Mariti e buoi dei paesi tuoi?

Quando le persone scoprono che ho trascorso ben sette anni della mia ancora giovine vita a Londra, la prima domanda che mi fanno è: perché sei tornata?

Seguita da: è vero che piove sempre? E che gli inglesi sono sporchi perché usano la moquette e non hanno il bidet?

Oggi, amici miei, sono in vena di squarciare il velo di dubbi che vi attanaglia e di fare finalmente luce su questi interrogativi esistenziali.

Partiamo dal fondo: ebbene no, non piove sempre. Un’agenzia immobiliare anzi recitava, sui suoi cartelloni, lo slogan “piove più a Roma che a Londra”. Tiè, statece. A Londra non piove molto, ci sono solo lunghi mesi invernali piuttosto freddi in cui c’è quella pioggerellina stile vaporizzatore, intervallata da cielo grigio, ma a parte questo c’è anche parecchio sole, d’estate si sta benissimo e in generale ho aperto l’ombrello pochissime volte.

Gli inglesi non sono sporchi. Non più di molti italiani, almeno. Hanno solo cattivo gusto nel vestire (pur avendo i migliori negozi d’Europa) ma, udite udite, anche loro si lavano in media.  La mancanza del bidet è un po’ scomoda, ne convengo, ma basta avere l’accortezza di farsi la doccia dopo aver defecato, possibilmente coordinando gli orari. Non ci vuole poi tanto.

Arriviamo al quesito più gustoso: perché sono tornata? Per innamorarmi, questa è la verità. Ero così annoiata dai maschi inglesi che ho pensato semplicemente che ci fossero più possibilità qui di incontrare qualcuno che, prima o poi, mi rubasse il cuore. O che, nel frattempo, almeno mi facesse divertire. Devo ammettere che, tutto sommato, il mio istinto si è rivelato corretto ed è per questo che ancora resisto, pur smaniando al pensiero della brexit incombente e di quanto numerosi aspetti esistenziali siano estremamente più facili lì. Chissà come andrà, per adesso direi che è giunto l’agognato momento di sfruttare la mia esperienza internazionale e donarvi, a grande richiesta, il confronto maschi inglesi vs. italici.

Partiamo da una situazione base: tu sei una bella ragazza ed entri in contatto con dei maschi per vie fisiche o virtuali. Ne selezioni alcuni con cui forse potresti fare sesso o, ancora più forse, avere una relazione.

Da qui in poi l’esperienza prende una piega diversa a seconda che tu sia all’ombra del Colosseo o del Big Ben.

Iniziamo dagli inglesi: innanzitutto è doveroso specificare che un conto sono gli inglesi che vivono a Londra, un altro quelli delle campagne o delle città più piccole. Un abisso. Purtroppo ho poca esperienza dei non-albionici, però posso dirvi che costoro sono in generale molto più alla mano mentre a Londra sono alla Mano Invisibile di Adam Smith: lavoro, lavoro e ancora lavoro. Il sassone nella capitale tipico è uno che ha sempre fretta, che ha l’aifòn pieno di appuntamenti con i suoi amici, colleghi, donne e parenti per almeno tre mesi e che quindi deve essere efficiente quando esce con te. Così efficiente che, per comodità, ha già deciso in anticipo se sei una papabile fidanzata o una sciacquetta a cui dare due colpi e via. Nel primo caso, apriti cielo: inizierà a corteggiarti lentamente, secondo lui, ma in pratica a sottoporti ad un interrogatorio a metà fra la gestapo e il colloquio di lavoro basato su una serie di domande formali all’apparenza innocue ma che in realtà mirano ad un solo scopo, ovvero capire a quale classe sociale appartieni e quanti soldi hai. Esempi sono i vari “sai sciare?”, “hai in programma qualche vacanza a breve?”, “che locali frequenti?”, “dove ti vedi nei prossimi cinque anni?”, “cosa ne pensi della situazione in Cecenia?”.

Ebbene sì, il famoso “non me ne frega un cazzo della Cecenia, Bridget” pronunciato da Hugh Grant è solamente un film. Nella realtà dimmi che lavoro fai e ti dirò chi sei, punto. Il corteggiamento lento, per essere eseguito in maniera corretta, ovviamente prevede il “niente sesso, siamo inglesi”, a meno che non si ceda a qualche basso istinto, cosa che dopo sarà considerata come colpa tua. Insomma, per riassumere: se sei una papabile fidanzata ottieni una trombata alla missionaria dopo qualche mese.

