The other woman

Lo so che vi avevo promesso il post sull’anello Tiffany di Sciaron, ma la paffutella dovrà attendere. Ho una storia più gustosa che merita la precendenza, per cui mettetevi comodi.

Vi ricorderete forse del Bovino, ovvero di quel simpatico tomboy che si trombava quello squallidone di Fritz in contemporanea a me. L’ultima apparizione di questo personaggio fu un anno fa, quando io avevo deciso di sfanculare Fritz forever mentre lei, che aveva spergiurato di non volerlo vedere mai più a sua volta, si era venduta per un cappotto.

Debbo dire che rimasi molto male, perché se i tradimenti degli uomini mi feriscono, quelli delle donne proprio non li concepisco, specialmente da una come lei che “tanto gentile e tanto onesta pareva”. Per cui passarono mesi, in cui finalmente cancellai per sempre Fritz dalla mia vita e mi resi conto che non era amore ma un calesse, mentre di lei non seppi più nulla.

La nostra compare recentemente, ad una serata per sole donne in cui si intagliavano zucche. Io arrivo in grande ritardo, ben ubriaca, e ovviamente l’unico posto libero è accanto a lei. Ormai che non mi frega più niente di Fritz, ci parlo senza problemi e lei, che non ha molto da dire a parte commentare il mio licenziamento, butta là che dovremmo cenare insieme una volta. Io sono italiana per cui una cena non la nego a nessuno e di lì a un mesetto eccoci qui che ci ritroviamo ad organizzare un pazzo venerdì di sbevazzate, ramen nipponici e tortine.

Debbo dire sono quasi curiosa di incontrarla, perché fiuto che vuole ciarlare del merdone e fiuto che la cosa potrebbe riverlarsi divertente. La mia curiosità non viene soddisfatta subito perché lì per lì siamo entrambe sulle nostre, ci studiamo, io in un bellissimo vestitino nuovo grigio-bronzo in cui lei mi trova in formissima, lei nella sua tenuta androgina chic con gli skinny neri e una camicia setata ampia. Primo giro di cocktail e lei parla solo di lavoro, io mi faccio due cojoni così. Poi passa ad un argomento addirittura peggiore, ovvero l’orologio biologico. Attacca una pippa sul fatto che lei vuole assolutamente figliare ora, che deve trovarsi un uomo con cui farlo e che non è sicura di rimanere a Londra in quanto città troppo cara per avere una famiglia. Dice che il suo scopo nella vita era riprodursi prima dei 30 anni e ora che mancano meno di 3 mesi al traguardo ha mancato l’obiettivo ed è incazzatissima. Io scolo il mio cocktail tutto in un colpo, maledicendo la mia urbana cordialità che mi fa sempre finire in queste assurde situazioni sociali. Ci cacciano dal bar in quanto è tutto prenotato, così migriamo verso il ristorante nipponico che ci tiene a farmi provare. Se non altro è galante. Ci spariamo due giri di prosecco e lei si scioglie un po’, inizia a chiedermi se esca con qualcuno. Io dico che il dating mi ha rotto il cazzo, che avevo conosciuto un po’ di gente, financo una donna (cosa che la intriga moltissimo), ma che erano tutti soggettoni. Lei allora riallaccia la pippa dell’orologio biologico e mi dà dei saggi consigli su come trovare l’Uomo Della Mia Vita, Nonché Padre Dei Miei Figli, perché il tempo stringe. Io dico che non ho nessuna fretta ma che mi importa solo dell’amore. Le spiego che sono più un tipo da situazione in cui lui, per caso, magari in metropolitana se ne esce che mi ama e in cui io, per caso, me ne esco che sono incinta.

Iniziamo a parlare di romanticherie varie, di innamoramenti, e stranamente ci troviamo d’accordo. Mi racconta della sua storia con un tizio, ammette di essersi innamorata e io da brava Pesci ovviamente abbocco e mi commuovo pure, grazie anche al prosecco che scende giù che è un piacere. Mentre sono lì nel pieno del mio feedback, mi scappa l’argomento Fritz per dire che ne sono finalmente fuori e che sono felicissima, essendo lui uno squallidone. Lei mi chiede se lo veda ancora e io dico: fossi matta. Ci spostiamo in una sala da tè perché ha deciso di fare due chiacchiere ancora più rilassate e inizia a raccontarmi tutto. Salta fuori che lei ha considerato Fritz come “potenziale partner” in quanto era uno con cui “poteva parlare”, anche se poi si lamenta che non hanno mai affrontato altro argomento al di fuori del lavoro, che lui non si è mai “aperto” con lei e che di fatto non si dicevano un cazzo. Si vanta di aver comprato dei cappotti a prezzo scontato e mi mostra quello che indossa al momento, spiega che l’ha preso un anno fa ovvero quando ha iniziato a rivederlo dopo vari mesi di sparizione da parte di lui. Io dico che ricordo bene, che avevo capito benissimo che avevano ripreso a frequentarsi e che all’epoca avevo già fatto la mossa di sfancularlo definitivamente. Lei è sorpresa, scrolla le spalle dicendo che “doveva essere pur pratica, alla fine le serviva un cappotto”, che ci ha trombato per vari mesi e che poi d’un tratto gli ha detto che fa cagare a letto, che sapeva tutto di me e che anche io sapevo. Lui, ovviamente, ha negato e da quel momento è sparito. Lei si è scusata per “averlo ferito” insultandolo sessualmente, gli ha chiesto chiarimenti, l’ha cercato in tutti i modi: telefono, messaggi, email, financo mail aziendale in quanto si erano incontrati in un meeting e lui latitava anche professionalmente.

