50 sfumature di miseria umana

Premessa o mano avanti che dir si voglia: questo non è un post da snob. Sarebbe troppo facile criticare il filmaccio 50 sfumature, ma non ho intenzione di sparare sulla croce rossa quanto, piuttosto, pormi e porvi alcune riflessioni. Contenti? Iniziamo pure, allora.

Domenica sono andata a vedere “50 sfumature di grigio”. A volte il trash mi attira, non tanto da farmi leggere il libro (nun je la posso fa) ma il film si prestava benissimo a soddisfare la mia curiosità sociologica e, ammettiamolo, erotica dato che mi aspettavo di assistere a delle scene di sesso con i controcoglioni.

Primo spoiler: non ci sono scene di sesso eccitanti. Se cercate quelle, allora guardatevi il film sulle lesbiche “La vita di Adele” o, che so, “Intimacy” che inizia con un bel pompino a tutto schermo. Anche la ninfomane di Lars Von Trier tutto sommato se la cava meglio.

Questo film, a mio parere, è assolutamente piatto e antierotico. E’ come guardare un porno censurato, il che non ha senso perché almeno la pornografia si fonda sul voyerismo, mancando (sempre a mio parere) di erotismo, mentre qui non si vedeva niente e non si stuzzicava manco l’immaginazione. Pare che delle prostitute stiano impazzando su TuTubo con un finto video porno in cui prendono per il culo sto film, secondo loro offensivo e lesivo della professione.

Rimanendo in ambito culi: qualche chiappa e un accenno di tetta sono le uniche cose porche visibili. Per il resto è tutto uno sfoggio del torace e degli addominali dell’attore, un bel figliuolo ma con due espressioni sole: una da maniaco e una a bocca aperta da ebete.

Parliamo invece dell’attrice, che di espressioni ne aveva tre: una da timidona, una da suorina arrapata e una da porca malmenata.

Credo che sia già facile comprendere perché questi due personaggi incarnino le fantasie sia maschili che femminili. Ma io, che sono buona e soprattutto logorroica, vi darò altri dettagli. Sennò che l’ho visto a fare ‘sto film?

Secondo spoiler: la trama. Un crogiuolo di clichés che mancava giusto “non sei tu, sono io”. Un collage di situazioni trite e ritrite che la gente rideva, vi giuro. Partiamo dalle dicotomie che più classiche non si può: lei povera, lui ricco; lei ingenua, lui furbacchione; lei vergine (!), lui consumato; lei amorevole, lui freddo; lei vittima, lui carnefice, lei che dice “facciamo l’amore” e lui che risponde “io non faccio l’amore, io fotto e fotto duro”.

Calimera sta ancora a ridere per questa battuta e dice che deve prendere per il culo un suo amico che usa sempre l’espressione “fare l’amore” anche per donne appena viste per strada. In effetti non era male, date pure le espressioni dei due attori.

Rimanendo sulle espressioni: notevole è quella da suorina arrapata di lei, con tanto di morsicatura del labbro. A quanto pare il fulcro del libro è su ‘sta cosa che lei, ogni qual volta sia in imbarazzo o arrapata (ovvero sempre), si morde il labbro e lui si arrapa. Non vorrei volare troppo con la fantasia e mi scuso in caso di inesattezza, ma mi sembra di ricordare che lui a una certa le dica “quando ti mordi il labbro lo sai cosa mi provocherai a fare, vero?”.

Vao. Vao, vao, vaooo. Capirete perché divorassi popcorn godendomela un mondo. Manco quando guardavo Biùtiful di straforo con mia nonna ho sentito tante stronzate così colossali tutte in fila.

Tornando alla trama: una giovine povera con problemi di labbrofagia sostituisce la coinquilina malata (e anche discretamente figa, chiaro) per intervistare un ricco belloccio. Già si imbarazza all’intervista, iniziando a mordere, oltre che il famoso labbro, tutto quello che le capita a tiro tipo mani o la matita con cui scarabocchiava. Close up sulla morsicatura della matita per farci credere che avremmo assistito a grandi scene di fellatio. Terzo spoiler: pompini zero. Lui forse si dedica a qualche motoscafo ma non si capisce affatto perché inquadrano il soffitto.

Riprendiamo con la trama. Finisce l’intervista e lei torna a casa già innamorata marcia. Lui inizia a perseguitarla con fare piuttosto bossy e irritante e nel giro di mezz’ora ha già: piazzato la coinquilina con suo fratello (belloccio anche lui); fatto piazza pulita di tutti i possibili rivali (già era vergine sta poveraccia, che bisogno c’era dico io); venduto la macchina di lei per regalargliene una di suo gusto, gesto anche questo inutile perché comunque le impone di essere scarrozzata dal suo autista, che è anche incaricato di rifarle il guardaroba; fatto ampio uso del suo brevetto da pilota fra gitarelle in elicottero e avvitamenti carpiati in aerei minuscoli.

Già solo questa ultima cosa mi avrebbe fatta fuggire a gambe levate, non so voi ma a me il Barone Rosso non ha mai convinta. Lei invece commenta, dopo essere stata rivoltata a testa in giù nell’aereo pilotato da questo pazzo: “ma allora vedi che sei capace di essere romantico”.

