Le ultime parole famose

Io dimentico che sono una Cassandra e che certe cose non le dovrei mai dire, perché poi diventano vere.
“Il Nerboruto mi ha offerto il suo pesce, che sa che mi piace”.
“Alla fine dipende da dove si fa all’ammòre”.
E forse dovrei anche stare attenta ai cravattini neri, il cui potere erotico ho evidentemente sottovalutato.
Dopo questo ghiotto incipit, vi starete tutti aspettando un racconto di porcate. Ebbene non vi deluderò, ma sappiate che la storia di oggi non abbonda solo di porcate ma è in realtà un dramma e scrivo per liberarmene.
Iniziamo con alcune considerazioni generali: ultimamente mi sto rimorchiando una certa quantità di uomini fidanzati. Non capisco il motivo, dato che non ci tengo proprio ad avere uno in condivisione, né ho così poco rispetto di me stessa per desiderare di rubare la roba d’altre o costruirei la mia felicità sull’infelicità di queste altre a cui non rubo la roba; per cui quando capisco che il tizio in questione è impegnato (non sempre l’informazione mi arriva dal diretto interessato), lo freddo al volo e di solito anche prima che succeda qualcosa. Insomma, anche se sono preda del vento di passioni non sono una completa cogliona, mettiamola così. Il Birraio e compagnia bella son stati dunque liquidati prontamente, ma anche quando si agisce con le migliori intenzioni c’è sempre un’eccezione alla regola, una falla nel piano, un tallone d’Achille e il mio si chiama Nerboruto. Come si sarà capito dagli episodi precedenti (oggi sono un po’ turbata per scrivere in terza persona), il bellimbusto ha una ragazza ma ciò non gli ha impedito di abbordarmi. Io ero consapevole che non fosse una buona idea starci prima che si fosse lasciato, nonostante le promesse di libertà che sciorinava vendendosi anche il padre e la madre, però per qualche strana ragione alla fine ho ceduto (strana ragione = mi faceva sangue come pochi nella vita), anche se con mille tentennamenti, e così è iniziata la nostra saga. Bisogna dire che lì per lì non deponeva troppo male: lui era gentile, mi corteggiava, andavamo a pranzo fuori e dichiarava a mari e monti che a breve avrebbe rotto con la sua fidanzata perché tanto era finita da tempo e inoltre, con sua grande sorpresa, era preso da un’altra. Il buon Pala-Dino, sempre a vegliare su di noi, gli diceva di seguire il suo cuore ma anche che gli avrebbe spaccato il culo perché l’altra, ovvero me, era una brava ragazza e lui non pensava che il Nerboruto se la meritasse. Il campione, ferito nell’orgoglio, faceva la ruota come un pavone e me lo ritrovavo ogni due per tre a palleggiare col pallone delle principesse Disney intorno al mio banco (l’agenzia pubblicitaria è un ambiente giovine ed informale), a segnalarmi che bel tramonto ci fosse fuori dalla finestra, a baciarmi al pub ubriaco per poi scappare urlando che la donna gli stava gettando i suoi stracci fuori dalla finestra, uno per ogni minuto di ritardo.
La poveretta non ha la mia stima, perché si tiene un coglione, però mi fa pena perché a quanto pare lo ama il coglione, oppure è molto disperata. Ha trovato infatti un modo di non farsi lasciare e di legare a sé, per un tempo indefinito, questo ottimo partito.
