Tinder is the night

Un po’ per caso, un po’ per curiosità, sono approdata nel magico mondo del cucco in rete. Son sempre stata contraria all’idea, in quanto amo la spontaneità, non mi interessa accasarmi e detesto quei convenevoli forzati fra sconosciuti in cui si parla di lavoro o, peggio, di hobbies. Insomma sono forse la persona meno adatta a quello che gli inglesi chiamano dating, ma ci son finita anche io.
Premetto che ho evitato i siti veri e propri, in quanto non sarei assolutamente capace di crearmi un profilo, e spinta da Pupillo e Mother che cazzeggiavano al mio compleanno mi son segnata su una app dove l’unica cosa da fare è piazzare qualche foto carina. Del resto, come Miss Italia posso anche io dire: “non volevo iscrivermi, hanno fatto tutto mia madre e mio fratello, e ora son qui con la corona in testa, ooooh!”
Per lo meno direi così, dovessi mai cavare qualcosa di valido da questa pensata.
Non avevo, e non ho, aspettativa alcuna, se non quella di osservare uno spaccato di umanità a me poco noto e al limite, diciamolo pure, chiavare.
Ecco dunque a voi il racconto di circa un mesetto di attività: innanzitutto dovete sapere, nel caso foste ignari come lo ero io, che l’app è l’equivalente digitale del “ce l’ho, ce l’ho, mi manca” delle figurine Panini. Funziona infatti così: tu scegli qualche foto, segnali le tue coordinate geografiche e indichi se sei uomo o donna; l’app ti mostra solo gente del sesso opposto (numerose proteste lesbo al riguardo, per quanto riguarda gli omini sessuali ce n’è un’altra apposita, culetto AM manco a dirlo la usa a iosa e mi mostra tonnellate di foto di chiappe e altri gioielli disponibili) in base all’età e alla vicinanza che hai scelto tu come criteri; tu puoi decidere se visualizzare tutte le foto o solo la prima; se scorri a destra vuol dire che t’anteressa l’articolo, a sinistra invece che lo scarti. Il tutto si basa quindi sull’impressione iniziale che si forma in manco tre secondi, all’insegna della massima leggerezza. Proprio questo aspetto così spensierato e poco impegnativo mi ha convinta a segnarmi, in quanto come saprete la divisione in belli e brutti ha sempre un certo fascino su di me. Una volta che qualcuno è piaciuto, solo se anche l’altra persona ti ha scelto si forma quello che l’app chiama “il match” e viene data la possibilità di sciattare, altrimenti niente e l’affare finisce nel dimenticatoio.
Che cosa è successo quindi? Metto a casaccio qualche mia foto (tanto sono figa in tutte), giusto inserendo quelle in cui sono vestita da gatto nelle ultime posizioni in quanto Pupillo le trovava sconvenienti, e parto all’attacco. Schizzinosa come sono, ne butto a sinistra almeno una cinquantina prima di degnarmi di gradire qualcuno. Dopo qualche giorno di figurine, posso dirvi di averne selezionati circa una ventina. Indovinate quanti match ho? Ventuno, ovvero ROI del 100%. A quanto pare il proverbio del carro dei buoi qui è espresso alla massima potenza, perché basta essere donna perché qualcuno ti scelga. Pupillo, nonostante sia un bellissimo giovanotto, ha infatti molte meno corrispondenze e sia lui che Mother son rimasti stupefatti del mio risultato. Mother ha persino insinuato ci fosse un errore tecnico, ma spiacente di deludervi non c’è, sono solo molto figa. Di questi ventuno fortunati non ho contattato nessuno, ma ho atteso come una principessa nel castello che si lanciassero loro alla conquista. La metà l’ha fatto. Di questa decina di coraggiosi che hanno scritto ho scartato gli arrapati, che debbo dire però sono stati molto utili per arricchire il mio vocabolario inglese di nuove espressioni, a me finora decisamente sconosciute, per chiedere prestazioni sessuali. Ad esempio, un tipo ha esordito con un: “posso portarti nel cortile delle ossa?”. Pensavo fosse un amante del gotico, ebbene il dizionario urbano ha tradotto con un “vuoi scopà?” e, ricordandomi della mia ultima avventura pazza pazza pazza sulla terrazza col nerboruto, in effetti capisco perché si parli di cortile delle ossa data la discreta scomodità della location.