Che succede invece quando l’uomo albionico ha deciso che sei una donna di facili costumi, che giammai potrà presentare alla mamma? La questione è ben più rapida: si va al pub, si scolano tre pinte a testa, si scopa. Il giorno successivo il tomo ti dice che intende presentarti a sua madre quanto prima, chiede la colazione, magari si fa vivo un altro paio di volte in cui si passa al vino e a cibo più sostanzioso tipo una cena, e poi puff! Sparisce. Solitamente dopo un messaggio del tipo “allora ci vediamo domani?”, a cui tu rispondi “ok, a che ora?”. Non rimane che dare un voto al motoscafo ricevuto e passare al prossimo.

Sì, sento un coro di femmine italiane indignate, ma lasciatemi spezzare una lancia: indubbiamente comportamenti così sono odiosi, tant’è che ho iniziato il post dicendo che mi sono stufata dei maschi inglesi, però c’è da dire che almeno sessualmente, quando ci si arriva, si danno da fare. Sarà che temono la concorrenza dei maschi italiani (più leggendaria che reale), sarà che sono grandi lavoratori dall’etica calvinista, meno viziati dalle madri, ma almeno le regole base della decenza le osservano: motoscafo, tempistiche diverse, diritto di entrambi al piacere. E hanno quel minimo di conoscenza dell’anatomia femminile. E sono alti. E biondi. O rosci. Scusate se è poco.

Arriviamo ai maschi nostrani. In media, l’italiano è ahimé bassetto però vestito bene. Niente colori accesi, fantasie patchwork, camicie a maniche corte o abbinamenti strani come giacca gessata da gangster sopra gli shorts. Solitamente si presentano tutti con jeans o pantalone scuro, scarpe sobrie, camicia, maglietta o maglioncino coordinati in tinte neutre tipo nero, grigio, blu, verde militare, celestino o beige. Fine. L’appuntamento classico in genere prevede che si mangi (evviva), giusto pochi cafoni se ne escono con “prendiamoci un drink, è meno impegnativo”. Che poi far bere me è tutto tranne che poco impegnativo, dato che ho la resistenza anglosassone, per inciso. Per farla breve, esci con un italiano e la situazione è relativamente aperta: si mangia, si beve moderatamente, se non fa schifo si tromba. Dopo di che si decide se fidanzarsi o no, a volte anche con molta calma. A volte non si decide mai. A volte si sceglie di non vedersi più, in tal caso se è il maschio a congedarsi (quasi mai) piazza una scusa qualsiasi, ma raramente sparisce senza una parola. Già, perché un altro tratto distintivo del maschio nostrano è che parla, parla, parla. Personalmente apprezzo, anche perché spesso la conversazione è divertente e leggera, però il lato negativo è che si cade facilmente in una situazione spinosa: il millantatore del talamo. I dettagli, come alcuni sapranno, sono qui. La sinossi è: parlano parlano, ma poi non motoscafano o motoscafano male, si adagiano troppo sulla smorza candela, conoscono poco l’anatomia e i tempi femminili e, the horror, riescono a non capire se sei venuta o no oppure a fregarsene. Enne ci esse. Però sono simpatici, meno giudicanti (sarà che spesso non lavorano granché) e tutto sommato meno cinici. Pagano il conto, difficile che non siano galanti in questo senso. Ah, e fumano. Fumano quasi tutti e ci sono più possibilità che ci scappi anche la cannetta. Scusate se è poco.

Che dite, amiche lettrici? Mariti e buoi dei paesi tuoi? In fondo presumo che dipenda non solo dalla persona, ma anche dal momento in cui ti trovi. Io attualmente sono presa dal lavoro, dal fatto che è poco, pagato malino e che lanciare il mio business come previsto sia un’impresa dura e non rapida come vorrei. Mi serve qualcuno che mi incoraggi, o quanto meno che mi faccia divertire alleggerendo un po’ di tensione. Indi, qualcuno che mi motoscafi.

Perché, gira che ti gira, alla fine la questione è sempre quella: va’ dove ti porta il motoscafo.

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