Culoni al trotto e cavalieri serventi

Tutto è iniziato quando ho deciso di occuparmi di Culona dal cuore infranto, avendo un animo caritatevole ma più che altro non avendo un tubo da fare. La poveretta ha infatti definitivamente rotto con Culono, avendo scoperto che lui aveva un’altra ma soprattutto che con costei si era finto sìngol creando una falsa casella postale a nome di Culona da cui si automandava amene letterine del tipo “noi abbiamo chiuso, prendo atto che hai una nuova fidanzata e ti auguro tutto il bene del mondo”. Il genio della truffa è stato smascherato quando la rivale, insospettita dai di lui provolonamenti con ulteriori donzelle, ha chiesto lumi a Culona. Le conversazioni in cui arriva una e ti rivela che avete tante cose in comune, ad esempio l’uomo che ami, non sono mai piacevoli ma debbo dire che Culono ha mostrato una tale creatività che al confronto gli altri sono dei dilettanti. E io che mi lamentavo del fedifrago che mi son cuccata! Un pivello. Quello che noto comunque è che gli uomini, di riffa o di Raffaella Carrà, si fan sempre beccare mentre lasciate che vi dica che le donne a cornificare son molto più brave. Riflessioni di genere a parte, come vi dicevo Culona mi ha fatto una certa pena e ho deciso di prenderla sotto la mia ala, nonostante lei ogni tanto mi faccia ancora qualche sgarbo a lavoro e cerchi di rubarmi le attenzioni del noto sex symbol nonno. Abbiamo così cominciato un ciclo di corse sfrenate perché la nostra ha deciso che deve perdere almeno 1000 kg e far schiattare di rabbia Culono, io le ho detto che sta mancando il nocciuolo della situazione ma trovo lo stesso un’ottima idea quella di perdere 1000 kg dato che, casualmente, è quanto devo magrire anche io dunque perché no, corriamo pure. Mi ero illusa pensando che la chiappona fosse bella lenta e invece no, come i cammelli deve nascondere le sue riserve di energia in quelle rotondità perché fila come un cannone e chi schiatta non è Culono di rabbia, ma io di fatica e ogni volta temo di lasciarci le penne in questa corsetta salutare. Del resto, dal momento che ormai il percorso preferito è il cimitero, direi che anche se muoio non importa perché possono seppellirmi subito e bòn. Sul fatto che a Londra si corra al cimitero apro una parentesi: quello vicino casa mia è un parco bellissimo, le lapidi hanno un discreto fascino ed è proprio scritto su appositi cartelli che si possono fare attività ludico-ginniche purché si rispettino i morti e non si faccia stretching sulle tombe. Gli inglesi sanno essere estremamente civili, che vi credete. Tornando a Culona, dopo essere sopravvissuta alla corsa me la son portata nel mio negozio vintage preferito dove le ho fatto comprare un bel vestitino elegante e, già che c’ero, ho preso qualche cosuccia anche per me che non fa mai male.

C’è chi mi ha detto che tutta questa bontà d’animo da me dimostrata avrebbe senza dubbio migliorato il mio karma e mi avrebbe portato tante cose belle. Anche i tarocchi dicono che la felicità è finalmente in arrivo, meritatissima dopo i patimenti passati. Non che io creda a questi paganesimi eh. Però c’è da dire che sono stata oggetto di alcune galanterie da parte di due uomini che io solitamente inserisco nella categoria dei cattivi: nonno e Fritz. Forse gli stronzi si vedono, letteralmente, nel momento del bisogno (lo so, è una bellissima battuta) ma sta di fatto che i due paladini mi sono stati accanto in un grave episodio di dolore. L’altro giorno infatti ero tranquilla in ufficio a litigare con nonno e a pensare al pranzo, quand’ecco che mi sbucano delle fitte improvvise e fortissime su un fianco che mi lasciano agonizzante sulla sedia impedendomi di alzarmi o di fare alcunché, eccetto chiedere a nonno con un fil di voce una tazza di camomilla. Il vecchio, abituato a farsi servire da me come se fossi la sua cameriera personale (mi aveva appunto sfottuta quella mattina perché portavo la bellissima maglietta dell’Icebar di Stoccolma, t-shirt che lo arrapa moltissimo e lo invoglia a farmi ancora più ordinazioni del solito), ha strabuzzato gli occhi indignato, ha provato a protestare ma poi è filato in cucina ed è tornato con la bevanda fumante, sbuffando e borbottando e poggiandola di mala grazia di fronte alla mia quasi salma. Mi ha poi guardata con occhio porcino mentre provavo a riprendermi sorseggiando l’infuso o appoggiandomi la tazza calda sul fianco, e mi ha fatto notare quanto è galantuomo e che “per me farebbe qualsiasi cosa”. E’ suonato talmente falso che ho riso, procurandomi ulteriori spasmi di dolore, e il vecchio si è offeso.

