situazione scandalosa. Ho avuto periodi di astinenza peggiori e ben più lunghi, anche se ovviamente gradirei moltissimo che questo finisse. Oltre al mio innato fascino, la soluzione qui è una sola e risiede nel motto di mia invenzione: incrociamo le dita, ma non le gambe. Mi sento di aggiungere quello stagionale, creato appositamente per la primavera: via i maglioni, fuori gli ormoni. Detto ciò, con un po’ di cornetti e gesti scaramantici di raffinata eleganza dovrei cavarmela.

Ah, dimenticavo di dirvi che mia nonna sta pregando affinché io trovi marito.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Ammore, Cibo e bevande, Deliri, Pavoneggiarsi, Salute e Benessere. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Chi non lavora non mangia

  1. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

    Ok su lavora e non fa allammore, ma non mangia?

    Si dice che Le recapitano dolci dalla ‘cantina’ dritti dritti sulla Sua ‘desca’. E che sia sempre la prima a accaparrarsi la ‘sciarcuteria’.

    Eppoi, suvvia, la smetta di sfruttare le donne di una certa età (con tutto il rispetto) affinché preghino per i suoi loschi scopi..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...