Dalla

Sebbene provi simpatia per il buonanima Lucio, nato oltretutto il 4 marzo come me, stavolta non si parla di lui ma intendo proprio esortare all’ammòre.

 

Riflettevo su alcune dinamiche sociali che mi danno parecchio fastidio, ovvero il non darla. Da che sono nata, in quanto femmina, ricevo consigli non richiesti su sfere molto intime della mia esistenza, quale appunto quella sessuale. Noto che i saggi suggerimenti si ammorbidiscono lievemente con l’avanzare dell’età, probabilmente per il noto presupposto che, sempre in quanto femmina, a breve scadrò come un cartone del latte e quindi a una certa dovò pur darla. Sennò sa di ferrino, come insegna la lungimirante A.C.

 

Facendo dunque un excursus di queste perle di saggezza, quando ero molto piccola mi sentivo dire che bisognava aspettare il Matrimonio, dopo di che sarebbero iniziati i “doveri coniugali”, che già dal nome suonavano malissimo. L’alternativa era iniziarli prima e finire abbandonata in mezzo a una strada. E una.

Quando ero adolescente mi sentivo dire che bisognava aspettare di essere ufficialmente fidanzatini, cosa suggellata dalle di lui parole “ti vuoi mettere con me?”. Quando la proposta arrivava in forma scritta, erano incluse caselle da barrare: sì, no, forse. “Forse” era sempre stata la risposta più stronza. Nell’attesa del fidanzamento ufficiale era concesso accontentarsi di una serie di ditalini dolorosi.

Quando ero una ventenne mi sentivo dire che bisognava aspettare il Vero Amore, suggellato dalle parole di uno dei due “Ti Amo”. Altrimenti sarebbe stato “squallido”.

Quando ho compiuto 30 anni mi sono sentita dire che bisogna aspettare almeno il Quinto Appuntamento. Altrimenti gli uomini, che notoriamente Vogliono Solo Quello, mi avrebbero gettata in mezzo a una strada. E due.

Ora che è passato un lustro, mi sento dire che smollarla subito è male, che se mi concedo prima del Terzo Appuntamento autorizzo un uomo a comportarsi da stronzo e a gettarmi in mezzo a una strada (e tre) in quanto “gli tolgo il gusto della sfida” e gli lascio credere di essere una ragazza “poco seria” che la regala in giro manco fossero caramelle.

Di questo passo, quando avrò circa 80 anni mi sarà concesso, forse, di darla via dopo cinque minuti. Quelli sufficienti perché il Viagra faccia effetto. A meno che non mi trovi un toyboy, il che non sarà approvato ma quanto meno sarà segretamente invidiato.

 

Sai, mi dicono le donne, “noi femmine ci innamoriamo nell’istante in cui qualcuno (chiunque) inserisce un pezzo di carne dentro un nostro pezzo di carne, mentre per i maschi è diverso: loro sanno distinguere”.

A me viene in mente Jessica nel “pure ‘a communione c’ho fatto, co ‘a gomma: so distingue”, ma si sa che penso sempre alle cazzate quando mi si fanno discorsi seri.

Sai, mi dicono gli uomini, “noi maschi ci proviamo sempre e comunque, perché siamo programmati così, il tuo ruolo è quello di resistere così ci ingarelliamo e, se ci interessi, aspettiamo circa un anno. Anno durante il quale ci trombiamo il mondo, ma alla fine ingravidiamo e, forse, sposiamo te che ci hai garantito che non la dai in giro”.

 

Mother tuona: “non per impicciarmi, però non puoi uscire con questo ragazzo perché se gliela dai penserà che sei facile e non ti sposerà mai. Ah, il matrimonio fa schifo comunque, i figli andrebbero fatti senza un padre come la tua amica Putney che ha molti amanti. Ma lei è capace e tu no”.

 

Mammì cantilena: “gli uooominiii sono tutti coosìììì, vogliono solo queeellooooo. Se tu gliela daaaii ti affezioooniii, poi loro spariscono e tu rimani a piangere con la fascia di Pooochieeeee”.

 

D’accordo, solo l’amico N Parigi può capire questa citazione ma andava fatta.