E non sono ancora arrivata alle famose cinghiate e porcate varie. Siccome so che le state aspettando, eccole qui: una volta che lei si è piazzata nell’appartamento mega galattico di lui, in cui il dress code sono camicie bianche (sempre di lui) o lenzuola drappeggiate triplamente e trascinate ovunque, il belloccio si decide a rivelarle che il sesso che hanno fatto fino ad allora è niente, perché lui è tipo da “famolo strano”. “Quanto strano?”, pigola la sventurata e lui apre una porta, svelando la sua “stanza dei giochi”: una camera inquietantissima, con mura rosse trapuntate, frustini ovunque, letti con legacci vari e strumenti di tortura un po’ a casaccio giusto per fare scena. La reazione di lei è, ovviamente, scontata anche in questo caso: prima si scandalizza, poi ci sta con tanto di contratto degli avvocati e negoziazioni conseguenti, del tipo sculacciate sì, fisting no; frustino piumoso sì, pinze per capezzoli no; ecc ecc. Lui è molto rallegrato che lei stia prendendo così sul serio la cosa, oltretutto vestita da gran porca con un tubino con la zip e le propone di suggellare l’accordo con una bella trombata sul tavolo. Lei si morde il labbro ma lo manda in bianco, perché è una pura che vuole farlo innamorare e segue il cliché secondo cui il modo migliore per ottenere il cuore di un uomo sia lasciarlo ogni tanto a palle piene.

Le palle piene ce le avevo io, perché a parte una scena simpatica in cui loro stanno per trombare ma irrompe la madre di lui e devono rivestirsi in fretta e furia (tutina ginnica chic per lui, camicia bianca maschile per lei), tutto il resto sono 50 sfumature di noia in quanto lui la frusta un po’, lei ansima e poi mentre trombano ci sono lunghe inquadrature del soffitto con musica romantica.

Il gran finale: lei se ne esce che lo ama e lui le risponde “non puoi innamorarti di me, sono tanto cattivo”. Lei allora lo lascia con le lacrime agli occhi, sempre mordendosi il cazzo di labbro tremulo, lui la guarda con aria da ebete a bocca aperta (espressione n.2).

Tutto ciò per generare la suspence visto che, a quanto ho capito, ci sarà una trilogia completa.

Da quello che ho letto su wikipedia, gli altri due libri contengono molte meno porcate ma tante sdolcinatezze tipo proposte di matrimonio a mille carati mentre i due si scaraventano col parapendio e pasteggiano a ostriche e champagne.

Mi sa che passo, uno mi è bastato.

Quello che mi chiedo è, invece, perché questa roba non basti al grande pubblico che ha reso libri e film il successo clamoroso degli ultimi anni. D’accordo che dietro ci sono operazioni di marketing ben riuscite, ok che il sesso tira sempre ma alla fine mi domando: perché? Perché si ha bisogno di tutti questi clichés, di un sesso noioso e di dialoghi altrettanto piatti per emozionarsi? Ma non erano meglio i cari vecchi film di Walt Disney, causa delle grandi illusioni sentimentali femminili appunto? L’interpretazione più ovvia, facilona forse, è che la nostra epoca difetti di amore e passione autentici. E che la gente scopi poco e male, visto anche il grande appeal che questa storia ha avuto in UK e America, noti paesi di repressi. Ce ne sarebbero di altre, a voler fare della psicologia e della sociologia spicciole il materiale si presta, ma vi ho già raccontato la trama per cui penso che possiate elucubrare da soli senza che io vi tedii ulteriormente.

Mi sono però dimenticata di raccontarvi la scena del ferramenta.

E’ particolarmente esilarante, per cui la postilla si rende doverosa: dopo la famosa intervista al belloccio, la labbrofaga innamoratissima si dedica al suo lavoretto part time (in quanto povera studentessa, ovviamente lavora) che è, guarda caso, in un negozio di ferramenta. Manco cinque minuti e appare lui, dico appare perché un’altra costante del film è lui che sbuchi all’improvviso dietro gli angoli, così che lei possa mimare un sussulto orgasmico e dire “oh, mi hai spaventata signor Gray!”. Insomma, il pervertito sceglie ‘sto ferramenta fra tutti i ferramenta della città e, ovviamente, si rivolge a lei “chiedendole tutta la sua dedizione”. Compra una corda, dei ganci, degli elastici. Il pubblico inizia a sussurrare “sono attrezzi per le porcate sadomaso!!!” con grande acume. Lei lo serve con aria reverente e completamente idiota, lui le chiede di consigliargli qualcos’altro. Lei suggerisce una tuta da lavoro, per non sporcarsi mentre si dedica al suo bricolage (che altro puoi fare con corde e ganci, infatti? Ma un soprammobile secondo le istruzioni di Art Attack, che domande), lui risponde “non mi serve, tanto sarò nudo”. Lei poco ci manca che gliela dia, a sentire la parola “nudo”.

Postilla aggiunta. Del resto avemo fatto 50 sfumature, famo 51.

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