Sext and the city

E’ da qualche tempo che ho scoperto una pratica erotica piacevolissima, priva di controindicazioni (salvo un lieve dolore di pollice in caso di uso eccessivo) ed estremamente conciliabile con la frenesia della vita metropolitana: il sexting.

Sì, sento alcuni puritani storcere il naso, al solito grido che la “vita reale” è un’altra cosa, che qui si rischia l’alienazione, ridateci il digital divide e così via. Certo, fare sesso dal vivo è un’esperienza più completa e indubbiamente più intensa. Non dico che potrei sostituirlo con il sexting, ci mancherebbe.

Il sexting, amici miei, è come il sushi: non potrei campare solo di quello, ma ogni tanto me lo concedo come sfizio leggero, trendy, metrosexual. A parte il non avere la fisica presenza del maschio a cui avvilupparsi prima, durante e dopo i quattro salti in padella presenta solo vantaggi. Vediamoli insieme.

  • E’ poco impegnativo: serve solo una app di messaggeria, non c’è bisogno di depilarsi, truccarsi, profumarsi o indossare indumenti scomodi ma si può fingere di averlo fatto (certo che indosso le autoreggenti, caro, le porto sempre quando lavo i piatti)

  • E’ versatile: lo si può fare in qualsiasi momento e luogo, lo si può smettere in qualsiasi momento e luogo

  • Intrattiene: se si è bloccati ad una noiosa riunione di lavoro, in fila da qualche parte, in un lungo viaggio in treno, o dal parrucchiere mentre il colore è in posa ecco che il sexting giunge in aiuto per passare il tempo in allegria (in quanto il tempo vola quando ci si diverte)

  • E’ multimediale: si scrive, ci si scambiano foto, video, audio. Giusto un po’ di attenzione alla qualità dei materiali e soprattutto a quella del ricevente, dato che verba volant ma internet manent

  • E’ un ego boost: magari si ha avuto una giornata da schifo, si sono presi 5 kg, si sta sciatti sul divano con un bustone di bruscolini ed ecco che arriva un messaggio di qualcuno che vi trova veramente magnifici

  • Abbatte le distanze: ci fu un tempo in cui sextavo con il cuoco di New York, con uno di Roma e con il pregiudicato in Giappone. Ho potuto fregiarmi del fatto che sui miei uomini non calasse mai il sole

  • E’ poliamoroso: suvvia, il sexting non sono corna, è un po’ come il porno ma più di classe (sempre previa scelta di contenuti e interlocutori)

  • E’ un ottimo preliminare: cosa c’è di più divertente che stuzzicare un amante, immaginando cosa si farà insieme nel prossimo futuro?

  • E’ un antidoto alla nostalgia: cosa c’è di più dolce che rimembrare insieme ad un amante cosa si è fatto in un recente (o remoto) passato?

  • E’ meglio di un preservativo: non si rimane incintole, non si prendono malattie veneree. Al massimo un virus informatico

  • Accresce la cultura: mi è successo di scambiarmi recitazioni di poesie con un inglese, per esempio. E, come nel film “The reader”, ciò arrapava. Solo che io non sono una nazista

  • Si imparano le lingue straniere: vedi l’esempio precedente

  • Stimola la creatività: dietro uno schermo si hanno meno inibizioni, per cui si possono esplorare e condividere fantasie che magari dal vivo si avrebbe qualche remora a dichiarare. Un po’ come l’alcool o le droghe ma senza gli effetti collaterali

Insomma, fedeli lettori, vi ho convinti? Per essere a mia volta fedele alla tradizione, dispenso anche qualche piccola regola di sextiquette: siate educati, cogliete l’umore e lo stile dell’altro, no foto del cazzo.

E quando dico foto del cazzo, non mi riferisco solo alla metafora. Menzione d’onore, a questo proposito, ad un tizio di Tinder che piazzò come foto profilo appunto il suo cazzo, scrivendo nella descrizione: “abito a Fulham, mi piacerebbe conoscere ragazze carine per un drink, e poi chissà”.

Chissà…

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