All or nothing

Mi sa che sto invecch…ehm, maturando, perché è un po’ che mi ritrovo di fronte a certi bivi e, invece di tergiversare, cazzeggiare e accontentarmi di situazioni poco felici, faccio una scelta estrema che in molti casi mi porta ad una netta rinuncia.

E, vi dirò, non sto neanche troppo male per questo. Anzi, mi sento libera e in pace con me stessa.

Veniamo all’esempio pratico: la mia ricerca di un nuovo lavoro. Ho iniziato licenziandomi in tronco, così, più che per spavalderia o esasperazione l’ho fatto perché ho calcolato razionalmente che potevo permettermelo, avendo qualche risparmio da parte. Credevo che sarei impazzita senza lavorare, senza potermi acchittare ogni giorno sfoggiando trucco e vestiti nuovi, senza flirtare, senza ciarlare tutto il tempo, senza mangiare in mensa e senza andare a sbevazzare (perché queste sono le mie attività aziendali principali) e invece no: sto benissimo. Sarà che sono ancora in contatto con molte persone e dunque ciarlo, che mi vesto e mi trucco elegantemente ogni volta che esco, sia pure per fare solo la spesa, che preparare i colloqui a volte diventa impegnativo dovendo produrre cose che in ufficio non ho mai fatto, ma che ho spacciato nel mio cv come cavalli di battaglia che cavalco da anni, però alla fine sono mentalmente e fisicamente attiva senza avere l’oppressione di un capo idiota, di mansioni ripetitive che mi rincoglioniscono e soprattutto godo del lusso di pulirmi casa, comprare da mangiare, dormire e farmi le unghie quando mi pare.

Insomma: qui devo fare la freelance. Voglio dire, riesco persino a fare sport, roba impensabile mesi fa.

Probabilmente, prima che mi venga l’Idea delle Idee che farà svoltare la mia vita, prenderò un altro lavoro perché ho bisogno comunque di provare un ambiente diverso e vedere come me la cavo. Un po’ come quando ti lasci con un uomo pesantissimo, con cui sei stata per anni, che tutti ti appoggiavano ma che ti faceva morire dentro e, prima di innamorarti di nuovo e di sperare che il nuovo tomo sia Quello Giusto, sfarfalleggi un po’ per vedere cosa c’è in giro. Esempi puramente casuali.

Il discorso è che in giro non c’è granché e io non riesco più ad accontentarmi, uomini o lavoro di cui si parli. Ho rifiutato la prima offerta: mi pagavano bene, il titolo era dignitoso ma il lavoro prometteva malissimo. Me ne è stata fatta una seconda: mi pagano ancora meglio, il titolo è così così e il lavoro non promette granché. Sto prendendo tempo ma temo che rifiuterò anche questa perché mi stanno mettendo pressione e ho delle altre prospettive che, seppur incerte, mi attirano di più e non me la sento di fermarmi se non sono convinta.

Mi spaventa continuare a cercare ma so anche che posso farcela e che me lo devo, dato che sono fuggita di colpo da una situazione insopportabile e non posso ficcarmi con tutte le scarpe in un’altra uguale o peggiore. Ovviamente non posso sapere cosa mi aspetta finché non inizierò effettivamente a lavorare di nuovo, ma per lo meno vorrei farlo sulla base di qualche motivazione valida: un sacco di soldi, meno lavoro e della gente simpatica. Se devo morì, che sia una morte dolce. Mi mancheranno queste giornate in cui mi alzo quando mi pare, corro quando non piove (questo non è ancora avvenuto ma avverrà, fidatevi, sto già lì), mi sparo tutte le fiction che voglio di notte, esco e vedo gente con cui mesi fa manco avevo il tempo di parlare.

Già, la cosa stupefacente è l’effetto che l’ozio sta avendo sulla mia affabilità: si dirà pure che il lavoro nobilita l’uomo, ma a me che fa? Non so, quando lavoravo senz’altro avevo una certa stabilità, le settimane scorrevano in fretta scandite dal ritmo terribile dell’agenzia o talvolta lentissime, quando non c’era molto da fare (ed era ancora peggio), avevo degli incontri sociali prestabiliti che in un certo senso davano sicurezza però ero anche una persona meno disponibile, più scazzata, stressata ogni tanto, stanca sempre e in generale meno propensa a relazionarmi con chiunque in quanto troppo stremata e occupata da altro. Altro di cui poi, nel 99% dei casi, non poteva fregarmi di meno.

Ora sono piuttosto di buonumore, ho ripreso ad invitare a cena le persone e cucino tantissimo, anche per me sola. Compro le verdure al mercato come ai bei tempi di quando mi ero appena trasferita nella casetta, mi sparo i bibitoni di carote quando voglio e ogni tanto, se proprio mi gira, mi rovino con qualche biscotto ma puramente per piacere. Ascolto di più, rido di più e mi preoccupo di meno. Come impedire che questo stato di grazia venga turbato da un lavoro noioso che mi prenda il giorno e la notte senza lasciarmi nemmeno respirare? Giammai, devo aspettare e fiutare Quello Giusto, almeno sulla carta. Ci deve essere anche un solo elemento che mi piaccia e che mi faccia desiderare di andarci ogni giorno, altrimenti muoio.

Riguardo agli uomini, la situazione è più o meno identica. Come accennavo, sarà che ho perso due kg, sarà che mi gira bene, ma a turno continuano a riproporsi come i peperoni solo che io son stufa. Fossi in un momento qualsiasi della mia vita passata, gongolerei di questa abbondanza, ma ora vi giuro non è per vantarmi ma veramente non mi fa né caldo né freddo. Anche gente pregevole come Trombamico sta tornando alla carica, addirittura mi ha scritto dall’India, dove è andato per distrarsi (devo farmi dire prima o poi come fa ad ottenere 100 giorni di vacanza all’anno questo), dicendo che gli manco, che ha capito che bla bla bla e che vorrebbe bla bla bla. Io ho risposto che mi dispiace per le sue vacche magre ma che non so come aiutarlo. Il punto è che non gli credo, perché uno che mi è stato lontano per anni non può aver sviluppato per me sentimenti così forti da indurmi a fidarmi di lui. Probabilmente sono solo la noia e il senso della sfida che lo motivano, il solito volere qualcuno di irraggiungibile ma per una volta, ve lo assicuro, non sto giocando: è proprio così. Lui ha minacciato di bussare alla mia porta all’improvviso e di stendermi con la sua maschia sensualità, perché “nessuna donna può resistergli”, una volta che lui si presenta in tutto il suo splendore. Non ha mai fallito eh, testuali parole. A me viene quasi da ridere perché, detto fra noi, onestamente non credo più manco ai gesti plateali. Specie a quelli annunciati in pompa magna.

Non so che tipo di lavoro troverò, ma verosimilmente so che tipo di uomo troverò: non uno che irrompe nella mia dimora, fradicio di pioggia e in ginocchio mi chiede di sposarlo con tanto di anello Tiffany; ma uno che, per caso, magari in metropolitana se ne esce che mi ama.

In fin dei conti sono una donna semplice e romantica.

Su Sciaron e sul suo anello dai mille carati invece discuteremo in un altro post, che la conclusione di questo mi ha appena ispirata.

Baci e abbracci a tutti.

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