Per chi si chiedesse cosa combini ultimamente il father to be, non è cambiato di una virgola: sbevazza, fischietta, spizza e mi fa battute sulle tette, caga come un leone in ufficio e non si è preoccupato minimamente di assicurarsi che mi fosse venuto il ciclo. Evidentemente ama così tanto i bambini che cerca di averne anche a casaccio, mah.
Tornando ai maschioni della rete, lascio stare gli arrapati e rispondo solo a quelli che sembrano normali. Di questa cinquina, la metà si rivela incostante o fortemente depressa e dunque mi tocca depennare anche costoro. Citiamo in tale categoria il caso dell’amante dei felini: sto tipo non è male, ma più che altro ha un gatto fichissimo nella prima foto e io lo scelgo solo per questo motivo. Il disgraziato mi contatta e attacca nottetempo un pippone sulla tristezza della vita da sìngol  e sulla sua ex che viveva a scrocco da lui, senza lavorare e che si lamentava con gli amici comuni del fatto che lui non potesse permettersi di portarla in vacanza. Io cerco di spostare la conversazione sul gatto, ma il tentativo va male perché il tizio mi manda un intero book di foto del felino che dopo le prime dieci pure sti cazzi. Mi chiede se me la senta di incontrarlo e io rispondo di no, che piuttosto avrei conosciuto il gatto ma che dopo la tonnellata di immagini mi è passata anche questa curiosità. Per qualche giorno mi dà tregua, poi ricompare sempre nottetempo lamentandosi di essere stato ad una festa di fidanzamento dove ha incontrato la sua ex, ancora molto incazzata con lui perché non la mantiene più. Io provo a sdrammatizzare dicendo che almeno ha un gatto a consolarlo, ma lui risponde che se lo gestisce a mezzi con l’ex, in quanto non volevano fare “Kramer contro Kramer”. Ve lo giuro, ha detto proprio così. Io allora concludo dicendo che almeno ha mezzo gatto a consolarlo e ciao. Mi manda una foto, credo umoristica, in cui il gatto ha una zampina in una scarpa col tacco, presumo della megera.
Come se non mi bastasse il cinofilo a lavoro…
Me ne rimangono dunque un paio. Uno è molto carino, ma ahimè un po’ insulso. Per ripicca e per distrarmi da un’altra situazione, ci vado persino a prendermi una birra e si conferma la mia opinione. Pupillo suggerisce di tenermelo come scopamico, ma io sospetto che il tipo abbia grandiosi progetti che non comprendano me, almeno nell’immediato futuro. Riporto il dialogo con Pupillo:
– scopatelo e basta
– mah, non mi ispira e poi non credo si farà più vivo, nonostante provolonasse
– perché dici così?
– mi ha salutato con un “ti contatterò presto”…
– ah no, allora hai ragione, depennalo
Io e Pupillo ci capiamo sempre al volo.
Siamo per cui giunti al prescelto. Il nostro ha la ventura di essere il primo che accetto di incontrare, e sarebbe stato anche l’unico se la situazione fosse progredita di più. Ha tutta l’aria di essere un bravo ragazzo, assolutamente normale, persino proattivo in quanto organizza lui e, nonostante sembri timido, mi ricontatta spesso e mi chiede di uscire altre due volte. Ha ottime maniere, che per me contano molto, non è bellissimo ma gradualmente inizia a piacermi perché, semplicemente, mi ci trovo bene. Si ricorda i minimi dettagli