Il gemello buono e il gemello cattivo

Ne ho combinata un’altra delle mie. Esordisco con questo annuncio, con aria losca, e Pupillo domanda: “che hai fatto, le marchette?”

Quando spiego di che si tratti, Pupillo commenta: “sarebbero state meglio le marchette”.

Dopo questa flamboyant intro, vorrete sicuramente sapere. Ebbene, seguendo il consiglio di Piergiorgio, continuo a cavalcare l’onda del dating online perché, anche se non si tromba, quanto meno è un interessante spaccato umano e dà materiale per conversazioni con gli amici e per il blog.

A proposito di trombare e di amici, dissento da quel post in cui lodavo Trombamico: il fastidiosissimo si è lasciato sì con la ragazza (il gufaggio mio e di Pupillo combinato deve aver avuto effetti devastanti) ed è venuto a Londra per un weekend ma solo per dirmelo, in quanto se ne è stato per fatti suoi a sbevazzare con degli ubriaconi ed è ripartito dicendo che si è anche annoiato e che avrebbe preferito trombare me, già che c’era. Come non lo mandi affanculo, non lo so. Anzi, purtroppo lo so: pure se non mi tromba, rimane sempre uno dei migliori che l’abbia mai fatto e, in questi tempi grami, mi tocca mantenermici in buoni rapporti perché ci manca solo litigare con uno dei pochi amanti, sebbene potenziali, che ho. Se non fossi una ragazza di spirito, quasi mi compiangerei.

Tornando al dating online, qui invece adesso pare che sia io a non darla. Ho già detto del simpatico epiteto affibbiatomi da quella raffinata donna di Padovana, ovvero “arricciacazzi”, ma vi giuro che non lo faccio apposta: mi disegnano così. Ho iniziato con le migliori intenzioni (chiavare), ma dopo la sbandata per quel tristo del soldato tedesco in effetti non ho più incontrato nessuno che mi ispirasse in quel senso. L’epilogo del romano, per non lasciarvi digiuni di informazioni, è che ha rosicato infinitamente e si è subito buttato su di un’altra a casaccio, per poi sbattermelo in faccia sperando di farmi ingelosire, facendomi pure domande competitive del genere “e tu, ti sei fidanzata negli ultimi cinque minuti o sei rimasta indietro?”. Meno male che non ci sono cascata, mi ci mancava solo un altro pallonaro. Ovviamente ho espresso ad alta voce questa considerazione, con l’effetto di farlo rosicare ancora di più. Capita, mica soffro solo io qui.

Veniamo alla storia “peggiore delle marchette” che vi preannunciavo. Mentre son lì che scorro le foto dei maschioni, incappando persino più volte in un distinto gentiluomo col pene di fuori che a quanto pare vive a uno sputo da casa mia e dava anche il numero di telefono “per un drink, e poi chissà”, sbuca il sosia di Fritz. Mi prende un colpo: a giudicare da una piccola foto, i due si somigliano moltissimo e pure l’età e la nazionalità corrispondono. La cosa mi spaventa enormemente e per un po’ non agisco, rimandando la scelta se scartarlo o no in preda alle pippe mentali più forsennate: sarebbe catartico rifiutarlo subito; sarebbe catartico parlarci e scoprire che è una brava persona e che dunque non sono tutti come Fritz (ci vuole poco ad essere meglio di lui); magari mi piace; magari non mi piace; magari ha il parrucchino. Insomma: una matta. Padre, da uomo assennato, consiglia di scartarlo e di voltare pagina. Io, chiaramente, faccio tutto il contrario e lo accetto. Il nostro scrive e chiede immediatamente di uscire. Io penso: ecco il classico provolone italiano, non lo vedrò mai manco in cartolina. La sera stessa ci esco.

C’è però un elemento di sorpresa: non ci sono uscita perché mi ricordava Fritz e volevo rinfocolare la mia malsana passione per quello stronzo (timore di Pupillo, da cui la battuta sulle marchette), bensì perché mi è sembrato veramente un ragazzo simpatico e innocuo. L’opposto di Fritz, dunque. Ovviamente mi sentivo in colpa. Con lui, perché proiettavo sulla sua testa innocente i ricordi di quell’infame; e con me, perché tormentavo la mia testa esausta con i ricordi di quell’infame. Credevo di essere libera, di averlo dimenticato del tutto, e chiaramente era una cazzata. Sono libera, non voglio più avere niente a che fare con Fritz sul serio, se mi chiamasse non risponderei o lo insulterei elegantemente per poi attaccare (e infatti il volpone non chiama), però non l’ho dimenticato. Non lo dimenticherò mai, perché anche se ho cercato di impedirlo prima, e poi di negarlo, ho lasciato che questo squallidone mi ferisse e la cosa mi fa ancora rabbia, inutile nasconderlo. Perciò me lo ricorderò sempre come monito per non legarmi mai più ad un tipo simile.

Che ve lo dico a fare, nemmeno queste considerazioni sono rimaste nel chiuso del mio cranio pensante, ma eccomi qui che le espongo pari pari al malcapitato. Prima, durante e dopo l’appuntamento. Come credete che abbia reagito? Un uomo normale ed assennato mi avrebbe mandata affanculo e probabilmente si sarebbe rifiutato di vedermi. Un uomo furbo e arrapato avrebbe finto di ascoltarmi per poi usare tutto ciò contro di me e saltarmi addosso. Nonostante il nostro sia dello Scorpione, a quanto pare è poco furbo e non solo non ha fatto niente del genere, ma anzi ha sguazzato impunemente nel mare magno delle mie stronzate, dandomi il seguente feedback: è Scorpione ascendente Scorpione, nato il giorno dei morti come Fritz (entrambi abbiamo lanciato un urletto alla scoperta, mentre Pupillo ha detto: “cazzo, pure de segni ti ha parlato”), gli capita spesso che qualche donna pazza gli rovesci le proprie disgrazie causate da qualche altro Scorpione, oppure omonimo, oppure sosia, che se l’è spassata alla grande maltrattandola e che a lui tocchi raccattare i cocci e rimediare per le malefatte dei suoi predecessori. Insomma: avevo di fronte un esperto, un professionista del rebounding, un poverino che paga per colpe non sue. Uno più pazzo di me.

Mi ha fatto molta simpatia per questo, e benché la simpatia non si sia tramutata in capriole da materasso (per fortuna, essendo Scorpione, ha intuito l’antifona mille volte meglio del romano) ho deciso comunque di rendermi utile in qualche modo ovvero sto cercando di aiutarlo sul lavoro. Non quello che lui voleva, forse, ma è stato gentiluomo e intelligente da abbozzare con grazia. Del resto, e non è una scusa, una donna come me è una grande fortuna ma forse anche una grande piaga. Col bagaglio che mi porto dietro sono sì più saggia, ma allo stesso tempo terrorizzata e soprattutto ho così poca esperienza di relazioni e di persone normali che per certi versi sono ancora ingenua come una quindicenne (dell’epoca mia, non le precoci spaventevoli zoccolette di oggi) e non so a chi augurare di pigliarmisi. Qualcuno forse può prendermi per un po’, e anche lì ormai sono più cauta, ma chi mi vuole forever deve esserne davvero convinto, scalare le mura del castello, arginare in qualche modo la logorrea e le paranoie per arrivare finalmente al premio, che tanto per chiarire è il mio grande cuore.

Quando faccio questi discorsi, Pupillo alza gli occhi al cielo.

Tra l’altro gli ho chiesto, vagamente offesa, se mi ci veda davvero a fare le marchette. La risposta, con sorriso losco, fu: “eehh”.

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