Si stava meglio quando si stava peggio?

Per caso ho riletto alcuni vecchi post. Uno per tutti, questo. Erano i tempi in cui cuccavo offline, ovvero senza l’ausilio delle simpatiche app. Erano i tempi pre-Fritz, che amo citare come l’ultima storia disfunzionale che non ho interrotto dopo 5 secondi.

Già, la mia appassionantissima vita sentimentale ha infatti subito uno spartiacque fra innocenza sulle gote mie e “cosa vuol dir sono una donna ormai” in seguito alla storia con Fritz, che ha segnato anche il passaggio all’online.

Innanzitutto: chi è sto Fritz, vi sento chiedere. Fritz corrisponde ad un losco figuro povero di capelli ma ricco di cinismo che nacque come mio amico anziano (ha 3 anni e mezzo in più di me) profondente consigli amorosi, in realtà con il solo scopo di concupirmi quando gli è tirato troppo, tenendomi bloccata un annetto abbondante con la frase “sono difficile a legarmi, ma con te sto bene” mentre in segreto si trombava un’altra bigusto che un giorno, forse anch’ella con il solo scopo di concupirmi, mi rivelò tutto e mi invitò a dormire da lei.

L’ho detto in 6 righe, sono progressi per un dramma durato mesi e mesi.

Per chi fosse curioso, gli inizi di Fritz sono qui, il fulcro (scarso) qui e la fine potete trovarla da soli digitando il suo nome sul motore di ricerca del blog.

Ad ogni modo, prima di Fritz io vivevo nel paese dei balocchi ovvero mi innamoravo, avevo delle storie, piangevo per anni e poi ne avevo altre. Gli ex diventavano amici, colleghi, giardinieri, trombamici, consulenti matrimoniali e si stava tutti insieme vicini vicini. Ero piena di belle speranze e soprattutto convinta di meritarmi il Grande Amore, come se fossi stata la protagonista di una favola antica che, dopo tante prove e angherie, veniva ricompensata giustamente con l’Uomo Giusto. Amen.

Non trombavo mai. Tolte le due storie Serie&Lunghe che ho avuto, di cui la più lunga oltretutto fu anche la peggiore dal punto di vista sessuale (vi ricordate la Storia della Carota?), passavo estensivi periodi senza trombare perché ero schizzinosa e romantica: una combo letale. Avendo pochi amanti, era molto facile innamorarmi più o meno di tutti, a turno ovviamente, con l’unica eccezione di Trombamico a cui però dedicai comunque un paio di mesi di fantasticherie, quando smise di corrermi dietro. Fra un amante e l’altro soffrivo pene infernali perché non sostituendoli subito li rimpiangevo forever and ever.

Finché non arrivò Fritz. Fritz mi fregò perché per due anni buoni non lo vedevo proprio come uomo trombabile, bensì come un amico (da cui il soprannome). Mi ci affezionai molto, ignara del pericolo lo lasciai avvicinare concimando il terreno su cui spuntò, all’improvviso, la fiamma nell’esatto istante in cui lui ci provò. Dopo quasi un anno e mezzo di trombate scadenti, di bugie, omissioni e altre amenità ci stancammo entrambi e io, spinta da Pupillo, aprii le app.

Da quel momento cambiò tutto. Un po’ ero io ad essere diversa: mi ero stufata di avere l’anello al naso e la dose di stronzaggine di Fritz mi aveva, in un certo senso, vaccinata per cui fiutavo uno stronzo da km di distanza (in effetti puzzano, letteralmente). Un po’ le app stravolsero, sicuramente non solo a me, la vita perché di colpo mi trovai con infinite possibilità a disposizione. Quasi tutte pessime, però erano tante, sono tutt’ora tante. La quantità, amici miei, mi ha permesso di velocizzare estremamente i tempi in quanto se uno non va bene, puff, avanti il prossimo. I crepacuore non sono diventati meno acuti, ma si sono ridotti perché non ho più avuto un’unica persona su cui ossessionarmi. Di tante persone non mi sono proprio innamorata, sono passate senza colpo ferire.

Posso fare tutto il sesso che voglio. Quando voglio. Tecnicamente anche dove voglio. Mentirei se dicessi che questo non aiuta. Ma non mi rende felice, mi ha solo aiutato ad essere meno triste, meno fessa.

E’ vero che alcune persone non meritano più di 5 secondi di pensiero, sicuramente è un guadagno non rimanere invischiata in storie impossibili, meglio sola con tanti amanti che male accompagnata o sola proprio. Però tutta questa velocità mi spaventa, la famosa società liquida onestamente non mi piace. Non sogno di sposarmi né di avere dei figli, sono molto fatalista al riguardo, ho una serena accettazione e anche un discreto godimento della mia beata condizione di singol, però se da un lato mi salva non struggermi dall’altro mi dispiace.

Mi piacerebbe innamorarmi ancora, in modo vecchio stile ma senza menate vecchio stile. Con il nuovo realismo, ecco. Mi piacerebbe che quando incontro un uomo che mi fa perdere la testa, magari anche somigliante a Troisi, non fosse un calesse su cui salire solo per brevi periodi e da cui scendere ammaccata. Mi piacerebbe che valesse la pena di insistere, di salvare la storia, invece che riprendermi con un bicchiere di vino insieme a un monoculo in orbe caecorum.

Sì perché questa storia dei monoculi mi sta anche un po’ rompendo il cazzo, diciamolo. Uomini apertamente poligami, o poliamorosi come si dice ora per essere modaioli, o semplicemente aridi manifesti che a 16 anni sarebbero stati da evitare mentre adesso sono gli unici frequentabili in quanto “almeno sono onesti”. E’ brutto perché non rimpiango la capacità di illudermi ma allo stesso tempo sento una vaga amarezza nel non aspettarmi più niente da nessuno.

Non mi rimane che crogiolarmi, in modo lieve certo, nei recentissimi ricordi di quando pensavo fosse amore sapendo che almeno ci ho provato, e confidare nell’unica cosa che veramente conta: il culo.

Il mio, per inciso, non è mai stato così in forma: mi ingozzo di spinaci e faccio la squatter tutti i giorni.

 

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