Testa di Ming

Eccoci di nuovo qui, dopo un lungo viaggio. Se avete notato e pianto la mia assenza, complimenti: siete degli ottimi lettori. Per gli altri una pernacchia.

Ebbene sì, a metà maggio come le rondini sono volata verso la primavera di Roma e ho lasciato Londra. Ancora mi manca follemente e il progetto di fare su e giù è più vivo che mai.

Dovevo tornare qui però, è stata un’ispirazione che ho sentito di seguire. Volevo una vita più calda, legami più intensi, il mare e, soprattutto, l’ammòre.

Ho avuto un’estate di 40 gradi lunga tre mesi che un altro po’ ci lasciavo le mie penne di gallina in fuga.

Sui legami non mi lamento: vedo i miei amici mille volte meno rispetto a quando vivevo a Londra ma va bene così, sono entrate persone nuove debbo dire assai divertenti tipo i miei colleghi. Una squadra fortissimi di persone intelligentissime nonché molto preparate. E molto leggenti il blog. Non che li stia lodando per questo.

Tanto per gradire, sto facendo tre lavori. Sono sempre una manager delegativa ma nel frattempo anche una coach e presto una make up artist. Sul trucco scriverò un altro post perché gli spunti finora sono notevoli. Nel poco tempo libero vado in piscina o faccio all’ammòre.

Parliamo, dunque, di questo decantato ammòre. Quando sono arrivata pensavo ce ne fosse uno, ma ovviamente era un calesse. Ora che “Tears subsided” come canta Frank Sinatra ed è tutto “so amusing” possiamo finalmente dilettarci a narrare la sua storia.

Dopo la fine del breve, nonché immaginario (immaginato da lui) rapporto con il fotografo, mi sono ritrovata mesi fa annoiatissima dei maschi sassoni e liscia come una diva ollivudiana. Il mio compleanno si apprestava, per cui mi son detta: perché non scegliere un bue dei paesi miei come regalo dal catalogo maschi? Detto fatto, mi cucco questo losco figuro che da subito sfodera le sue armi di seduzione di massa: vino, droghe leggere e il suo piccolo amico peloso.
Il gatto, prima che pensiate ad altro.
Lo conosco e scopro che di gatti ne ha ben due, assai amichevoli oltretutto: il maschio mi dorme in faccia, mentre la femmina mi si piazza sulla spalla e assiste sempre ai nostri spettacoli amorosi.

Spettacoli amorosi con il tizio, non con il gatto, prima che pensiate ad altro.
Inizia così un ménage à quatre che, senza scivolare nella zoofilia, risulta piuttosto piacevole perché mi affeziono tantissimo ai gatti e, di riflesso, anche al babbeo. Costui ci dà dentro: oltre a rifornire sempre la scorta di vino, intrattiene con effetti stupefacenti e soprattutto inizia a lanciare i famosi Segnali Di Intenzioni Serie: come mi trasferisco a Roma mi molla in mano le chiavi di casa sua, mi presenta agli amici e propone una serie di simpatici viaggetti e attività da condividere insieme da qui ai prossimi cinque anni.
A questi segnali positivi accompagna però anche quelli di Stronzo Ambiguo E Puttaniere: sparizioni improvvise, mani avanti e galline sui social network come se piovesse.
Io penso: eccola là, mi son cuccata un altro coglione.

Rincoglionita dalle fusa dei gatti e dal vino, mi dico che forse è solo un bambinone, che magari è solo una questione di tempo, che del resto io sono una donna di successo appena calata da Londra e che può essere abbia paura di sbilanciarsi troppo presto, prima di essere sicuro del mio interesse e del mio coinvolgimento.
Rimango in uno stato di paralisi perché da un lato non riesco a cannarlo, dall’altro non mi fido e prima che accetti le famose chiavi di casa passano mesi.
Finché non arriva il suo di compleanno, occasione in cui io, ormai cotta, gli regalo una bellissima serata a base di champagne, cibo costoso, vista dalle colline ma soprattutto me con un fiocco rosa in testa. Lui gradisce moltissimo e dice che sono la ragazza migliore del mondo e che è un uomo fortunato ad avere il privilegio di stare con me.
Io sono molto felice ma, non so da dove, una vocina nella mia testa mi dice che è finita qui. Che è stata una storia da un compleanno ad un altro, e basta.

