Hello spanking

Fide lettrici e fidi lettori, buongiorno. Il titolo, come sempre, è intrigante e rimanda a grandi porcate ma, come altrettanto spesso avviene, si tratta del mio solito fumo senza arrosto.

Ora che ho abbassato sufficientemente le vostre aspettative, partiamo pure con gli aggiornamenti degli ultimi mesi. La vaga malinconia del post precedente era dovuta, come qualcuno sa, all’essermi trasferita in una nuova casa da sola invece che con Cristo.

Che fine ha fatto Cristo, vi sento chiedere. Quel giovinotto dabbene, dinamico, intelligente, figo e amoroso che spergiurava che fossi la donna della sua vita e cercava di ingravidarmi per trascorrere il resto dei suoi giorni felice e contento al mio sinuoso fianco?

Ebbene, amici cari, era un calesse e io ne son scesa. Stavo per dedicargli un post dal titolo “si selfie chi può” ma, tutto sommato, vanno bene anche poche righe embedded in questo perché, dopo la delusione iniziale, mi son ripresa meravigliosamente grazie al vaccino antistronzi di cui mi vanto da un po’. Ciò non toglie che qualche dettaglio, a chi ancora ignori, possa darlo: il simpatico ragazzo ha retto circa una mesata prima di gettare la maschera e di rivelarsi un insulso narcisista, nemmeno troppo furbo. È venuto a Londra con me per quella che sarebbe dovuta essere una settimana di divertimento sfrenato e che invece è stata The Hell: presentatosi in aeroporto con un cartello “questo fidanzato si autodistruggerà in 30 secondi”, ha smesso di trombarmi appena toccato suolo britannico, perché giustamente avere finalmente una casa a disposizione l’ha inibito, ha iniziato a farmi battute acide rosicando che io sapessi le strade, avessi degli amici o parlassi l’inglese in quanto “lo facevo sentire poco maschio”, non ha esplorato nulla della città non schiodando mai le chiappe dal divano o dallo sgabello del pub dietro casa, sempre in perenne collegamento pluri schermo con YouTube, whatsapp e Facebook, ha sparlato tutto il tempo delle sue ex cercando di manipolarmi a suon di “se fai questo sarai come loro e ti lascerò” ma, soprattutto, ci ha provato con qualsiasi cosa gli camminasse davanti arrivando a sparire una sera con una gallina per poi tornare bel bello dopo una mezz’ora con faccia da pizze, mentre lei si rimetteva il rossetto. Ah, inoltre mi ha chiesto di badare a lui mentre beveva perché poverino non sapeva regolarsi e “gli amici avevano paura che non fossi abbastanza sicura come guardiana”. Io, dopo manco 24 ore di tale trattamento, mi sono considerata tranquillamente single e ho assunto, pro sopravvivenza in uno spazio comune coatto, una modalità etologo e ho osservato fino a che punto arrivava. A quello di assumere del cialis per rendersi interessante davanti a dei miei amici e poi crollare addormentato (non tutto).

Un’altra cosa che ho fatto per non rovinarmi interamente la vacanza è stata uscire per conto mio e lui, accortosi dopo qualche giorno (ve l’ho detto che non è furbo) che non coglievo le sue provocazioni (“lo sapevi che col cialis ti rimane duro per tre giorni? Io si, perché l’ho già usato. Ovviamente non con te, gne gne”), magicamente ha rinnovato profferte amorose nei miei confronti (senza cialis) che, di nuovo, ho trattato da osservatrice partecipante. Ricordo che una mattina lo vidi dormire sul divano, a bocca aperta, dopo che mi aveva mancato di rispetto enormemente la sera prima, e ho pensato a quanto fossi stata fortunata a non essermi accollata un tale arnese. Ero triste, certo. Io non ho mai convissuto con nessuno e più vado avanti più sto bene da sola, lui era riuscito a convincermi più che altro perché doveva andarsene da casa sua (capitolo a parte) e io entravo in un nuovo posto, la cosa sembrava aver senso ma il mio istinto, che spesso giunge in soccorso, mi ha consigliato il viaggio in cui ho avuto modo di avere un’anteprima di ciò che sarebbe stato. Ero triste perché, essendo la prima volta che prendevo una decisione così impegnativa, ci ho creduto e la delusione c’era. Ma forse ormai sono troppo vaccinata per piangermi addosso e vedo solo il buono di aver evitato, per un soffio, un coglione.

Rimane solo la precisazione di aver provato a spiegare come mi sentissi, a Londra, senza successo, e di aver scelto di fare un, deux, trois, Houdini una volta tornati a Roma sparendo in una nuvola di glitter. Ogni tanto mi fa dei like di ostentazione o di controllo sui social, da cui non l’ho tolto perché ammetto che la valanga di selfie che si scatta torna utile come argomento trash nei salotti letterari. Col tempo si stuferà, forse anche prima se, indignato, avrà letto questo post dove, fellona, oso narrare le sue gesta da villano così irriverentemente. O forse apprezzerà perché i narcisisti seguono la Regola di Madonna: nel bene o nel male, basta che se ne parli.