Vediamo infatti cosa è successo nel giro di pochi mesi: il Nerboruto, da che faceva fuoco e fiamme e proponeva incontri clandestini a tutte l’ore (da me rifiutati con garbo, perché ok cedere una volta ma avevo posto come condizione che fosse libero, se voleva proseguire la faccenda), pian piano si è raffreddato, per accogliermi nell’anno nuovo con un gelo polare. Io son rimasta malissimo, perché nonostante sapessi che era un deficiente ero bella cotta e, preda dei fumi dell’infatuazione, sarei anche stata disposta a sobbarcarmelo se avesse rotto con lei. Forse era una reazione al cuore spezzatomi da Fritz, forse ero attratta da lui perché esprime i miei lati oscuri alla luce del sole, forse c’era semplicemente quella cosiddetta rara “chimica” che ti fa aderire l’uno all’altra come francobolli, sta di fatto che io questo me lo sognavo la notte e mi facevo grandissime pippe mentali sull’averlo respinto o incoraggiato troppo, a seconda dell’andazzo del momento. In realtà non ho mai fatto nessuna delle due cose, lo capisco ora, mi sono limitata a rispondere alle sue avances e a frenarlo quando si facevano inopportune, ma tale era il mio sfrenato desiderio che seppur mantenessi un aplomb da lady, dentro avevo un turbinio di ormoni degni di una quindicenne. E così ho risposto al suo gelo ignorandolo a mia volta, gradualmente diventando indifferente e ne ero molto felice, perché sto cercando di essere libera da chi non fa per me e, se proprio debba legarmi, di farlo con qualcuno di decente. Sono piccoli passi per una donna, ma grandi per l’umanità, che volete farci. Ed è stato lì che il nostro ha colpito. E ha colpito durissimo questa volta. Come? Disgelandosi poco a poco nelle ultime settimane, io non gli ho dato peso finché non mi ha accolto, come raccontavo nel post precedente, cantandomi Happy Birthday di bianco vestùto e provolonando in piena regola procacciandomi il pranzo, ricoprendomi di complimenti e allungando mani sul mio famoso vitino da vespa ad ogni occasione buona. Io, dall’ingenua che sono, ho pensato che fosse divertente e l’ho lasciato fare. Come disse il Manzoni, “la sventurata rispose”. Ed eccoci qui al degno epilogo: ieri mi presento con il sexy cravattino nero e ricevo una valanga di attenzioni che va oltre le mie più vanesie aspettative. Nonno cade vittima al mattino, cercando di farmi un nodo “doppio Windsor” che ovviamente non ha saputo fare, in compenso è diventato color rosa porcello e si è imbarazzato, dal porco che è; il Nerboruto invece si era limitato a fischiare al mio passaggio, ma poi per tutto il giorno non l’ho visto perché io ero in un meeting e lui a pranzo è andato al pub e non è mai più ricomparso. Pensavo fosse a fanculo in qualche sala da biliardo a sbronzarsi, invece era a sbronzarsi al pub da ore perché quando, a fine giornata, ci vado anche io me lo ritrovo davanti e mi piglia un colpo. Capisco subito infatti che è felice di vedermi e in un attimo me lo ritovo al mio fianco, si ripete il solito siparietto del nodo alla cravatta che lui fa e disfa parecchie volte, unicamente per avere la scusa per palparmi, e debbo dire che almeno alla fine il risultato è un perfetto “single Windsor”. Single, vabbè. Come se non avessi capito abbastanza bene l’antifona, inizia a sbaciucchiarmi sul collo dicendomi che lo arrapo moltissimo e che questa è una vera tragedia. Io, tonta come poche, non colgo la gravità della situazione e gli dico che si sa che ci piacciamo ma che non ci si può fare niente, visto che lui è un coglione che non avrà mai le palle di lasciare la donna. L’ultima frase l’ho solo pensata, con lui mi sono fermata al “niente” perché non riesco mai ad insultare le persone completamente, non so perché. Il forzuto sgallina, tracanna pinte in una botta, mi prende la mano e a una certa mi trascina via. Io ho tre secondi per respingerlo ma ormai mi dico che non mi importa più niente, che quest’uomo mi ha fatta uscire di senno e che una volta di più non sarà un gran danno, visto che ora sono anche più distaccata. Dopo varie idee fantasiose che gli boccio, tipo farlo nell’ufficio del nostro capo (una stanza di vetro in mezzo all’open space, magari non il luogo più indicato), finiamo sulla terrazza. Fa stranamente caldo, è buio, non c’è nessuno a parte le piantine dell’orto urbano che usano in mensa. Il canale scorre placido di sotto e si vedono case illuminate al cui interno la gente si ubriaca perché è venerdì e ci sarà il sole nel weekend. I dettagli non ve li posso dare chiaramente, ma si intuisce cosa sia successo e io ero felice di tutto tranne che della sorpresa finale. La mia poca esperienza in materia di uomini, infatti, mi ha sempre portata a credere che anche il peggior merdone, strafatto e ubriaco abbia almeno la decenza di usare qualche precauzione, in situazioni “improvvisate”. Ebbene, lui no. Questo cretino è completamente fuori controllo e dunque mi tocca trascinarlo di corsa in farmacia per rimediare alla nostra (ma più sua) imprudenza. Mentre son lì che faccio conti sulla pericolosità della data (bassissima, per fortuna), lui si esibisce nel repertorio dello squallido: abbiamo fatto uno sbaglio, oddio che tragedia, ora come si fa, aspetta che devo chiamà il viados per dirle che fra mezz’ora sono a casa. Io gli dico di chetarsi perché tanto era una cosa che volevamo entrambi, da tempo e che nessuno farà casino per questo. Tanto meno io, che ormai ho capito il tipo e mi è passata ogni fantasia di accollarmelo. Giusto per farmi pentire definitivamente e rimpiangere ogni mio gesto, dall’aver indossato il cravattino al non girare con i preservativi nella borsetta, il nostro mi fa la rivelazione finale. “Ti devo dire una cosa, ho grosse novità per te”- “Eh?”- “Oddio no, te lo dico domani”- “Domani non mi vedi (coglione), dimmelo ora” – “No, te lo dico la prossima settimana” – “Oh, ma insomma che c’è? Che ti lasci non ci credo” – “No” (funereo) – “Allora? Cambi lavoro?” – “No” (sconsolato) – “Allora cosa?” – “Lei è incinta”.
