Cene di gala e altre frivolezze

Sono stati giorni di duro lavoro, quelli appena trascorsi. Il che vuol dire che ho dovuto impegnarmi tantissimo nel delegare le mie incombenze fra il pigrissimo stagista, il nuovo capo culattone e un manager molto zelante chiamato, per simpatia, il cicciottello.

Persino nonno ha fatto tanto di cappello notando quanta fatica mi sia stata richiesta nel destreggiarmi fra lo stagista scansafatiche e il fru fru che panicava ad ogni domanda dei clienti, essendo ancora nuovo del business. Riguardo al cicciottello, per invidia dava del culattone anche a lui perché non sia mai che qualche manager osi gareggiare in secchionaggine con il vecchio.

Sono stata persino cazziata perché non rispondo al blackberry nottetempo. La mia replica piccata fa ancora leggenda, insieme al pettegolezzo sempreverde della mia tresca con nonno, ovviamente.

 

Duro lavoro a parte, per fortuna sono stata anche ricompensata con il riconoscimento delle mie skills principali: mangiare e sapersi abbigliare. Dovete sapere infatti che ho partecipato ad alcune cene di gala, la prima delle quali fu un evento “Grande Gatsby” in stile anni ’20 dove fu premiato il miglior costume con dei biglietti per un cinema di lusso.

Indovinate chi ha vinto? Per la giuoia dei commensali, che includevano Culona in abito frangiato giro-culo e nonno in completo gessato (per una volta, appropriato), chiaramente ho vinto io sfoggiando un bellissimo vestito con perline sulla scollatura, diadema di brillantini rovesciato sulla fronte, orecchini a goccia, collana di perle di mia nonna, guanti di velluto neri, bocchino da sigaretta, borsetta di perline e scarpine nere intrecciate a motivi liberty. La classe non è acqua, ho pensato sorseggiando dalla coppa di champagne mentre a tutti intorno a me cadeva la mascella, all’annuncio del mio trionfo. Trionfo che ho accolto con falsissima modestia, tra l’altro: “Oh, ho vinto? Davvero? Io? Che sorpresa! Che onore!”

Culona, a denti stretti, si è congratulata mentre nonno mi guardava un po’ geloso e un po’ ammirato, un po’ come quando la simpatica Sciaron gli disse che cambiando una lettera al mio cognome viene fuori “bocchini”. La porcaggine del vegliardo è stata sollecitata a dovere, comunque, in quanto ho ricevuto avances saffiche e ho scelto come argomento di conversazione, durante la cena, la domanda “il seno perfetto entra in una coppa di champagne?”. A quanto pare nessuno dei presenti era a conoscenza di questa unità di misura, il che ha scatenato un appassionato dibattito, con il contributo di nonno che si è messo a palpeggiare bicchieri affermando che sì, se le femminili rotondità entrano nel palmo della sua mano allora sono adeguate. Bei momenti, pieni di raffinatezza.

 

Il giorno dopo nuove, piacevoli sorprese mi attendevano: uno dei cuochi della nostra mensa ha deciso spontaneamente di omaggiarmi con della frutta e del muesli, in quanto è da un po’ che, causa il mio duro lavoro, manco l’appuntamento con la colazione, e ho ricevuto la gradita visita di Trombamico, abbastanza ripresosi dall’infelice passione per quella che lo trattava peggio di me e desideroso di compiacermi. Gran serata.

 