 

Io ne ho fino alla cima dei miei setosi capelli di questi gentili consigli dalla regia, anche perché, guarda un po’, ho la pretesa di pensare che sulla sedia a dirigere il Film Della Mia Vita ci sia io. Per cui oggi, care lettrici e cari lettori, espongo come la vedo al riguardo e, se volete scatenarvi nei commenti, si dia pure il via ad un frizzante dibattito che la Gruber e Vespa si mangerebbero le mani. Oltretutto io non sono botoxata e ho un vitino da vespa vero, per cui ho pieni titoli per ciarlare impunita.

 

Per farvi capire come la penso, partiamo con un’immagine:

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A me piace fare sesso. Non mi è capitato spesso finora, vuoi perché i saggi consigli mi hanno traumatizzata, o perché non ho incontrato le persone che me lo ispirassero, o perché una volta Sciaron ha svomitazzato nel cesso di un locale mentre io inciuciavo altrove e mi ha chiamata ad accudirla, interrompendomi. Nonostante questo, le volte in cui l’ho fatto sono stata sempre ben intenzionata e convinta. Salvo poi trovarmi a pelare carote, ma sono casi isolati per fortuna. La mia filosofia di vita è semplice: lo faccio quando mi va, non lo faccio quando non mi va. Il tempo non c’entra nulla, conta solo il desiderio. Per la maggior parte lo faccio se provo qualcosa, ma mi è successo di farlo anche in modo molto disimpegnato e non c’è stato niente di squallido.

La verità è che non ho regole, salvo quella di agire come sento.

 

I problemi, secondo me, sono quando si fa del sesso motivati da altri scopi. Allora il sesso diventa manipolazione, o sottomissione (che ritengo una manipolazione mascherata), o un tentativo di distrarsi da qualcosa. Mi sembra molto più naturale conoscere qualcuno, capire se ti piace oppure no e agire di conseguenza appena ci si sente pronti. Se i tempi non coincidono ci si aspetta, ma dare un valore alla persona in base all’attesa mi sembra limitante. Io voglio un uomo che mi veda e pensi: cazzo (sì, parolacce incluse) che femmina, questa sì che non me la lascio scappare. E che, dopo aver pensato ciò, mi parli e dopo avermi parlato mi baci e sia contento se ricambi. Gli uomini che ho respinto e che, in conseguenza di ciò, si sono ingarellati mi fanno paura. Sono quelli che si fanno portavoce del “quando una donna dice no, in realtà intende sì” e che ti tengono il muso se il panettiere ti regala una rosetta. O che ti riempiono di botte se ti regala uno sfilatino.

 

Non voglio rovinare il gioco della seduzione, il divertimento dello scoprirsi poco a poco. Ci mancherebbe. Ma amo pensare che sia uno svelare il proprio sé gradualmente e intendo il sé come un tutto, non diviso in singole parti da donare in tappe prestabilite.

Altrimenti mi sembrerebbe di ricondurre le relazioni a delle formule matematiche dove “se tu fai x, lui farà y” e in cui la figa è una merce di scambio. The horror.

 

Se decido di dartela ti sto facendo un dono, consciamente e felicemente. Se te l’ho data una volta, non è garantito che te la ridia in futuro. Non è un abbonamento alla palestra: è una scelta che si rinnova di volta in volta.

 

La mia scelta è darla quando mi pare e piace. La mia scelta è una Hollywood al mese. Perché darla è bene, ma con il motoscafo è meglio.

 

Concluderei con il mio motto n.1 ma, avendolo usato nel post precedente, mi congederò con una dotta citazione: “Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi. Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. E’ il più grande strumento che potrai mai avere.
Chi indovina da dove l’ho presa vince un motoscafo.

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2 risposte a Dalla

  1. GIRL ha detto:

    io dico “Dalla quando ti va!!!!”..perchè è inutile stare a pensare che poi potrebbe mollarti per strada…potrebbe anche essere che aspetto mesi, gliela do e poi lo mollo io perchè non sa motoscafare, dura poco e …russa! 😉

  2. Pingback: Non sono io, sono loro | Tacchi alti e sampietrini

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