Londra chiama, Roma risponde

Ho riletto per caso un vecchio post, antitolato “travolta da un londinese destino”. Si riferiva a quando il buon pala-Dino mi aveva fatto un colloquio telefonico a sorpresa e, nel giro di una settimana, ero tornata a vivere a Londra.

Ero felice ma mi cagavo sotto. Non mi sono opposta al destino ed è stata una delle migliori decisioni della mia vita, però ho capito di cosa avevo paura: di non avere scelta. In realtà avrei potuto rifiutare, ma era talmente palese che lavorare con Dino fosse mille volte meglio di un lavoro del cazzo, seppur quotato, qui che mi è sembrata una no-brainier.

Ho creduto, fino a poco tempo fa, che solo l’innamorarmi di qualcuno avrebbe potuto farmi propendere per un luogo piuttosto che per un altro. Ho capito, invece, che non avevo considerato un fattore molto importante: sono libera.

Non si sa bene come, ma ho accumulato abbastanza per poter permettermi di fare su e giù e, ora che sto provando a lavorare in proprio, finalmente posso decidere di migrare come un’anitra laddove mi aggradi, quando mi aggradi.

Mi auguro di poter continuare a lungo così, dovessi poi innamorarmi svolazzerò giusto un po’ di meno, ma non smetterò.

Riguardo a questo famoso amore, al momento è rivolto al gatto ma posso affermare che esista una persona, un uomo, che trovo davvero simpatico e degno di stima. Ciò mi basta, nel frattempo vediamo che combina Londra.

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