Allegre scampagnate

Il countdown alla dipartita di Sciaron verso l’Australia è scattato e ora rimangono pochi giorni con lei in ufficio, prima che se ne voli via insieme a Clint, lasciando me a fare il lavoro di tre persone e le mie piante alle amorevoli cure di Pupillo.

Forse Pupillo potrebbe fare anche il lavoro mio, di Sciaron e di Clint, oltre ad innaffiare. Proverò a chiederglielo.

Ad ogni modo, a parte sistemare quanto più possibile con lei a lavoro sto anche partecipando ad alcune attività sociali in suo onore ed è così che, sabato scorso, son finita di nuovo nelle ridenti campagne inglesi a farmi due coglioni così. La giornata era amena e, come sempre quando sbuca un raggio di sole, gli anglosassoni si sono dati alla pazza giuoia denudandosi ancora di più del solito e arrostendo quintali di salsicce nel rito del barbecue. I fiumi di birra non li nomino perché sono una costante invariabile, con qualsiasi clima. Io, che mi sarò adattata alle usanze locali ma sempre italiana rimango, i cosciotti di fuori non li ho tirati ma mi sono infilata in un paio di skinny jeans magri e in una felpetta rosa confetto e così conciata ho preso il treno per il bucolico sobborgo in cui vive Sciaron. Sul treno c’era Dino e, per una volta facendo felice mother, intendevo parlare di lavoro ma, fra capo e collo, è sbucata subito quella simpaticona frizzante di Culona che ha ciarlato tutto il tempo dandosi al suo sport preferito, costante invariabile con qualsiasi clima anch’esso, ovvero il lecchinaggio. La rotondetta era al settimo cielo, manco fosse stata invitata ad una esclusiva riunione degli dei dell’Olimpo, o al G8, o a un party in piscina con il bellissimo principe Harry nudo.

Vabbè l’ultimo esempio forse farebbe gola soltanto a me. E a Piergiorgio.

Oltre a noi tre, l’elite della scampagnata era infatti composta da Doraemon (capa di Pupillo e paracula di professione, un modello di stile delegativo), da un’altra top manager incomprensibile in quanto australiana, dal legittimo fidanzato di Sciaron e dal cane. Una volta a destinazione, Culona si è profusa in sorrisi estasiati e complimenti per la platea tutta, ad eccezione del cane che evidentemente considerava poco importante. Io, tempo cinque minuti, mi sono abbrutita su una sedia al sole con un bloody Mary trovando la compagnia estremamente antipatica, ad eccezione del cane. Scatenando le gelosie e la disapprovazione generale, mi sono anche messa a smessaggiare e a ciarlare al telefono con Pupillo, che era ben contento di non fare parte della crème de la crème ma di aver solo rimediato una passeggiatina al mercato con altri colleghi meno titolati. Accanto a me si è formata una fila di sedie per abbrustolirci insieme appassionatamente, al che per educazione ho salutato Pupillo e mi sono dedicata alla conviviale conversazione. Ovvero ho rubato la parola a Culona dicendo un sacco di cazzate divertenti e producendomi nel mio cavallo di battaglia: le imitazioni. Dovete sapere infatti che io ho un dono, come lo chiama Fritz, ed è quello di svegliarmi alla mattina con la voce e le movenze di qualcun altro. Completamente a caso: non sono io che scelgo chi imitare, ma succede e basta. Siccome non sono stronza, in genere mi esibisco nelle mie performance anche di fronte al diretto interessato e sono sempre risate a crepapelle. Anche questa volta non ha fatto eccezione e subito Culona mi si è parata davanti con aria minacciosa, decisa a riprendersi i favori del pubblico, facendomi qualche domanda futile per distrarmi. Io, citando il filosofo Diogene quando si trovò di fronte Alessandro Magno che gli chiese cosa, in qualità di uomo più potente del mondo, potesse fare per lui, ho risposto:

“Spostati dal sole che mi fai ombra”.

La nostra non ha gradito questa lezione di classici greci. Forse non sa che “Magno” era riferito all’autorità e non alla stazza del re e si sarà offesa. Mah. E’ palese comunque che mal ci sopportiamo, anche se entrambe in quanto femmine lo dissimuliamo (io male, d’accordo), dal momento che io sono naturalmente simpatica e benvoluta da tutti mentre lei è una gran leccaculo. O brown nose, come dicono gli inglesi in modo ancora più elegante. E’ tornata ad accovacciarsi su un cuscinone, facendo notare che a lei la sedia non serviva ma che era felicissima di incastrarsi per terra all’ombra, mentre gli dei (loro) e la stronza imbucata nell’Olimpo (io) si abbronzavano sulle sedie. Ha attirato poi Sciaron accanto a lei, offrendole tre quarti del cuscinone, dovendo anche accogliere il pestifero cane che a quanto pare possiede la proprietà del suddetto giaciglio. Il quadretto davanti ai miei occhi era così idilliaco che avrei voluto immortalarlo su Instagram intitolandolo “Sciaron e i suoi cani”, ma ho pensato che forse qualcuno si sarebbe risentito.

