Trench Warfare

Eccoci qui con una nuova puntata dell’Epopea dei Cappotti, detta anche la Guerra di Trincea (trench in inglese, capita la raffinatezza?).

Il nemico è ovviamente l’amico Fritz, che conosciamo bene per le sue proverbiali doti di indolenza, egoismo e grandissima vanità. Ci ha messo infatti mesi prima di pronunciare le mitiche parole “apriti sesamo” davanti alla porta dell’outlet per farmi agguantare il bellissimo trench di seta Oscar.

Invece ora, di punto in bianco e probabilmente mosso da una coscienza nera, sbuca con la sua capoccetta sullo schermo del mio piccì e pronuncia le seguenti mitiche parole:

Sono sul sito dei cappotti, ci sono i saldi, scegli tutto quello che vuoi e te lo prendo.

Chi sono io per fermarlo, quando vuole essere così gentile? Do un’occhiata avida e trovo l’unico capo della mia minuscola taglia 6: un trench color panna con dettagli finissimi in pelle, dalla stessa identica linea di Colin. Capisco subito di trovarmi di fronte a Hugh (Grant). Lo segnalo a Fritz che, con uno spirito proattivo inconsueto, lo prende e si offre anche di consegnarmelo a casa personalmente.

Chi sono io per fermarlo, quando vuole essere così gentile? E così eccomi alla finestra, che mi godo lo spettacolo del mio fattorino privato che arriva, fumando come una ciminiera, stringendo a sé una grande busta con il logo del cavaliere dei cappotti. Gli apro il portone e mi piazzo in cima alle scale con fare da Gollum e, appena entra, mi impossesso del mio tesssooorooo. Fritz mi fa notare che mi ha fatto anche il fiocco, io noto ed estraggo il sacchetto porta vestiti con la sua stampellina, a cui è appeso Hugh. Dal vivo è ancora più bello che nelle foto ma soprattutto è ancora più minuscolo. Tanto microscopico che forse non ci entrerebbero nemmeno le Barbie compagne dei miei giuochi infantili. Si presenta una discreta sfida e io, desiderosa di privacy, mi reco nel chiuso della mia cameretta per cospargermi di borotalco e provare un tuffo carpiato dentro il trench. Fritz chiaramente mi segue e si piazza ai piedi del letto, con la mano sul mento e l’aria da frocio stronzo. Io sbottono il trench con delicatezza e lo apro, entrambi all’unisono esclamiamo: “ooohhhh, che bella fodera rosa cipria!!!” poi, con fare solenne, lo indosso. E’ una seconda pelle, anzi una prima per quanto è stretto. Mi sento molto vicina alla mia eroina Rossella O’Hara quando Mammy le allacciava il busto ripetendole “vera dama dovere mangiare come uccellino, non stare bene che ingozzare come tacchino”. Mi giro verso di Fritz, temendo un commento simile, ma lui dice semplicemente: “è perfetto”. Alle mie obiezioni risponde che il trench deve essere striminzito, che è femminile e che solo così attillato valorizza le mie curve pericolose, specialmente il mio vitino da vespa. Culona, impara!

Chi sono io per fermarlo, quando vuole essere così gentile? Addirittura placa le mie flebili obiezioni dicendo che si rifiuta di procurarmi la taglia più grande perché sarebbe un insulto. Forse non gli va di fare un altro viaggio da fattorino, ma chi se ne frega, suona così bene anche se un tantino ricchione. Per compensare gli propongo un’attività altamente virile: sistemarmi alcuni libri pesanti, lasciati in giro per casa dal culetto autentico A., sul soppalco e lui si presta volentieri.

Chi sono io per fermarlo, quando vuole essere così gentile? Già che c’è stappa il vino, affetta la salsiccia, grattugia il pecorino, scola la pasta e rolla un paio di canne. Ce le fumiamo alla finestra, di fronte al garage della polizia che rende tanto sicuro il mio quartiere. Già che c’è Fritz mi fa anche un massaggino alla schiena. Io lo so che è pur sempre lui, ovvero un egoista pigro e vanesio, ma almeno è un egoista pigro e vanesio servizievole.

E, non per ripetermi, ma chi sono io per fermarlo, quando vuole essere così gentile? Sicuramente sono una che deve perdere mille kg, dopo la salsiccia, la pasta e il pecorino, se voglio entrare nel trench.

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2 risposte a Trench Warfare

  1. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

    Da Pettinari (Oscar) a Fantozzi ((H)Ug(h)[o]))

    Non c’è male.

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