Capirete ora perché sono estremamente felice di essere per conto mio a casa nuova.

Cos’altro è successo? Sono tornata a Nuova York, stavolta senza Pupillo ma con una donna molto intelligente con cui mi sono divertita un sacco e ho riscoperto la passione per la street photography. Avevo una mezza punta col cuoco, che nonostante ci siamo incontrati una volta quasi due anni fa mi ricorda sempre con calore (fuoco nel cuoco) ma è saltata perché si è ricordato all’ultimo che vive in California (gufata di cristo probabilmente). Non può ricordare tutto, del resto.

Ho fatto amicizia con una serie di donne molto intelligenti con cui sono andata ad uno splendido evento sul BDSM.

Parliamone.

All’inizio ero scettica, perché per pregiudizio aborro le congreghe di femmine che giocano a secsendesiti e, ancor di più, depreco l’effetto 50 sfumature di noia, come ho ampiamente descritto nell’omonimo post, che associo all’interesse verso temi come farsi legare, frustare, sculacciare e quant’altro. C’è da dire però che io sono più orgoglio che pregiudizio e, in materia di porcate, penso ci sia sempre da imparare per cui sono andata a curiosare spinta anche da un validissimo motivo: c’erano i panini. Il bello dell’Italia, amici miei, è che dovunque si va SI MANGIA e devo dire spesso anche bene. In questo delizioso negozietto erotico, molto di classe, stile boudoir con divanetti vellutati, piume e pizzi neri molto London offrivano panini integrali con salmone, noci, caprino, pomodori secchi, zucca, prosciutto, olive e altri ripieni che non ricordo ma che ho sicuramente sbafato senza pensieri. Una volta rimpinzatami, mi sono seduta insieme alle femmine ospiti ed è entrata una pazza vestita da poliziotta sexy che ha urlato “buonasera maialeeee” e mi ha dato una manganellata sul ginocchio fragile. 

Buonasera un cazzo.

Ci siamo lanciate lo sguardo della morte con le amiche intelligenti ma, essendo educate (e sperando in altri panini), siamo rimaste fino alla fine della serata che per fortuna ha preso una piega sfiziosa in quanto la pazza poliziotta altri non è che una poetessa romanaccia con humour molto affine a questo blog (pensate voi) e, insieme ad una sessuologa e ad una matronale legatrice professionista, ci ha dato una panoramica del mondo BDSM: patti chiari, frustata lunga, abbandono totale, accettazione dei difetti più strani ma soprattutto safe word. Io, da fine psicologa qual sono, avevo riflettuto sul tema finora considerandolo una valvola di sfogo dalle costrizioni dei ruoli della vita professionale o personale, come quando un manager stronzo e potente diventa schiavo di una che lo picchia o quando la colf suona il campanellino e si fa servire da un maggiordomo. Lo vedevo come un modo per vivere la parte non espressa di noi e che non accetteremmo normalmente: io ad esempio odio sentirmi costretta o passiva, per cui sicuramente mi farei legare. Specialmente per ricevere un motoscafo, per dirne una a caso. A quanto pare questo è vero ma c’è molto di più. C’è l’accoglienza verso qualsiasi tipologia fisica e perversione, perché ci sarà sempre chi ha quel particolare feticismo; c’è il gioco di ruolo, il senso di abbandono dato dalla fiducia incondizionata verso qualcun altro che in quel momento decide per noi; c’è la comunicazione chiara dei propri gusti e limiti e, quando gli ultimi vengono oltrepassati, scatta una “parola sicura” a ristabilire l’equilibrio. Pensate, dicevano le nostre ospiti, a quanto sarebbe bello se in un normale litigio di coppia si potesse dire semplicemente pufbacche ed ecco che l’altro capisce che ci sta ferendo e si ferma. Quello che affascina me è l’importanza del capire davvero cosa ci piace e cosa non ci piace, come primo criterio per la scelta di una persona compatibile.

Voi chiederete: ti servivano le manganellate per fartici arrivare? Ebbene sì, il punto di vista porco è quello più illuminante per me, che posso farci.

Detto questo, tocca vedere se sarà con una corda ma mi sento sempre più vicina al vincere la mia paura dei legami e a realizzare i miei sogni romantici. Nel frattempo se qualche maschio con aspirazioni da schiavo volesse indossare un grembiulino e venirmi a pulire casa beh, non è proprio il mio ideale erotico ma non mi offendo. Sono più orgoglio che pregiudizio.

 

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