Io ve lo giuro, ne ho fatte di stronzate nella vita ma mi son sentita veramente morire. Lei oltretutto chiama per sollecitarlo, “Boss Lady” è il suo nome sulla rubrica del fidanzato modello, e io mi sento salire un’onda di mortificazione, colpa, disgusto. Lui poi mi spiega che lo sa da alcuni mesi, ovvero da quando ha provato ad allontanarsi da me, questo era il motivo della sua freddezza. Io neanche riesco ad incazzarmi, tanto sono incredula e scioccata, lui irritante come pochi mi dice che non è colpa mia. E vorrei vedere! Mi dice che le vuole bene, ma che lei “non gli piace” e che non è felice con lei. Belle premesse per iniziare una famiglia. Mi fa pena perché è un debole, un ipocrita, un infelice. Mi dice che non vuole sposarla, che i figli “non sono il suo stile” ma che ormai questa cosa è capitata e bòn. Forse lei aveva fiutato qualcosa, forse io non sono la prima né l’ultima con cui lui le è stato infedele, forse l’ha fatto apposta a rimanere incinta come scaltro e disperato tentativo di tenersi il deficiente. Ci sono donne pazze che ragionano così, onestamente non ho idea di che tipa sia (anche se lui, sempre più indisponente, mi diceva che non è una cattiva ragazza e che potremmo essere amiche, in un diverso contesto), come ho detto all’inizio penso o che sia disperata oppure che sia veramente innamorata, magari. In ogni caso, ha vinto lei questo grand’uomo e se lo merita senz’altro mille volte più di me. Io me lo sarei cibato, l’avrei accolto in casa sotto i fumi dell’infatuazione e avrei provato ad essere anche un’amorevole fidanzata, sciroccata come sono ma alla fine sto crescendo sul serio e penso che, presto o tardi, non l’avrei più sopportato perché è un ubriacone, un drogato, un fedifrago e fondamentalmente uno stronzo. Forse posso pensare di aver cavato il meglio da lui, ovvero un’avventura, e almeno posso avere la soddisfazione di essergli piaciuta tanto quanto mi è piaciuto lui, perché me l’ha dimostrato e detto varie volte ieri anche aggiungendo che sono una brava persona, una ragazza “perfetta” e che lui non riesce a credere che non abbia un uomo e che è geloso di tutti. Ma vaffanculo va. Da un lato sono ferita, perché in fondo io non sono mai distaccata quando faccio l’amore, facendolo poche volte ho spesso dei sentimenti dietro, ma dall’altro mi ritengo fortunata ad averla scampata. Mi merito un uomo migliore, libero, che voglia solo me, che sia il mio migliore amico oltre che il mio amante, che mi faccia da madre, padre e fratello e il Nerboruto al massimo mi avrebbe fatto da nipote. Questa storia mi ha spaventata sul serio e spero che mi serva da ennesimo insegnamento per il futuro. Alla fine non ho mai desiderato di ferire nessuno, volevo solo capire se ci fosse una chance di amore ed è evidente che sarà altrove. Come gli ho detto di persona, gli auguro davvero ogni bene e sono sicura che se la caverà, visto che lui è uno stronzo ma lei se lo tiene a bada, per cui buon per loro. Io continuerò a fare la mia vita, riflettendo sul ritorno a Roma, nel frattempo cercando un nuovo lavoro in cui essere più felice e frequentando ragazzi che siano persone carine, per quanto sia sempre un’incognita. Mi fido ancora del mondo e degli uomini, più che altro perché, anche se suona come un paradosso, mi fido di più di me stessa e del mio istinto. Spero solo di avere anche un po’ di fortuna…
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