In questa torrida notte romana di mezza estate, dormiamo tutti e quattro insieme con lui che mi abbraccia stretto, il gatto che mi si spalma sulla pancia e la gatta in testa. Io sudo come una dannata e sogno che il babbeo con faccia da cazzo mi dice che non ci vedremo per molto tempo, che deve andarsene su una petroliera, nel mentre arriva una prostituta che vorrebbe proporci i suoi servigi, io la caccio e inizio a prendere a pizze il laido.
Al mattino gli racconto ovviamente tutto, lui ride molto, dice che se sogno di menarlo evidentemente se lo merita e mi abbraccia ancora tantissimo, ripetendomi che sono la ragazza migliore del mondo e che lui è fortunato a stare con me.
Io penso: sta tramando qualcosa. E infatti il losco si dilegua per una mesata.
Prima lavora. Poi parte per lavoro. Poi gli viene la peste. Poi io parto per Londra, azz proprio quando si era ripreso. Poi torno e lui ancora pieno di lavoro. Poi ha l’amico matto a cui badare. Poi gli si rompe il bidet.
Io mi rompo il cazzo e allora lui mi invita a cena. Mi presento con un top di seta nero e bianco di Gucci vintage e un cazziatone nella borsetta (a scacchi bianca e nera). Ho anche degli occhiali da sole a forma di cuore che fanno molto Lolita.
Lui dice che sono la numero uno.
Io ho questo cazziatone in canna che non so quando sparare, mentre sono lì che medito questo mi palpa, mi sbaciucchia, la gatta subito in pole position con i popcorn che attende fiduciosa l’amplesso, quand’ecco che il babbeo, con ancora la lingua nella mia bocca e le mani sul mio culo, si ferma e proclama: noi dobbiamo parlare.
Io penso: oh merda, allora tramava davvero qualcosa. E dico: hai messo incinta qualcuno?
Non vedo infatti altro motivo per cui si debba interrompere un preliminare se non l’annuncio di una gravidanza. Oddio, a volte la gravidanza altrui viene annunciata dopo, come nel caso del nerboruto ma questa è un’altra storia che già conoscete.
Lui, staccando la faccia dalla mia ma lasciando salde le manacce sul culo, si indigna: ma scherzi, mica sono scemo!
Il genio rivela dunque l’arcano: aveva un’altra da un anno, nel frattempo scopacchiava in giro perché tanto lei si trovava in Cina ma a breve lei sarebbe emigrata qui per sposarlo e figliare. Io l’avevo messo in crisi perché “non si aspettava fossi così” e inizia ad accusarmi di non essere una zoccola ma di una con cui ha un grandissimo feeling che quasi l’ha distratto dai suoi piani matrimoniali.
Io dico: tu sai che non ci vedremo mai più, vero?
Lui dice: aspetta. Un bicchiere di vino ogni tanto?
Io dico: muori.
Lui allora attacca a lagnarsi che non sapeva, che non aveva capito che io ci tenessi, che voleva stare con me e che ora è confuso, che se avesse saputo non sarebbe mai andato in vacanza in Cina un mese prima, che praticamente è colpa mia se ora la cinese viene qua e che comunque lui le ha detto che sta con me e la sua replica è stata “no ploblema, io venile lo stesso da uomo bianco”.
Mi dice che io sono una donna meravigliosa, che vorrebbe stare con me ma che devo capirlo, lui ha visto ‘sta tizia due volte di cui una sono saliti su un elefante e lui da questo ha sentito che era la donna giusta.
Io penso: è un sognaccio, ora mi dice della petroliera, ora mi sveglio.
I gatti fanno le fusa sornioni e mi piantano le zampette di velluto addosso, quasi a volermi dire “perdonalo-è-solo-un-cretino” come nella pubblicità della macchina Ford fiesta.
Recupero l’uso della favella e chiedo: fammi capire, se salissimo su un dromedario diventerei la donna della tua vita?
Lui si fa serio, pondera la cosa e replica: sul dromedario ci sono già stato però hai ragione, devo dare anche a te una chance. Tu e la cinese è giusto che abbiate le stesse possibilità.
Si è fatta mattina, io inforco gli occhiali a forma di cuore e mi sale una tristezza infinita.
Il losco mi accompagna a casa, mi dice che mi chiama così partiamo, andiamo in Francia per la vendemmia e facciamo anche la prova di vivere insieme. Così che lui “possa scegliere” sulla base di pari elementi.
Io penso ai gatti guardoni e mi si spezza il cuore alla consapevolezza che non li vedrò più.

Il babbeo non nota, o finge di non vedere, i miei occhi tristi perché nascosti dagli occhiali a forma di cuore e ha pure la faccia tosta di stamparmi un bacione sulle labbra dicendomi “ci sentiamo a breve allora, per i dettagli del viaggio”.
Dopo di che sparisce per una decina di giorni, in cui spamma Facebook con ideogrammi in mandarino stentato dove inneggia alla Cina e all’imminente venuta della visa seeker, poi come da copione si rifà vivo con me.
Io non rispondo.
Lui spamma ancora Facebook con foto degli amici mici e della cinese, nonché con degli interessantissimi articoli sulla dinastia Ming e sull’oroscopo dei nati nell’anno del maiale.
Io penso: mi sa che questo era un testa di Ming e mi son salvata ancora.

Dopo tutto ciò incappo in un uomo dabbene. Una persona mille volte migliore del minghione, dalla forte presenza scenica e con delle mani enormi. E molto lettore del blog. Non che lo stia lodando per questo.

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2 risposte a Testa di Ming

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