Ti trombo, parliamone

A grande richiesta (una persona), ecco a voi un bel post sui millantatori del talamo. Su quei quaqquaraqquà che “piccola, ti farò provare l’orgasmo della tua vita”, che come loro nessuno mai, che c’è una fila di donne scalpitanti alla loro porta ma, incredibilmente, sei proprio tu la fortunata che hanno scelto di deliziare con cotanta ars amandi. E che si rivelano, immancabilmente, un clamoroso fiasco.

Chi non ne ha incontrato almeno uno nella vita? Io, che sono una donna fortunatissima, ne posso vantare anche più di uno nel mio carnet du bal e, ricordandoli con tanto affetto, due paroline su di loro le spendo volentieri.

Partiamo dal mio ex storico, alias Il Brutto. Per chi non potesse cliccare sul link appena fornitovi con grande gentilezza, vi basti sapere che costui fu il mio primo Vero Fidanzato e, come ti sbagli, anche l’amante peggiore della storia. In realtà belloccio, gli affibbiai tale epiteto per le sue storture morali fra cui, appunto, le sue pessime qualità amatorie. Inesperta com’ero, all’inizio non riuscivo a capire che il problema fosse lui e non io, anche perché esordì convinto: sono molto bravo con le donne.

Dopo di che si produsse nel famoso classico dell’adolescenza: il ditalino doloroso.

Altre esperienze, sempre citando le sue parole, di “alto erotismo”, furono usare i capezzoli come manopole della radio, propormi di usare spazzole di setole e accendini come sex toys, chiedermi se poteva indossare la mia maschera veneziana di pizzo e velluto nero per inseguirmi tutto nudo (richieste respinte tutte), ma soprattutto La Storia Della Carota. Cosa sarà, vi sento chiedere.

Un lieto (si fa per dire) pomeriggio se ne arrivò con un sorriso a 32 denti dicendomi che aveva avuto un’idea porca che Tinto Brass al confronto era un dilettante. Cosa sarà, mi sentii chiedere.

Come in molte occasioni, avrei dovuto farmi i fatti miei.

Mi invitò a riempire la vasca da bagno, a bendarlo, legarlo e pelare una carota, che poi gli avrei dovuto dare da mangiare mentre lui stava a mollo. Con l’attrazione/repulsione verso il trash che a volte mi coglie, mi son detta: vediamo se lo fa veramente.

Anche qui, avrei dovuto farmi i fatti miei.

Passiamo ad un altro grandissimo cavallo di battaglia, ovvero al Feticista Milanese. Costui, non pago delle gesta raccontate qui, per 12 anni continuò a batter cassa, insistendo che avrei dovuto concedermi a lui in quanto fino ad allora avevo conosciuto solo uomini di merda, incapaci di regalarmi un Vero Orgasmo, mentre lui mi avrebbe fatto dimenticare anche come mi chiamavo. Io, che effettivamente non stavo conoscendo dei gran campioni, daje e daje ci sto, forte dei seguenti motivi: l’uomo che frequentavo mi aveva tradita con una bisessuale che voleva tradirlo con me; mi intenerivano 12 anni di avances; gli avevo dato istruzioni dettagliate via Skype, inclusa mappa delle mie zone erogene, per cui non poteva fallire.

Ha fallito.

L’uomo che “le donne avrebbero pagato per essere fatte sue”, per cui fare l’amore era “arte pura” e “il piacere di lei l’unica cosa che conta” mi si esibisce, in ordine sparso in: ditalini dolorosi, motoscafi fatti male, pressioni sul basso ventre che mi hanno subito creato lo stimolo della pipì e smanazzamenti dei piedi. Ogni mossa ripetuta circa ogni 3 secondi, con aria molto soddisfatta e innaturale manco stesse recitando in un film porno. Io prima provo con i gesti ad indirizzarlo, niente. Poi glielo dico e ottengo in risposta: sshh, rilassati, ti piacerà (*cit. dal libro preferito di Giulio). Poi gli do uno scappellotto e lo butto dall’altro lato del letto, sperando si dilegui in una nuvola di fumo. Lui invece si mette a russare.

Il giorno dopo mi manda un sms: allora, ti piacque?

Al momento non mi parla più, indovinate voi il perché.

Un terzo campione che mi sento di citare è Jon Meditatore Orgasmico. Il nome prometteva bene, lo so. Costui essendo un viscidone dedito di giorno alla “coltivazione equa e solidale di ortaggi per aiutare gli immigrati ad integrarsi” e di notte alla meditazione orgasmica, io me lo immaginavo se non altro competente. Una specie di Sting meno vecchio e meno famoso. “Posso andare avanti per ore, tesoro, finché non mi dici basta”.

30 secondi netti, preliminari inclusi, e già ronfava.

Ho detto basta lo stesso.

Chi altri? Ci sarebbe l’amico “ceLebrale con la L invece della R”, ci sarebbe Fritz che “aveva imparato dalle peggiori donne di Caracas”. Non ve li racconto però perché mi sto deprimendo a rivangare un passato che preferisco torni tranquillo in zona rimozione.

Concluderò il post con un’utile dritta per gli amici maschi che leggono, giusto perché mi sento buona. Se avete riso fin qui, siete senz’altro degli ottimi amanti per cui tanti cari saluti, per voi miss Italia (il post) finisce qui. Se invece vi siete riconosciuti nelle gesta sovra narrate, per voi Miss Italia continua. Eccome se continua. Vi sarete forse chiesti cosa sia Il Motoscafo. Ogni tanto lo nomino, ad esempio nell’ormai famoso post sulla depilazione integrale. Altro non si parla se non di cunnilingus, amici miei. Il soprannome fu dato una sera dalla mitica Padovana che raccontava appunto di aver ricevuto del sesso orale da un tizio che, muovendo la testa rapidamente in orizzontale, ricordava il motore di un motoscafo. Da qui l’epos degli scafisti e della patente nautica. Essendo io una fan smodata del Motoscafo, e avendo raccolto lamentele femminili da ogni dove circa motoscafi arenati o affondati, giungo su di voi come angelo benefico a dispensare qualche chiarimento al riguardo:

– non è come mangiare le ostriche, smontate questa leggenda metropolitana

– mirate all’obiettivo, ma non subito

– non fate rumore, santo dio, non è una zuppa

– non spingete troppo, ma nemmeno troppo poco: è una carezza

– se siete in presenza di una Diva Ollivudiana, non limitatevi al centro ma esplorate i suburbs

– tenete un certo ritmo

– mani sulle tette sì se ci arrivate senza cadere

– mani sull’obiettivo no se lei non gradisce

– niente sdraiarsi sulla schiena con le braccia incrociate dietro la testa, una volta finito, chiedendo il cambio: se vuole, ci pensa lei

– niente “sei venuta/hai fatto/quanto manca?”

Soprattutto, ricordate: una donna motoscafata è una donna felice. Una donna felice vuol dire pompini fatti con amore. Un buon motoscafo vuol dire Vero Amore quindi, è un sillogismo aristotelico.

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6 risposte a Ti trombo, parliamone

  1. Giuggiola ha detto:

    Sappi che ti sto amando!! Ho finito una notte di lavoro, sono stanca morta eppure non riesco a smettere di leggerti!
    Sono perdutamente pazza della diva hollywoodiana e il motoscafo, non c’è coppia più perfetta! 😀
    Da una bsb fangirl 😉

    • Cupcake ha detto:

      Tesoro ma grazie! Sono molto felice che le mie cazzate piacciano a qualcuno, davvero tutta la mia riconoscenza. W il motoscafo, morte agli scafisti clandestini!

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