It’s raining men

Dopo due settimane di meritatissime vacanze, eccomi di nuovo qui a riprendere la rilassante vita londinese. Inizio con un buon proposito, visto che il vero anno nuovo è quello scolastico: cambiare lavoro. Motivazione tecnica: mi sono rotta i coglioni. Lo scrivo qui, rosa shocking su bianco, per non dimenticarmene una volta presa dalla routine di questa città tentacolare. Ho varie idee al riguardo, sui cui progressi vi aggiornerò, ma a quanto pare anche Londra non ha intenzione di annoiarsi e mi ha accolta con alcune simpatiche novità.

Ad esempio, sere fa si stava allagando casa. Manco a farlo apposta, Mother era qui in visita e, come sempre quando c’è lei, è successo il cataclisma: alle ore 3am uno dei faretti del soffitto ha iniziato a gocciolare e la mia genitrice, dopo avermi destata dal sonno dei giusti, mi ha costretta a chiedere soccorso e a quell’ora gli unici disponibili sono stati i pompieri. Ora, voi sarete senz’altro a conoscenza del mito dei pompieri aitanti e fustacchioni: ebbene, è tutto vero. Nel giro di cinque minuti casa mia si è riempita di un nugolo di marcantoni, servizievoli per giunta, che mai aveva visto prima e che mai rivedrà temo. I nerboruti hanno chiesto dove fosse il fuoco, avrei voluto rispondere “nelle mie mutande” ma ho spiegato che si trattava di una perdita d’acqua (lo so che ci escono altre battute eleganti, ma insomma contenetevi) sul soffitto. I nostri hanno staccato la luce e tentato la scalata all’appartamento al piano di sopra. Quando sembrava che l’unica soluzione fosse sfondare la porta e l’ariete era pronto, ecco che il più arguto dei bellocci ha individuato una finestra aperta, sul retro, e hanno fatto possente irruzione. Solo allora il vicino si è svegliato.

Ancora ho vivido davanti a me il ricordo del culo di un pompiere rimasto sospeso sulla finestra, indeciso se ultimare il salto o ridiscendere per entrare dalla più tradizionale porta d’ingresso. Sono stati bei momenti.

Di ritorno al lavoro, nonno ha apprezzato moltissimo questa storia, cogliendone come me i necessari risvolti erotici. Mi ha inoltre confermato quello che entrambi temevamo e cioè l’altra grande novità della stagione: ci cambiano di posto. Ancora due giorni e l’idilliaca vicinanza di banco fra me e il vecchio finirà, con nostro immenso rammarico. Mi mancherà quel bullo sessista e bigotto, ma mancherò di più io a lui, cosa anche osservata da Pennellone del resto: “come farà nonno senza di te?”

Non lo so come farà, per ora noto che il vegliardo cerca di essere più gentile del solito, ovvero mi ringrazia quando gli servo il tè, e intavola persino frivole conversazioni con me con aria complice, su argomenti per cui fino a ieri avrebbe sbuffato stizzito.

Approfittando di questa sua amabilità in extremis, ho osato mostrargli ad esempio la foto delle mie nuove Louboutin color cipria. Un piccolo sfizio che mi sono tolta dopo soli sei mesi di riflessione (e di risparmi). Nonno ha ammirato rapito, proferendo infine il seguente commento: “quelle sullo sfondo sono mutande?”

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Per la cronaca, trattasi di un raffinato top scollato dietro e ricoperto di paillettes.

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3 risposte a It’s raining men

  1. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

    Però ha ragione nonno felice (e cortese), quello che è andato a mangiare la pizza con Lei (ah, no) sembrano proprio mutande, come quelle che andavano a fuoco (che battutaccia quella…).

  2. Pingback: Annunciazione annunciazione | Tacchi alti e sampietrini

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