Ignorando che la giornata dei miracoli non era ancora finita, me ne sono andata a casa a morire e, fattasi l’ora di cena ancora nel digiuno, mi viene la pazza idea di chiedere a Fritz di giungere al galoppo, sul cavallo del logo dei cappotti, in mio soccorso. Fritz prima sghignazza e prova a sfottermi, poi capisce che sto male sul serio e allora romanticamente accorre al mio capezzale. Ovvero, arriva in tassì messaggandomi per tutto il tempo gli errori di percorso dell’autista, poi una volta da me sbuffa, borbotta ma con grazia si pavoneggia nei suoi ennesimi vestiti nuovi firmati e soprattutto mi fa notare come sia diventato bello come il sole essendosi abbronzato per quella che sarà la prima volta nella sua vita, credo. Per fortuna, oltre a tenere una lezione sulle ore giuste per la tintarella e sulle creme protettive, si rende operoso in cucina e mi fa una zuppa e pure una canna che mi risanano all’istante. Lo crederei ricchione, se non sapessi che non lo è, per quanto riesce ad essere vanesio ma anche gentile. Il giorno dopo arrivo in ufficio tutta allegra e nonno, notando il cambiamento d’umore, subito disapprova e insinua che mi conceda nottetempo ad un uomo sicuramente pessimo. Io ribatto che lui non è certo escluso dalla categoria e gli spiego che anzi, il motivo per cui lo punzecchio è che, a differenza di altri stronzi che si son presentati come tali, lui all’inizio ha fatto la parte del bravo ragazzo ed è questo che mi dà fastidio. Lui si rammarica, lasciando il tempo che trova.

Concludo con una confessione: non ho detto a nonno, e non credo lo farò mai, che ho conservato alcuni suoi vestiti. No, niente bellissime camicie rigate o gilet color puffo, mi dispiace. Si tratta di una semplice felpa e di un paio di pantaloni ginnici che lasciò da me per comodità, come tenuta da casa. Ora, io disprezzo le forme di feticismo e di collezionismo di souvenir maschili, sono una ferma sostenitrice che il passato è passato e, a parte qualche regalo carino o fotografia, in genere non ho molti ricordi materiali dei miei uomini o tanto meno loro effetti personali. I vestiti di Babe, incluso il famoso orsetto, li ho donati tutti al charity shop senza rimpianti (anche se l’orsetto, poverino, ogni tanto mi manca). Ero pronta a fare lo stesso con la roba di nonno ma, per ragioni che non capivo, non ci sono ancora riuscita. So bene che ormai non ho più alcun sentimento romantico nei confronti del vecchio, a mio modo gli sono affezionata e sicuramente i nostri battibecchi mi divertono ma, avendolo conosciuto meglio, di sicuro non vorrei stare con lui perché è bigotto, maniaco del controllo, un po’ prepotente e alla lunga mi renderebbe infelice. Inoltre, come giustamente notò L.L., ha dei bei problemini sessuali che nonostante la mia laurea in psicologia non ci tengo affatto a gestire. Dunque perché non voglio ancora staccarmi da quei quattro panni? Ho avuto una recente illuminazione: i suoi vestiti rappresentano il ricordo dell’ultima storia normale che ho avuto, o per lo meno che ho creduto di avere, seppur per un brevissimo tempo. Sono stata con diverse persone sbagliate per avere fiducia nei miei gusti, ed è facile pensare che mi piacciano solo quelli difficili e che gli uomini affidabili e solidi mi annoino. In realtà non è così perché col vecchio un tentativo lo feci. Non sarebbe durata molto, probabilmente scoperte le sue magagne non l’avrei sopportato, però mi fa piacere sperare di essere guarita dal masochismo romantico e sapere che ormai aspiro a qualcosa di vagamente più stabile della sola passione sfrenata. Si parlava di normalità ieri con alcune femmine e lì per lì non ho prestato troppa attenzione ma poi ho capito che è questa la chiave di ciò che è successo con nonno e del fatto che ho i suoi vestiti a simboleggiarla. Mi piace ricordarmi che, anche se per poco, mi ero rilassata ed ero in una situazione in cui mi sentivo sicura.

Ovviamente adesso vivo qualcosa di diverso, non mi lamento perché ho comunque dei lati positivi (tipo la passione sfrenata) ma so che vorrei provare meno ansia, meno gelosia e fondamentalmente vorrei riuscire a fidarmi e, diciamolo, essere amata di più. Appena raggiungerò questo stato di grazia, se con l’uomo pessimo a cui mi concedo o con qualcun altro non so, probabilmente sarò pronta a liberarmi dei panni del vecchio. Forse anche a ridarglieli, ma dipende da quanto si comporterà bene…

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2 risposte a Culoni al trotto e cavalieri serventi

  1. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

    Culono è un idolo.

    Non ci sono parole, solo inchini per lui. Ma anche Lei lo vuole aiutare?

    Però, anche Lei, il gilet color puffo sarebbe stato un gran bel cimelio.

    • Cupcake ha detto:

      No, io aiuto altre tipologie fisiche, niente culoni.
      Lo so, forse dovrei richiedere il gilet color puffo, che oltretutto non indossa da quel dì… Ti dico solo che una volta mi svegliai ed era sulla mia sedia, nello stesso posto in cui si trovava il top paillettato alias mutande. Forse è stato un trauma troppo forte.

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