La settimana seguente mi sono infine recata in quel di Amsterdam, per un viaggio di poco piacere ma di molti affari. Il manager cicciottello era la mia compagnia, ma purtroppo non ho potuto esercitare il famoso stile delegativo che mi contraddistingue, in quanto le questioni discusse erano tutte di mia esclusiva competenza e mi è toccato sgobbare sul serio. Shocking. Il tutto mentre il capo culattone chiamava all’impazzata sul blackberry, folle di terrore per una richiesta di un cliente che suonava come un caso di vita o di morte e che l’indolente stagista scansava fingendo uguale timore. Entrambi tuonavano al mio orecchio che io e solamente io avrei dovuto occuparmene, al che li ho gentilmente mandati a quel paese diramando le mie istruzioni perché se la cavassero da soli. Appoggiata dal nostro grande capo Dino, che quando ha saputo della vicenda mi ha anzi criticata per esser stata troppo cortese. Del resto ero molto impegnata: la prima delle mie mansioni in terra olandese è stata partecipare ad una pretenziosissima cena Michelin con l’unico scopo di rabbonire una cliente incazzata. Questo pasto frugale si è svolto in un albergo di lusso, con camerieri pomposi in guanti bianchi, e ognuna delle cinque portate costava una media di ottanta sacchi ed era composta da cacatine di mosca presentate su grandissimi supporti. Vi faccio alcuni esempi: l’antipasto è arrivato in forma di uno scalino di legno, al cui gradino più alto era incastrato un minuscolo conetto ripieno di pomodorini sminuzzati, al più basso una foglia di lattuga su cui riposava un gamberetto; accanto era stata messa una pietra (una pietra?) su cui troneggiavano due monetine nere alle olive poste all’estremità di un tondino di formaggio di capra, come a formare un gelato cucciolone delle Barbie. Inutile dirvi che tutti ci siamo strafogati con pane e burro o pane e olio fra una portata e l’altra. Il burro e l’olio poi erano a scelta, fra una selezione di aromi fantasiosi (io presi burro al limone e olio di frantoio italiano). Il vino era ottimo, per soli duecento sacchi a boccia. Il gran finale è arrivato al momento del dessert però, quando ha fatto la sua comparsa un carrellino con cassettini scorrevoli degno di un centro estetico, che ha svelato non trucchi e pennelli ma una serie di microscopici dolcetti ricoperti d’oro, d’argento o di violetta, abbinati al dolce principale che io ho chiesto di farmi sostituire in quanto era macedonia con cioccolato. Una delle mie note stranezze è, infatti, che non mangio né cioccolato né bevo caffè. I solerti camerieri hanno pensato bene di propormi come alternativa la sola frutta,tagliata però a triangoli e schizzata di sciroppini, assegnando a questa macedonia in stile Picasso/Mirò il modico costo di settanta sacchi.

La serata si è conclusa con il cicciottello che mi ha illusa di volersi dedicare alle canne, conducendomi in un coffee shop, per poi ordinare soltanto del the verde e attaccarmi una pippa sul suo essere contrario agli stupefacenti. Io, falsa come Giuda e respirando fumo passivo a pieni polmoni, ho dichiarato di non aver mai provato droghe in vita mia, non sapendo manco aspirare oltretutto. Che spreco.

Il giorno dopo abbiamo avuto un piacevolissimo meeting in cui la cliente incazzosa strepitava contro i rappresentanti locali della nostra agenzia gridando che erano degli idioti e loro replicavano urlando che lei è una gran stronza prepotente. Io mi sono inserita con un diplomatico piano di mediazione, del resto ho molta esperienza in materia sembrando la discussione una versione più formale e accesa di un litigio fra i miei. Tanto è riuscita la mia opera che ora mi tocca tornare ad Amsterdam di nuovo, stavolta però probabilmente da sola e con la chance di incontrare Trombamico, in viaggio per sballarsi. Il mio motto sull’incrociare le dita è sempre valido.

 

Esaurite le odierne vanterie, torno a catturare un raggio di sole fra una nuvola e l’altra, ché in tutto ciò me ne sono scappata a Roma per qualche giorno di meritata vacanza.

 

Al mio capo ho detto che può chiamarmi in qualsiasi momento, comunque. Peccato che abbia dimenticato a Londra il blackberry.

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3 risposte a Cene di gala e altre frivolezze

  1. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

    Se vabbè, la leggenda delle coppe di sciampàgn è oramai propriamente una leggenda.

    Viva le forme generose.

    E viva i bigotti.

    Al coffeeshop per un the verde.

    A cicciotté, continua a magnà che è meglio.

    • Cupcake ha detto:

      Ora che Pupillo ha chiavato, finalmente si è affacciato al mondo delle tette. Lunga è la strada da percorrere ancora, per arrivare al culo alla Jennifer Lopez, ma ce la possiamo fare.
      Non vedo l’ora di assistere all’incontro fra manager cicciotti lunedì. Contenitore di Clint versus Cicciottello. Piatto ricco mi ci ficco.

  2. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

    Simmenthal vs Manzotin.

    Si preannunciava sfida epica.

    Chissà come è andata.

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