delle stronzate che sparo a ruota libera, tant’è che devo stare attenta a non ripetermi, e tiene anche a mente i miei gusti gastronomici in quanto non vuole mai ordinare cibi col cioccolato perché altrimenti non potrebbe dividerli con me. Prende mille punti quando mi porta a cena da Bocca di Lupo, il costosissimo ristorante dove avrebbe dovuto condurmi Fritz (promessa, ovviamente, mai mantenuta), e mi dà praticamente metà della sua ottima pasta alla palermitana perché ha capito che mi piace di più della mia coi ricci. Mi offre persino la cena, per ricambiare una pizza a cui pensai io quando lui ebbe problemi con la carta. Andiamo sul fiume, grande romanticismo, stelle, foto, Big Ben e compagnia bella ma il gentleman ancora non ci prova. Io, per la verità, non ne sono nemmeno troppo dispiaciuta perché nelle prime due uscite non ero affatto disponibile e se avesse fatto una mossa sarei fuggita via urlando. La terza volta ero già più bendisposta ma tutto sommato mi sta anche bene andarci piano. Il punto è che ora le cose sembrano andare fin troppo piano, diciamo pure che sembrano sospese. E’ evidente che, dopo avermi cercata e in un certo senso corteggiata per giorni, il nostro ha frenato e i motivi sono noti solo a lui purtroppo. Io ho fatto capire che sarei interessata all’articolo, seppur con delicatezza, ma ora non posso fare altro che aspettare.
Il dialogo con Pupillo al riguardo:
– ovvio che gli piaci, col cazzo che io sganciavo 130 sacchi de cena e 20 de taxi pe una che nun me vojo manco scopà
– eh, ma nonostante gli abbia inviato qualche segnale, questo ancora tituba
– vabbè, sarà rincojonito, tu invitalo a casa
– col cazzo, lo voglio sposare
– ah, allora hai ragione, non dargliela per almeno un mese
– almeno…
– ma poi che segnali gli avresti mandato?
– mah, le prime volte ero sulle mie, braccia incrociate e manco lo guardavo in faccia, mentre ora sorridevo, ci siamo avvicinati con le ginocchia…
– aridaje co ste ginocchia
– le ginocchia sono molto significative, e comunque in generale ero più protesa e ogni tanto lo picchiavo
– beh, se lo picchiavi allora ti piace
Io e Pupillo ci capiamo sempre al volo.
Che dire, se non dovesse nascerne niente non sarà un dramma, magari non era l’uomo per me e almeno sarò uscita con qualcuno di decente, che mi ha portata subito da Bocca di Lupo e ciò contribuisce al mio processo di rieducazione ai bravi ragazzi, dopo troppo tempo sprecato dietro agli stronzi. Ma ovviamente io sono curiosa, questa persona vorrei conoscerla e scoprire se, per una volta, possa innamorarmi davvero e di uno che mi meriti. Se citassimo Fitzgerald, da cui mi sono ispirata per il titolo, potremmo dire: “Someday I’m going to find somebody and love him and love him and never let him go.”
A me basta anche che mi auguriate “in bocca al lupo”.
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3 risposte a Tinder is the night

  1. Rino Gattuso, per qualcuno Orlando Bloom, per altri Federer, ma il top è Johnny Pepp! ha detto:

    Nelle prime 20 righe ha messo mille mani avanti, manco fosse Vishnu. Cambierei in “un po’ perché ci stavo pensando da tempo, un po’ perché mi serviva solo una spinta, ecc. ecc. ecc.”. Onestà con sé stessi, please.

    “diciamolo pure, chiavare” è la prima corrispondente al vero di questo post.

    Il secondo dialogo sulle ginocchia il pupillo afferma di non ricordarlo.

    Chissà il ROI di munster…

    Ma soprattutto “lo voglio sposare”.

    NB
    Sappia che da ora in poi mi rifiuterò di commentare post protetti da password.

  2. ma che figata questo articolo! 🙂

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