Inizio a sentirmi dispiaciuta per lei. Lei che mi aveva sempre sbattuto in faccia di essere quella dura, quella indifferente, la favorita del sultano mentre io ero una povera cretina che si illudeva. Lei che nobilmente si era fatta da parte, per poi non molto nobilmente rifarsi sotto alle mie spalle.

Capisco, una volta di più, di quanto non me ne freghi più niente. Lui è proprio un elemento lontano, il cui ricordo mi dà un lieve fastidio, lei mi sembra onestamente un po’ una poveretta, sicuramente confusa. E’ rimasta persino male quando ha saputo che lui con me due parole le scambiava, che mi raccontava della sua famiglia, del suo passato, che aveva voluto conoscere Mother, che si interessava dei fatti miei e che aveva proposto anche a me di lavorare con lui, ma che io a differenza di lei avevo rifiutato. Rimane secca alla notizia che negli ultimi tempi si comportava quasi bene e che mi aveva addirittura fatto un paio di regali. Come se fossero cose significative, poi. Come se fossero cose su cui competere. Le dico le mie conclusioni: a secca, abbiamo sprecato del tempo, nonché l’occasione di impersonare Cameron Diaz e purgarlo con dei lassativi. Lei si ravviva a sentire di Cameron Diaz e propone di giocargli un bel tiro burlone adesso, mi chiede di chiamarlo perché “magari a me risponde” per dargli appuntamento e farci trovare insieme a spernacchiarlo. Io rispondo: anche no.

E così ho raggiunto il famoso ultimo stadio del dimenticare qualcuno: l’indifferenza. Non soffro più, non ho più sete di vendetta, giammai vorrei incontrarlo sul mio cammino. E’ triste perché, pur non amandolo, a mio modo gli ero affezionata e se si fosse comportato un tantino meglio forse avrei potuto diventarci amica. Un giorno. Credevo che lui trattasse malissimo solo me, ma a conti fatti a quanto pare è stato un merdone con chiunque e, tutto sommato, a suo modo mi ha voluto bene. Ma è stato troppo squallido, profittatore, crudele e ha cancellato qualsiasi desiderio di vicinanza nei suoi confronti. Mi capita raramente di voler cancellare qualcuno dalla mia vita, di solito o evito una persona dall’inizio, oppure se ci entro in contatto è perché è destinata a rimanere. E’ una cosa piuttosto triste ma, evidentemente, capita e tocca prenderne atto. Ricordo che qualcuno mi cazziò, all’epoca, quando decisi semplicemente di sparire con Fritz senza mandarlo apertamente affanculo. Mi dissero che ero stata debole, che l’avevo fatto vincere e che gli avevo dato soddisfazione. E’ un piacere essere circondata da persone che mi stimano eh, grazie tante.

Senza nemmeno paragonare la mia condotta a quella del Bovino, perché credo che siano su piani molto diversi, onestamente mi sento a posto. Sì, avrei potuto perdere meno tempo, non vado fiera in particolare di essermelo ripreso per qualche mese, dandogli l’ultima chance, dopo aver saputo che scopacchiava in giro. Probabilmente faceva tutto parte della dinamica, dovevo sbatterci la testa per bene per capire che non faceva proprio al caso mio. Sono contenta però di essermi congedata con stile, senza manco dirgli niente, perché sinceramente non si meritava nulla. I’m not dignifying this with an answer, direbbe quel bell’uomo di Colin Firth.

Due post su due in cui mi vanto della mia saggezza. Sto decisamente invecchiando. Meglio non condividere queste riflessioni con Mother, che sennò si coalizza col Bovino in una plètora di consigli su come figliare entro Febbraio, che l’orologio ticchetta signori miei.

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