Il cane. Povera bestia, così simpatico oltretutto.

Ho comunque descritto la scena a Pupillo, che ha commentato:

“Sciaron e Culona sullo stesso cuscino? Ma ci entrano?”

Il resto della giornata è stata spesa portando a passeggio il cane, sbevazzando al pub, arrostendo salsicce e tracannando altri alcolici in giardino, sempre per seguire il tipico rituale inglese del barbecue. Qualcuno ha preparato un’insalata salutare e Culona si è genuflessa per avere l’onore di guarnirla con dei pomodorini. Pomodorini che io ho poi capato uno a uno scartando il fogliame, che non mi piace, e lei imperterrita ha tirato fuori dal cappello un’altra vaschetta di pomodorini e ha ripetuto l’operazione, puntandomi un coltellaccio al petto e intimandomi di non farli fuori di nuovo. Cosa che io ovviamente ho fatto perché so essere dispettosissima, specie quando mi si minaccia con un coltello. Culona ha iniziato a sbuffare stizzita mentre io, con aria innocente, mi ingozzavo di pomodorini dicendo che contengono molti licopeni e fanno benissimo alla pelle. L’osservazione è stata apprezzata da Dino e allora Culona, rapida, ha cambiato direzione al mutar del vento e si è lanciata in un elogio delirante della verdura, arrivando addirittura a declamare:

“A volte ho un desiderio irrefrenabile di squisitezze leggere come carciofi, carote, pomodori, pisssellliiii…”

Sarebbe andata avanti a oltranza, come il figlio dei fiori Verdone in “Un sacco bello” ma io ho fatto subito la parte di Mario Brega esclamando, dopo un rutto:

“Io invece desidero le cose buone. Tipo la carbonara”

Risate generali. Rabbia di Culona. E comunque non ho ruttato veramente, era solo per colorire il racconto. La pingue irata a quel punto ha giocato duro:

“Ma come, non sei a dieta tu?”

Ho spiegato che sì, sto seguendo un ascetico digiuno rotto solamente da salutari verdure, ma che lo faccio giusto per mantenermi così giovane e bella e giammai perché sia un istinto naturale. Sciaron mi ha cazziata dicendo che il digiuno è male, mentre Culona annuiva convinta, ed entrambe hanno affermato che sto sbagliando tutto e che di alimentazione equilibrata non ne capisco niente. Io ho fatto spallucce ma ho pensato che sia un po’ ironico che due tipette burrose come loro facciano le avvocatesse della linea con un fisichetto come il mio, magrito di ben quattro kg in venti giorni. Non che me ne voglia vantare, eh.

Terminata la conviviale conversazione, Doraemon che a quanto pare è scoppiata da poco si è esibita in dei balletti per deliziare Dino, dopo di che siamo crollati tutti sul divano senza dire una parola, completamente satolli e sbronzi. Temevo che non ne sarei uscita mai più, ma ecco che il gruppo ha deciso collettivamente di rientrare in città e, dopo un’oretta di treno in cui Culona ha complimentato gli accessori di Dino e magnificato le giuoie della vita agreste, sono finalmente andata a morire a casa, dolendomi della mia esistenza grama in cui paventavo ci fosse spazio solo per il duro lavoro e non per l’ammore.

Per fortuna che il giorno dopo ho rotto il mio periodo di astinenza, altrimenti non ne sarei uscita mai più per davvero. Del resto si sa che io sono topa di città e non di campagna e sono più felice in contesti urbani.

Con buona pace di Culona e delle verdure.

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3 risposte a Allegre scampagnate

  1. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

    Doraemon che balla per Dino.

    Un cuscino per due (culoni).

    I discorsi sui pissseelliiiii.

    Azzardo. Deve essere stato un pomeriggio indimenticabile.

    Diceva prima pupillo, casualmente incontrato per strada: “non ho mai rosicato così tanto in così poco tempo”.

    Arrivederci e grazie.

    Torno a guardare Brunetto

    (Vespa)

  2. Pingback: Cosa resterà | Tacchi alti e sampietrini

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